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Malicorne: L'auberge sanglante

GLI EXTRA DELLE CCG / AWS EXTRAS / LES EXTRAS DES CCG
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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Tradizionale / Traditionnel
Arrangiamento / Arrangement: Malicorne
Album: L'Extraordinaire Tour de France d'Adélard Rousseau, dit Nivernais la clef des cœurs, Compagnon charpentier du devoir [1978]
maliknive.

Mi sono trovato di fronte a un dilemma in questi ultimi tempi : visto che le canzoni dei Malicorne attinenti al sito sono più o meno terminate, che fare delle altre ? Lasciare perdere questi capolavori sia della canzone popolare francese, sia del più elevato rock progressive, o infilarceli in qualche modo ? Sì, lo so che gli « Extra » sono oramai ipertrofici, praticamente una cospicua parte del sito ; ma pazienza. Il nostro dovere nei confronti della canzone sociale, antimilitarista e contro tutte le guerre possibili e immaginabili lo abbiamo ampiamente svolto e continueremo a svolgerlo quotidianamente seppure scalzi e gnudi come siamo ; ci sia pur concesso di excurrere a piacimento, tanto più che argomenti di cui parlare e che servono a gettare sguardi di memoria su episodi dimenticati o quasi dalla storia, non ne mancano di certo. Le tradizioni popolari, del resto, sono particolarmente ricche da questo punto di vista.

Dopo l'Écolier assassin, i Malicorne, nel 1978, ci riportano in atmosfere decisamente splatter con questa magnifica canzone che fa parte del « Tour de France » del Compagnon Adélard Rousseau (si veda La complainte du coureur de bois). Un « Tour » che si dev'essere svolto attorno al 1830, anche a giudicare da questa canzone che si basa, probabilmente, su un fatto realmente avvenuto, ovviamente distorcendolo alquanto come la tradizione popolare è usa a fare. È la storia dell' Auberge Rouge di Peyrebeille, nell'Ardèche.

LA LOCANDA ROSSA DI PEYREBEILLE


aubsan


Nella canzone, peraltro, può essere che si siano stratificati episodi analoghi più antichi, uno avvenuto nel 1712 e l'altro addirittura nel 1609 ; però L'auberge sanglante sembra davvero rifarsi ai terribili episodi accaduti presso la locanda e osteria dei coniugi Pierre Martin e Marie Breysse. Antichi contadini poveri poi divenuti albergatori in una contrada desolata (il dipartimento dell'Ardèche è uno dei più spopolati della Francia), si dice che i coniugi Martin avessero accumulato un patrimonio di circa trentamila franchi-oro, corrispondenti a circa 600.000 euro attuali. Alla locanda si mangiava molto bene, e si dormiva ancora meglio : spesso e volentieri, si disse, per sempre. La specialità dei coniugi locandieri sarebbe stata infatti derubare e assassinare i clienti ; tra il 1805 e il 1830 ne avrebbero fatti fuori circa cinquanta, con la complicità del loro cameriere, Jean Rochette detto « Fétiche », e del nipote André Martin.

La storia ebbe inizio il 26 ottobre 1831, quando fu scoperto il cadavere di un uomo sulle rive del fiume Allier, a poca distanza dalla locanda dei Martin. Aveva il cranio fracassato e un ginocchio fratturato, e si trattava del sensale di bestiame Jean-Antoine Enjolras. Costui aveva perduto una giovenca, e avendo sospeso le sue ricerche si era fermato a pernottare alla locanda il 12 ottobre. Secondo un testimone, Claude Pagès, il cadavere di Enjolras sarebbe stato trasportato su un carretto da Pierre Martin, da « Fétiche » il cameriere e da uno sconosciuto, dalla locanda fino al fiume. Il 25 ottobre, il giudice di pace Étienne Filiat-Duclaux si recò dai Martin per indagare sulla scomparsa dell' « uomo della giovenca » ; Pierre Martin e suo nipote furono arrestati il 1° novembre 1831, mentre Jean Rochette lo fu il giorno successivo ; Marie Breysse fu arrestata più tardi, perché le autorità non pensarono all'inizio che una donna potesse essere un'assassina.

