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La conduite

Malicorne
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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Le Déserteur
(Malicorne)
Le luneux
(Malicorne)


Traditionnel / Tradizionale
Arrangement / Arrangiamento:
Gabriel Yacoub / Malicorne
Album: L'extraordinaire tour de France
d'Adélard Rousseau, dit
Nivernais La Clef des Cœurs,
Compagnon charpentier du Devoir [1978]
maliccomp

Come (quasi) sempre per le canzoni popolari “ristrutturate” dai Malicorne, è praticamente inutile cercare negli album dei riferimenti storici precisi. Non erano del resto, e non sono mai stati, dei “folkloristi” nel senso autentico del termine, bensì dei musicisti che intendevano reimpiantare un discorso musicale assai moderno su una tradizione molto antica e ricca. Per andare a saperne qualcosa di più e di meglio su questa canzone, probabilmente sei-settecentesca, siamo quindi dovuti ricorrere a un “forgotten book”, vale a dire l’Histoire de la chanson populaire en France di Julien Tiersot, pubblicato nel 1889 e ripubblicato nel 2013 a Londra da una casa editrice di testi rari che si chiama, appunto, “Forgotten Books”. Ed è davvero un peccato che certi libri diventino “forgotten”, perché –tra le altre cose- permetterebbero di situare esattamente certe canzoni come questa. A dire il vero, il fatto che i Malicorne la abbiano inserita in un album dedicato interamente alle canzoni dei “Compagnons du Devoir” (le corporazioni di lavoratori girovaghi che facevano il loro “Tour de France” qualche secolo prima dei ciclisti), dovrebbe dire già qualcosa; l’opera del Tiersot, infatti, colloca precisamente questa canzone tra le “Chansons des métiers” (il capitolo VI del libro) e, ancor più precisamente, proprio tra le canzoni delle corporazioni note come “Compagnons du Devoir”. L’oggetto stesso dell’album dei Malicorne, insomma. In particolare, prima di dare il testo di questa canzone (che riportiamo in questa pagina anche nella forma pubblicata dal Tiersot), l’autore così ne parla:

“Più severa nel tono, la seguente [canzone] è certamente più degna di nota: è la canzone tradizionale che viene cantata al momento della partenza degli apprendisti per il Tour de France. Un tempo la si poteva ancora sentire sulle strade maestre o nei sobborghi delle città, intonata dagli operai che, disposti su due file e vestiti coi loro abiti da cerimonia con il bastone simbolico ornato da grossi pezzi di nastro, la cantavano rivolgendosi ai viandanti, su di un’aria particolarmente lamentosa.”

Non si tratta quindi di una “canzone contro la guerra”; probabilmente l’equivoco è generato dal verso Voici le vrai moment qu’il nous faut battre aux champs”, in cui il nous faut battre non è da intendersi come “bisogna combattere”, perlomeno in senso proprio. Da un lato, potrebbe significare “ecco venuto il momento in cui bisogna battere la campagna, girare per il territorio”; dall’altro si potrebbe anche ipotizzare una sorta di lotta per accaparrarsi il lavoro per tutta la Francia. Poiché questa era una canzone di apprendisti, è abbastanza facile immaginare le difficoltà che dovevano sostenere per poter lavorare e guadagnare qualcosa; e il “Tour de France” durava anni. E’ quindi, questa, una canzone di separazione dalla prima parte della vita; si parte sì per la guerra, ma per la guerra del lavoro.

Il Tiersot avverte già nel 1889 che praticamente nulla era rimasto, nella tradizione popolare, delle antiche canzoni dei mestieri e delle corporazioni. Neppure nelle feste patronali e nelle sagre popolari, che sarebbero dovute essere il loro ultimo rifugio. Si tratta quindi di una tradizione del tutto spenta, e si capisce quindi ancor meglio l’operazione portata a termine dai Malicorne nel riproporre canti appartenenti ad un passato veramente lontano e ad un’organizzazione del lavoro che gli era propria. In sintesi finale: questa canzone non parla affatto della partenza di un soldato, ma di un giovane lavoratore. Che poi la ragazza prenda la cosa esattamente come se partisse per la guerra, può apparire soltanto logico. [RV]
Partons chers compagnons, le devoir nous l’ordonne
Voici le vrai moment qu’il nous faut battre aux champs

L’hiver s’est écoulé, la neige et la froidure,
On voit dès à présent revenir le printemps

Le sac dessus le dos, on m’y fait la conduite
Le long de mon chemin mais marchant le grand train

On entend les oiseaux disant dans leur langage,
Oh, qu’il y a du plaisir de les entendre partir

Allons faire nos adieux à nos jolies maîtresses,
Après nous leur dirons, c’est demain que nous partons

Cher amant tu t’en vas, oh tu m’y abandonnes
Enceinte d’un enfant, mon coeur s’en va mourant

Ne pleures pas ma mie, console-toi ma blonde
Je reviendrai un jour accomplir nos amours

Mais tu t’en vas là-bas auvers des autres blondes
Une fille sera ton choix, tu ne penseras plus à moi.

inviata da DonQuijote82 + CCG/AWS Staff - 12/2/2016 - 06:20




Lingua: Francese

Il testo così come dato in Histoire de la chanson populaire en France di Julien Tiersot (1889):
LA CONDUITE

Partons, chers compagnons, le devoir nous l'ordonne;
Voici le vrai moment Qu'il nous faut battre aux champs.

