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Ogni anno a fine d'agosto

Anton Virgilio Savona
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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[1969]
Testo e musica di Anton Virgilio Savona
Album: È Lunga La Strada [1972]

È lunga la strada, A.Virgilio Savona, 1973.
È lunga la strada, A.Virgilio Savona, 1973.


In Calabria si diventa mafiosi per generazione, per casato, per discendenza, o per il semplice fatto di essere nato in una famiglia di mafiosi. Il figlio di un mafioso è solitamente un mafioso e lo è sin dalle prime classi elementari. Si diventa mafiosi però anche per esigenza, in mancanza di lavoro, per l'assoluta mancanza di qualcuno che risponda nei modi essenziali alle esigenze di vita di un giovane moderno". Al contrario di quanto molti per lungo tempo hanno creduto, famiglia e parentado si sono rivelate - nella realtà della Calabria e in quella di territori anche molto lontani e diversi - uno straordinario strumento di salvaguardia e di espansione della 'ndrangheta. È proprio questa struttura "primitiva" che ha consentito alla 'ndrangheta di evitare le sorti toccate a Cosa nostra, alla camorra e alla Sacra corona unita. Il numero dei "collaboratori" calabresi è sicuramente più ridotto di tutti gli altri per diverse ragioni: La prima, e la più forte, è che un mafioso calabrese "che si pentisse" dovrebbe per prima cosa chiamare in causa i propri familiari più diretti. La struttura familiare si è rivelata inoltre la più adatta a moduli organizzativi simili a quella autonomizzazione di ciascuno dei diversi reparti e segmenti con cui Cosa nostra, riorganizzandosi, tenta di rendersi impenetrabile sia alle indagini sia alle "voci di dentro". Il vincolo familiare ha funzionato come uno scudo a protezione dei segreti e della sicurezza, oltreché della riproduzione della propria identità sia nei luoghi di origine sia in quelli di emigrazione.

La ‘Ndrangheta è forse l'organizzazione mafiosa che di più ha avuto rapporti con il mondo dell'eversione. Il periodo cruciale è quello a cavallo tra la fine degli anni sessanta e l'inizio degli anni settanta. Ci sono tre episodi importanti che hanno un certo rilievo e che si verificano nel biennio 1969-1970.
1) Il 26 ottobre del 1969 si tenne sul Montalto, nel cuore dell'Aspromonte, una riunione mafiosa che solo apparentemente era uguale a quella che - da tempo immemorabile e per antica e mai dismessa consuetudine - si soleva tenere ogni anno tra i capi più influenti delle ‘ndrine calabresi.
2) Nel luglio del 1970 prendono avvio i moti per il capoluogo a Reggio Calabria, quelli dei Boia chi molla come sintetizzava uno slogan di successo.
3) Nella notte tra il 7 e l'8 dicembre 1970 si consuma la fase finale del tentato golpe Borghese.

In tutti e tre gli episodi si realizza un rapporto di gruppi di ‘Ndrangheta con ambienti ed esponenti della destra eversiva.
Generalmente la data delle riunioni plenarie della ‘Ndrangheta coincideva con la ricorrenza della festività della Madonna di Polsi che cade ai primi di settembre. Nel 1969 la data venne spostata. Tale spostamento era da mettere in collegamento con quanto era accaduto il giorno prima a Reggio Calabria dove c'era stato un comizio del principe Junio Valerio Borghese. La riunione del Montalto, secondo i desideri di una parte della ‘Ndrangheta, doveva servire a discutere la possibilità di far aderire tutta l'organizzazione al progetto politico di Borghese. La scelta era molto impegnativa perché proponeva una dislocazione più immediatamente e direttamente politica della ‘Ndrangheta; il che avveniva su un terreno sicuramente molto accidentato quale quello dell'eversione, ma che aveva l'ambizione di collocare la mafia calabrese in una dimensione sovraregionale e in rapporto con un movimento che aveva obiettivi nazionali e collegamenti internazionali.
La riunione non ebbe esito felice perché fu interrotta dall'intervento della polizia avvertita da chi, negli stessi ambienti della ‘Ndrangheta, non era d'accordo a proseguire lungo quella strada.

