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The Band Played Waltzing Matilda

Eric Bogle
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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(Eric Bogle)
Çanakkale türküsü
(anonimo)


[1972]
Testo e musica di Eric Bogle
Lyrics and Music by Eric Bogle
Interpretata anche dai Pogues [Pogue Mahone] e da June Tabor
Also performed by The Pogues [Pogue Mahone] and June Tabor


Eric Bogle. Olio su tela di Kris Ralph.
Eric Bogle. Olio su tela di Kris Ralph.
L'incisione della canzone dei Pogues.
L'incisione della canzone dei Pogues.




La locandina del film di Peter Weir Gallipoli (1981).
La locandina del film di Peter Weir Gallipoli (1981).


"Waltzing Matilda" ("Matilda balla il valzer") è una canzone popolare cantata dalle truppe australiane mandate al massacro a Gallipoli, in Turchia, durante la prima guerra mondiale (l'episodio narrato nel famoso film "Gallipoli" di Peter Weir). La canzone è scritta in inglese australiano stretto. Si veda anche Tom Traubert's Blues di Tom Waits.


"Watzing Matilda" e' una popolarissima canzone popolare australiana, dove e' considerata un secondo inno nazionale.

Canta la storia di uno "swagman", che ruba una pecora e, per sfuggire alla polizia, cade in un "billabong" e affoga. I billabong sono dei laghetti isolati che costituiscono cio' che resta di un fiume quando si secca o cambia direzione, come spesso avviene in Australia.

Gli swagmen australiani erano lavoratori vaganti, soprattutto tosatori di pecore, che giravano, per lo piu' a piedi, portandosi dietro lo "swag", una coperta arrotolata con dentro tutte le loro cose, che veniva portata tipo un fucile, a tracolla dietro la schiena.

Waltzing deriva dal tedesco andare "auf der walz" (grosso modo "vagabondare"), Matilda era il nomignolo che veviva dato allo swag.
Deriva anch'esso dal tedesco, dove Matilda (da Mechthild, "donna da battaglia") era il nomignolo con cui venivano chiamate le donne che seguivano i soldati durante la guerra per scaldare le loro notti. Venne quindi usata ad indicare l'uniforme grigia e quindi il fagotto.

"Waltzing Matilda" quindi si riferisce al vagabondare per l'Australia col fagotto sulle spalle offrendo lavoro.

La canzone (sempre l'originale "Waltzing Matilda", non questa), si riferisce probabilmente ad un episodio avvenuto durante i giorni del violento sciopero dei tosatori nell'Australia occidentale del 1894.
Now when I was a young man I carried me pack
And I lived the free life of the rover.
From the Murray's green basin to the dusty outback,
Well, I waltzed my Matilda all over.

Then in 1915, my country said, "Son,
It's time you stop ramblin', there's work to be done."
So they gave me a tin hat, and they gave me a gun,
And they marched me away to the war.
And the band played "Waltzing Matilda,"
As the ship pulled away from the quay,
And amidst all the cheers, the flag waving, and tears,
We sailed off for Gallipoli.

And how well I remember that terrible day,
How our blood stained the sand and the water;
And of how in that hell that they call Suvla Bay
We were butchered like lambs at the slaughter.
Johnny Turk, he was waitin', he primed himself well;
He showered us with bullets, and he rained us with shell --
And in five minutes flat, he'd blown us all to hell,
Nearly blew us right back to Australia.
But the band played "Waltzing Matilda,"
When we stopped to bury our slain,
Well, we buried ours, and the Turks buried theirs,
Then we started all over again.

And those that were left, well, we tried to survive
In that mad world of blood, death and fire.
And for ten weary weeks I kept myself alive
Though around me the corpses piled higher.
Then a big Turkish shell knocked me arse over head,
And when I woke up in me hospital bed
And saw what it had done, well, I wished I was dead --
Never knew there was worse things than dying.
For I'll go no more "Waltzing Matilda,"
All around the green bush far and free --
To hump tents and pegs, a man needs both legs,
No more "Waltzing Matilda" for me.

So they gathered the crippled, the wounded, the maimed,
And they shipped us back home to Australia.
The armless, the legless, the blind, the insane,
Those proud wounded heroes of Suvla.
And as our ship sailed into Circular Quay,
I looked at the place where me legs used to be,
And thanked Christ there was nobody waiting for me,
To grieve, to mourn and to pity.
But the band played "Waltzing Matilda,"
As they carried us down the gangway,
But nobody cheered, they just stood and stared,
Then they turned all their faces away.

And so now every April, I sit on my porch
And I watch the parade pass before me.
And I see my old comrades, how proudly they march,
Reviving old dreams of past glory,
And the old men march slowly, all bones stiff and sore,
They're tired old heroes from a forgotten war
And the young people ask "What are they marching for?"
And I ask meself the same question.
But the band plays "Waltzing Matilda,"
And the old men still answer the call,
But as year follows year, more old men disappear
Someday, no one will march there at all.

