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Venezia 1948

Michele Gazich
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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2014
Una storia di mare e di sangue


Natale 1963. Vincenza (Vizze) Buliumbassich, la mia bisnonna, consegna al maggiore dei suoi figli le sue memorie, scritte in veneto, su un quaderno comune. Le importanti testimonianze sono poi state consegnate a mio padre, che, a sua volta, le ha passate a me, qualche anno fa. Parole di mare e di sangue, scritte senza nessuna pretesa letteraria e dunque perfette e ardenti nella volontà di preservare una storia di famiglia. Una storia insieme particolarissima e comune, come tutte le storie della gente povera. Una storia di mare e di sangue è stata ispirata e guidata da quel quaderno; è un omaggio a quella grazia preziosa e involontaria. La scrittura e la composizione di Una storia di mare e di sangue mi ha accompagnato per tanti anni. Con il mio violino sempre in spalla, sono tornato in tutti i luoghi dove la mia famiglia ha vissuto: ho studiato tradizioni musicali, colte e popolari, di queste terre. Ho incontrato altri strumenti, altri stili musicali, ma soprattutto luoghi e persone. Ho cantato in lingue che credevo di avere dimenticato e ho ripercorso la storia del mio sangue”.


Nel 1948 la mia famiglia si spostò da Zara (che, in seguito al trattato di pace del 1947, entrava a far parte della nascente Jugoslavia del Maresciallo Tito) verso Venezia. Per secoli Zara era appartenuta alla Repubblica di Venezia; in seguito, con il Trattato di Campoformio (1797) che sanciva la fine della Repubblica di Venezia, Zara fu data all'Austria-Ungheria, che, esclusa la breve parentesi (tra il 1805 ed il 1810) del Regno napoleonico d'Italia, la dominò fino ai primi del Novecento. Dopo la Prima guerra Mondiale la città divenne exclave italiana, capoluogo della Provincia di Zara, circondata dalla Dalmazia jugoslava; fino alla prima metà del Novecento, la popolazione di lingua e cultura italiana era la maggior parte. Gli "italiani di Dalmazia", in seguito, si sentirono e vennero fatti sentire estranei alla Jugoslavia del 1947. Venezia e l'Italia sembrarono, dunque, un approdo sensato per la mia e tante altre famiglie, ma anche il "sogno italiano" era destinato ad avere breve durata. Giunti in Italia, inizialmente ma non per tempi brevi, essi trovarono collocazione in campi-profughi sparsi per tutto il territorio nazionale; uno dei campi era ubicato proprio a Venezia, nel quartiere popolare di Cannaregio, nella zona delle Fondamenta Nuove, emblematicamente e fin troppo eloquentemente collocato alle spalle dello storico Ghetto ebraico e di fronte all'isola-cimitero di San Michele.
L'Italia della Repubblica accoglieva quasi con vergogna e ghettizzava questi pseudo-italiani-quasi-slavi, che troppo ricordavano gli anni dell'Italia fascista. Anzi, semplificando, li si riteneva tutti quanti dei fascisti. Il cosiddetto "esodo" dei profughi istriano-dalmati è stato sempre e solo strumentalizzato ideologicamente dalla destra e dalla sinistra italiane e non solo italiane; mai veramente studiato, mai capito. Non è stata una storia esemplare, non c'è stato un Omero a narrarla, l'esodo non ha avuto il suo Mosè, il popolo non era certo "eletto", semmai rifiutato, scartato. Ciò che io so, e su questo vorrei farvi riflettere, amici, è che c'è stato e c'è dolore, il dolore di chi resta per sempre apolide, senza una patria o una Terra Promessa (8: Venezia 1948).
Non c'è stato un eroe
non c'è stato un Omero
Non è stata una storia esemplare

Odissea di stracci
Esodo senza Mosè
ma io so: c'è stato dolore

Nuovo ghetto a Venezia
per nuovi ebrei senza Terra Promessa.

