Lingua   

Świadkowie

Jacek Kaczmarski
Lingua: Polacco

Lista delle versioni e commenti


Ti può interessare anche...

A my nie chcemy uciekać stąd
(Przemysław Gintrowski)
Kto dziś największy w Polsce skurwysyn?
(Natan Tenenbaum)
Окурочек
(Juz Aleškovskij / Юз Алешковский)


[1978]

Parole e musica di Jacek Kaczmarski
Dall'album live "Strącanie aniołów" registrato durante il concerto il 15 febbraio 1982 a Stoccolma. Pubblicato in Svezia nel 1982 da casa discografica Safran 78.

1155jpeg

Il titolo è stato ispirato dal programma televisivo omonimo (I testimoni) che andava in onda nella televisione di stato polacca a cavallo degli anni 70' e 80' e cerchava di ricongiungere le familie divise a causa della sciagura della seconda guerra modiale o per trovare le tracce dei familgliari scomparsi. Bisogna aggiungere che il destino delle persone ammazzate e perseguitate dai Russi veniva ommesso visto che fu il tema tabù nei media ufficiali. La formula della trasmissione consisteva nella lettura ad alta voce delle lettere scritte dai telespettatori e anche la canzone è composta dalle cinque lettere brevi, l'ultima scritta e recitata in russo, più quattro versi di chiusura che commentano in maniera strugente la vicenda di cui l'esito si può pressumere dal confronto degli scritti.

Dal sito Jacek.Kaczmarski.art.pl



http://i.ytimg.com/vi/pj2VYjKEczU/hqde...
Od trzydziestu lat szukam syna. Wojnę przeżył, wiem to, bo pisał. Na tym zdjęciu jest razem z dziewczyną, która mieszka ze mną do dzisiaj. W jego liście ostatnim - przeczytam: "Jadę do was, uściskaj tatę, mam dla niego na wojnie zdobytą marynarkę w angielską kratę. Sam ją noszę na razie choć mała". Syn był wielki, barczysty i silny. Jeśli wie ktoś, co się z nim stało - niech da znać. Bardzo proszę. Pilne.

Droga Pani! W programie "Świadkowie" oglądałem panią przypadkiem. Od trzydziestu lat w Rembertowie mieszkam, z wojny pamiątki mam rzadkie. Okradałem kiedyś skrzynki pocztowe (w listach były pieniądze czasami). Wśród tych listów są trzy obozowe. Może będą ciekawe - dla Pani.

Bracie, braciszku! Wojnę przeżyłem, a z lasu wyszedłem za wcześnie. We wsi mnie jakiś patrol przydybał i taki był koniec pieśni. Siedzę w obozie razem z Niemcami, NSZ i AK. Trzymam się zdrowo, do domu wrócę kiedy się tylko da. Wczoraj niektórzy z nas uciekali. Ja się trzymałem z daleka. Gdy się z takiego obozu pryska - trzeba mieć dokąd uciekać. Dziś ciężarówką zwieźli połowę, resztę skreślono z list. Teraz ich biorą na przesłuchania; patrzę, nie mówię nic. Był jeden taki, przyjemnie spojrzeć; wysoki obszerny w barach. Wyższy, silniejszy nawet ode mnie (znasz mnie, trudno dać wiarę). Miał marynarkę w angielską kratę, razem z tamtymi pruł. Gdy go złapali i przesłuchali - wyszło człowieka pół. Zapadł się w sobie, chodzić nie może, niższy jest chyba o głowę; nie znam się na tym, ale wygląda jakby miał żeber połowę. Tak tu żyjemy. List ten wysyła Rosjanka (kocha tu mnie). Jak mam już siedzieć - wolę u swoich, zawiadom o mnie UB.

Tatusiu! Uciec się nie udało, nie wiem czy jeszcze napiszę. Ten w marynarce w angielską kratę z doprosa na czterech wyszedł. Więc teraz ja się nim opiekuję tak, jak on mną przez lat cztery. Trochę się boję co z nami zrobią. Szkoda! Do jasnej cholery!