Waltzing Matilda, waltzing Matilda.
Who'll come a-waltzing Matilda with me?
And their ghosts may be heard as they march by the billabong,
Who'll come a-Waltzing Matilda with me?



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
E LA BANDA SUONAVA "WALTZING MATILDA"

Quando ero giovane me ne andavo a giro col mio fagotto
e vivevo la vita libera del vagabondo.
Dalle foreste di Murray all'entroterra polveroso
beh, me la ballavo proprio tutta, la mia Matilda.

Nel 1915 il mio paese ha detto: "Ragazzo, adesso
smettila di girovagare, c'è da fare un po' di lavoro."
Cosi' mi han dato un elmetto e un fucile
e mi hanno obbligato a marciare per la guerra.
E la banda suonava "Waltzing Matilda"
Mentre la nave si muoveva dal molo,
E fra i saluti, le bandiere sventolanti e le lacrime
salpammo per Gallipoli.

Ricordo benissimo quel giorno terribile
e come il nostro sangue macchiò l'acqua e la sabbia;
e come, in quell'inferno chiamato Baia di Süvla
fummo massacrati come agnelli al mattatoio.
I turchi ci aspettavano, caricaron bene le armi;
ci investirono di pallottole, una pioggia di proiettili --
e in cinque minuti appena ci spediron tutti all'inferno,
dai colpi quasi ci rimandarono indietro in Australia.
Ma la banda suonava "Waltzing Matilda",
e quando finimmo di seppellire i nostri morti,
e, beh, noi seppellimmo i nostri e i Turchi i loro,
tutto ricominciò daccapo.

Noi che eravamo rimasti, cercammo di sopravvivere
in quel manicomio di sangue, morte e fuoco.
Per dieci orribili settimane ce la feci a restar vivo
sebbene attorno a me si accatastassero i cadaveri.
Poi un grosso proiettile turco mi colpì mandandomi col culo all'aria
e mi risvegliai in un letto di ospedale
vedendo quel che aveva fatto - beh, desiderai essere morto,
non sapevo che c'eran cose peggiori della morte.
Perché non andrò mai più a ballare "Waltzing Matilda"
vicino alla macchia libera e lontana -
per issare tende e paletti ci voglion tutte e due le gambe,
e per me niente più "Waltzing Matilda".

Raccolsero gli storpi, i feriti, i mutilati
e ci rimandarono a casa, in Australia.
Quelli senza braccia, senza gambe, i ciechi e gli impazziti,
quei prodi eroi feriti alla baia di Süvla.
E mentre la nave entrava nel Circular Quay
guardai là, dove una volta avevo le gambe
e ringraziai Iddio di non aver nessuno che mi aspettasse
a piangere, a disperarsi ed a provar pietà.
Ma la banda suonava "Waltzing Matilda"
mentre ci portavano giù per la passerella
e nessuno più salutava allegro, stavano in piedi e ci fissavano
e poi tutti quanti si girarono dall'altra parte.

E adesso, ogni mese di aprile, siedo nel mio portico
e guardo la parata che mi sfila davanti.
Guardo marciare fieramente i miei vecchi compagni
che ravvivano vecchi sogni di gloria passata.
E quei vecchi marcian piano con le ossa rigide e malandate,
sono dei vecchi eroi stanchi di una guerra dimenticata.
E i giovani domandano: "Per cosa stanno marciando?"
Ed io, io mi chiedo la stessa cosa.
Ma la banda suona "Waltzing Matilda",
ed i vecchi ancora rispondono all'appello;
Ma col passar degli anni, sempre più vecchi muoiono
e un giorno nessuno marcerà più.

Waltzing Matilda, Waltzing Matilda.
Chi verrà a ballare Waltzing Matilda con me?
E si sentono i loro fantasmi marciare vicino al billabong,
Chi verrà a ballare Waltzing Matilda con me?



Lingua: Turco

Versione turca dal sito turco Gallipoli 1915/Gelibolu 1915, dedicato interamente alla storia del corpo di spedizione australiano in Turchia.

“And the Band Played Waltzing Matilda” isimli ünlü halk şarkısının bestecisi Eric Bogle, bu şarkıyı 1971’de bestelemişti… 1944 doğumlu Bogle, 1969’da Avustralya’ya göçmüş bir İskoçyalı’ydı. Şarkı da ilk kez 1971’de Canberra’da Kingston Hotel’de çalındı. Bogle, o yılın Nisan ayında yaşlı Anzac gazilerinin bir caddede yürümelerinden etkilenmiş ve bu şarkıyı yazmıştı. Aslında sözleriyle doğrudan Çanakkale savaşını hatırlatıyordu ama, tam Vietnam savaşı sırasında bir savaş karşıtı şarkı olarak dillere takıldı.

“And the Band Played Waltzing Matilda”, ilk kez rockcu John Curry tarafından 1974’te plağa kaydedildi. Ama şarkı önce İngiltere’de popüler oldu. Şarkıyı 1974’te Jane Herivel söyledi, ama daha sonraları June Tabor’un söyleyişi daha fazla sevildi. 1975-76’da Archie Fisher tarafından ABD’de tanıtılan parça İrlanda’ya girer girmez liste başına oturdu ve tüm 1976 yılında liste birinciliğini korudu.

