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Storia di un’osteria

Flavio Giurato
Lingua: Italiano (Laziale Romanesco)

Lista delle versioni e commenti


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Aquile e corvi
(Flavio Giurato)
Per futili motivi
(Flavio Giurato)
La ballata della guerra
(Roberto Zerolire)


[1978]
Parole e musica di Flavio Giurato
Nell’album intitolato "Per futili motivi"

Per futili motivi

Suprema sintesi della storia del fascismo, dagli splendidi albori alla squallida fine...

Esordio di un personaggio unico della nostra canzone d'autore che in poco più di un lustro pubblicò tre album memorabili prima di scomparire dalla scena musicale per quasi vent'anni (e ripresentatosi solo qualche anno fa sempre ad alti livelli).

Recensione di Gasolio da Debaser

I futili motivi del titolo sono quelli di un ragazzo romano che si arruola volontario nella seconda guerra mondiale, forte delle sue convinzioni fasciste con le quali ha convissuto dalla nascita. Conoscerà “Roghi e rovine” e il vero volto della dittatura e della guerra.

L'album è costruito con un impasto di romanesco e italiano, le prime canzoni, quando il protagonista è ancora un ragazzotto spavaldo, prediligono l'idioma dialettale. Il giovane, che ha compiuto 18 anni alla vigilia dell'entrata in guerra dell'italia (10 giugno 1940) corre ad arruolarsi e subito dopo, compie un atto irrinunciabile per quella generazione: la visita al casino. Una delusione però: incontra una prostituta che piange e parla di guerra come devastazione e come occasione per ammazzare ed essere ammazzati. Ma è già tempo di partire per il fronte, restano gli ultimi saluti con la madre e la fidanzata nella struggente “Due voci”.

Qui si apre la seconda parte dell'album: quella che porta alla catarsi finale che ha inizio con la ritirata di Russia (“Aquile e corvi”), prosegue con il tradimento della ragazza e si conclude con la guerra in casa propria con i bombardamenti di Roma in “Una brutta ventata”: "bombardano bombardano giù a San Lorenzo; a Roma no, c'è er Papa, ma quale Papa ce so’ le creature mie..." Assistiamo infine al disperato incontro di due anime solitarie tra le macerie della città, al loro fare l'amore come ultima e prima occasione di salvezza. Nella conclusiva “Storia di un'osteria”, Giurato paragona fascismo e fascisti ad una tavolata caciarona e ingorda, che quando è il momento di pagare se la svigna senza assumersi le proprie responsabilità: "Signori er conto... so annati tutti via..."

Un grande album al quale non è facilissimo accostarsi, per comprendere l'affascinante continuità della storia, almeno per chi non coglie al volo le parti dialettali (che sono comunque quasi interamente compresibili dopo qualche ascolto attento). Solo allora godremo appieno delle bellissime melodie del cantato, del geniale incrociarsi di voci, degli arrangiamenti artigianali ma riusciti ed eleganti con le chitarre in primissimo piano.

Giurato si sarebbe forse superato quattro anni dopo con “Il tuffatore”, prima di osare l'impossibile con le sperimentazioni di “Marco Polo” nel malaugurato centro degli anni ottanta. Ma già qui sono evidenti tutte le sue qualità compositive, negli arditi accostamenti di armonie che si rincorrono intersecandosi perfettamente l'une nelle altre, nei testi scabri, secchi, adatti al fuoco, profondamente evocativi, in una interpretazione lontana dal suo apice ma già avviata alla successiva eccellenza.

Consigliatissimo.
Storia de ’n’osteria
c’è chi viene e chi va via
c’è chi magna chi s’abboffa
e ride

Viaggio de ’n carozzone
era pieno de persone
ndo’ so’ annati tanti amici
ben vestiti

Signori er conto...
so’ annati tutti via...

Festa de baraccone
nella piazza c’è ’r pienone
ma l’attore nun s’atteggia
more

Sangue che se pretenne
semo cento semo mille
chi ha sofferto mò s’embroglia
de dolore

Signori er conto...
so’ annati tutti via...

Sangue che se pretenne
e ’sta partaccia mò a che serve
a lascià le cose sempre
tali e quali

Storia de ’n’osteria
c’è chi viene e chi va via
c’è chi magna chi s’abboffa
e ride

Signori er conto...
so’ annati tutti via...

inviata da Bernart Bartleby - 26/7/2014 - 23:12



Lingua: Francese

Version française – HISTOIRE D'UNE TAVERNE – Marco Valdo M.I. – 2014
Chanson italienne (Romanesque) – Storia di un’osteria – Flavio Giurato – 1978

L'album est construit d'un mélange de romain (romanesque) et d'italien, les premières chansons, quand le protagoniste est encore un gamin effronté, préfèrent l'idiome dialectal. Le jeune, qui a 18 ans à la veille de l'entrée en guerre de l'Italie (10 juin 1940) court s'engager et vite après, il accomplit un acte indispensable pour cette génération : la visite au bordel. Une déception cependant : il rencontre une prostituée qui pleure et parle de la guerre comme dévastation et comme occasion pour tuer et être tué. Mais il est déjà temps de partir pour le front, restent les derniers saluts à la mère et la fiancée.

La seconde partie de l'album commence avec la retraite de Russie, se poursuit avec la trahison de la fille et se conclut avec les bombardements de Rome... La fin est précisément cette « Histoire d'une taverne », où Giurato compare fascisme et fascistes à une table bruyante et goinfre, qui au moment de payer s'esbigne sans assumer ses responsabilités :
« Messieurs, le compte
Ils sont tous partis »
HISTOIRE D'UNE TAVERNE

Histoire d'une taverne
On y vient, on y vit
On y mange, on y bouffe
On y rit

Voyage d'une carriole
Pleine de personnes
Où sont partis tant d'amis
Aux beaux habits

Messieurs, le compte
Ils sont tous partis

Fête foraine
Sur la place, c'est la liesse
Mais l'acteur reste de glace
En peine

Sang qui se répand
Nous sommes mille, nous sommes cent
Qui a souffert maintenant pleure
De douleur

Messieurs, le compte
Ils sont tous partis

Sang qui se répand
Et cette comédie mène où maintenant
À tenir les choses toujours elle
Telles quelles

Histoire d'une taverne
On y vient, on y vit
On y mange, on y bouffe
On y rit

Messieurs, le compte
Ils sont tous partis

inviata da Marco Valdo M.I. - 27/7/2014 - 22:49


molto bella

krzyś - 27/7/2014 - 02:49


Ciao Riccardo. Ti voglio un sacco bene. Ti ho aggiunto persino nel(le) mio(e) Grande G. Scusa l'ironia. Si potesse incontrà 'na vorta. Vediamo. Stammi bene è togli 'sto commento dalla rete publica, per favore. O lascialo, fai come ti pare :)

krzyś - 27/7/2014 - 07:03


Spero, non sia una cosa oscena, ancora, a dire ad un amico: "Ti voglio bene un sacco", publicamente :D

krzyś - 27/7/2014 - 07:06



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