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Poliziotto

Franco Trincale
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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E a te, Pietro Valpreda
(anonimo)
Telegramma al presidente
(Franco Trincale)
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(Franco Trincale)


[1971]
Scritta e cantata da Franco Trincale
Album: Trincale 4 - Canzone Nostra

TR-2828104-1302867024.

Della violenza e repressione poliziesca.

Qualcuno si ricorda più di Margherito? Il capitano Salvatore Margherito, del II Reparto Celere di Padova, che fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Peschiera perché imputato di attività sediziosa, e successivamente di violata consegna e diffamazione aggravata alle istituzioni militari?
"Margherito ce l'ha insegnato - che anche il poliziotto è uno sfruttato".. Era uno degli slogan dei calienti anni '70.
Beh, non arrivava certo a gettar via la divisa come il protagonista della canzone di Trincale, ma...

L'ufficiale, che venne poi condannato a un anno e quattro mesi di reclusione con la condizionale, aveva, tra l'altro, accusato il suo reparto di corruzione, violenze e connivenze con ambienti dell'estrema destra.
I radicali manifestarono in difesa di Margherito, chiedendone la scarcerazione e auspicando la smilitarizzazione e sindacalizzazione della polizia e l'abolizione dei codici e tribunali militari.
Il capitano Salvatore Margherito veniva arrestato il 24 agosto 1976, dopo meno di un anno da poliziotto. Era entrato in servizio, infatti al 2° Celere, il 1• ottobre '75. Il giorno prima dell'arresto ha dichiarato ai giornali: "Il nostro è un mestiere violento, ma non vogliamo più mettere a ferro e fuoco le città, ma inserirci nella realtà che ci circonda". L'imputazione è: attività sediziosa.

Margherito contrattacca, comincia a parlare, traccia un quadro spietato del 2° Celere. La procura militare si affanna allora a cercare nuove accuse, e il 1° settembre lo incrimina anche per "violata consegna" e "diffamazione aggravata" alle istituzioni militari. Non riesce però a evitare che le accuse si ritorcano contro se stessa e la giustizia militare in generale. Così, dopo 15 giorni l'istruttoria, condotta con rito sommario, viene chiusa frettolosamente.

Il processo si apre mercoledì 15 settembre 1976. Il tribunale è così composto: generale di brigata Alessandro Maggiora, presidente; Lucio De Julio, colonnello di artiglieria e osservatore aereo; Luigi Zancanella, tenente colonnello di PS in servizio a Trieste; dottor Luciano Caccaro, giudice relatore. La pubblica accusa è rappresentata dal procuratore capo militare: generale Stefano Attardi. Giudice sostituto il colonnello Stelio Strada, ufficiale d'aeronautica. La difesa è sostenuta da Mauro Mellini e da Alberto Malagugini. Il processo si è chiuso martedì 28 settembre con la condanna di Margherito a 1 anno, 2 mesi e 20 giorni di reclusione. Il giorno dopo è stato sospeso dal servizio e dal grado.

(PROVA RADICALE, ottobre 1976)

Me l'ha detto lui !

Presidente (al poliziotto Porcelli): "Quando lei è stato interrogato dal Pubblico Ministero, lei ha detto che non si ricordava".

Porcelli: "Non mi ricordavo, infatti non mi ricordavo…"

Presidente: "Adesso, che cos'è che gliel'ha fatto ricordare oggi".

Porcelli: "Così, così… perché l'ha detto il Pubblico Ministero… ha detto… se ti ricordi il giorno che verrai interrogato…".

Presidente: "Quindi lei è stato…"

Risata del pubblico.

Malagugini: "Signor presidente, questa è una circostanza che mettiamo in chiaro, perché la subornazione dei testi esiste anche…"

Presidente: "Aspetti, aspetti, per favore, perché siete stati tutti talmente bravi a sentire che non avete lasciato sentire me, perché il rumoreggiamento…"

Testimoni "a carica".

Mellini li ha chiamati i testimoni "a carica": le risposte dei poliziotti chiamati a sostenere l'accusa sono tutte uguali, anche nella forma, pronte. Anche troppo: qualcuno arriva a rispondere prima che il presidente apra bocca (Gregorio Talò). Poi c'è il capolavoro della guardia Zudetich.