Mamasza! Mnie siemnadcat liet, a ja uże liejtnant. Zdies wsio w poriadkie - polskich my unicztożim banditow. Tagda ja napiszu pismo i wsio skażu ja wam, siejczas nie chwatajet sił i spit moj major Szachnitow. Atcu skażi szto u mienia jest dla niewo padarok - pidżak s anglijskoj plietuszkoj popał mnie prosta darom.

Wejdźmy głębiej w wodę kochani
Dosyć tego brodzenia przy brzegu
Ochłodziliśmy już po kolana
Nasze nogi zmęczone po biegu

Wejdźmy w wodę po pas i po szyję
Płyńmy naprzód nad czarną głębinę
Tam odległość brzeg oczom zakryje
I zaschniętą przełkniemy tam ślinę

Potem każdy się z wolna zanurzy
Niech się fale nad głową przetoczą
W uszach brzmieć będzie cisza po burzy
Dno otwartym ukaże się oczom

Tak zawisnąć nad ziemią choć na niej
Bez rybiego popłochu pośpiechu
I zapomnieć zapomnieć kochani
Że musimy zaczerpnąć oddechu

inviata da Krzysztof Wrona - 30/8/2015 - 13:08




Lingua: Italiano

Traduzione letterale italiana di Krzysztof Wrona
30 agosto 2015

Devo confessare che questo canto è stato uno di quelli che mi hanno segnato di più nei tempi della mia gioventù, quando si OCCULTAVA la gran parte della nostra storia moderna. È 'na "bella canzona" pure questa. Nell'attesa della versione cantabile ho aggiunto fra le parentesi la traduzione polacca della parte in russo che ho trovato qui
I TESTIMONI


„Da trent’anni cerco mio figlio. È sopravvissuto alla guerra, lo so, scriveva.
In questa foto sta al fianco della ragazza, che abita con me tuttora.
Nella sua ultima lettera – leggo: „Presto vengo a trovarvi, un abbraccio a papà,
Ce l’ho con me un piccolo bottino di guerra, un vero Burberry jacket per lui.
Lo porto io per adesso, anche se mi sta stretto”. Mio figlio era alto, largo e forte.
Se qualcuno sapesse qualcosa di lui, che me lo faccia sapere. Vi imploro. È urgente.”

„Gentile signora! Nella trasmissione „I testimoni” La ho vista per puro caso.
Da trent’anni vivo a Rembertów, dai tempi della guerra ho pochi ricordi a casa.
Una volta andavo a fregare nelle cassette postali (nelle buste dei soldi si trovava).
Ci sono tre lettere provenienti da campi d’internamento. Forse Lei le troverà utili.”

“Fratello, fratellino! Sono uscito salvo dalla guerra, ma troppo presto dal bosco.
Mi ha sgamato ‘na pattuglia nel paese ed è finita in quel modo la mia resistenza.
Sto al fresco in un lager insieme ai crucchi, la gente delle NSZ e AK.
Non mi lamento della salute, tornerò a casa appena sarà possibile.
Ieri sera alcuni di noi scappavano. Io però me ne stavo alla larga.
Quanno te la squagli da un campo come questo, bisogna avere un posto dove scappare.
Oggi ne hanno riportato la metàdi loro, l’altra metà l’hanno cancelato dalle liste.
Adesso li portano via per interrogarli, e io guardo solo e sto zitto.
C’era uno, un bel guaglione a guarda; alto, largo di spalle, pieno.
Era più alto di me, e anche più forte (me conosci, è difficile da credere).
Aveva la giacca a quadretti, tipo inglese, se ne ito insieme con quell’altri
Quanno l’hanno acchiappato e lavorato – ne è uscito dimezzato.
È tutto accasciato su se stesso, non può cammina’, sembra più basso di una testa;
Io non m’intendo di ‘ste cose, ma ha un aspetto di uno che je manca la metà delle costole.
È così che viviamo qui. Questa lettera manda la russa (mazza com’è innamorata di me).
Se devo sta’ in prigionia – preferisco la gabbia mia, fa sapere di me alla UB.”

„Papà! Non ci siamo riusciti a scappare, non lo so se scriverò ancora.
Questo che porta quel giacca inglese a quadretti è uscito da „допрос” a quattro.
E allora sono io ora a curarlo, come ha fatto lui con me in questi quattro anni.
Ho un po’ paura che ne sarà di noi. Mannaggia, che sfiga però! Cazzo!”