Parçasını ilk kez 1977’de kendi sesiyle kaydeden Bogle, bu kaydın en kötü, dinlediği en iyi kaydın ise June Tabor’un enstrümansız söylediği versiyon olduğunu söylüyor. Parça, geçmiş yıllarda Fransızca, İspanyolca, Portekizce ve Danca da söylenip çalındı…

Eric Bogle, telif haklarına da çok titiz bir besteci… Yüzden fazla albümde bestelerinin “anonim” ibaresiyle kullanılması ve plaklarının korsan baskıları yapılması üzerine bu tür kullanımı sıkı bir şekilde izliyor…
VE ORKESTRA 'WALTZING MATILDA'YI ÇALIYOR

Genç bir adamken çantamı toplamış
Bir serseri gibi yaşıyordum.
Murray’ın yeşil ovalarından tozlu uzak bölgelere...
Battaniyemle her yeri dolaşıyordum.
Derken 1915’te, ülkem dedi ki “Oğlum…
Artık avarelik yeter, yapılacak işler var..”
Bir teneke şapka ile bir silah verdi
Ve beni uzaklardaki savaşa gönderdi…
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı…

Körfezden yelken açarken
Gözyaşı, bağrışmalar ve gülücükler içinde
Gelibolu’ya doğru yola çıktık…

O felaket günü ne kadar iyi hatırlıyorum
Kanımız, kuma ve denize döküldüğünde
Suvla koyu dedikleri cehennemde,
Kasaplık koyun gibi boğazlanıyorduk
Cesur Türk, hazırdı, en iyileriydi
Kurşunla, şarapnelle yıkadı bizi
Ve 5 dakikada bizi cehenneme yollayabilirdi
Bizi dosdoğru Avustralya’ya yolladı.
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı…

Biz ölülerimizi gömmek için durduğumuzda
Biz bizimkileri gömdük, onlar kendilerinkini
Ve tekrar başladı…

Yaşayanlar hayatta kalmak için ellerinden geleni yaptılar
O ölüm, kan ve ateşin çılgın dünyasında
Ve sağ kalabildim yedi uzun hafta
Cesetler etrafımda üst üste yığılırken
Derken, patladı bir büyük Türk bombası tepemde
Ve, hastanedeki yatakta uyandığımda
Ve bana yaptıklarını gördüğümde, Tanrım, ölmeyi istedim
Ölümden daha kötü şeyler olduğunu hiç bilmiyordum.

Artık, sırtta battaniye, averelik yok..
Yeşil çayırlara doğru, ne uzak ne de yakın…
Çadırı kurmak, kazığı çakmak için
İki bacağa ihtiyacı var bir adamın
Artık benim için avarelik yok…

Yaralıları, sakatları topladılar
Ve eve, Avustralya’ya yolladılar…
Kolsuz, bacaksız, kör ve çıldırmışları..
Gururlu, yaralı Suvla kahramanlarını
Ve gemimiz Circular körfezine girdiğinde,
Baktım bacaklarımın eskiden olduğu yere.
Ve tanrıya şükrettim, beni bekleyen kimse olmayışına,
Matem tutacak, üzülecek ve acıyacak…
Ve orkestra Waltzing Matilda’yı çaldı...

Bizi çıkışa doğru taşırlarken
Kimse gülümsemedi, sadece öyle baktılar
Sonra, yüzlerini başka tarafa çevirdiler.

İşte, her Nisan’da verandamda oturur
Resmi geçidi izlerim
Silah arkadaşlarımı seyrederim, ne kadar da gururla yürürler
Eski parlak günlerini hatırlayarak…
Yaşlı adamlar yavaş yürür, hepsi iki büklüm, tutuk ve kırgın
Unutulmuş bir savaşın yorgun yaşlı kahramanları
Gençler bana “Bunlar niye yürüyorlar?” diye sorar…
Ben de kendime aynı soruyu sorarım
Ve orkestra 'Waltzing Matilda’yı çalar
Yaşlı adamlar hala çağrıya yanıt veriyorlar
Yıllar geçtikçe sayıları azalıyor
Birgün geride yürüyen kimse kalmayacak
Avare dolaşmak, avare dolaşmak
Kim benimle avare dolaşmaya gelecek?

Belki onun ruhunu duyacaksın o nehri geçerken...

Kim benimle avare dolaşmaya gelecek?

inviata da Riccardo Venturi - 29/6/2006 - 01:52




Lingua: Catalano

La versione catalana del gruppo valenciano Gent del Desert
I LA BANDA TOCÀ EL VALS DE MATILDA

Quan jo era jove, un fardell vaig portar
i roder en ma terra vaig viure.
De les verdes muntanyes a l'immens pedregar,
ballí el vals de Matilda ben lliure.
Però en mil nou-cents quinze em van dir: "Xaval,
la pàtria et reclama, hi ha una tasca que cal".
Em donaren un casc, un fusell i un punyal
i em dugueren molt lluny a la guerra.
I la banda tocà el vals de Matilda
quan els xics embarcàvem al port.
Entre vítols i crits i missatges de sort,
vam salpar cap a Gal·lípoli.

