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E lu jurne de la Madonne

anonimo
Lingua: Italiano (Pugliese)


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[1898]

Canto risalente al 1898 - raccolto da Roberto Leydi nel foggiano da un informatore di nome Natale Orecchia - che descrive una sanguinosa rivolta popolare scoppiata a Minervine Murge contro il rincaro del grano e del pane. Quell’anno rivolte simili per il pane, il lavoro, contro le imposte e gli scandali che avevano appena travolto il presidente del Consiglio Crispi esplosero un po’ in tutta Italia e la reazione del governo Di Rudinì fu la militarizzazione e la repressione con il risultato di centinaia di morti (l’episodio più grave fu quello che vide protagonista a Milano Il feroce monarchico Bava o Inno del sangue) e di imprigionati.
Testo trovato su ”Il canzoniere di Giuseppe Di Vittorio. Canti sociali e politici di Capitanata”, a cura di Giuseppe Rinaldi.




“La plebe è inferocita a Molfetta, a Minervino Murge, a Chieti, a Pozzuoli, a Torre Annunziata, ad Avellino, a Nocera, a Rimini, a Bagnacavallo, ad Ascoli. Si invadono i mulini, si incendiano le case, da per tutto si saccheggia.” (“L'Italia nei cento anni del secolo XIX (1801-1900) giorno per giorno illustrata” a cura di Alfredo Comandini).

“[…] L'alimentazione della classe indigente, oltre ai legumi, era fortemente legata al consumo dei cereali e furono proprio i rilevanti rincari del prezzo della farina e del pane le cause che determinarono la rivolta contadina del 1898.
Nel 1897 vi fu una notevole carestia e coloro che, come Battista Barletta, svolgevano il ruolo di mediatori si arricchirono in breve tempo comprando anticipatamente il grano in inverno e dopo averne fatto incetta lo rivendevano in estate facendone lievitare il prezzo.
Il 1° maggio 1898 la folla esacerbata per il continuo aumento del prezzo del grano, insorse.
Quel giorno alle ore 15, abbattuto il muro che divideva il Municipio dal Monte dei Pegni, la Casa Comunale fu incendiata e devastata. Furono dati al fuoco l'Ufficio del Registro, delle Imposte Dirette, delle Poste e delle Guardie Municipali, la Pretura, Dopo aver incendiato il Municipio venne dato l'assalto all'abitazione di Battista Barletta, ritenuto il principale responsabile della penuria del pane. Costui si difese sparando sulla folla, la quale reagì irrompendo nella casa e trucidandolo. Il popolo si recò poi ad incendiare il casino dei proprietari in piazza. Il dott. Giovanni Brandi temendo che anche la sua casa fosse incendiata, sparò un colpo di fucile uccidendo un contadino.
Ma ciò non bastò a spaventare la folla che dopo averlo inseguito lo uccise. Altri incendi furono appiccati al mulino e al magazzino di Battista Barletta. Le forze dell'ordine locali per riuscire a sedare la ribellione dovettero attendere i rinforzi dell'esercito, assediati com'erano all'interno della caserma dei carabinieri. Tali rinforzi, avvisati tramite telegrafo dall'addetto all'Ufficio Postale Gaetano Uva, intervennero dopo la mezzanotte con un treno carico di soldati guidato dal delegato di P.S. dott. De Battista e unitamente a pattuglie di guardie campestri e municipali iniziarono gli arresti. Dopo la rivolta il paese venne a trovarsi in uno stato d'assedio con migliaia di soldati e cavalleria, centinaia di uomini in camicia trascinati all'alba sui carri dei cellulari. Le libertà costituzionali garantite dallo Statuto Albertino furono sospese, con lo scioglimento del Consiglio Comunale ad opera del commissario Regio Panizzardi, fino al 20 novembre in cui ebbe luogo la votazione per la nomina del nuovo Consiglio comunale che si insediò il 7 dicembre con a capo il sindaco Metello Corsi, consigliere anziano l'avvocato Barletta e Segretario Comunale Ignazio Ferrante.
Il processo che si tenne a Trani vide da una parte centinaia di visi scarniti chiusi come bestie nel gabbione dall'altra un apparato di giustizia repressivo pronto a colpire con centinaia di anni di galera. La responsabilità degli avvenimenti venne addossata ai socialisti, ma si trattò invece di una rivolta spontanea in cerca di giustizia sommaria, come cercò di spiegare l'avvocato Giacinto Francia che si assunse l'arduo compito della difesa degli accusati.
Non c'era ancora un'organizzazione capace di indirizzare le masse su specifici obiettivi, come il miglioramento delle condizioni di lavoro e l'aumento dei salari.
Questo fu possibile solo dopo la nascita dei sindacati e delle leghe dei contadini nei primi anni del 900 […]” (Storia di Minervino Murge).
E lu jurne de la Madonne
Re uagnarde si scevene a ‘sconn’
E lu jurne de l’Angurnete
Menerveine s’è revultete
E curreite curreite uagneune
Sciamm’a jardi la Chemmeune
La Chemmeune avimm’jars’
Sciamm’a jard’a l’agend’ ‘le tass’
Mò ni sciamme sotte sotte
Sciamm’a jarde u Malignott’
Mò n’ascennimme da li Capeceine
Sciamm’a jarde allu muleine
Mò ni sciammi chiazza chiazz’
Sciamm’a jard’e ‘Manuele Pricchiazz’
E Debranne ch’abbasce a li funn’
Sceve scappanne cume nu palumme
Uhe’ pigliammi la catarr’
Sciamm’a jard’allu bazar
Battiste Barlette tu aggiuste li peis’
Ca se none tu sind’ acceise
Jeij li peise no li vogghje aggiusta’
Nu cheile de fareine l’avit’a paghèi
E Battiste aggiuste li peise
Ca se none tu sind’ acceis’
Non me ne cour’ de li zappatoure
Tengh’ le suldate che li canneune
Ch’i fuceile e bajenette
Sciamm’acceid’ a Battiste d’ Barlette
E Battiste da’ u balcungeine
Li menave li marangheine
Marangheine na li vulimm’
Ascinn’abbasce ca t’accedeim’

inviata da Bartleby - 15/7/2011 - 09:42



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