Il fallimento dei progetti del biennio 1969-1970 non interruppe i rapporti tra settori della ‘Ndrangheta e il mondo dell'eversione. A metà degli anni settanta si introdusse una novità significativa: i capibastone più influenti decisero di entrare nella massoneria, in particolari logge coperte. La decisione era dettata dalla necessità di entrare in rapporto con il mondo delle professioni, largamente rappresentato nelle logge massoniche, per avere un contatto diretto con questi ambienti e per trovare una corsia preferenziale per gli affari. A spingere in quella direzione fu soprattutto quella parte della ‘Ndrangheta che aveva rapporti con la destra eversiva, con gli apparati dello Stato e con i servizi segreti. Riemergeva l'anima politico-eversiva che si era manifestata già in altre occasioni. La decisione di entrare nella massoneria determinò una modificazione nella struttura della ‘Ndrangheta con la creazione di un livello superiore di comando che coinvolgeva l'élite mafiosa denominato Santa. I "santisti" erano autorizzati ad intrattenere rapporti con ambienti con i quali un tempo era assolutamente vietato avere qualsiasi tipo di contatto, a cominciare da carabinieri e poliziotti. Molti capibastone diventarono confidenti delle forze dell'ordine creando un rapporto vischioso e ambiguo. Ciò spiega la frequenza con la quale ricorre, nelle informative di polizia e dei carabinieri, la formula "fonte confidenziale".

L'ascesa della ‘Ndrangheta aveva avuto inizio sin dalla metà degli anni sessanta, con l'avvio dei lavori per l'autostrada del sole nel tratto che collega Salerno a Reggio Calabria. Le grandi imprese del Nord vincitrici degli appalti contattarono direttamente i capibastone e con loro stabilirono il pagamento della mazzetta in cambio della protezione dei cantieri, l'assunzione degli ‘ndranghetisti come guardiani, l'inserimento di ditte mafiose nei subappalti, la fornitura di materiale inerte e il trasporto dello stesso. Quel modello sarà seguito negli anni successivi.

Nei due decenni si è via via realizzato un pesante condizionamento mafioso dell'economia. Si creò un doppio mercato, uno legale e uno illegale; e il primo subiva pesanti interferenze e condizionamenti da parte del secondo. Imprese mafiose, o a partecipazione di capitale mafioso, entravano nel mercato, ne alteravano le regole, distruggevano le imprese sane e impedivano la formazione di nuove attività economiche. La violenza, soprattutto quella organizzata, diventava così non solo un problema di ordine pubblico, ma anche un nuovo soggetto economico in grado di agire sul mercato.

In molte aree della regione si venne realizzando un vero e proprio governo mafioso dell'economia. Ciò è stato possibile per la concreta gestione del potere da parte delle classi dirigenti locali. In Calabria la formazione delle classi dirigenti di governo ha avuto un aspetto peculiare perché è stata segnata dalla storica debolezza della società civile e della borghesia calabrese la quale, essendo vissuta all'ombra del latifondo, aveva introiettato dall'aristocrazia agraria modelli di comportamento e determinate ambizioni, la più alta delle quali era l'acquisto e il possesso delle terre. Dapprima redditiera e proprietaria di terre, la borghesia è successivamente divenuta impiegatizia e burocratica, figlia della recente crescita urbana e del pubblico impiego, attratta nelle città calabresi dal flusso di denaro pubblico, affascinata dalle professioni che un tempo si definivano liberali - avvocatura in testa. Si spiega la dipendenza - economica e politica - dai centri di potere nazionale e la particolare formazione del ceto politico calabrese. E così si spiega anche la gracilità della società civile, la cui storica e strutturale debolezza ha lasciato sempre un vuoto che viene riempito dalla "politica"...



fumetto di Sergio Staino
Ogni anno a fine d'agosto lassù nei boschi dell'Aspromonte
un ragno tesse una tela, un fiore appassisce, muore una fonte;
ed è lassù che ogni anno c'è chi decide la tua sorte
e compra la tua vita e la tua morte

Se provi a fare la spia non avrai il tempo di una preghiera
e dormirai i tuoi sonni sotto una coltre di terra nera
Perciò se c'è qualcuno che ti domanda chi ha sparato
so che risponderai: « Chi è stato è stato ».

« Io no, signor commissario. Io non so niente. Io non ho visto.
Non c'ero! Non li conosco. Mi lasci andare, in nome di Cristo!
Non guardi la ferita: cosa che passa, non è niente.
Lo giuro, è stato solo un incidente ».

Ci fu chi fece l'eroe e disse tutto senza paura
e fece nomi e cognomi in una stanza della questura
e per aver voluto onestamente dire il vero
adesso dorme i pace al cimitero.

Ogni anno a fine d'agosto lassù nei boschi dell'Aspromonte
un ragno tesse una tela, un fiore appassisce, muore una fonte.
Ed è lassù che ogni anno c'è chi decide la tua sorte
e compra la tua vita e la tua morte.

inviata da giorgio - 18/10/2009 - 08:48




Lingua: Francese

Version française - CHAQUE ANNÉE À LA FIN AOÛT – Marco Valdo M.I. - 2009
Chanson italienne - Ogni anno a fine d'agosto – Anton Virgilio Savona - 1969

En Calabre, on devient mafieux de génération en génération, de famille, par descendance ou par le simple fait d'être né dans une famille de mafieux. Le fils d'un mafieux (en Calabre, dans la 'Ndrangheta) est habituellement un mafieux et depuis les classes élémentaires. En somme, on est mafieux comme on est catholique - dès la naissance...
CHAQUE ANNÉE À LA FIN AOÛT

Chaque année à la fin août là-haut dans les bois de l'Aspromonte
Une araignée tisse sa toile, une fleur se fane, une source meurt.
C'est là haut que chaque année on décide de ton sort
Et qu'on achète ta vie et ta mort.