Me'n recorde molt bé del dia del terror
quan la sang tenyí l'aigua i l'arena.
La badia de Suvla fou l'escorxador;
a l'infern, no s'hi troba més pena.
Joan el Turc no era imbècil, s'havia estat preparant,
a aquella ratera ens anà arrossegant.
Una pluja de bales quasi ens tornà volant
en poc més d'uns minuts a Austràlia.
I la banda tocà el vals de Matilda
quan paràrem a enterrar tots els morts,
els nostres morts, i els turcs, els seus morts.
I el combat començà novament.

En un món dement de mort, sang i foc,
alguns com jo sobrevivien;
set llargues setmanes al maleït lloc
on les piles de cadàvers creixien.
I, de colp, un canó m'encertà a l'engonal.
I quan vaig despertar en un llit d'hospital
vaig conéixer, en veure quin era el meu mal
que hi ha coses pitjors que morir-se.
Ja no ballaré el vals de Matilda
entre els arbres, tan verds, tan llunyans.
Per trescar i acampar no tinc prou amb les mans.
S'ha acabat el vals per a mi.

Ajuntaren després tots els mutilats
i ens van repatriar a Austràlia.
Els cegos, els coixos, mancs i trastornats,
els herois orgullosos de Suvla.
Quan el nostre vaixell entrà al Moll Circular
mirí on les meues cames havien d'estar.
No tenia ningú que em vinguera a esperar
i això al cel li ho vaig agrair.
I la banda tocà el vals de Matilda
i atracàrem i baixàrem pel pont.
Però ningú va brindar. Ens miraven de front
i giraven els ulls lentament.

I ara, cada abril, me n'isc al portó
i veig passar la desfilada.
Veig els meus camarades marxant al mateix so
revivint una glòria passada.
Els vells van a espai, torts i encarcarats;
d'una guerra oblidada, els herois oblidats.
La xicalla demana: "Per què van desfilant?",
i això em pregunte jo a mi mateix.
I la banda toca el vals de Matilda
i n'hi ha qui a la crida respon,
però any rere any, qualques menys en són.
Algun dia, no hi vindrà ningú.

Vals de Matilda, vals de Matilda...
Qui ballarà el vals junt a mi?

13/12/2017 - 22:52




Lingua: Francese

Versione francese di Riccardo Gullotta
LE GROUPE JOUAIT WALTZING MATILDA

Quand j'étais un jeune homme j’emmenais mon sac
et je vivais la vie libre d'un vagabond.
Des verdoyants bassins de Murrays [1] à la savane poussiéreuse,
bon, je valsais avec ma Waltzing Matilda partout.

Mais en 1915 mon pays m’a dit : « Fils,
Il est temps d'arrêter de vagabonder car il y a du travail à faire».
Alors ils m'ont donné un casque en étain et un fusil,
et ils m'ont envoyé au loin à la guerre.
Et le groupe jouait «Waltzing Matilda»
tandis que nous nous éloignions du quai,
et au milieu de toutes les acclamations, des drapeaux flottant au vent, des larmes,
nous avons pris la mer pour Gallipoli.

Et ô combien je me souviens de ce terrible jour,
comme notre sang tacha le sable et l'eau;
et comme dans cet enfer-là qu'ils appellent baie de Süvla
nous fûmes charcutés comme des agneaux à l'abattoir.
Les Turcs [2] nous attendaient , il s'étaient bien préparé.
Ils nous couvrirent de balles et firent pleuvoir des bombes,
et en cinq minutes pile ils nous renversèrent tous d’un souffle à l’enfer,
ils nous renversèrent arrière presque droit en Australie.
Mais le groupe jouait «Waltzing Matilda»,
quand nous arrêtions d'enterrer nos morts ‒
eh bien, nous avons enterré les nôtres et les turcs les leurs ‒
à ce moment-là on a recommencé encore.

Et ceux qui ont été laissés, eh bien, nous essayions de survivre
dans ce monde fou de sang, mort et feu.
Et pendant dix semaines épuisantes je me suis gardé en vie
quoiqu’il autour de moi les corps s'empilaient toujours plus haut.
Ensuite une grande balle turque me blessa en renversant cul par-dessus tête,
et je me suis réveillé dans mon lit d'hôpital
et j'ai vu ce que ça avait fait, bref, j'ai souhaité être mort ‒
je n'avais jamais su qu'il y avait des choses pires que mourir.
Car je ne valserai plus avec ma «Waltzing Matilda»
tout autour des verts buissons loin et libre ‒
Pour porter sa tente et ses piquets un homme a besoin de ses deux jambes ‒
pas plus de «Waltzing Matilda» pour moi.