„Mamma! Ho diciasette anni e sono già tenente!
Qua tutto bene! Stiamo a schiacciare definitivamente ‘sti banditi polacchi.
Tra poco vi scriverò una lettera un po’ più lunga dove vi racconterò tutto.
Adesso sono stanco e dorme già Shahnitov, il nostro maggiore.
Salutami papà e digli che ce l’ho un regalo per lui:
Un giubbotto, un vero burberry brit blazer mi è capitato fra le mani poco fa.”


(Mamo! Mam siedemnaście lat, a już jestem porucznikiem.
Tutaj wszystko w porządku, wykończamy polskich bandytów.
Kiedyś napisze pismo i wszystko wam opowiem,
teraz brakuje sił i śpi mój major, Szachnitow.
Pozdrów Tatę i powiedz, ze mam dla niego prezent
- marynarkę w angielską kratę - wpadła mi ot tak - za bezcen.)


Su miei cari, entriamo nell’acqua più profonda,
Basta con questo squazzare nel bagnasciuga,
Le abbiamo già rinfrescate fino alle ginocchia
Le nostre gambe stanche dopo la corsa.

Su, entriamo nell’acqua fino ai fianchi e ancora su, fino ai colli,
Nuotiamo avanti dove il fondale diventi nero, ma di quel nero,
Là, in fondo, la lontananza ci toglierà la riva dagli occhi
E ce la sciacqueremo con la saliva la gola rinsecchita.

Dopo ogniuno di noi si immergerà pian piano
Lasceremo che si rotolino le onde sopra la nostra testa
Nelle orecchie risuonerà il silenzio secco che seque la burrasca
E il fondo buio del mare comparirà agli occhi spalancati.

Rimanere così, appesi sopra la terra, sebbene sul essa,
Senza questo spavento e premura folle di un pesce
E scordarsi, scordarsi, fratelli,
che ci serve un sorso d’aria per calmar la lena che manca.

inviata da Krzysztof Wrona - 30/8/2015 - 20:21




Lingua: Italiano

Versione italiana, cantabile di Krzysztof Wrona
31 agosto 2015
I TESTIMONI


Sono trent’anni che cerco mio figlio. Era vivo a guerra finita.
Mi ha scritto, ce l’ho anche sua foto con ‘sta ragazza, mia inquilina.
Nella sua ultima lettera – leggo: "Vengo presto, a papà un abbraccio forte,
Ho per lui una bella giacca, la porto io perché ho finito le scorte
Mi è stretta, ma è un vero Burberry”. Mio figlio era un pezzo d’uomo.
Se qualcuno ne sapesse qualcosa – una notizia, un ricordo, Vi imploro.

Gentile Signora! In televisione La ho visto per un puro caso.
Da trent’anni vivo a Rembertów (1), tengo poche cose, mi arrangio.
Scippavo nel primo dopoguerra nelle cassette postali (per contanti)
E conservo tre lettere dai lager. Forse Lei le troverà interessanti.

Fratello caro! Mi sono salvato ma stare bisognava nel bosco.
Una pattuglia mia ha sgamato, fu questo sbaglio più grosso.
Sto qua nel campo con partigiani (2), al fresco, ci sono pur crucchi.
Sto bene, voglio tornare a casa, ricorda saluteme tutti.
Ieri qualcuno tentò la fuga. Ma io non voglio rischiare.
Certo che voglio tagliar la corda, ma n’dove vai approdare.
Oggi con camion metà indietro, un’altra hanno cancelato.
Adesso li portan a interrogare, sto muto, zitto e guardo.
E c’era uno, un bel guaglione; alto, largo di spalle.
Grande, robusto, ma dico mi conosci, era più forte di me.
Portava giacca, tipo inglese, con quelli voleva scappa’.
I russi l’hanno fatto a pezzi – non si può più gurda’.
Sembra più basso, è tutto accasciato e gonfio proprio di botte.
Io no che m’intendo ma pare che je manca la metà delle costole.
Così viviamo. La lettera passa la russa (mi ama qua).
Ma preferisco la gabbia nostra, informa agenti là. (3)

Papà! Non ci siamo riusciti a scappare, non lo so se scriverò ancora.
Questo che porta la giacca a quadretti è mezza morto, l’hanno lasciato proprio ora.
Perciò sono io adesso che lo accudisco, glielo devo anche per il fatto,
Che era lui in ultimi quattr’anni, ad aiutarmi, ma ho paura. Cazzo!