Presidente: "Le risulta che a bordo…"

Zudetich: "Non mi risulta!".

Buona condotta.

"Il 1• settembre 1976, alle ore 19,50, il Ten. Colonnello Portelli Liborio, Capo ufficio O.A.I.O. della legione di Padova, ha ricevuto una telefonata da certo sig. Avesani che lo pregava di trasmettere al Procuratore Militare della Repubblica di Padova il seguente testuale messaggio:

"Circa il possesso di armi improprie da parte di appartenenti al 2• Raggruppamento Celere di Padova quali fionde con "affusto metallico di fabbricazione americana, le fonti di riferimento possono essere ricercate presso l'armeria Piacentini di via Roma n• 14 di Treviso, nel cui interno il capitano Margherito è stato notato.

Il prezzo di ogni fionda è di lire 4.500".

Non desidero assolutamente declinare le mie complete generalità per tema di rappresaglie". (…)

L'Avesani potrebbe identificarsi in Avesani Alberto, nato a Verona il 31-3-1938 e residente a Padova, via Muzio n• 11-A, disegnatore, che risulta:

"immune da pregiudizi penali: stimato in pubblico e nell'ambiente di lavoro; non impegnato politicamente, ma orientato verso il MSI-DN; di buona condotta morale e civile".
Abitante, con moglie e due figli, in un appartamento avuto in locazione dall'Istituto Case Popolari, sembra, da notizie raccolte, "che conosca un graduato di PS, in servizio presso il 2• raggruppamento Celere di Padova, che alloggia nello steso condominio".

"Caricate, stronzi"

Margherito: "Prendiamo la circostanza di Roma. Mi ricordo che stavamo al palazzo dello sport all'EUR, per il congresso della DC. Tutto il palazzo era circondato da ingenti forze di polizia con elicotteri che sorvolavano la zona; squadra politica; staffette della polizia stradale; c'era addirittura la Guardia di Finanza e nonostante tutto un gruppo di extraparlamentari, così definiti, si incanala e si avvicina verso l'ingresso principale del palazzo dello sport. Lì all'improvviso, venne il funzionario e mi ricordo che disse: "per favore, tenente, appronti gli uomini che forse ci sarà un intervento. Io appronto gli uomini come prescritto da consegna, lasciando una aliquota per difendere i mezzi, prendendo quelle misure normali… Appena questi manifestanti hanno accennato ad uno slogan, si avvicina un signore in borghese e grida: "Caricate, caricate, stronzi!". "Ma lei chi è?". "Non si preoccupi. Carichi, carichi! Li ammazzi di botte!" Sono rimasto esterrefatto. "Si qualifichi. Chi è?". "Ah, io sono il vicequestore tal dei tali"… (…)

Presidente: "Ma il funzionario che stava vicino a lei?…"

Margherito: "Scusi posso continuare?".

Presidente: "Vuol sempre continuare lei. Quel funzionario che stava vicino a lei col quale aveva preso contatto. Gliel'avrà detto: questo è il vicequestore?".

Margherito: "No, no".

Presidente: "Avrà dato l'ordine al funzionario che era vicino a lei"

Margherito: "Bo, non lo diede neanche a me, ma direttamente alle guardie questo incitamento. Infatti, cosa successe? Che ci fu una cosa affrettata data la nostra indecisione, perché c'era indecisione del commissario di fianco a me, perché neanche lui in coscienza vedeva l'utilità di questa azione di forza. Questo signore in borghese che non conoscevo…"

Presidente: "Ma il signore vicino a lei…"

Margherito: "No, no. Quel tizio vicino a me diceva addirittura: «No, stia calmo. Non lo stia a sentire! Non lo stia a sentire che quello esagera sempre!».

(risata)

Sono circostanze documentate. È un mio rapporto presso la caserma.