Alors ils ont collectés les boiteux, les blessés, les mutilés,
et il nous ont renvoyés à la maison en Australie.
Les manchots, les cul-de-jatte, les aveugles, les fous,
ces fiers héros blessés de Süvla.
Et tandis que notre navire entrait au Circular Quay [3],
j'ai regardé l'endroit où mes jambes avaient pour habitude d'être,
et j'ai remercié Christ qu'il n'y avait personne qui m'attendait
pour me plaindre, pour pleurer et pour avoir pitié.
Mais le groupe jouait «Waltzing Matilda»
alors qu'ils nous débarquèrent par la passerelle
et que personne n’acclama, ils restèrent juste immobiles en nous fixant,
puis ils détournèrent leurs visages.

Et maintenant chaque Avril je m'assois sous mon porche
et je regarde la parade qui passe devant moi.
Et je vois mes vieux camarades, qu’ils marchent fièrement!,
en ravivant des vieux rêves de gloire passée.
Et les vieux hommes marchent lentement, tous courbés et endoloris,
ils sont des vieux héros crevés d'une guerre oubliée.
Et les jeunes gens demandent "Qu’est-ce qu’ils marchent ?"
Et je me pose la même question.
Mais le groupe joue « Waltzing Matilda»,
et ces vieux hommes répondent encore à l'appel,
mais année après année plus de vieux disparaissent,
un jour personne ne marchera là pas du tout.

Waltzing Matilda,Waltzing Matilda.
Qui viendra valser avec Waltzing Matilda avec moi ?
Et on peut entendre leurs fantômes tandis qu’ils marchent proche du Billabong, [4]
Qui viendra valser avec Waltzing Matilda avec moi ?
[1] Fleuve de l’Australie méridionale
[2] « Johnny Turc » dans l’original, surnom attribué par les militaires australiens, ça serait «Jeannot le Turc»
[3] Port de Sydney
[4] il s’agit d'une oasis formée par une courbe morte d’un fleuve

inviata da Riccardo Gullotta - 9/4/2019 - 15:02


LEZIONE DI DIANA BIANCHI SULLA CANZONE


È interessante leggere la lezione che Diana Bianchi ha tenuto a proposito di questa canzone e di John Walker's Blues di Steve Earle.

Canzoni contro la guerra - Am I to tell these things? Or am I to hold my tongue?
(lezione tenuta alla Scuola Superiore di Lingue Moderne per interpreti e traduttori dell'Università di Bologna, sede di Forlì nel 2003)

17/4/2005 - 22:20


Qui di seguito 3 versioni del "Waltzing Matilda":


1) quella cantata da Peter Dawson (UK, 1938):


2) quella cantata da George Trevare's jazz Group (AUS, 1945):


3) quella (versione del Queensland) cantata da Franklyn B. Paverty Bush Band (AUS, 1988):


qui invece c'è il testo della canzone, e il testo manoscritto originale scritto nel Gennaio 1895 dal suo autore, Andrew Barton "Banjo" Paterson (1864-1941).

Vincenzo Delehaye - 19/6/2006 - 12:16


per tutti gli eroi del nulla, di tutte le guerre dimenticate e non. per tutto il sangue sparso sui campi di battaglia della storia, per tutto il dolore che, tremenda follia, ha attraversato e attraversa la storia di questa scellerata umanità. Per il mare di sangue che affogava la saracena gerusalemme quando i dolci crociati di Dio ne scannavano gli abitanti per i morti vittime delle multinazionali e delle dittature del latino america e di tutto il mondo, per i soldati bambino costretti ad uccidere quando dovrebbero essere in giardino a giocare, per le vittime del terrore e della fame, per nagasaki ed hiroshima, per la shoa e le purghe staliniste, per i pogrom che hanno insanguinato ogni piccolo fazzoletto di questo nostro pianeta, per le pulizie etniche, per la democrazia delle multinazionali e delle case farmaceutiche esportata con le bombe intelligenti, per questo mondo alla rovescia, per le madri dei desapaparecidos, per Claudia Jorge Falcone, per tutto il nostro dolore di emarginati dalla storia, per tutto questo e per tutto il dolore, io piango. Vorrei sentire ancora Pete Seeger cantare le sue canzoni di libertà e di bellezza.....