Il 18 giugno 1833 ebbe inizio il processo dei « quattro mostri » presso la Corte d'Assise dell'Ardèche a Privas. Furono chiamati alla sbarra 109 testimoni, tutti indiretti, i quali si scatenarono con le più tremende voci che correvano : ad esempio, la locandiera avrebbe dato da mangiare ai clienti dei ragù e degli spezzatini fatti coi pezzi migliori dei cadaveri. Alcuni contadini testimoniarono d'aver visto delle mani umane messe a cuocere nel pentolone di cucina, mentre altri si limitarono a dire di aver visto lenzuola e pareti insanguinate, mentre fumi nauseabondi uscivano sovente dalla canna fumaria. Secondo i « testimoni », i locandieri avrebbero bruciato i cadaveri delle vittime (tra cui dei bambini) nel forno per il pane della cucina, ma di fronte a simili baggianate il processo si mise su un punto morto e i giudici pensarono persino di assolvere gli imputati.

Avvenne però un colpo di scena : un mendicante della zona, Laurent Chaze, raccontò di aver visto e sentito tutto. La sera dei fatti era stato cacciato via dalla locanda dato che non aveva i soldi per pagarsi il letto ; si era nascosto allora in una rimessa, dalla quale aveva assistito all'assassinio di un solo viaggiatore, l'Enjolras che era stato poi ritrovato morto sulle rive dell'Allier. Laurent Chaze aveva probabilmente assistito davvero a qualcosa di strano, ma è anche possibile che la sua testimonianza fosse stata « aggiustata », dato che sapeva esprimersi soltanto nel più stretto dialetto della zona mentre il dibattimento si svolgeva in francese, e la traduzione era sommaria. L'avvocato di Jean Rochette fece il resto, dichiarando che il suo assistito, essendo un domestico, doveva obbedire ai suoi padroni in tutto e per tutto e ammettendo così implicitamente che fosse un assassino ; così facendo, il mirabile avvocato consegnò in pratica il suo assistito e i suoi padroni alla ghigliottina.

Tra tutti i cinquanta delitti attribuiti loro dalle voci popolari, Pierre Martin, Marie Breysse e Jean Rochette furono giudicati colpevoli soltanto dell'assassinio di Jean-Antoine Enjolras e assolti da ogni altra accusa; ma questo bastò per la condanna a morte. Dopo che il ricorso in Cassazione fu respinto al pari della domanda di grazia al Re Luigi Filippo, i tre furono riportati da Privas a Peyrebeille per essere ghigliottinati proprio di fronte alla loro locanda; il compito fu svolto dal boia Pierre Roch e da suo nipote Nicolas.

Il viaggio della morte da Privas a Peyrebeille durò un giorno e mezzo; durante il tragitto, l'atmosfera attorno ai “tre mostri” era talmente malsana a causa delle voci dei cinquanta omicidi, che perduravano e si ampliavano, che i preti incaricati di accompagnare i condannati chiesero di essere sostituiti. L'esecuzione ebbe luogo il 2 ottobre 1833, a mezzogiorno, al momento in cui la chiesa di Lavillatte suonò l'Angelus; pare che all'esecuzione assistette una folla enorme, circa 30.000 persone (in pratica, tutto l'Ardèche o quasi).

L'arrivo dei tre condannati per l'esecuzione alla locanda di Peyrebeille, il 2 ottobre 1833 (iconografia popolare, ca. 1910). Si noti Jean Rochette raffigurato come un negro.
L'arrivo dei tre condannati per l'esecuzione alla locanda di Peyrebeille, il 2 ottobre 1833 (iconografia popolare, ca. 1910). Si noti Jean Rochette raffigurato come un negro.


Quando Jean Rochette fu sul punto di essere ghigliottinato, gridò: “Maledetti padroni, che cosa mi avete fatto fare!”; le ultime parole del condannato sarebbero quindi una dichiarazione di colpevolezza. Tuttavia, parecchi storici pensano che la colpevolezza dei coniugi Martin nell'assassinio di Enjolras sia ben lungi dall'essere dimostrata; pare infatti che quest'ultimo potesse essere morto di una crisi cardiaca dopo aver bevuto troppo, andando da solo a fracassarsi il cranio contro una pietra sulle rive dell'Allier. Questo spiegherebbe anche perché la signora Martin, secondo testimonianze precise, aveva tentato di fargli bere una tisana.

La giustizia francese, che nella sua storia mai ha riaperto un processo (si veda ad esempio il caso di Guillaume Seznec), ha parlato naturalmente di eventi caduti in prescrizione, essendo troppo antichi. Il processo si svolse con la Corte che accettò una pletora di “testimoni” assolutamente inattendibili, ma che comunque influenzarono negativamente la giuria; inoltre, il Presidente della Corte d'Assise, Fornier de Claussonne, dopo l'arringa della Difesa effettuò un “riassunto dei fatti” che a molti parve una seconda (e illegale) requisitoria, ignorando tra l'altro coscientemente il fatto che il testimone-chiave, Laurent Chaze, era un barbone alcolizzato che non sapeva nemmeno parlare il francese e il cui racconto conteneva elementi spesso inverosimili.

