Lingua   

La guardia rossa

Raffaele Offidani [Spartacus Picenus]
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


Ti può interessare anche...

'A livella
(Totò)
Spartaco incatenato
(Raffaele Offidani [Spartacus Picenus])
La Leggenda della Neva
(Raffaele Offidani [Spartacus Picenus])


[1919]
Canzone presente in molte raccolte, fra cui "Canti comunisti italiani 1" (1962, Dischi del Sole)

CantiComunisti1

Guardie rosse alla FIAT di Torino occupata, 1920
Guardie rosse alla FIAT di Torino occupata, 1920


La "guardia rossa" è senz'altro il rivoluzionario bolscevico ma in Italia, nel 1919, le "guardie rosse" furono le formazioni di difesa proletarie protagoniste del "biennio rosso" (1919-1920), iniziato in Toscana con la protesta contro l'aumento dei prezzi dei viveri nota come "il bocci-bocci" ( bolscevismo = "fare i cocci" = spaccare tutto) e culminato con l'occupazione di centinaia di fabbriche, soprattutto a Torino, Milano e Genova. Le "guardie rosse" confluirono poi nell'organizzazione paramilitare degli "Arditi del Popolo" e poi... per oltre vent'anni non fu che fascismo e guerra.
(Lo metto timidamente tra parentesi, ma è con un certo orgoglio che posso raccontare che alcuni miei parenti proprio in quegli anni furono "guardie rosse" durante gli scioperi e i picchetti alla RIV di Villar Perosa, già allora saldamente in mano a coloro che ancora oggi fanno il bello e cattivo tempo, ricattando e sfruttando i loro operai e tenendo in ostaggio un'intera nazione: gli Agnelli... Si veda al proposito Pòvri avans 'd la guèra infausta)
Quel che si avanza è uno strano soldato
viene da Oriente e non monta destrier
la man callosa ed il viso abbronzato
è il più glorioso fra tutti i guerrier.

Non ha pennacchi e galloni dorati
ma sul berretto scolpiti e nel cor
mostra un martello e una falce incrociati
gli emblemi del lavor
viva il lavor.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Giacque vilmente la plebe in catene
sotto il tallone dei ricco padron
dopo millenni di strazi e di pene
l'asino alfine si cangia in leon.

Sbrana furente il succhion coronato
spoglia il nababbo dell'or che rubò
danna per fame al lavoro forzato
chi mai non lavorò
non lavorò.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Accorre sotto la rossa bandiera
tutta la folla dei lavorator
rimbomba il passo dell'immensa schiera
sopra la tomba di un mondo che muor.

Tentano invano risorgere i morti
tanto a che vale lottar col destin
marciano al sole più ardenti e più forti
le armate di Lenin
viva Lenin.

È la guardia rossa
che marcia alla riscossa
e scuote dalla fossa
la schiava umanità.

Quando alla notte la plebe riposa
nella campagna e nell'ampia città
più non la turba la tema paurosa
del suo vampiro che la svenerà.

Ché sempre veglia devota e tremenda
la guardia rossa alla sua libertà
la tirannia cancrenosa ed orrenda
più non trionferà
trionferà.

Ché la guardia rossa
già l'inchiodò alla fossa
nell'epica riscossa
dell'umanità.

inviata da The Lone Ranger - 20/6/2010 - 11:51


la guardia rossa,penso sia la prima canzone di cui ho ricordo perchè mio padre la cantava per farmi addormentare fin da molto piccolo,ma non mi è mai sembrata una canzone nè contro la guerra nè pacifista anzi...ancora ora vedo chiaramente,come questa canzone mi emozionava e guidava la mia fantasia dove ero io la guardia, vestito di tutto punto dell'uniforme dell'armata del popolo, fascia rossa con falce e martello al braccio e mitra in mano dentro quella fantomatica "fossa".Fantomatica perchè ricordo anche che la fossa aveva qualcosa che non mi tornava dato che per mè era un semplice bel buco in terra e la fierezza che provavo si scontrava col vedermi solitario marciare avanti e indietro in un buco in terra...ad ogni modo, che ci fa in mezzo alle antiwarsongs?
saluti a pugno chiuso
in ricordo dei tanti caduti combattendo, armi alla mano, per difenderci da tutti i fascismi e imperialismi
Giovanni

giuvaOK@gmail.com - 25/6/2011 - 03:10


Giovanni! io ho gli stessi ricordi! mio padre che mi cantava questa canzone ed io che non ho mai pensato che fosse pacifista! forse neppure lui...
mio padre è morto qualche giorno fa e ho trovato il tuo post nel cercare questa canzone che mi ricordava di lui.
***********************Natascia (Bologna)
natascia_ri@yahoo.it

Natascia - 2/11/2011 - 15:31




Lingua: Tedesco

Traduzione tedesca di autore anonimo da “Europa im Kampf 1939–1944”, come riportata su Chants Protestants
DIE ROTE GARDE

Sieh, ein seltsamer Soldat geht voran.
Er kommt aus dem Osten, nicht hoch zu Ross
mit riesigen Händen und gebräuntem Gesicht.
Er ist der kämpferischste der Krieger,
er trägt weder Federbusch noch goldene Tressen.
Auf der Mütze und auch im Herzen trägt er
Hammer und Sichel.
Das sind die Zeichen der Arbeiter.