Tra quello che gridava: "Caricate !", l'altro che diceva: "Calma !", c'è stato un attimo di incertezza e questi signori sono scappati tutti. (…)

Tutto il servizio d'ordine del partito tra cui lo stesso commissario che era con me prima e si era manifestato indeciso fino all'ultimo, scavalcarono le transenne… e li massacrarono di botte. Io feci presente al vicequestore: "Scusi, non credo sia corretto il vostro comportamento!". "No, non si preoccupi sono affari nostri". "Ma come sono affari vostri?" Gli uomini riuscirono a scappare e restò soltanto una ragazza tutta insanguinata. Quindi, ordinai, nonostante tutto di eseguire una seconda carica e qualche manganellata se la beccò anche qualche funzionario in testa, qualche carabiniere e tutti i congressisti della Democrazia Cristiana. Quella ragazza la feci mettere su una macchina e trasportare all'ospedale…"

ECCO IL 2° CELERE:
Da trent'anni su tutte le piazze d'Italia, il gioiello della polizia scelbiana, il 2• Reparto Celere di Padova, è stato costituito nel '47 (gli altri tre raggruppamenti Celere sono di stanza a Roma, Milano, Napoli). È stato allevato dal generale Galli, ex membro della polizia fascista nell'Africa Orientale "italiana" (PAI) capo della polizia nel Veneto nell'immediato dopo-guerra e poi alla Divisione Forze Armate di Polizia; e dal capitano Genco, anch'egli ex della PAI. La storia di questo reparto è esemplare della ferocia repressiva dello stato democristiano. Basta citare gli episodi più clamorosi e più recenti, parte integrante del curriculum di quegli "anziani" del reparto che saranno poi gli accusatori di Margherito.

"7 luglio '62", strage di Reggio Emilia (governo Tambroni): cinque morti decine di feriti gravi.

"7 luglio '62", Torino: assalto di Piazza Statuto agli operai della FIAT in sciopero; la violenza è inaudita, dal 7 al 9 luglio si contano 491 fermati, di cui 90 tramutati in arresti.

"Fine anni '60", guerra al banditismo in Sardegna: "ancora oggi - scrive "Panorama" (7 settembre '76) - in Barbagia ricordano le stragi ingiustificate di pecore e i rastrellamenti all'alba di interi paesi, mitra alla mano".

"Dal '68 in poi" il 2° Celere è presente in punti caldi della contestazione e delle lotte operaie. Il 19 aprile '68 carica selvaggiamente a Valdagno gli operai della Marzotto; si spara anche con i mitra. Nel '70 è impegnato a Reggio Calabria. Il 15 agosto '70 spara a Porto Marghera. L'11 marzo '72 a Milano, a una manifestazione di extraparlamentari, ci scappa il morto: un candelotto del 2° Celere colpisce in faccia il sessantenne Giuseppe Tavecchio.

"Il 5 agosto '73, in occasione della marcia antimilitarista dei radicali, il 2° Celere interviene durante il sit-in davanti al carcere militare di Peschiera: manda una guardia ubriaca a distribuire manganellate tra i marciatori e per giorni si dà la caccia all'uomo. La serie degli "interventi" del Reparto potrebbe continuare a lungo: realisticamente, Pannella ha parlato di "scuola di assassinio".

Ma c'è di più: Margherito ha rivelato che il Reparto è un campionario quasi completo di reati comuni: furto, ricettazione, rapine, sfruttamento della prostituzione: "Ormai eravamo talmente abituati a questi fatti che nessuno si scandalizzava più. La media delle persone che si mandavano in tribunale era di una-due al mese, mentre per una buona percentuale si chiudeva un occhio, se no venivano fuori cifre scandalose".

Sul piano politico, Margherito ha raccontato che parecchie guardie hanno rapporto amichevoli con ambienti dell'estrema destra.

"Lo feci presente al comando, informando che questi contatti erano qualcosa di più di agganci, ma si trattava di vita in comune… Feci nomi precisi e consigliai l'allontanamento delle guardie compromesse. È gente decisa a tutto. Il Comando, però, faceva finta di non sentire e di non vedere".

"Quante erano queste guardie ammanigliate con i fascisti padovani?"