Il nipote dei Martin, André, fu assolto e rimesso in libertà sebbene avesse partecipato almeno a un omicidio. Dagli archivi giudiziari sono scomparsi molti documenti relativi al processo, così come dai registri di Stato Civile furono misteriosamente strappate le pagine relative a Pierre Martin e Marie Breysse. I misteri dell'Auberge Rouge di Peyrebeille non saranno mai chiariti.

La vicenda dell'Auberge Rouge deve però essere inserita anche in un ben preciso contesto storico e politico. Alla rivolta dei Canuts, i lavoratori tessili di Lione, nel 1831, risponde infatti quella delle foreste del Demanio Reale dell'Ardèche, quando il diritto di raccolta della legna da parte della popolazione fu ristretto in favore delle segherie private. Alcune segherie furono date alle fiamme, non prima di averne prelevato la legna depositata per essere tagliata. La rivolta fu guidata dai taglialegna della zona, organizzati in bande; e questo spiega meglio anche il contenuto della canzone La complainte du coureur de bois. Le bande di taglialegna operavano di notte in un territorio che conoscevano alla perfezione, e mettevano facilmente fuori causa la Gendarmeria. Il Prefetto, preoccupato, ordinò di ristabilire l'ordine; ed è in questo contesto che avvennero i fatti della locanda di Peyrebeille.

Il processo dei coniugi Martin fu anche un regolamento di conti politico; tutti sapevano che i coniugi parteggiavano per gli Ultrarealisti, che Marie Breysse aveva nascosto un prete refrattario e che Pierre Martin era un uomo di fiducia della nobiltà locale (ad esempio, è stato accertato documentalmente che egli fece pressione su alcuni proprietari affinché cedessero le loro terre a basso prezzo ai nobili tornati dall'esilio). In più, Pierre Martin era sospettato di simpatizzare con le bande di taglialegna, e i due locandieri partecipano appieno allo scontento generale. E' in tale contesto che si svolge un processo che, in realtà, prende di mira gli Ultrarealisti dell'Ardèche; un processo irregolare e partigiano, colmo di testimonianze inattendibili e che dà libero sfogo ai rancori politici locali. Lo stesso sovrano, Luigi Filippo, successore dell'ultraconservatore Carlo X dopo la Rivoluzione di Luglio (1830), rifiutando di concedere la grazia su rapporto del Procuratore, dà il proprio avallo a tale giustizia tutt'altro che imparziale.

Non mancarono accenti razzisti: il cameriere, Jean Rochette, era regolarmente definito “di pelle scura”, e nell'iconografia popolare veniva spesso raffigurato come un negro con tanto di provenienza dalle Antille o dalla Martinica. In realtà era nativo dell'Ardèche come gli altri.

L'attuale edificio dell'Auberge Rouge è stato modificato dopo il 1831: è diventato una delle principali attrazioni turistiche dell'Ardèche e rivendica il titolo di “Autentica Locanda di Peyrebeille”. Vi è stata impiantata una terrazza, e l'edificio ospita un museo che è possibile visitare. Il museo ha conservato la mobilia dell'epoca, ma sono comunque state apportate delle modifiche. Accanto all'Auberge Rouge sorgono attualmente un hotel-ristorante e una stazione di servizio.

La cucina della locanda nella ricostruzione museale coi coniugi Martin (si noti il quadro degli interruttori elettrici)
La cucina della locanda nella ricostruzione museale coi coniugi Martin (si noti il quadro degli interruttori elettrici)

Fin qui la ricostruzione storica, non senza un cenno al fatto che la storia popolare ha proseguito imperterrita coi cinquanta omicidi, con la “locanda degli orrori”, col maledetto servo negro e via discorrendo. Sui fatti di Peyrebeille sono stati pubblicati parecchi libri, da ponderosi e recenti saggi storico-giudiziari, come quello di Michel Peyramaure uscito nel 2003, ai peggiori libelli “pulp” come quello di Victor Chauvet (1885). L'iconografia popolare era quella che segue, con sgozzamenti di fanciulle, accoltellamenti nel sonno e bambini buttati a cuocere nel forno:

L'auberge sanglante de Peirebeilhe (si noti, curiosamente, l'esatta grafia occitana della località); Jean Rochette è, come di consueto, un negro. Litografia, J. Beaujoint, 1885.
L'auberge sanglante de Peirebeilhe (si noti, curiosamente, l'esatta grafia occitana della località); Jean Rochette è, come di consueto, un negro. Litografia, J. Beaujoint, 1885.
Les crimes de Peyrebeille, Victor Chauvet, 1885.
Les crimes de Peyrebeille, Victor Chauvet, 1885.