L'hiver est écoulé, la neige et la froidure:
On voit dès à présent revenir le printemps.

Le sac dessus le dos, l'on m'y fait la conduite,
Le long de mon chemin, mais marchant le grand train.

L'on entend les oiseaux , oui dis' dans leur langage:
Oh! qu'il y a du plaisir d' les entendre partir!

Y allons fair' nos adieux à nos jolies maîtresses;
Après, nous leur dirons: C'est demain qu' nous partons.

"Cher amant, tu t'en vas! Oh! tu m'y laiss', tu m'abandonnes,
Enceinte d'un enfant; mon petit cœur s'en va mourant.”

"Ne dites rien, ma mie, r'console-toi, ma blonde;
Je reviendrai-z-un jour accomplir nos amours.”

"Mais tu t'en vas là-bas au vers des autres blondes;
Un' fill’ sera ton choix, tu n' pens'ras plus à moi.”

inviata da Riccardo Venturi - 12/2/2016 - 07:46




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
12 febbraio 2016

Due parole del traduttore. Si tratta di una versione letterale del testo proposto dai Malicorne, ma la versione data da Julien Tiersot non ne differisce che lievissimamente. Tale traduzione può quindi servire agevolmente per entrambi i testi.
L’APPRENDISTATO

Partiamo cari compagni, il dovere ce lo comanda,
Ecco per noi il momento di batter le campagne

L’inverno è terminato, finiti la neve e il freddo,
Si vede da ora ritornar la primavera

Con la sacca in spalla mi fanno far l’apprendistato,
per tutto il cammino marciando a grande andatura

Si sentono gli uccelli dire nel loro linguaggio
Oh, quanto piacere nel sentirli partire

Andiamo a dire addio alle nostre belle amanti,
Dopo diremo loro: è domani che partiamo

Caro amante, te ne vai, oh, mi abbandoni
Incinta di un bambino, il mio cuore ne morirà.

Non piangere, amore mio, consolati, mia bella,
Un giorno tornerò a adempiere al nostro amore

Ma tu te ne vai laggiù a star dietro ad altre belle,
Ti sceglierai una ragazza e non penserai più a me.

12/2/2016 - 07:56




Lingua: Italiano

La "traducanzone" italiana di Andrea Buriani



"Cover di "La Conduite", canzone popolare francese, interpretata egregiamente da i Malicorne - Traducanzone in italiano di Andrea Buriani. E' una delle più note canzoni contro la guerra francesi." (Andrea Buriani)

Nota. Nella sua "traducanzone", qui Andrea Buriani ha preso però qualche abbaglio. A parte "il faut se battre aux champs", per il quale si rimanda all'introduzione (è il verso che probabilmente ingenera l'equivoco della "partenza del soldato"), c'è anche la "strada ferrata": in francese, "marcher [le] grand train" significa "andare, marciare a grande andatura, a andatura molto veloce" (così come "marcher bon train" significa "andare, marciare di buon passo"). Sarebbe stato del resto un po' difficile che un soldato del '6 o '700 fosse andato in treno. Però, va detto, Andrea Buriani ha trasformato la canzone in una vera canzone contro la guerra, anche se non è questa la sua origine; e come tale la accogliamo volentieri qua. [RV]
LA STRADA FERRATA

Partiam, compagni allor
perchè il dovere incombe,
giunto è il momento
del gran combattimento.
L'inverno è alle porte,
con freddo e neve incombe,
sappiam che un buon soldà
a primavera torna.

La strada, zaino in spalla,
quella ferrata seguite.
A piedi, lungo il cammino
del treno del destino.
Udrem cantar gli uccelli,
dire nel lor linguaggio:
Oh, quale grande piacer
nell’intraprendere un viaggio.

Allor andiamo a dir
addio alle nostre amanti.
Amor – io le dirò -
all’alba partirò.
Amor, tu te ne vai
così mi abbandoni
incinta e dal dolore
muore anche il mio cuore.

Non dir altro e così
consolati, mia bionda,
un giorno ritornerò,
sempre con te starò.
Ma tu or te ne vai,
incontrerai altre bionde,
una ne sceglierai
e tu mi scorderai.

inviata da DonQuijote82 + CCG/AWS Staff - 12/2/2016 - 08:01


Agli amici "malicorniani" vorrei dedicare questa rarità che risale al.....1555!

Flavio Poltronieri - 23/2/2016 - 20:08


Grazie Flavio e ricorda: mangia sano, mangia bene, mangia solo le cilegie :D

krzyś - 24/2/2016 - 02:10


Allora, visto che K mi manda i suoi agresti consigli, invio una curiosità che riguarda questa canzone: quello che sembra un rumore di passi in realtà è ottenuto premendo i pugni in una ciotola piena di ghiaia....

Flavio Poltronieri - 5/3/2017 - 11:53



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