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Les quatre bacheliers

Georges Brassens
Lingua: Francese

Lista delle versioni e commenti


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(Georges Brassens)
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(Georges Brassens)
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(Georges Brassens)



brasschat
[1966]
Testo e musica di Georges Brassens
Paroles et musique de Georges Brassens
Album “Supplique pour être enterré à la plage de Sète”



Propongo questa bella canzone del nostro Brassens non perché c’entri molto con la guerra, ma perché forse c’entra con quelli che le guerre le preparano, con il loro perbenismo, la loro ipocrisia, il loro moralismo, il loro spirito forcaiolo con cui vogliono a marcire (e a morire) in galera i ladri di mele per poi invece mandare al potere i veri re dei farabutti e i mafiosi…

A proposito, il ministro Alfano (quel gran lacchè del suo padron, le roi des cons) si prepara alla costruzione di nuove galere invocando lo “stato di emergenza”, che vuol dire semplicemente che le procedure per gli appalti non dovranno più essere trasparenti ma solo rapide… Dopo il ponte sullo Stretto, un altro bel regalo alle mafie, quindi, i cui picciotti ci costruiranno tanti bei nuovi penitenziari dove sbatterci i negri, gli zingari, i tossici, i ribelli e i ladri di polli… Poi, quando saranno costruiti, li daranno in gestione a qualche impresa affiliata alle cosche…

Ma non divaghiamo… Mi è venuto in mente di postare questo brano dopo aver raccolto la triste considerazione di un amico magistrato, fresco fresco di pensione, che l’altro giorno mi diceva: “Dopo quarant’anni di duro lavoro, devo purtroppo constatare che la galera brutta se la fanno solo i poveracci.” E si riferiva in particolare a giudici e pubblici ufficiali corrotti che hanno, illegalmente ed abusando del loro ruolo, accumulato ingenti fortune e che, pur essendo stati beccati con le mani nella marmellata, non si sono mai fatti un giorno di galera e, come i grandi evasori, sono stati “condonati” grazie al patteggiamento dovendo restituire un centesimo di quello che hanno rubato a tutti…

Ma non è soltanto per colpa del nostro sistema di giustizia dove la legge non è mai uguale per tutti (“Tutti gli animali sono uguali, ma i maiali sono più uguali degli altri”, citando Orwell), ma di quella maggioranza (Brassens parla di tre su quattro) che truciderebbe senza battere ciglio il “diverso”, quello che ha La mauvaise réputation, salvo poi picchiare sistematicamente la moglie (perché se lo merita) e i figli (così vengono su meglio), tenere il poster di Fabrizio Corona in camera da letto, evadere le tasse, votare per “le roi des cons” e come esso puttaniare in giro, anche se per importi più modesti, e andare a messa tutte le domeniche…

Per fortuna, uno su quattro, non fa parte dei porci e al ladro di mele, al ribelle, non solo non lo ammazza ma, anzi, lo abbraccia e gli offre una sigaretta… “Bonjour, petit”… Costui a messa magari non ci è mai andato, non crede al finto dio dei pulpiti, dei troni e delle dominazioni ma la parola del dio degli uomini l’ha compresa fino in fondo…

Nous étions quatre bacheliers
Sans vergogne,
La vraie crème des écoliers,
Des ecoliers.

Pour offrir aux filles des fleurs,
Sans vergogne,
Nous nous fîmes un peu voleurs,
Un peu voleurs.

Les sycophantes du pays,
Sans vergogne,
Aux gendarmes nous ont trahis,
Nous ont trahis.

Et l'on vit quatre bacheliers
Sans vergogne,
Qu'on emmène, les mains liées,
Les mains liées.

On fit venir à la prison,
Sans vergogne,
Les parents des mauvais garçons,
Mauvais garçons.

Les trois premiers pères, les trois,
Sans vergogne,
En perdirent tout leur sang-froid,
Tout leur sang-froid.

Comme un seul ils ont déclaré,
Sans vergogne,
Qu'on les avait déshonorée,
Déshonorés.

Comme un seul ont dit "C'est fini,
Sans vergogne,
Fils indigne, je te renie,
Je te renie."

Le quatrième des parents,
Sans vergogne,
C'était le plus gros, le plus grand,
Le plus grand.

Quand il vint chercher son voleur
Sans vergogne,
On s'attendait à un malheur,
A un malheur.

Mais il n'a pas déclaré, non,
Sans vergogne,
Que l'on avait sali son nom,
Sali son nom.

Dans le silence on l'entendit,
Sans vergogne,
Qui lui disait: "Bonjour, petit,
Bonjour petit."

On le vit, on le croirait pas,
Sans vergogne,
Lui tendre sa blague à tabac,
Blague à tabac.

Je ne sais pas s'il eut raison,
Sans vergogne,
D'agir d'une telle façon,
Telle façon.

Mais je sais qu'un enfant perdu,
Sans vergogne,
A de la corde de pendu,
De pendu,

A de la chance quand il a,
Sans vergogne,
Un père de ce tonneau-là,
Ce tonneau-là.

Et si les chrétiens du pays,
Sans vergogne,
Jugent que cet homme a failli,
Homme a failli.