"Venti, trenta su duecentocinquanta… Un numero considerevole. Non nascondevano per niente la propria adesione all'ideologia di destra. Qualcuno di loro è arrivato anche a qualcosa di grave. Su una guardia, ad esempio, abbiamo avuto una segnalazione da parte di una prostituta che denunciò il fatto che la guardia aveva procurato delle armi ai fascisti e si stava dando da fare per procurare anche dell'esplosivo per preparare degli attentati".

"A che periodo risalgono questi fatti?"

"A circa tre mesi fa, cioè verso aprile di quest'anno".

"A chi riferì le informazioni la prostituta?"

"In questura, ma sui giornali non è apparso niente".

"È stato messo a tacere tutta la faccenda?"

"Il caso non è neanche sorto. La guardia, con altri pretesti, è stata tolta dalla circolazione e incriminata per reati pretestuosi… Ma al Comando già si sapeva dell'attività di questo ragazzo. Se fossero andati prima a fargli una perquisizione gli avrebbero trovato in casa parecchia roba compromettente. Infatti, quando era troppo scomodo, è stato firmato un mandato di perquisizione e gli hanno trovato varie armi. Finì a Peschiera".

"Quale la risposta quando denunciasti al Comando l'attività della guarda?"

"Mi risposero che in ordine pubblico la guardia andava benissimo, che magari fossero tutti come lui…".

Calamità naturali.

Col. Ricciato:

"Comando il secondo raggruppamento celere da luglio del 1965 ma sono in forza al reparto dal 10 agosto 1960 ove giunsi sottotenente e dove feci tutta la mia carriera seguendo le vicende del reparto in tutte le attività che ha espletato sia per questioni di O.P. sia per l'antiterrorismo in Alto Adige sia per la lotta contro il banditismo in Sardegna sia per i fatti di Reggio Calabria sia per i fatti alluvionali sia per altre calamità come quella del Vajont, quelle di Firenze, quelle che accaddero appunto nel 1967 nella zona qui anche del padovano.

Il secondo raggruppamento celere di Padova è un reparto che istituzionalmente ha compiti di O.P. in prevalenza e quindi anche di soccorso pubblico per calamità naturali con prevalenza per fatti alluvionali. È un reparto che si è sempre retto con grande spirito di reparto che gli appartenenti hanno avuto e per l'amalgama che vi è stata sempre fra ufficiali, sottoufficiali e guardie sulla spinta dell'esempio, in quanto dal comandante gli ufficiali comandanti di compagnia vi è stata sempre una partecipazione attiva a tutte le circostanze. È costituito su due battaglioni ma questa costituzione su due battaglioni io la faccio risalire all'epoca in cui questo reparto operava in Sardegna in quanto un battaglione era dislocato in Sardegna e l'altro battaglione era dislocato in continente e si alternavano con periodicità quadrimestrale. Quando cessarono le esigenze della Sardegna un battaglione rimase dislocato in Sardegna in quanto la ricettività della caserma Pietro Inardi non avrebbe consentito il trasferimento del battaglione in Sardegna a marzo. La forza di questo reparto che per organico dovrebbe essere sulle mille e più unità non ha mai raggiunto a Padova le 400.500 unità. Il battaglione di Padova è su quattro compagnie, di cui tre a Padova e una a Trieste".

Riservato.

Disposizioni riservate della questura di Milano dell'11 dicembre '75, per le manifestazioni indette dalle forze dell'"arco costituzionale" nella ricorrenza della strage di Piazza Fontana (si noterà che per far agire nel rispetto della legge la polizia è necessaria una "riservata-urgente". Ma purché si tratti bene "l'arco costituzionale"…):

(…) "Si raccomanda che ogni intervento della forza pubblica venga proceduto dalle prescritte intimazioni di legge, curando che gli squilli di tromba siano ripetuti più volte.

Gli interventi stessi dovranno essere proporzionati ed ispirati alla più stretta legalità.

I Sigg. Funzionari avranno cura di mantenere i contingenti della forza pubblica sempre in nuclei omogenei agli ordini dei rispettivi Comandanti, evitando qualsiasi dispersione che potrebbe avere come conseguenze azioni individuali, intempestive e controproducenti (…)".