"il mio nome non conta e la mia età nemmeno, il paese da cui vengo è chiamato il midwest" - 9/2/2007 - 07:30


Un vivo ringraziamento da parte mia a tutti coloro che hanno collaborato a questa pagina, soprattutto perché questa è la prima pagina di CCG che mi sia capitato di aprire, mentre cercavo a tentoni il testo e qualche informazione sulla mia amata canzone “Waltzing Matilda”.
Forse non spiacerà ai visitatori di CCG sapere qualche cosa di più su come proseguirono le operazioni militari per la conquista della penisola di Gallipoli, con lo sciagurato sbarco dei britannici nella baia di Suvla
Riassumo le notizie che ricavo da un libriccino istruttivo e di agevole lettura, “Il Guiness dei fiaschi militari”, scritto da Geoffrey Regan nel 1991, la cui traduzione, a cura di Simonetta Bertoncini, è stata pubblicata da Mondadori, Oscar nel 1995.
Nell’agosto del 1915 le truppe dell Australian and New Zealand Army Corps (Anzac: le forze australiane e neozelandesi dell’Impero Britannico), sbarcate in primavera (25 Aprile) a capo Hellas, si erano ormai impantanate in una guerra di trincea. Si progettò un nuovo sbarco, questa volta nella baia di Suvla, per sbloccare la situazione, e acquisire il decisivo vantaggio del controllo dei Dardanelli e del Mar di Marmara, preludio a un accerchiamento navale russo-britannico dell’ Impero Ottomano nel mar Nero. Il ministro britannico della guerra, lord Kitchener non potè ottenere lo spostamento di generali esperti dalla Francia al fronte ottomano e si risolse ad affidare il comando a uno stato maggiore di ufficiali anziani, di malferma salute fisica e mentale e di scarsa esperienza di combattimento. A comandare la spedizione del IX Corpo di Armata fu scelto un tal generale Stopford, che più di ogni altro riuniva in sé i difetti dell’intera compagine di comando.
Per riuscire, l’azione avrebbe dovuto essere imprevedibile e rapidissima. Sbarco di circa 22.000 uomini, presa di tre alture praticamente sguarnite, un’avanzata di circa sei chilometri fino al ricongiungimento con gli anzac e l’acquisizione del controllo della penisola di Gallipoli, a dominio dei Dardanelli. Tale era il piano del comandante del settore, lord Hamilton, che credeva di dirigere le operazioni stando insediato nell’isola di Imbros. Di fronte - risultava alla ricognizione aerea - era schierata non più della forza di un battaglione, circa 1500 turchi agli ordini di un ufficiale tedesco.
Non ricevendo conferme dell’attuazione della rigida tabella di marcia prefissata, Hamilton spedì con un lento caicco due suoi ufficiali di collegamento: ed essi scoprirono che:
1) il gen. Stopford aveva fatto sbarcare gli uomini, ma non era sbarcato lui, per una gamba che gli doleva; 2) che la maggior parte degli uomini, per ordine dello stesso Stopford stavano prendendo bagni di mare per rimettersi dalla fatica della traversata e dello sbarco; 3) che solo una delle tre alture era stata occupata; 4) che arrivavano notizie di uno spostamento di forze turche per contenere i britannici sbarcati.
Sollecitato a sbrigarsi dallo stesso Hamilton che, impaziente, aveva raggiunto con uno yacht la baia Suvla, Stopford rinviò al giorno dopo, causa la gamba, e sconsigliò i suoi ufficiali di avanzare senza una copertura (non prevista dal piano) di artiglieria. Fece anche rientrare le truppe dall’ unica altura che avevano già occupato, sulla quale si portarono subito i Turchi.
Il giorno dopo Statford, finalmente sbarcato, si fece costruire un rifugio sulla spiaggia e mandò 6000 uomini contro 800 Turchi privi ancora di mitragliatrici: l’attacco fu però respinto.
Il tempo concesso da Statford al nemico consentì a Mustafà Kemal, ormai arrivato con nuove forze sul teatro di guerra, di schierarsi opportunamente, sicché il vano assalto alle alture lasciate sguarnite, in particolare a quella di Ismail Tepe, costò ai britannici la perdita di 8000 uomini. La battaglia di Gallipoli, o dei Dardanelli, per quanto ormai compromessa, continuò fino al 9 gennaio del 1916.
Il 25 aprile in Australia e in Nuova Zelanda si celebra l' Anzac Day.

Gian Piero Testa - 9/7/2009 - 14:52


Premessa

Durante la I guerra mondiale tra gli obiettivi strategici dell’impero inglese e della Russia ve ne furono tre che riguardavano l’Asia Minore: rendere inoffensivo l’impero ottomano , o alleggerirne la pressione, nel fronte orientale in modo da potere impiegare più risorse sul fronte europeo ; rompere l’isolamento della Russia attraverso il controllo del Mar Nero (essenziale per l’importazione di grano in Occidente); eliminare le pressioni ottomane sul Caucaso che, se occupato, avrebbe comportato sviluppi esiziali per l’impero zarista.