Ça laisse à penser que, pour eux,
Sans vergogne,
L'Évangile, c'est de l'hébreu,
C'est de l'hébreu.

inviata da Alessandro - 13/1/2010 - 11:34



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Salvo Lo Galbo da Le Altre canzoni di Brassens in italiano
IL QUARTETTO DEI SENZA VERGOGNA

Eravamo il quartetto dei
senza vergogna,
il fior fior di tutti i licei,
tutti i licei.

Pur di offrire un fiore anche a lei,
senza vergogna,
diventammo ladri correi,
ladri correi.

Ma qualcuno fece la spia,
senza vergogna
e lo disse alla polizia,
la polizia.

E i quattro dell'Ave Maria,
senza vergogna,
furon presi e portati via,
portati via.

In prigione, le autorità,
senza vergogna,
ne discussero coi papà,
con i papà.

Quanto ai padri dei primi tre,
senza vergogna,
tutti andaron fuori di sé,
fuori di sé.

Esclamarono tutt'e tre,
senza vergogna,
"Che disgrazia, povero me!
Povero me!

Giuro che ne pagherai il fio,
senza vergogna,
non sei degno del nome mio,
del nome mio!"

Poi arrivò il quart'ultimo che
senza vergogna,
era il più massiccio dei tre,
degli altri tre.

Quando venne a prendere il suo,
senza vergogna,
si temette il peggio per lui,
peggio per lui!

Ed invece non gli strillò,
senza vergogna,
che il suo nome disonorò
disonorò.

Nel silenzio, lo si sentì,
senza vergogna,
dirgli "Ciao! Che cosa fai qui?
Cosa fai qui?"

La sua pipa poi gl'imboccò,
senza vergogna,
come fosse un biberòn,
un biberòn.

Io non so se quel babbo lì,
senza vergogna,
ebbe torto a fare così,
fare così!

Ma so quanto un figlio non sia
senza vergogna,
se smarrisce la retta via,
la retta via.

Fortunato lui che potrà,
senza vergogna,
confidare nel suo papà,
nel suo papà.

E se i preti della città,
senza vergogna,
non lo credono un buon papà,
un buon papà,

è perchè la Bibbia, in realtà,
senza vergogna,
l'hanno letta solo a metà,
solo a metà.

E' perchè la Bibbia, in realtà,
senza vergogna,
l'hanno letta solo a metà,
solo a metà!

inviata da Alessandro - 13/1/2010 - 11:35


La vicenda di questa canzone è autobiografica e riporta a un episodio del Brassens liceale (aveva circa 17 anni), avvenuto nella città natale di Sète (che allora si chiamava ancora Cette, da cui le prese in giro che non fosse una città, ma un pronome dimostrativo, e che i suoi abitanti si chiamassero ces). La « banda dei senza vergogna », come la chiama Salvo Lo Galbo nella sua traduzione, era appunto una gang di liceali che aveva trovato questo simpatico modo per avere qualche soldino in più in tasca : rubare in casa i gioielli e l'oro di famiglia per andare a rivenderseli e farsi un po' belli con le bimbe del paese. Nella gang c'era anche Brassens. La cosa fu scoperta e, in una cittadina di provincia francese degli anni '30, non fu presa alla leggera. I ragazzi furono arrestati, portati fuori dalla caserma della Gendarmeria in manette e accolti da una folla che reclamava punizioni esemplari, compreso il bagno penale e la peine de mort (scena ancora ben attuale). Tra tutti i ragazzi coinvolti nella storiaccia, Brassens era il meno implicato : aveva, infatti, sottratto da casa un solo ninnolo. La reazione del signor Jean-Louis Brassens, il padre di Georges, fu assolutamente quella descritta nella canzone ; ma tutto ciò ebbe come conseguenza che pensò bene di spedire il figlio lontano, a Parigi, perché a Sète non tirava una bell'aria. Correva l'anno 1939, e il giovane Brassens si ritrovò dal liceo a fare l'operaio in fabbrica, alla Renault, sotto l'occupazione tedesca. Può comunque darsi che molto dell'orrore per le divise, per le masse urlanti e per la pena di morte che Brassens aveva, derivi almeno in parte da questo episodio.

mamanpapa


Il signor Jean-Louis Brassens proveniva dalla città di Castelnaudary (famosa per il cassoulet) e faceva il muratore con il fisico da muratore che aveva trasmesso a suo figlio (Georges era sempre stato «ben piazzato » nononstante non fosse molto alto, e fa impressione vederlo ridotto a uno scheletro poco prima della sua morte) ; era ateo e anticlericale e, naturalmente, aveva sposato una brava cattolica di origine italiana (Elvira Dagrosa, originaria di Marsico Nuovo in provincia di Potenza e non di « Napoli » come andava sempre dicendo Brassens forse con una bugia un po' « canora »). Per la cronaca, il cognome « Brassens » è occitano, ed è per questo che si pronuncia facendo sentire la « s » finale : propriamente è un derivato di « bras » (braccio) e significa qualcosa come « bracciuto », « dalle braccia lunghe ».

Riccardo Venturi - 13/10/2015 - 17:54



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