Enciclopedia.

"Enciclopedia della polizia", testo del corso di cultura generale alla scuola di polizia:

"Pena di morte": "Vi sono casi di delinquenza che suscitano turbamento assai profondo nello spirito dei cittadini o, anche quando trattasi di delitti comuni, a cagione della loro atrocità, rivelano un'indole così profondamente malvagia nei delinquenti da togliere alla società qualsiasi speranza che si possa con la pena restrittiva della libertà personale porre un freno ai loro istinti perversi. In questi casi è necessaria la più grave pena intimidatrice: la pena di morte… Il vigente codice aveva compreso la pena di morto ma è stata abolita".

"Comunismo": "Il carattere sostanziale costitutivo di esso è distruggere l'umana personalità".

"Masturbazione": "Vizio funesto che ha tanta nefasta influenza nel fisico e nel morale e che talvolta conduce precocemente alla morte".

Il vigliacco.

Il 26 maggio di quest'anno, o in giorno prossimo, ho effettivamente subito a Trento delle percosse ad opera delle guardie P.S. del mio reparto. Stavamo inseguendo dei dimostranti e, dietro una curva, mi sono imbattuto in una persona stesa a terra. Ho provveduto a prendere per portarlo via, aiutato da alcuni uomini. Gli agenti che stavano sopraggiungendo alle mie spalle hanno infierito, senza necessità a mio parere, sulla persona in questione e, nel tentativo di proteggere e coprire detta persona, sono rimasto colpito anch'io alla braccia. All'epoca rivestivo il grado di tenente; la carica fu ordinata da un vicequestore, il dott. Russo, almeno così mi pare, il quale ordinò al mio superiore capitano De Palma di effettuare un'altra carica, dato che, sino a quel momento, il numero dei fermati non era sufficiente (…)

"Margherito, Interrogatorio in istruttoria"

Uno a uno.

Margherito: Il capitano De Palma, ad esempio, nonostante un grave incidente che lo ha menomato, continua a restare al II Celere. Fu ferito da un colpo di pistola a Primavalle, tre giorni prima l'approvazione della legge Reale. Fu proprio questo ferimento, che portò il capitano in fin di vita, a dare il colpo di grazia per l'approvazione della famigerata legge. De Palma è convinto che a ferirlo siano stati i "rossi", anche se non è ancora stato individuato chi ha sparato. Vive in questa convinzione, e quando va in piazza - lo diceva di fronte a tutti - cerca "l'uno a uno".

In Friuli:

Margherito racconta: "Il reparto non poté dare l'aiuto necessario ai terremotati perché non aveva portato con sé i mezzi tecnici che pure ha in dotazione".

"Dimenticammo a casa le ruspe ma non dimenticammo i manganelli"…

Presidente: "Che significa?"… Per me è incomprensibile. Mi scusi, sa?

Margherito: "A Vito D'Asio successe un fatto molto increscioso: un contingente al comando del capitano Sciuto di stanza in questo paese fu sorpreso una notte mentre si approvvigionava presso la cambusa dei terremotati".

Presidente: "Per favore, vuol stare zitto adesso? Avanti, se no poi non filiamo più".

Offeso nell'onore.

Guardia Musolino: "(…) Mi sono sentito ledere nella mia personalità per il fatto che erano stati interessati dei nostri problemi giornali politici rappresentanti persone che fino al giorno prima ci hanno preso a sassi, bottiglie molotov e cose del genere".

"Quali giornali?"

"Quelli dell'estrema sinistra: Lotta Continua, Unità".

Malagugini: "In quali occasioni il PCI si è comportato così?".

Musolino: "A Treviso, anche se non c'ero personalmente. C'era la mia compagnia".

Malagugini: "C'era il PCI?".

Musolino: "C'erano contatti…".

(…) "Le mie idee e quelle di Margherito non collimano".

Malagugini: "Quali sono le sue idee quali quelle di Margherito?".

Musolino: "Il signor capitano frequentava comizi di sinistra. Io, invece, sono un moderato".

Malagugini: "I redattori del "Resto del Carlino" sono mai stati presi a sprangate?".