Si tu essaies d'espionner, tu n'auras pas le temps d'une prière
Et tu dormiras du grand sommeil sous une couche de terre noire.
Pour cela, si quelqu'un te demande qui a tiré,
Je sais que tu répondras : « Celui qui a été a été. »

« Moi non, Monsieur le Commissaire, je ne sais rien. Je n'ai pas vu.
Je n'y étais pas ! Je ne le connais pas. Laissez-moi aller, au nom du Christ !
Ne regarde pas ma blessure; c'est une chose qui passe, ce n'est rien.
Je le jure, ce fut seulement un accident ».

Celui qui fit le héros et dit tout sans peur
Et révèla des noms et des prénoms dans une pièce de la préfecture
Et pour avoir voulu honnêtement dire le vrai
À présent, dort en paix au cimetière.

Chaque année à la fin août là-haut dans les bois de l'Aspromonte
Une araignée tisse sa toile, une fleur se fane, une source meurt.
C'est là haut que chaque année on décide de ton sort
Et qu'on achète ta vie et ta mort.

inviata da Marco Valdo M.I. - 24/10/2009 - 21:51




Lingua: Italiano (Calabrese)

OMIRTÀ - LA MUSICA DELLA MAFIA

Riportiamo come documento questa interessante "canzone della mafia" proposta da Giorgio, che ovviamente non può essere considerata contro la guerra

Album: La musica della mafia vol. I [2000]
musica mafia

MP3:
Omirtà (Otello Profazio)
Omirtà (El Domingo)


"La musica della mafia" è l'interessante trilogia di CD musicali dove vengono narrate storie, detti, abitudini, riti e tutto ciò che riguarda l'"onorata società" meglio conosciuta come la 'ndrangheta (Mafia calabrese).

“Davanti la gran corti 'un si parra / Pochi paroli e cu l'ucchiuzzi 'n terra /L'omu chi parra assai, sempri la sgarra / cu la sua stissa lingua s'assotterra"
La prima strofa della canzone Omertà è solo parlata, pronunciata con tono imperativo e di comando. Scrive Gambino ne "Il carcere non mangia gli uomini « Quaderni del Mezzogiorno e delle Isole. Quaderni calabresi»: «non a caso nel gergo mafioso il giudice inquirente è detto "prisuntùsu". Presuntuoso perché non ce la farà mai a venire a capo di tutta la verità, essendo che il mafioso in sua presenza ha delle regole precise di comportamento, come svela questa quartina che sta tra il suggerimento e la minaccia...» . La quartina di cui parla lo scrittore è quella con cui inizia il canto "Omirtà": davanti alla "gran corte", il tribunale, non si parla. Bisogna dire poche parole e tenere gli occhi bassi. Chi parla troppo finisce sempre col commettere degli errori e con il provocare la sua stessa morte. I colpi di lupara sono come un canto durante il quale "una carogna muore". La legge dell'omertà è dura e amara, "ma spezza il cuore degli infami". Chi crede in Dio può pregare, ma la legge dell'omertà non perdona nessuno, una legge assoluta, un comandamento sacro al cui rispetto ci si è impegnati sotto giuramento: « Occhi tegnu ma nun vìu /Sugnu surdu e puru mutu /Sacciu 'i reguli di Diu /Ma restu sempri 'nu tabutu »
La legge dello 'ndranghetista ha ben poco a che fare con il cristianesimo e con la morale comune. Sette sono le "doti" che deve possedere un affiliato, "sette cose belle": «umiltà; fedeltà e politica per essere umile, fedele e politico con i miei compagni; falsa politica da usare con gli sbirri e gli infami riservando il nostro onore; una matita per esigere e transigere la camorra; un rasoio per sfregiare gli uomini indegni e un coltello per difendere l'onore della società ». Più che un soldato, in giusta misura fanatizzato e ricattato, di un esercito.
Un famoso proverbio recita: «Sulu chi è surdu, orbu e taci / Campa pi cent'anni in pací». Le "regole sociali" escludono i diritti dell'uomo e i principi basilari di ogni vivere civile. Ricordando Franklin Delano Roosevelt, Siebert cita le quattro libertà da lui proclamate nel 1941, «libertà di parola, di religione, libertà dal bisogno e libertà dalla paura». La mancanza della comunicazione, il bisogno, [..] la paura e l'angoscia sono gli elementi costitutivi di quella che è proprio "l'ideologia della morte": «La prassi mafiosa ha elevato la morte violenta ad idolo e ad ultima ratio di ogni pensare e agire. L'infezione della morte - come sopruso, come minaccia, come paura, come ansia, come fonte di identità - pervade l'ambiente mafioso e tutto ciò che viene in contatto con esso. [..] In tale ideologia la morte acquista carattere essenziale per l'esistenza, diventa oggetto di culto ». E più avanti: «Una pietra miliare del dominio mafioso e dell'ideologia che esso ha prodotto è l'omertà, la qualità del silenzio che si identifica con la vera "omineità". Una qualità e un difetto insieme, un ulteriore richiamo alla morte: la negazione della comunicazione. “L’omertà, il silenzio, preannuncia questo messaggio di narcisismo mortifero: non a caso si dice "muto come una tomba". Chi non parla, si estranea dall’intersoggettività, dal dialogo, come soggetto concreto in carne e ossa è già morto » (Da Francesca Viscone - La globalizzazione delle cattive idee. Mafia, musica, mass media -Edizione Rubbettino Editore, 2005 pagg. 57-59)
OMIRTÀ

