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Lista delle versioni e commenti


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Γράμματα στον Μακρυγιάννη
(Ilias Andriopoulos / Ηλίας Ανδριόπουλος)


Στίχοι· Γιώργος Σεφέρης
(Από· «Ημερολόγιο καταστρώματος γ'· Ελένη, στ. 11-16, 42-50 », 1955)
Μουσική·Ηλίας Ανδριόπουλος
Πρώτη εκτέλεση· Μανώλης Μίτσιας (Απαγγελία· Αλέξης Κωστάλας)
Από· «Αργοναύτες», 1998

Eleni
Testo di Yorgos Seferis
in politonico nell'originale
(Da: «Diario di bordo III: Elena vv.11-16, 42 -50», 1955
Musica di Ilias Andriopoulos
Prima esecuzione di Manolis Mitsias (voce recitante di Alexis Kostàlas)
Da "Argonaftes/Argonauti", 1998


«Elena», il poemetto di quasi 70 versi che Seferis scrisse negli anni Cinquanta durante un incarico diplomatico nell'isola di Cipro ancora britannica ma in preda ai torbidi dell'indipendenza, e che ogni liceale greco ha studiato sui banchi di scuola, riprende, del personaggio fatale, la versione di Euripide. La donna per la quale il fato travolse le generose alme d'eroi non era, nella Troia assediata, che un nome e un' immagine, poiché Era, pur permettendo la guerra decennale, non aveva permesso che Paride si portasse a letto quella vera. "Και στην Τροία; Τίποτε στην Τροία- ενα είδωλο..." (E a Troia? A Troia niente: un'immagine...). Insomma, tanto sangue, tante rovine per...un atavar, oggi si direbbe.
Come in Euripide, è l'eroe fuggitivo Teucro che parla a Elena, quella vera messa in salvo in Egitto, e la informa di come quella guerra sia stata combattuta (come tutte le guerre, aggiungo io), "per una nuvola, per un fremito di farfalla, per la piuma d'un cigno, per una camicia vuota: per un' Elena", insomma.
L'ottimo musicista greco Ilias Andriopoulos ha tratto da alcuni versi del poemetto di Seferis questo canto, che mi permetto di destinare agli amici di AWS, dai quali sarà apprezzato come merita. (gpt)
Έζησα τη ζωή μου ακούγοντας ονόματα πρωτάκουστα:
Καινούργιους τόπους, καινούργιες τρέλες των ανθρώπων
ή των θεών·
η μοίρα μου που κυματίζει
ανάμεσα στο στερνό σπαθί ενός Αίαντα
και μιαν άλλη Σαλαμίνα,
μ' έφερε εδώ σ' αυτό το γυρογιάλι.

Μεγάλος πόνος είχε πέσει στην Ελλάδα.
Τόσα κορμιά
ριγμένα στα σαγόνια της θάλασσας,
στα σαγόνια της γης,
τόσες ψυχές
δοσμένες στις μυλόπετρες, σαν το σιτάρι.
Κι οι ποταμοί φουσκώναν μες στη λάσπη το αίμα
για ένα λινό κυμάτισμα για μια νεφέλη,
μιάς πεταλούδας τίναγμα, το πούπουλο ενός κύκνου,
για ένα πουκάμισο αδειανό, για μιάν Ελένη.

« Κι ο αδερφός μου;
Αηδόνι αηδόνι αηδόνι,
τ' είναι θεός ; τί μή θεός; και τί τ' ανάμεσό τους;»

inviata da Gian Piero Testa - 6/7/2011 - 18:31



Lingua: Italiano

Versione italiana di Gian Piero Testa
ELENA

Ho trascorso la mia vita sentendo nomi mai prima uditi:
luoghi nuovi nuove follie degli uomini
e degli dei:
la mia sorte che ondeggia
tra l'estrema spada di Ajace e un'altra Salamina,
mi ha condotto qui a queste prode.

[Recitato]
Grande pena si è abbattuta sulla Grecia
quanti corpi
gettati nelle fauci del mare,
nelle fauci della terra: quante anime
devolute alle macine, come il frumento.
E i fiumi si gonfiavano di sangue dentro il fango
per l'ondeggiare di un lino per una nuvola
per il fremito di una farfalla, per la piuma di un cigno
per una camicia vuota, per un'Elena.

"E mio fratello?
Usignolo usignolo usignolo,
che è un dio? che cosa un non dio? e cosa ciò che sta in mezzo a loro?"

inviata da Gian Piero Testa - 6/7/2011 - 18:32


Ingannato dal testo trovato in stixoi.info (sulla cui scomparsa sto versando lacrime) e dalla mia inguaribile pigrizia, che non mi ha fatto riascoltare fino alla fine la canzone interpretata da Manolis Mitsias, pur avendo confrontato il reperto con il testo originale e averlo corretto, mi rendo conto di avere omesso i tre versi conclusivi (vv. 51-53) della parte recitata. Mi affretto ad aggiungerli (...)

E approfitto per rilevare un'imprecisione nella mia nota. Nel testo di Seferis, Teucro ha già trovato Elena a Faro ed è già approdato a Platres di Cipro, dove fonderà la seconda Salamina. Ma a Platres gli usignoli - voce della Poesia che conosce la verità - non lo lasciano dormire, perché, dopo la scoperta che per dieci anni ci si era scannati per un fantasma, il pensiero di Teucro si arrovella su cosa sia la verità. E' all'usignolo, e non ad Elena, che dunque parla l'eroe.
"Teucro, figlio di Telamone e di Hesione, figlia questa di Laomedonte, era fratellastro del grande Aiace di Salamina e il più valente arciero degli Elleni dinanzi a Troia (Hom.Il.8,281 seg.). Da Troia ritornato a Salamina, venne da Telamone scacciato perché non aveva vendicato la morte del fratello Aiace, o perché non si era curato di trasportar seco le ossa di lui e di riportare la vedova cognata Tecmessa con il figlioletto Eurysace. Egli si recò a Cypro, che da Belos re di Sidone gli fu concessa in dono, sposò Eune figlia di Cypro e generò Asteria. Ivi fondò la città di Salamina (Strabone, 14, 682; Pausania, I, 28, 11; Verg., Aen. I, 619; Hor., Od. I,7, 21 seg.). Dopo la morte di Telamone avrebbe fatto ritorno a Salamina, ma da Eurysace sarebbe stato cacciato, onde se ne andò nella Gallaecia, territorio dell'Hispania".
Così va fatta una nota! Come le faceva il prof. Federico Lübker, nel suo "Reallexikon", la cui prima edizione è del 1855. Io ho la ristampa anastatica della sesta edizione tedesca del 1882 curata da Zanichelli nel 1989 dell'edizione italiana del 1898 (Roma, ed. Forzani e C., tipografi del Senato) dal titolo: "Lessico ragionato dell'antichità classica", pagine 1342: un agile sussidio per tutti gli studenti del liceo ginnasio.

Gian Piero Testa - 8/7/2011 - 13:30



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