Musolino: "Di che colore è?".

(…) "A lei cosa interessano le mie idee politiche?".

Malagugini: "Tanto quanto a lei interessano quelle el capitano Margherito".

"A Trieste lei ebbe un incidente?".

Presidente: "Non permetto la domanda!".

Malagugini: "Come non permette la domanda? La domanda è legittima. Queto tribunale non è il II Celere!".

Presidente: "Non c'entra con il processo".

Margherito (alzandosi): "C'ero io. Spaccò la testa a un fotografo con una legnata".

Musolino "Un giornalista può essere un estremista!".

La fionda.

Presidente: "Ritorniamo sul fatto delle fionde. Lei ha consegnato alla guardia Verità le fionde, dicendo di tenerle sulla campagnola e ha detto: ""a scopo di sicurezza""…".

Margherito: "Di deterrente psicologico".

Presidente: "Ci vuole spiegare il concetto di deterrente psicologico?".

Margherito: "Cioè, dare una sensazione… Più che altro, secondo me, siccome volevo affrontare i servizi diversamente con le guardie ritenevo che non si doveva creare uno scontro con quelli che erano i metodi precedenti. Infatti, qualcuno poteva rimanere disorientato nell'affrontare determinate situazioni di ordine pubblico non in modo consueto… Ho voluto, diciamo così, tener fede, come primo incontro con il servizio e con gli uomini, a quello che era lo spirito del reparto ("i gladiatori dello stato", non guardie di pubblica sicurezza - diceva il colonnello Ricciato). Fra le varianti di cui ho detto e altre di cui non mi si è lasciato parlare, io ho scelto la più innocua.

Il tromboncino:

"Faccio presente che tutte le guardie anziane del Reparto, vale a dire quelle che avevano svolto servizio O.P. a Milano nella primavera 1975 per i fatti di via Mancini, erano dotate di fionde e biglie. Detti oggetti erano stati acquistati a Milano da una guardia per conto del Comando e con il denaro fornito dal Comando (…) La guardia in questione aveva fatto incetta di biglie nei grandi magazzini di Milano. Gli oggetti in questione erano stati dati per il servizio in via Mancini e poi erano rimasti in dotazione ai militari. Ritengo di avere, nel modo suesposto, prospettato alla S.V. che quella di acquistare fionde non è stata "una mia iniziativa personale". Io ero rimproverato dai colleghi di avere scarsa iniziativa nei servizi di ordine pubblico. Il cap. Montalto portava costantemente nella jeep sacchi (tascapani) di pietre (…) Lo stesso portava in servizio, oltre la pistola di ordinanza, una "257 Magnum" (pistola). Detta arma l'ufficiale teneva costantemente sulla campagnola, tanto che a Milano, nel periodo di via Mancini, la guardia Massa, ora in servizio all'antiterrorismo di Padova, preciso si tratta del Nucleo Antiterrorismo di Padova, accidentalmente fece partire un colpo trapassando verso il basso la campagnola. Lo stesso cap. Montalto ha estratto la pistola fuori ordinanza in due occasioni: a Padova in Piazza Insurrezione in occasione del servizio per il comizio di Almirante nel giugno scorso. Il fatto può essere confermato dal personale civile e militare in servizio quel giorno. Nella stessa occasione puntò la pistola fuori ordinanza contro un gruppo di dimostranti nello stesso servizio a Padova allontanò un gruppo di dimostranti con il lancio di bottiglie Molotov. A proposito di queste ultime armi disse di averle sequestrate a dei dimostranti in quella stessa occasione. Il capitano Montalto inoltre ha ancora estratto l'arma a Firenze in occasione di altro servizio per un comizio di Almirante puntandola contro una persona e dicendo: "Rosso provaci e ti pianto una pallottola in faccia". Anche questo fatto può essere confermato dagli uomini di servizio a Firenze. A Milano in viale Lombardia, allo scopo di fronteggiare dimostranti, il cap. Sciuto diede disposizioni alle guardie Talò, Verità, mi pare anche Sanges, che avevano in dotazione i tromboncini per i lacrimogeni, di togliere la calotta di plastica, applicata per evitarne l'efficacia penetrante, ai lacrimogeni.