Le circostanze vollero che si rendesse necessaria un’azione diversiva nei Dardanelli , una mossa tattica cioè per un obiettivo contingente. Invece Winston Churchill, primo lord dell’ammiragliato (vertice della Royal Navy), colse l’occasione per mutare radicalmente l’intervento in una campagna strategica, in quella che sarebbe passata alla storia sotto la denominazione di “campagna di Gallipoli” (”Çanakkale Savaşı” in turco, cioè guerra di Çanakkale, dal nome della cittadina all’imbocco dei Dardanelli). Lo scopo era quello di occupare Istanbul e fare capitolare l’impero ottomano segnando una svolta decisiva sull’esito del conflitto globale. Francesi e greci presagirono o subodorarono che la campagna sarebbe stata assai più impegnativa di quanto pensassero i britannici. I greci si sottrassero all’impegno militare diretto, i francesi ridussero il loro. Entrambi, oltre a italiani, russi, bulgari si affrettarono a fare piani di spartizione dell’impero ottomano. Sottovalutarono però le capacità militari turche. A sostenere pienamente la Turchia c’era il Reich tedesco che aveva già inviato munizioni, mezzi e istruttori di prim’ordine. Basti pensare che ad ideare i piani strategici dell’esercito turco era il maresciallo von Sanders , che sarebbe passato alla storia con il soprannome di “Gelibolu aslanı” (leone di Gallipoli). Le truppe dell’ANZAC, australiane e neozelandesi, furono chiamate ad assumersi gran parte del carico della campagna.

Lo stretto dei Dardanelli (“Çanakkale Boğazı” in turco), tra la penisola europea di Gallipoli (“Gelibolu Yarımadası” in turco) e l’Anatolia in Asia , é lungo 60 km. Chi controlla i Dardanelli ha facile accesso al Bosforo, da qui al Mar Nero e ai paesi rivieraschi (in senso orario oggi Bulgaria, Romania, Ucraina, Russia, Georgia, Turchia). Era difeso con quattro grandi temibili fortificazioni , poste due all’imbocco e due all’uscita, oltre a essere densamente minato. Le ingenti perdite subite dalla marina britannica fecero propendere per un attacco terrestre. La baia di Süvla (“Süvla Koyu” in turco) si trova a metà del lato occidentale della pensisola, sul mare di Tracia.

Furono numerosi gli errori inglesi, anche marchiani. La campagna di Gallipoli fu un massacro che costò la vita a circa 50.000 tra inglesi,australiani,neozelandesi,francesi e circa 66.000 ai turchi. Ma il totale tra morti, feriti, dispersi fu molto più elevato: 250.000 da una parte e almeno 220.000 dall’altra.

Riccardo Gullotta - 9/4/2019 - 15:19




Lingua: Siciliano

Traduzione siciliana / Sicilian translation / Traduction sicilienne / Sisiliankielinen käännös:
Riccardo Gullotta

Di Waltzing Matilda e della traduzione in siciliano

"Unglücklich das Land, das Helden nötig hat” (Bertolt Brecht, Leben des Galilei)
“Sventurata la terra che ha bisogno di eroi" (Bertolt Brecht, Vita di Galileo)


The band played Waltzing Matilda è un capolavoro per forma e contenuto . E’ una ballata ma si potrebbe considerare una meta-canzone tenuto conto dello spazio che trovano i riferimenti al noto canto australiano. Riferimenti che generano e riflettono vari livelli di contrasto: un contrasto psicologico tra il narratore ed il suo alter ego (la sua Matilda) , un contrasto figurativo (la banda che suona tra i morti), un contrasto spazio-temporale (nella banda che suona per i morti , ché tali appaiono i relitti che marciano). Una voce solista origina una polifonia. Ovvero un significante che presiede a tanti significati, e sin qui nulla di nuovo, ma i significati si rincorrono in circolo , collidono e si trasformano in uno dei messaggi più alti contro i guasti identitari e le violenze rapaci camuffate da missioni salvifiche di civiltà. Eric Bogle teneva un occhio sul massacro di Gallipoli e l’altro sul Vietnam.

Dopo averci riflettuto ho deciso di rendere questa ballata in siciliano, un dialetto-lingua ricco di significanti adeguati al racconto, singolo e corale, all’epica, meno adatti per connotare il genere lirico. E’ un dialetto capace di rendere immagini con una incisività straordinaria, non si presta alle sfumature , ai mezzi toni o per esprimere concetti astratti. Sono riconoscibili le tracce di una visione fatalistica che risale alla dominazione araba ma sono altrettanto, e più, evidenti i risvolti di un sottofondo tragico, retaggio della cultura greca da quando Eschilo curava le sue rappresentazioni a Siracusa. E’ un dialetto tagliato sull’ esistenziale, proteso a narrare situazioni in cui non si intravede una via di uscita razionale, il tragico appunto.
Nonostante la mia origine siciliana, mi ha assorbito più questa traduzione diretta dall’inglese al siciliano che non quella dall’inglese al francese.
Va da sé che questa resa non ha nulla a che vedere con quegli usi modaioli da spot e riduzioni televisive che hanno stravolto il dialetto siciliano accentuandone la vis caricaturale giocata su toni farseschi, per lo più di modesto conio, il cui orizzonte sono le tasche.

Questa traduzione è dedicata non solo a chi è stato costretto a fare l’eroe, ma è rivolta anche a quelli che hanno lasciato che altri li indottrinassero a pensare da eroi.