Sui fatti di Peyrebeille sono stati girati anche due film da fior di registi: il primo da Claude Autant-Lara nel 1951, L'auberge rouge, interpretato da Françoise Rosay, Julien Carette e Fernandel; il secondo, dal medesimo titolo, nel 2007 da Gérard Krawczyk, interpretato da Josiane Balasko, Christian Clavier e Gérard Jugnot.

Diverso, come si diceva all'inizio, il discorso per la canzone popolare qui ripresa dai Malicorne in una sua versione che presenta come protagonista proprio un Compagnon du devoir impegnato nel suo “Tour de France”. Tenendo anche conto delle stratificazioni di episodi precedenti, la “limatura” tipica della trasmissione orale ha totalmente stravolto la vicenda, che può essere riconosciuta soltanto da alcuni particolari. La servetta avverte il viaggiatore del pericolo e lo salva mettendo al suo posto nel letto un cadavere, e la vicenda ha un lieto fine con il viaggiatore che si porta via la servetta e se la sposa (da notare che il viaggiatore si limita ad esigere dai locandieri la restituzione della valigia, della borsa e del bastone, senza preoccuparsi d'altro e massimamente dei “quattro cadaveri”). Ciononostante, grazie anche alla musica particolarmente cupa (e magistralmente trattata dai Malicorne), L'auberge sanglante è una ballata decisamente potente -oltre, naturalmente, ad aver fornito lo spunto per parlare di alcuni fatti non molto noti.

cetrallleVa anche detto che di “locande sanguinose”, o “alberghi degli orrori”, la tradizione popolare europea abbonda. In ogni paese esistono sordide locande dove ne accadono di tutti i colori (si pensi, ad esempio, a quella del Manoscritto trovato a Saragozza di Jan Potocki). Succede poi che di “alberghi degli orrori”, autentici, si debbano occupare le cronache: la locanda di Peyrebeille sembra ad esempio avere un quasi perfetto contraltare nel sinistro Albergo Centrale di Alleghe della famiglia Da Tos, che fu teatro di cinque delitti a partire dal 1933 (fino alla conclusione giudiziaria nel 1964), in un clima di omertà, connivenze con le autorità e quant'altro. Con le coincidenze spesso operate dalla sorte, si noti che i delitti dell'albergo di Alleghe ebbero inizio esattamente cent'anni dopo i fatti di Peyrebeille.

Termina qui questa pagina “Extra” che, a pensarci bene e visto come si è sviluppata, avrebbe avuto forse qualche titolo per avere una pagina tutta sua; ma la canzone ripresa dai Malicorne è troppo distante dai fatti reali. Buon ascolto. [RV]

Un compagnon si brave son tour de France allait
s'en va chez une hôtesse pour y loger
Bonjour dame l'hôtesse logerions-nous ?

Quand vient vers les sept heures le garçon de souper
dites dame l'hôtesse souperions-nous ?
Oui mon brave jeune homme attablez-vous

Appelle la servante petite Jeanneton
donne de ce bon lièvre à ce garçon
car ce brave jeune homme a de l'argent

Quand vient vers les neuf heures le garçon demandait
dites dame l'hôtesse coucherions-nous ?
Oui mon brave jeune homme j'ai lit pour vous

Appelle la servante petite Jeanneton
Amène moi cet homme là-haut dans la maison
à la plus haute chambre en vérité

Tout en montrant la chambre la servante pleurait
Que pleurez vous la belle que chagrinez ?
tout en montrant la chambre tant soupirez

Mon brave gentilhomme je pleure que de vous
là-haut dedans la chambre dessous le lit
il y a quatre cadavres je vous le dis

Comment pourrais-je faire pour passer cette nuit ?
Faudra prendre un cadavre dessous le lit
le mettre à votre place pour cette nuit

Quand vient vers les onze heures le garçon de veiller
l'hôte avecque l'hôtesse ils se sont levés
de marteau et de pierre l'ont massacré

Quand vient vers les cinq heures le garçon s'est levé
Rendez-moi ma valise assassineurs
mon sac avec ma canne maudits voleurs

Appelle la servante petite Jeanneton
tiens dedans ma valise il y a de l'argent
tu m'as sauvé la vie pour cette nuit

Ramasse ton bagage petite Jeanneton
car nous irons ensemble dans ma maison
nous marierons ensemble à la saison.

inviata da Riccardo Venturi - 22/5/2014 - 00:06



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
22 maggio 2014

aubhot
LA LOCANDA DI SANGUE

Un compagnon valente faceva il suo giro di Francia,
arriva da una locandiere per passare la notte,
buongiorno, signora ostessa, si potrebbe pernottare?