Mamma! Ho diciasette anni e sono già tenente!
Qua tutto bene! Stiamo a finì con ‘sti banditi polacchi.
Tra poco vi scriverò e tutto vi racconterò per bene,
Ora, il comandante Shahnitov dorme, e siamo tutti un po’ stanchi.
Ho un regalo, un giubbotto, salutami papà,
Una bella giacca, stile inglese, mi è capitata poco fa.

(Мамаша, мне семнадцать лет, а я уж лейтенант!
Здесь всё в порядке! Польских мы уничтожим бандитов,
Тогда я напишу письмо и всё скажу я вам,
Щас не хватает сил и спит мой майор, Шахнитов.
Отцу скажи, что у меня есть для него подарок:
Пиджак с английской клеточкой попал мне просто даром.)


Dai, andiamo, orsù miei cari,
Non si squazza più nel bagnasciuga,
Le abbiamo già rinfrescate,
Gambe stanche di questa corsa lunga.

Su, entriamo nell’acqua fino ai colli,
E nuotiamo il nero più fondo,
Dove scoglio ci toglie dagli occhi
Riva chiara, rimaniamo da soli.

Ogniuno cadrà lentamente,
Onde irte lasciamo di sopra,
Il silenzio l’orecchie ci riempe,
Buio pesto gli occhi ci copra.

Rimanere così, in sospeso,
Senza l’ansia da pesce che strema
E scordarsi, scordarsi, miei cari
Che ci serve una boccata di lena.
NOTE ALLA TRADUZIONE:

(1) Rembertów è una delle frazioni della città di Varsavia, capitale della Polonia. Dal 1939 al 1957 costituì una città separata, ma dal 1957 fu reincorporato come parte della frazione di Praga Południe. Dal 1994 al 2002 formò un comune separato dalla città, chiamato Warszawa-Rembertów. Negli anni quaranta Rembertów fu la sede di una prigione gestita prima dai nazisti e poi dai sovietici.

La frazione di Rembertów si estende per 19,3 km² e nel 2004 contava 21.893 abitanti. Più del 30% dell'area della frazione è coperta da foreste, parte delle quali formano la Riserva Forestale di Kawęczyn. https://it.wikipedia.org/wiki/Rembert%...

Vedi anche https://en.wikipedia.org/wiki/Attack_o...

(2) Nel testo originale (ma anche nella traduzione russa) vengono nominate due sigle delle formazioni partigiane polacche, le NSZ https://en.wikipedia.org/wiki/National... e AK https://it.wikipedia.org/wiki/Armia_Krajowa

(3) Un altro acronimo usato, cioè UB, sta per la sicurezza polacca di allora https://en.wikipedia.org/wiki/Ministry...

Le quattro strofe finali sono abbastanza enigmatiche ma molto dense di significhati. Temo che né la mia traduzione letterale né questa "letteraria" riescano trasmettere la forza evocativa iscritta nella poesia originale. Mi ricordano un po' il testo della canzone di Vladimir Vysotskij intitolata "Спасите наши души " (Salvate le nostre anime), sia per il tema "marinaro" che per un ampia metafora la quale si piega facilmente a le più diverse interpretazioni personali. D'altro canto questa canzone di Kaczmarski mi sembra in qualche maniera affine ai pezzi di De André, specialmente Primo De André.
Metafore ed esegesi più svariate a parte, sta di fatto che esistono le testimonianze sulla sorte di alcuni prigionieri dei gulag che sarebbero eliminati tramite affondamento delle barche piene di detenuti stremati in mezzo al mare (il Mar Bianco per esempio). Anche la coincidenza di nominare Rembertów, dove vennero dopoguerra imprigionati da NKWD circa 8000 patriotti polacchi di quali parecchi deportati dopo in Siberia, non sembra casuale.
Grazie e Salud!

inviata da Krzysztof Wrona - 31/8/2015 - 23:55




Lingua: Russo

Versione russa di Таня Смирнов
da https://www.stihi.ru/2015/05/26/10235
СВИДЕТЕЛИ


–Тридцать лет уж ищу я сына. На войне не погиб: писал он.
Вот на карточке тут он – в косынке его девушка (здесь осталась).
То письмо вспоминаю нередко:
«Возвращаюсь! Обрадуй батю! Пиджачок в английскую клетку привезу вам трофейный, кстати.
Сам ношу пока, хоть и мал он...» – сын был сильный, плечистый, рослый.
Если знает кто, что с ним стало, дайте знать, пожалуйста! Срочно!