Sta traduzzioni je didicata a ddi genti custritti a fari l’eroi ma vulissi puru addumannari a chiddi ca si ficiru cafuddari nte la testa pinsera di eroi.
A BANNA SUNAVA WALTZING MATILDA

Quannu era picciottu mi carriava un saccu
e faciva la vita libbera d’ un vacabunnu.
Di li favari virdi do Murray [1] ‘nsinu a li cuntrati sicchi,
nsumma, mi carriava a tutti banni la me Waltzing Matilda.

Appressu, no 1915, u me paisi mi dissi: “ Figghiu,
è ura ca finisci di vacabbunnari, c’è travagghiu di fari”.
Mi dettiru n’elmettu e un fucili,
e mi fuddaru a jiri luntanu a la uerra.
E la banna sunava Waltzing Matilda
mentri a nave lassava u portu,
e ammenzu scrusci di manu, banneri ca paliavanu e chianti
partemmu ppi Gallipoli.

Comu m’arricordu bonu ddu jornu terribili,
e comu lu nostru sangu nchiappau rina e mari;
e comu ‘nne ddu ‘nfernu ca chiamanu baia di Süvla
nni scannaru comu agneddi a la ucciria.
U Turcu [2] nni stava spittannu, s’aviva priparatu bonu.
Grannuliavano baddi a bizzeffi e chiuvìvanu bummi a munzedda,
mancu cincu minuti e c’un sciusciu ‘nni fuddaru no ‘nfernu,
n’ammuttàru ca pareva n’avissimu a téniri darreri n’Australia.
Ma la banna sunava Waltzing Matilda,
e cuannu finimmu di sepelliri li nostri morti ‒
veni a diri, nuatri li nostri e li Turchi li so ‒
acccuminzammu tuttu puntu e dacapu.

E chiddi ca ancora campavamu cercammu di ristari vivi
ne ddu manicomiu di sangu, morti e focu.
E ppi deci simani fracchi ristai vivu
ccu tuttu ca li morti s’ammunziddavano manu manu.
Appressu na bumma turca ranni mi nzirtò ittannumi suttancapu,
e cuannu m’arruspigghiai ‘nt’un lettu di spitali
e vitti chiddu ca m’aviva capitatu,n’summa,m’addisiau la morti ‒
mai aviva saputu ca cci sunu cosi peggiu di la morti.
Picchì nun pozzu jiri cchjù ccu “Waltzing Matilda”
menzu li troffi virdi, luntanu e libbiru ‒
ppi chiantari tenni e paliddri a unu c’abbisognanu tutti dui gammi ‒
ppi mi nun ci n’è cchjù “Waltzing Matilda”.

Accussì pigghiaru li sciancati, li struppiati, li mutilati,
e ni mbarcaru ppi turnari n’Australia.
Senza vrazza, senza gammi, orbi, sdiliniati,
ddi eroi priati e struppiati di Süvla.
E mentri ca la navi traseva no portu Circular Quay [3],
mi taliai unni era abbituatu a vidiri li me gammi,
e ringraziai Cristu ca nun c’era nuddu ca m’aspittava
a ddulurarisi, chianciri e ‘nguttarisi.
Ma la banna sunava ”Waltzing Matilda”
mentri ni carriavanu jusu da scala livatizza [4],
nun c’era nuddu ca salutava vuciannu , ‘mpassuluti eranu nun spiccicavanu l’occhi ‘ncoddu,
appressu si firriaru tutti a dda banna.

E ora, ogni misi d’Aprili, m’assettu ‘nto me tirrazzu
E taliu la parata ca passa davanti.
E vidu li me vecchi cumpagni, talìaaa[5]… comu marciano prijati !,
arriviscinu sunni antichi di li glori ca foru.
E ddi vecchi marcianu adasciu, tutti ciunchi e appiuncati,
sunu li vecchi e stanchi eroi di na uerra scurdata.
E li giuvani addumannanu:”Picchì, pi ccù stanu marciannu ?
E puru ju m’addumannu a stissa cosa.
Ma la banna sona “Waltzing Matilda”,
e chiddi vecchi ancora rispunnunu a l’appeddu;
ma annu doppu annu li vecchi ca scumparunu sunu sempri di cchjù,
un jornu nun ci sarà cchjù nuddu ca marcia.

Waltzing Matilda, Waltzing Matilda.
Cu veni ccu me a fari abballari Waltzing Matilda?
E si ponnu sentiri li fantasima di iddi cuannu marcianu vicinu lu stagnuni,
Cu veni ccu mi a fari abballari Waltzing Matilda?
[1] sciumi di L’Australia meridionale
[2] “Johnny Turk” nte l’originali ,veni a diri “Giuanninu lu turcu”, je la ‘ngiurja ca l’Australiani dettiru a li Turchi
[3] Portu di Sydney
[4] “gangway” nte l’originali, si putissi diri “passerella” ma ju penzu ca “scala livatizza” je megghju.
[5] ‘nte l’originali nun c’è, ma si lu puvirazzu ca cunta fussi un sicilianu, st’esclamazioni l’avissi dittu sicuramenti.

inviata da Riccardo Gullotta - 18/4/2019 - 00:18



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