Lingua   

Addio Firenze

anonimo
Lingua: Italiano



[ca. 1848]
Canzone popolare fiorentina / A folksong from Florence / Chanson populaire florentine /
Firenzen kansanlaulu
Interpretata da / Performed by / Chante / Laulaa:
Riccardo Marasco, "Chi cerca trova" [1977]


RICCARDO MARASCO: CHI CERCA TROVA
Vita e canti di Toscana
Edizioni Birba, Firenze, 1977
Con allegata stereocassetta


1977-2019: L'oramai introvabile "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco accanto alla pagina aperta di "Addio Firenze" sulle CCG.
1977-2019: L'oramai introvabile "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco accanto alla pagina aperta di "Addio Firenze" sulle CCG.


01. Attenti, giovinotti! 00'00"
04. Il sedici di agosto 08'07"
05. Già allo sguardo 12'21"
09. Colombo che sul poggio 26'28"
10. Presso una chiesa 28'32"
14. Quell'augello che vola 38'35"
15. Partirò, partirò 40'35"
17. Addio Firenze 46'41"
20. Rondinella pellegrina 52'00"





La Fortezza Vecchia sul porto di Livorno in una stampa di epoca granducale.
La Fortezza Vecchia sul porto di Livorno in una stampa di epoca granducale.


La classica canzone popolare del giovane marinaio che va a imbarcarsi al porto militare di Livorno sulle navi della marina di quello che ancora era il Granducato di Toscana; ricordiamo che, secondo i documenti dell'epoca, la ferma di mare durava sei anni. Un'altra interpretazione possibile, o "percepita", ne farebbe una canzone di emigrazione (si veda, ad esempio, la notissima "La porti un bacione a Firenze" resa famosa da Odoardo Spadaro); ma la sua epoca originaria è precedente all'ondata di emigrazione della seconda metà e della fine del XIX secolo, da cui Firenze non fu certamente immune.

Si tratta di una pagina dalla storia un po' particolare: originariamente, nel luglio del 2006, l'autore la aveva costruita riportando il testo della canzone a memoria, come se lo ricordava da una trentina d'anni prima. Altro non poteva fare perché, all'epoca, era anch'egli una specie di "emigrato", in Svizzera, e non aveva sottomano il volume "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco (con allegata stereocassetta oramai inascoltabile, sebbene conservata): era stato un regalo di Natale nel 1977, mentre si trovava in ospedale per un bizzarro e grave incidente che gli era incorso. Attorno al Natale di quest'anno 2019 il webmaster del sito, Lorenzo Masetti, ha reperito un video completo dell'intero album di Riccardo Marasco, contenente non soltanto tutti i canti e le canzoni ivi contenute, ma che anche riproduce visivamente le pagine del libro: una sorta di altro "regalo natalizio" per cui l'autore della pagina gli è assai grato. Non ascoltando direttamente queste canzoni oramai da decenni, gli è presa anche la voglia di ritirare fuori il vecchio volume delle edizioni Birba dal suo antro, dove i topi mangiano i libri e i libri mangiano i topi.

La pagina è stata così rifatta. Il testo completo della canzone ripristinato (nel 2006 ne era saltata una strofa, quella contenente lo stupefacente avverbio indarno, nonché alcune imprecisioni dovute alla fallace memoria dell'autore della pagina), si è provveduto anche alla presente ed ampliata introduzione. Compulsando finalmente le pagine dell'oramai avito volume maraschiano, ci si è accorti che il grande chansonnier e folklorista fiorentino la riportava piuttosto alla costruzione di una linea ferroviaria toscana e della relativa stazione, la ben nota "Leopolda" che -150 anni dopo e passa- sarebbe tornata alla ribalta grazie a un personaggio vagamente politico che vi tiene annualmente le "kermesse" dei suoi seguaci. Il primo treno della "Leopolda" (così detta in onore dell'allora Granduca di Toscana, Pietro Leopoldo) arrivò in stazione a Porta a Prato il 10 giugno 1848, annata fatidica; ma non si trattava della prima linea ferroviaria toscana. La Leopolda era stata preceduta, quattro mesi prima, dalla "Maria Antonia", dove il 2 febbraio del medesimo anno era arrivato il vapore proveniente da Prato.

Si tratterebbe quindi, secondo Marasco (la cui autorità sarebbe difficile mettere in discussione), di una "canzone di partenza" (genere assai diffuso nel canto popolare) che autorizza un po' ogni tipo di interpretazione; si aggiunga che il concetto del "partire" e del "viaggio" non era allora certamente simile a quello odierno. Le distanze erano percepite come un distacco autentico; il "turismo" era roba da aristocratici e da straricchi, e generalmente una partenza non era quasi mai per buoni motivi (il servizio militare, la galera, l'emigrazione, l'esilio...). Racconta Riccardo Marasco ("Chi cerca trova", p. 160) che, nei ricordi del grande letterato ebreo livornese Alessandro D'Ancona (in realtà nato a Pisa, e morto a Firenze), una canzone del genere si cantava a Livorno verso il 1840 -per il D'Ancona erano ricordi della fanciullezza, visto che era nato nel 1835), ed era ovviamente una canzone di navigazione per mare:

Il capitano
mi chiama a bordo;
io mi faccio sordo
per non partir.
Addio Teresa,
Teresa addio,
se piace a Dio
ti rivedrò.

La "versione fiorentina" si sarebbe quindi diffusa "ad hoc" assieme alle prime linee ferroviarie; ma sempre a Livorno andava a finire, e con un imbarco. Chissà per dove e chissà per cosa. [RV]
Addio Firenze,
Firenze addio!
Se piace a Dio,
ti rivedrò,
se piace a Dio,
ti rivedrò.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
se piace a Dio
ti rivedrò.

Ad imbarcarmi
vado a Livorno,
ma il mio ritorno
presto sarà,
ma il mio ritorno
presto sarà.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
ma il mio ritorno
presto sarà.

Di aver fortuna
spero sul mare,
di ritornare
pensiero avrò,
di ritornare
pensiero avrò.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
di ritornare
pensiero avrò.

Addio Cascine,
addio Lung'Arno,
non spero indarno [*]
vi rivedrò,
non spero indarno
vi rivedrò.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
non spero indarno
vi rivedrò.

Mia bella addio,
parte il vapore,
a tal dolore
regger non so,
a tal dolore
regger non so.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
a tal dolore
regger non so.

Addio Firenze,
Firenze addio!
Se piace a Dio,
ti rivedrò,
se piace a Dio,
ti rivedrò.

E tralallì lallì lallì,
e trallallì lallà,
se piace a Dio
ti rivedrò.
[*] invano

inviata da Riccardo Venturi - 12/7/2006 - 14:24



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