–Добрый день! В последней программе Вас увидел вчера, и вспомнил
(Я живу в Рембертове, пани, тридцать лет в том же самом доме):
Раньше ящики мы вскрывали – попадались деньги меж прессы –
Так средь писем три лагерных взяли... Может, будет Вам интересно...

«Братец, братишка! Войну пережили, но рано я вышел из леса,
По сёлам патрули ходили – накрыли! Тут песенка спета, известно:
В лагере вместе с АК, НСЗ и немцами здесь сижу.
Но я креплюсь, нормально, домой приеду, как освобожусь.
Несколько наших вчера бежали, я подальше держался
(Если бежать, то чтоб было куда, а то так легко облажаться!)
Нынче из них привезли половину, остатки из списков убрали,
Их на допрос повели – я не видел. Сижу, молчу, наблюдаю.
Был тут один – посмотреть приятно: плечистый, он всех тут выше,
Даже сильнее меня (ты знаешь, какой я здоровый вышел),
Стильный пиджак в английскую клетку – и он с теми тоже бегал:
Из разбирательств да выяснений выползло пол-человека!
Тело ввалилось, ходить не может, только глядит устало,
Я в том не спец, но с виду – рёбер половины не стало.
Так и живём, шлю через русскую письма (тут сохнет по мне).
Если сидеть уж, то хоть у своих, сообщи обо мне УБ.»

«Папа, выбраться не получилось. Не знаю, ещё напишу ли...»
«...А того, в пиджачке-то английском, на четвереньках вернули,
Я опекаю его, как и он меня все прошлые годы.
Что-то боюсь я, что с нами будет. Жалко, не вышло чего бы!»

«Мамаша, мне семнадцать лет, а я уж лейтенант!
Здесь всё в порядке! Польских мы уничтожим бандитов,
Тогда я напишу письмо и всё скажу я вам,
Щас не хватает сил и спит мой майор, Шахнитов.
Отцу скажи, что у меня есть для него подарок:
Пиджак с английской клеточкой попал мне просто даром!»

Глубже в воду войдём, дорогие,
Полно, полно бродить берегами,
По колена мы уж охладили
Ноги, что утомились бегами!

Глубже в воду – по пояс, по шею –
Поплывём же над чёрною глубью,
Далью берег затмить мы сумеем
И сглотнём пересохшие слюни...

Потом каждый погрузится в волны –
Пусть их катятся над головами! –
После шторма тишь кажется полной...
И откроется дно нам... Давайте!

Над Землей ли зависнуть, на ней ли –
И без рыбьей поспешности, братцы!
Там забыть ненароком сумеем,
Что нам воздуха нужно набраться...

inviata da Krzysztof Wrona - 1/9/2015 - 00:34


Appendix alle note:

La parola russa "допрос" usata nel testo originale polacco (terza lettera) significa "interrogatorio" in italiano.

Krzysiek - 1/9/2015 - 19:41


(Мамаша, мне семнадцать лет, а я уж лейтенант!
Здесь всё в порядке! Польских мы уничтожим бандитов,
Тогда я напишу письмо и всё скажу я вам,
Щас не хватает сил и спит мой майор, Шахнитов.
Отцу скажи, что у меня есть для него подарок:
Пиджак с английской клеточкой попал мне просто даром.)

Questo è il testo dell'ultima lettera in alfabeto russo. Lo trovo su questa pagina https://www.stihi.ru/2015/05/26/10235, dove c'è la traduzione russa della canzone intera. Sembra fatta abbastanza bene ma sono indeciso sul proporla. Riccardo, ci puoi dare un'occhiata tu?
Большое спасибо!

Krzysiek - 30/8/2015 - 14:34



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org