Quando verso le sette il giovane scende a cena,
mi dica, signora ostessa, si potrebbe mangiare ?
Certo, mio bravo giovane, sedete pure a tavola

Lei chiama la cameriera, la piccola Jeanneton,
dai a questo ragazzo un po' di quella buona lepre,
perché questo bravo giovane di soldi ne ha

Quando vengon le nove, il giovane domanda :
dite, signora ostessa, si potrebbe dormire ?
Certo, mio bravo giovane, ho un letto per voi

Lei chiama la cameriera, la piccola Jeanneton,
porta quest'uomo su, al piano di sopra,
proprio nella camera che sta lassù più in alto

Mostrandogli la camera, la cameriera piangeva :
Perché piangete, mia bella, che cosa vi angustia,
e mentre mi mostrate la camera, perché sospirate ?

Mio bravo gentiluomo, sto piangendo per voi,
quassù in questa camera, proprio sotto il letto,
ci son quattro cadaveri, ve lo voglio dire

E come farò a passare questa nottata ?
Toccherà pigliare un cadavere che sta sotto il letto
e, per questa notte, metterlo al vostro posto

Quando verso le undici il giovane era ancora sveglio
ecco che si alzano l'ostessa assieme all'oste,
a martellate e sassate lo hanno massacrato

Quando vengon le cinque il giovane si sveglia :
rendetemi la mia valigia, voialtri assassini,
la mia borsa e il mio bastone, ladri maledetti

Lui chiama la cameriera, la piccola Jeanneton :
tieni, nella mia valigia ci sono dei soldi,
tu per questa notte mi hai salvata la vita

Prendi i tuoi bagagli, piccola Jeanneton,
ché noi ce ne andremo insieme a casa da me,
e poi ci sposeremo quando verrà maggio.

22/5/2014 - 01:46


TEMA: IL DILEMMA DI RICCARDO

SVOLGIMENTO: E' un uomo che non ho mai incontrato, ma credo di avere in comune con lui molte se non moltissime passioni musicali. Ho cercato di inviare testi che amavo o che mi sembravano irrinunciabili, ma quasi sempre erano già presenti tradotti da lui; ho frugato alla ricerca di canzoni che non avevo mai affrontato ma che mi attiravano da anni e indovinate chi li aveva già tradotte: sempre lui; con emozione e sorpresa ho conosciuto nuovi testi formidabili che naturalmente aveva inserito lui. Ora su di lui c'è "la vasta ombra di un dilemma" e la risoluzione a cui è arrivato scioglie brillantemente anche i miei problemi, che sono esattamente uguali ai suoi, sottoscrivo pienamente le prime 6 righe che introducono questo ennesimo capolavoro dei Malicorne e per festeggiare invio subito una canzone di Tonino Zurlo e una dei Quilapayun.
FIRMATO: Flavio Poltronieri

Flavio Poltronieri - 22/5/2014 - 18:15


Tutto è stato già detto.
Grazie Rick.

Krzysiek Wrona - 23/5/2014 - 00:12


Grazie a voi, Flavio E Krzysiek. Non so se avete fatto caso a quali ore usualmente termino le pagine (ma a volte ci faccio le quattro o le cinque di mattina); quando comincio, non ce la faccio a smettere. Si tratta di faticate immani, e leggere che qualcuno le apprezza mi fa un piacere che trovo difficoltà ad esprimere come vorrei. Vorrei che nessuna storia andasse perduta; troppo breve la vita, probabilmente. Saluti cari.

Riccardo Venturi - 23/5/2014 - 09:09


Riccardo
ho testé ricevuto, e subito ti giro, questa missiva:

23 gennaio:

Sono ancora tutto scosso dall'avventura terrificante,questa storia è vera, che mi s'impicchi se c'è una sola menzogna, non ho cambiato una parola..... anzi gli ultimi versi sono di pura invenzione, ma non modificano niente dell'orribile avvenimento e ho pensato che avrebbero terminato la canzone in una maniera più romanzesca. Jeanneton non aveva alcuna intenzione di sposarmi e la mia valigia conteneva di tutto tranne che soldi. Ci siamo solamente giurati amicizia eterna con dei trasporti molto calorosi (evito i dettagli). Che la sorte abbia pietà di questi disgraziati locandieri e che riservi a Jeanne tutta la fortuna del mondo.

Adélard Rousseau

Flavio Poltronieri - 23/5/2014 - 17:50



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