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Mondine contro la cavalleria

anonimo
Lingua: Italiano



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Tra il 5 e il 6 dicembre a Torino [Thyssen]
(Coro Le Cence Allegre)


Testo ripreso da Voci di Mezzo.

Il canto si riferisce a un episodio successo a Ferrera Erbognone, un paesino tra le risaie della Lomellina nel pavese.
E’ il maggio 1912: la federazione dei lavoratori della terra ha indetto delle manifestazioni per ottenere le otto ore di lavoro giornaliere.
Per evitare che gli scioperi siano vanificati dall’arrivo delle mondine da fuori si organizza una vera e propria campagna di boicottaggio delle forestiere.
Delle squadre di mondine da fuori peró arrivano e allora si cerca di fare opera di persuasione anche su di loro perché non accettino orari di lavoro piú lunghi.
Ma convincerle è difficile (“le crumire”) perché chi viene da fuori è piú debole, non ha una famiglia vicina o comunque un gruppo sociale che le sostiene.
A Ferrera, il 24 maggio, ci sono dei veri e propri scontri, le mondine si sdraiano a terra davanti alla cavalleria.
Alla fine, sprezzante, il commissario fa andare tutte a casa e si accontenta di arrestare Maria Provera, mondina, probabilmente una di quelle che capeggiava la protesta e Eugenio Riba, segretario della Federazione collegiale di Sannazzaro.
Nella canzone si cita il “sultano”, soprannome del fittabile locale, che a quel tempo deteneva il potere economico e spesso anche amministrativo.
Le mondine contro la cavalleria è un canto a lieto fine: i due arrestati tornano a casa dopo 13 giorni di arresto e si fa festa.
Il ventiquattro di maggio a Ferrera,
un grande sciopero, terribile guerra:
erano tutti in una stretta via,
accompagnati dalla polizia.

Nel vedere le crumire uscire
le scioperanti si misero davanti:
«Se avete il coraggio di andare
ci tradite noi tutti quanti».

Nel veder le crumire ostinate
le scioperanti si misero davanti
e lor si sono gettate per terra:
«Calpestateci se avete il coraggio».

Il commissario, con grande amarezza:
«Non ubbidite alla pubblica sicurezza;
non vedete che questa è viltà?
Se non vi alzate vi faccio 'restà».

Le scioperanti si sono alzate:
«Non è vero che questa è viltà;
son venuti e han fatto violenza
trascinandoci con libertà».

Il commissario, con grande ironia,
disse agli altri: «Andate pur via;
si ferma solo la Provera Maria,
che con noi la vogliamo portar».

La ragazza andava pian piano,
l'hanno condotta davanti al Sultano;
il Sultano sbeffando gli disse:
«Son contento e ancor più felice».

Le scioperanti non dicon parola,
si recarono in mezzo alla folla
e sentiron la brutta novità:
«Il vostro Riba ve l'hanno arrestà».

Quando Riba fu giunto sul treno,
con la mano ci diede l'addio:
«Non piangete, miei cari compagni,
che ben presto sarò qui con voi».

A Sannazaro che sono arrivati
l'hanno rinchiusi in una prigione
come se fossero dei malfattori,
mentre invece era gente d'onor.

Tredici giorni di malinconia
fu terminato in grande allegria:
hanno lasciato il Riba e Maria,
l'abbiam coperto di rose e di fior.

inviata da Riccardo Venturi - 13/6/2005 - 13:25




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