Nelle cariche effettuate a Rovereto dal cap. De Palma, fu data disposizione alle guardie in possesso di tromboncino, di effettuare la carica usando lo stesso tromboncino a mò di clava (…)

Durante esercitazioni O.P. in caserma, per rendere più aggressive le guardie o spaventarle, venivano per le stesse esasperati taluni aspetti pericolosi del servizio. Così ad esempio vengono fatte deflagrare bombe Molotov contenenti additivi e vengono fatti esplodere petardi di notevole effetto. (…)

Durante le esercitazioni a "S. Felicita" in Bassano Grappa si insegnava a tirare il tromboncino solo a tiro teso. Inoltre sino alla primavera di quest'anno erano state istituite delle squadre speciali in caserma, addestrate da maresciallo Lubertino e guardia Scognamiglio del centro sportivo di Nettuno, rispettivamente cintura nera di Judò e cintura marrone pure di Judò. Il Lubertino è ancora in Padova. Detti militari sono stati appositamente chiamati dal Comando della Celere di Padova per addestramenti. Dovevano essere scelte circa una trentina di guardie che avrebbero dovuto agire in borghese per provocare i dimostranti.

Ho riferito quanto sopra per mettere in evidenza come fosse inaccettabile per la mia coscienza di democratico mettere in atto queste forme di lotta (…).

Come veniva insegnato in caserma era sufficiente che il dimostrante avesse in mano una di queste bottiglie Molotov perché la legge ci consentisse di sparare…

Salvatore Margherito

interrogatorio in istruttoria.

La sbronza.

Margherito: "Alla marcia antimilitarista, la guardia Gauri, fu ubriacata e armata di un oggetto contundente, fu mandata in mezzo ai manifestanti radicali e, a suon di manganellate, ne mise fuori combattimento quattro, cinque… Era un tipo piuttosto robusto. Alla fine, il Gauri fu caricato su una campagnola e la sera stessa fu fatta sparire sia la campagnola che la guardia. Poi, altri episodi…".

Presidente: "Senta, noi siamo partiti dalle fionde!".

Margherito: "Ecco, allora, premette…"

Mellini interviene.

Presidente: "Per favore, avvocato, quando lei parlerà, vedrà che io la lascerò parlare!"

Margherito: "Scusi, per favore…"

Presidente: "Abbiamo capito, abbiamo capito!"

Margherito: "No, guardi. Ci sono cose più gravi ancora. Scusi…".

Presidente: "Per favore!"

Ancora fionde .

Mangano: "Lo escludo nella maniera più categorica. Escludo anche che in qualsiasi momento, che nei 16 anni di permanenza in questo II Celere, io abbia mai visto o sentito parlare di fionde. Questo sono soltanto frutto di "fantasie bibliche" e basta!".

Guardia Pasquale De Marco: "Io le ho viste una volta sola le fionde. Le ho viste in servizio a Milano in occasione delle elezioni amministrative del '75. Ed eravamo vicino ad una piazza vicino al Duomo e parlava l'on. Almirante e Franco Franchi… noi eravamo di servizio sul posto e venivano distribuite queste fionde. E siccome vi erano dei lavori nei paraggi venivano fatti riempire da alcuni uomini del reparto zainetti di pietre piccole". (…)

Presidente: "Chi distribuiva?" a chi erano distribuite?"

"Agli uomini qua e là"

Presidente: "Lei ha visto?"

"Il capitano Montalto e Musolino". (…)

Presidente: "Lei è in servizio permanente nella polizia? Sta facendo un servizio a termine oppure… Ha aspirazioni di carriera nell'ambito della polizia?"

"Sono venuto nella polizia con l'aspirazione di restare".

Presidente: "E in questo momento questo suo proposito è tuttora fermo oppure ha altre aspirazioni?".

"È fermo".

L'anima del manganello:

Guardia Lojacono: "Per quanto riguarda i manganelli posso dire che la maggior parte dei colleghi anziani del reparto aveva lo sfollagente che teneva un tondino di ferro dentro, perché i nostri manganelli sono di plastica e sopra sono chiusi da un tappo e si mettevano i tondi, oppure sabbia". (…)

"Ho visto mettere la sbarra di ferro nel manganello da un ufficiale".

