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Kuolemaantuomitun hyvästijättö

anonimo
Lingua: Finlandese


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[ca. 1917/1918]
Suomalaisen kanssanlaulu
A Finnish folksong
Canzone popolare finlandese


Finlandia, 1917: La fucilazione di alcuni prigionieri da parte della "Guardia Bianca" russa. Il Terrore Bianco.
Finlandia, 1917: La fucilazione di alcuni prigionieri da parte della "Guardia Bianca" russa. Il Terrore Bianco.



La “Bella ciao” finlandese
di Riccardo Venturi

Quando ho reperito il testo di questo canto (notissimo in Finlandia nell'interpretazione di Heli Keinonen) sapevo che era nato in un ben preciso momento della storia finlandese: il 1917/1918, quando, in seguito alla Rivoluzione d'Ottobre in Russia si era scatenato il “Terrore bianco”, vale a dire la reazione anticomunista guidata dalle armate del “Barone Nero” Pjotr Wrangel' e di Denikin. In Finlandia, che allora faceva parte dell'Impero Russo, la controffensiva zarista (poi sconfitta ufficialmente da Trotskij, ma con il contributo decisivo -e ovviamente misconosciuto- di Nestor Makhno) aveva assunto anche caratteri di sanguinosa repressione antioperaia: le condanne a morte decretate dai “Bianchi” furono migliaia. Questa canzone, già nel titolo ricorda tutto questo.

Quando, però, si è trattato di tradurla in italiano, mi sono trovato alquanto stupito: dal testo appariva, infatti, un'autentica “Bella ciao” in lingua finlandese. Naturalmente del tutto diversa nella struttura metrica (e nella musica) e nell'ambientazione, ma per il resto con le stesse cose che passano per i punti nevralgici. Il condannato a morte (un operaio, un combattente) affronta il plotone di esecuzione come lo affrontavano i partigiani italiani. Le foreste finlandesi sono come le montagne italiane; e c'è il fiore rosso sulla tomba, “in ricordo degli ideali”. Sono quindi particolarmente lieto di portare questo canto, per altro molto bello anche musicalmente, alla conoscenza dalle nostre parti.

Mi è venuto poi da pensare: di fronte alla resistenza nei confronti dell'oppressione, la coscienza popolare deve avere reagito, in ogni epoca, in modi molto simili. Non vi può essere ovviamente alcun contatto tra questo canto sorto nella Finlandia del 1917 e il canto partigiano italiano, ma molti stilemi sono parecchio simili se non addirittura uguali, a volte. Ed è possibile che, ancora sconosciuti, giacciano ancora chissà quanti canti di ogni epoca e di ogni paese dove si ritrovano le stesse cose. Non devono essere conosciuti per ipotizzare improbabili “filiazioni” o “derivazioni”, ma semplicemente per constatare l'identità delle reazioni e delle percezioni. [RV]
Halki ilman kuolon kellot hiljaa kumajaa,
kun tuonen viikate tuo julma niittää saalistaan.
Nyt murhe raskas sydämiä kaivelee
ja polkuja tuonen viitoittaa se kyynelin.

Älä itke äiti kadonnutta lastasi,
vaikka sulta riistetty on ainoo turvasi.
Niin huoles heitä, toivees heitä kaikki unholaan
ja oota kunnes iäisyydes' tavataan.

Hyvästi aatetoverit, te harhailette viel',
haaveillen tietä kuljette ehk' aamun koittoon siell'.
Ei tiedä, konsa hetki lyö, ja silloin koittaa yö.
On unikuva elämäin ja raukee työ.

(Hyvästi isä, äitikin ja veljet siskoni.
En enää teitä nähdä saa, vaik' kuinka toivoisin.
Aatteeni eestä kalleimpani annan ilolla.
Sen eestä sydänverenikin vuodatan.)

(Hyvästi jätän kuollessani sinut, armaani.
Sä olit mulle eläissäni ainoo onneni.
Sä kylvit rintaan autioon kukan keväisen,
mi muistona on matkallani viimeinen.)

On kumpu metsän siimeksessä, jossa lepäjän,
ja hongat siellä virittävät mulle virsiään.
Ei kelloin ääni häiritse mun ikiuntani.
Ei pappein siunausta kaipaa tomuni.

Kun kevät jälleen herättää taas kukat kummullein,
niin linnut virttä lohdutuksen mulle laulelee.
Tää alttari on kärsineen ja hauta uupuneen,
jonk' kyynelhelmin kukat puhkee ilmoillen.

Jos tiedon saat sä armaani mun kuolemastani
ja tiedät missä sijaitsee mun lepopaikkani,
niin ruusu veripunainen haudallein istuta.
Se kasvaa siinä aatteheni muistona.

inviata da Riccardo Venturi - 2/9/2013 - 09:50



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
2 settembre 2013


Heli Keinonen (n. 1943), che ha interpretato la più nota versione di questo canto.
Heli Keinonen (n. 1943), che ha interpretato la più nota versione di questo canto.


L'ADDIO DEL CONDANNATO A MORTE

Per l'aria le campane a morto risuonano quiete
mentre la falce della morte miete crudelmente la sua preda.
Ora il dolore e i cuori colmi di amarezza
lastricano di lacrime il sentiero della morte.

Non piangere, madre, il figlio perduto
anche se ti hanno strappato la tua sicurezza.
Non c'è più da preoccuparsi, ogni speranza è dimenticata,
aspetta finché ci incontreremo ancora nell'eternità.

Addio compagni, ancora voi state vagando
sognando all'alba il cammino intrapreso.
Non so quando sarà il momento; poi scende la notte,
ho vissuto un sogno e ora il mio lavoro è finito.

C'è un tumulo dove riposo nella foresta ombrosa,
e là i vecchi pini mi cantano una canzone.
Il suono delle campane non spezzerà il mio sonno eterno,
e non mi occorre nessun prete che benedica la mia polvere terrena.

Quando i fiori di primavera spunteranno ancora
canteranno sulla mia tomba una canzone per consolarmi.
Quest'altare è il mio sacrificio, riposo per chi è stanco,
e le sue lacrime imperlate germoglieranno come fiori.

Se ti giunge, amore mio, la notizia della mia morte
e saprai dov'è il luogo in cui riposo,
allora metti una rosa rossa come il sangue sulla mia tomba
e che cresca in ricordo dei miei ideali.

2/9/2013 - 14:40



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