Das ist die Rote Garde,
die für die Befreiung marschiert,
rüttelt die versklavte Menschheit
aus ihrem Elend auf.

Unter der roten Fahne
schreitet das arbeitende Volk.
Das ist unser großes Heer,
das mit glühendem Stolz kämpft.
Es ist so vergeblich, die Toten zu erwecken,
wie gegen das Schicksal sich stellen zu wollen.
Es gilt, wie Stalins Armeen,
einer heller glühenden Sonne entgegen zu gehen.

Das ist die Rote Garde,
die für die Befreiung marschiert,
rüttelt die versklavte Menschheit
aus ihrem Elend auf.

Angekettet lag das gemeine Volk
unter den Füßen der reichen Herrn.
Nach tausenden Jahren Leiden und Qual
ist endlich der Esel zum Löwen geworden
und weil er für unsere Freiheit kämpft,
zerreißt er jeden, der's wagt, ihm entgegen zu treten.
Und wir, wir werden die Toten rächen
so unverbrüchlich ist unsere Treue.

Das ist die Rote Garde,
die für die Befreiung marschiert,
rüttelt die versklavte Menschheit
aus ihrem Elend auf.

inviata da Bernart Bartleby - 29/1/2016 - 13:56


Ce chant a été composé par des ouvriers et des ouvrières lors d’une grève à Milan en 1920, pendant l’occupation d’une fabrique. Le chant passa en Allemagne sous le titre « Seht durch die Strassen mit festen Schritten – Regardez, par les rue d’un pas ferme », par Alfred Kurella. Il fut beaucoup chanté par les « Rote Hundertschaften – Les Centaines Rouges » et plus tard le « Rote Frontkämpferbund – L’union des combattants du front. »

Les femmes italiennes communistes formaient des unités importantes, les « Gruppi di azione patriottica – Groupes d’action patriotique », au total 70.000 personnes, dont la moitié combattirent les nazis comme partisanes. 4.600 furent capturées, torturées, condamnées, 2750 déportées en Allemagne, 623 furent fusillées ou moururent dans des combats. Le nombre des internées à Ravensbrück était de 450 environ. Les premières arrivèrent en 1944, lorsque l’alliance entre l’Italie et l’Allemagne fut rompue par la capitulation de septembre 1943 et que l’Allemagne eût envahi l’Italie.

(nota tradotta dal tedesco dal pastore luterano Yves Kéler, da “Europa im Kampf 1939–1944”. p. 131)

Bernart Bartleby - 29/1/2016 - 14:14




Lingua: Francese

Traduzione francese dal tedesco, a cura del pastore luterano Yves Kéler, dal suo sito Chants Protestants
LA GARDE ROUGE

Regarde, un curieux soldat s’avance.
Il vient de l’Est, pas sur un haut cheval,
Avec de grosses mains, le visage bronzé.
Il est le plus combattif des guerriers,
Il ne porte ni plumet ni tresses dorées.
Sur le bonnet et aussi dans son cœur il porte faucille et marteau.
Ce sont les signes des travailleurs.

C’est la garde rouge
Qui marche pour la Libération,
Secoue l’humanité asservie,
La relève de sa misère.

Sous le drapeau rouge
Marche le peuple travailleur.
C’est notre grande armée,
Qui combat avec une fierté ardente.
Il est si vain de réveiller les morts
Ou de se dresser contre le destin.
Il faut, comme les armées de Staline,
Aller vers un clair soleil brûlant.

C’est la garde rouge
Qui marche pour la Libération,
Secoue l’humanité asservie,
La relève de sa misère.

Le peuple ordinaire était enchaîné
Sous les pieds des maîtres riches.
Après des milliers d’années de souffrance et de tourment,
L’âne est enfin devenu un lion
Et parce qu’il combat pour notre liberté,
Il déchire chacun qui ose marcher contre lui.
Et nous, nous vengerons les morts,
Tant notre fidélité est indestructible.

C’est la garde rouge
Qui marche pour la Libération,
Secoue l’humanité asservie,
La relève de sa misère.

inviata da Bernart Bartleby - 1/2/2016 - 12:42


Il 25 aprile avevo 20 anni. Senza niente di eroico ero in contatto con i partigiani della 53 Garibaldi. Tra le canzoni che ho imparato allora La Guardia Rossa, che spesso inavvertitamente mi torna in testa a ricordarmi quei giorni e che, tra l'altro, non mi pare sia così popolare nel dopoguerra. La 53 Garibaldi agiva in Valcamonica, terra di montanari e, nei miei giorni felici alla fine della guerra, non c'è per esempio Bella Ciao oggi tanto citata, evidentemente nata nelle risaie padane.
Un piccolo pensiero a più di 70 da quel tempo inebriante.

Giuseppe Gola - 6/5/2017 - 17:04



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org