inviata da donquijote82 - 12/3/2014 - 10:30



Lingua: Inglese

Versione inglese dal libretto dell'album

In 1948 my family moved from Zara (that, after the peace treaty of 1947 became part of the just born Jugoslavia ruled by the Marshall Tito) toward Venezia. For centuries Zara was part of the Venetian Republic; after the treaty of Campoformio (1797) that was the end for the Republic of Venezia, Zara was given to Austria, that, beside the few years of the Napoleon kingdom of Italy (between 1805 and 1810), ruled it until the beginning of XXth century. After the First World War the city became Italian exclave, surrounded by Jugoslavian Dalmatia; The Italian speaking population until the first half of XXth century was the majority. The "Italians from Dalmazia" felt like strangers in the 1947 Jugoslavia and in some way they were pushed to go away. Venezia and Italy seemed the right place to go for my family and many other families, but also the "Italian dream" was destined not to last too long. When they came to Italy, in the beginning, but not for a short time, they were put in refugee-camps spread all over Italy; one of them was in Venezia, in the popular neighborhood of Cannaregio, in the Fondamenta Nuove area: with an even too clear symbolism and meaning, the camp was near the historic Jewish Ghetto and facing the San Michele graveyard-island.
The Italian republic received in some way with shame and put in ghettos these
pseudo-Italians-almost-Slavic; they were considered like an uneasy memory of the Fascist Era. To simplify: they were all considered Fascists. The so called "exodus" of the Istrian-Dalmatian refugees has always been used in an ideological, political way from Italian (and not only Italian) left and right wing; the "exodus" was never really studied or understood. It wasn't an exemplary tale, there wasn't a Homer to tell the story, it was an exodus without Moses, they were not the "chosen" people, they were instead the refused, the discarded people. I just know one thing, my friends, and this is what I want you to think about: there was real grief, the grief of somebody that will be for ever stateless, without a homeland or a Promised Land (8: Venezia 1948).
VENEZIA 1948

There wasn't a hero
There wasn't a Homer
It wasn't an exemplary tale

Rag Odyssey
Exodus without Moses
But I know it: there was sorrow

A new ghetto in Venezia
For new Jews without a Promised Land

inviata da donquijote82 - 12/3/2014 - 10:32


Cari Guido, Lorenzo e Riccardo,
grazie a voi e a tutti i collaboratori di Antiwar songs per avere ancora una volta ascoltato una mia canzone.

"Venezia 1948" indaga il cosiddetto esodo dei profughi istriano-dalmati attraverso l'unica prospettiva per me percorribile: non quella della strumentalizzazione ideologica (che è stata terribile da ogni parte), ma quella della presa di coscienza del dolore che c'è stato. Questo ciò che io so. Non c'è stato un eroe, non c'è stato un Omero, non è stata una storia esemplare, ma io so: c'è stato dolore.

Vi incollo qua sotto il link al cortometraggio legato alla canzone, girato a Venezia lo scorso novembre dal regista Enrico Fappani.
E' stato girato proprio nella zona dove, nel 1948, era ubicato il campo profughi all'interno del quale furono collocati i miei familiari.
Ancor oggi è una zona povera e marginale di Venezia: niente palazzi o turisti; solo silenzio e case in mattoni umidi affacciate verso la parte interna della laguna, di fronte all'isola-cimitero di San Michele.



Vi ringrazio ancora per il vostro operato, per il vostro portare avanti con forza un messaggio di memoria e di testimonianza contro la violenza e la guerra.

Michele

E noi ringaziamo te, Michele, per l'assiduità con cui frequenti il nostro sito, con cui ci incoraggi e ci mandi materiale. Credo che l'intero album sia pieno di spunti interessanti, se vorrai contribuire altri brani, noi saremmo ben contenti.

DonQuijote82 - 18/3/2014 - 06:54



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