Giudice: "Chi?"

"Il capitano Taviani".

"Signornò"

"Interrogatorio di Bruno Sutteri" in tribunale.

Presidente: "È vero oppure no che lei in una certa occasione ha riferito al capitano Margherito che una guardia, per disposizione e con i soldi del Comando ha acquistato a Milano delle fionde e delle biglie?".

Sutteri: "Signornò".

Presidente: "Lei ha fatto questa affernazione?".

Sutteri: "Signornò".

Presidente: "Lei ha visto, nell'ambito del reparto, delle fionde, le ha viste usare in servizio?".

Sutteri: "Signornò".

Presidente: "Risulta agli atti che lei era ed è in possesso di una fionda".

Sutteri: "Signorsì".

Risata del pubblico.

Presidente: "Come mai era in possesso da ragazzo di una fionda ecc. e poi ha continuato a portarsela dietro? Che cosa rappresentava per lei questa fionda?".

Sutteri: "Guardi, diciamo per i nipotini… si va tutti in campagna con i nipotini… tutti quanti… a giocare, insomma!".

Un fionda, una vita.

È vero che da anni possiedo una fionda. L'ho acquistata da ragazzo e l'ho usata, come tutti i ragazzi per il tiro a bersaglio e cose del genere. Questa mia passione è nota anche a personale della questura di Gorizia, in quanto da ragazzo qualche volta ho rotto lampioni, in ispecie sotto l'abitazione dell'allora appuntato Bisti, ora brigadiere della P.S. La questura qualche volta, per le suindicate monellerie e vandalismi, m'ha convocato, anzi ha convocato tutta la compagnia della quale facevo parte (per arruolarlo…). Ho conservato in tutti questi anni la fionda, anche dopo il mio ingresso in P.S. Ero solito tenerla nella mia autovettura privata per evitare che il comando nel caso venisse a conoscenza della cosa, mi rimproverasse, anzi, per meglio dire, mi facesse un "cazziatone".

Guardia Sutteri Bruno

Interrogatorio in istruttoria.
E faceva il poliziotto
nella 6^ compagnia
ma le scatole s'è rotto
e se n'è venuto via.
Ventiquattro ore al giorno
lo facevan lavorare
e, per via della divisa,
non poteva reclamare..

E vedeva gli operai
tutti uniti a scioperare
e « perché – lui si chiedeva –
li mandassero a picchiare ? »
Un milione e cento al mese
guadagnava il suo questore..
per di più senza divisa
lavorando poche ore.

E quel giorno era lì
alla Viro di Bologna,
col fucile, tascapane,
per picchiare gli operai
Ma ad un tratto qualche cosa
gli si scosse nel suo petto
e togliendosi l'elmetto
ai compagni disse così:

« Noi siamo
degli sfruttati
quelli che fanno il picchetto
stan lottando anche per noi
E perciò
da oggi in poi
io non voglio più restare..
I compagni operai
io non voglio più picchiare »

E faceva il poliziotto
nella 6^ compagnia,
ma le scatole s'è rotto
e se n'è venuto via.

1, 10, 100, 1000 !
Su avanti, che aspettate?
Se vi unite agli operai
non sarete più sfruttati !

inviata da giorgio - 30/10/2011 - 09:48


Il 2° Reparto Celere di Padova è sempre stato considerato uno dei reparti più duri della Polizia italiana. Nella foto qui sopra

Nella foto in alto, una delle prime cariche del reparto quando ancora costituiva una "costola" del 5° Reparto Mobile di Vicenza.
Nella foto in alto, una delle prime cariche del reparto quando ancora costituiva una "costola" del 5° Reparto Mobile di Vicenza.


una colonna del 2° Celere  impegnata in un servizio di o.p. a Bassano del Grappa: siamo negli anni '50.
una colonna del 2° Celere impegnata in un servizio di o.p. a Bassano del Grappa: siamo negli anni '50.


30/10/2011 - 09:57



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