Mentri canta la lupara
'na carogna grida e mori,
chista leggi dura e amara
a l'infami spacca 'u cori.

Nuddu vitti o sapi nenti,
cu voli a Diu mi preja i santi
o culpevuli o 'nnuccenti
ognunu faci lu mircanti..

Omirtà, omirtà
chista è leggi 'i società
leggi ca nun pirduna
a cu faci 'nfamità.

L'omertà è cumandamentu,
est leggi saggia e justa,
cu prestau lu giuramentu
lu sgarrari - assaj ci custa
Occhiu tegnu, ma nun vìu
sugnu surdu e puru mutu,
sacciu 'i reguli di Diu
ma restu sempri 'nu tavutu.

Omirtà, omirtà
chista è leggi 'i società
leggi ca nun pirduna
a cu faci 'nfamità.

Surdu, mutu, orbu sugnu
a l'onorata ci appartegnu,
socità ca 'nta 'nu pugnu
ci cumanna tuttu 'u regnu
E l'omu chi parra assaj
si trova sempri 'nta li guaj
chi è surdu, orbu e taci
campa pi cent'anni 'n paci...

Omirtà, omirtà
chista è leggi 'i società
leggi chi nun pirduna
a cu faci 'nfamità...

inviata da giorgio & CCG/AWS Staff - 2/5/2010 - 23:44




Lingua: Tedesco

Versione tedesca della canzone "Omirtà"
Während die abgesägte Schrotflinte singt
Schreit und stirbt der Verräter
Dieses harte und bittere Gesetz
Spaltet das Herz der Verräter
Keiner sah oder wusste etwas
Wer zu Gott kommen will, verehrt die Heiligen
Schuldig oder unschuldig
Keiner hat etwas gesagt

Omertà, Omertà
Das ist das Gesetz der Gesellschaft
Gesetz, die dem nicht vergeben
Der sie verrät.

Das Schweigen ist Befehl
Es ist ein gerechtes und weises Gesetz
Denn wer geschworen hat
Kennt den Preis, wenn er es bricht
Ich habe Augen, aber ich sehe nichts
Ich bin taub und sogar stumm
Ich kenne die Gesetze Gottes
Und behalte sie für mich

Omertà, Omertà
Das ist das Gesetz der Gesellschaft
Gesetze, die dem nicht vergeben
Der sie verrät.

Taub, blind und stumme bin ich
Ich bin Mitglied der Gesellschaft
Die wie eine Faust ist
Und das ganze Land regiert
Der Mann. der viel spricht
Wird immer Schwierigkeiten haben
Wer aber taub ist, blind ist und schweigt
Lebt für hundert Jahre in Frieden.

2/5/2010 - 23:46


Per me, invece, se parliamo di mafia e, in particolare di ‘ndrangheta, è imprescindibile non esaminare quali sono le sue regole e come e quanto essa è radicata nel territorio. Se non si parte da ciò - se almeno non si denuncia il muro dell'omertà e della paura (che non si supera certo a canzoni, ma che possono certamente bene accompagnare certe coscienze sociali) - non si va da nessuna parte.. Io, al posto vostro, non l'avrei confusa (sebbene il tema sia lo stesso) col testo più tristemente constatativo e poetico di Anton Virgilio Savona, che proviene direttamente dal particolare contesto del ’69.
Quanto all'essere o meno "di guerra", Lorenzo, non credo che esistano contesti più bellici di questi, dove arrivare ad essere pure "contro" in maniera chiara ed esplicita è, spesso, ancora un obiettivo tutto da raggiungere...

Buona giornata

giorgio - 3/5/2010 - 08:05



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