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Massas e brans

Li Troubaires de Coumboscuro

Lista delle versioni e commenti


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Lou pan crousià
(Li Troubaires de Coumboscuro)
Quascus plor e planh son dampnatge
(Guilhem Augier Novella)
Come diruto Mediolano
(anonimo)


[XII sec.]
Testo: Bertran de Born, Be.m platz lo gais temps de pascor, IV
Lyrics: Bertran de Born, Be.m platz lo gais temps de pascor, IV
Musica: Troubaires de Coumboscuro
Album: Lou pan crousià
pancro
Il brano è in realtà la IV strofa della poesia Be.m platz lo gais temps de pascor di Bertran de Born, barone e guerriero provenzale del XII secolo, nonché eccelso trovatore, che fu inserito da Dante nel canto XXVIII dell'Inferno come "seminatore di discordia". Il valore "antibellico" di questo brano promana esclusivamente dal contesto in cui è inserito nel bello e storico album "natalizio" dei Troubaires: la guerra che, nel delirio della tormenta, appare come miraggio a minacciare il povero protagonista, Vincenç, che vuole tornare a casa per Natale dove la giovane moglie ha dato alla luce un bambino.

Quando l'indimenticato Slowdog, al secolo Marco Sopegno (chissà se Google lo riporterà, nominandolo, da queste parti...), "troubairista" indefesso dei tempi d'oro della mailing list "Fabrizio", inserì questo brano nella raccolta primitiva delle CCG, forse si scordò "leggermente" di far presente che il componimento originale di Bertran de Born è probabilmente uno dei più smaccati inni alla guerra, al guerreggiare, alla distruzione e alla battaglia che sia mai stato scritto. Beh, visto comunque il valore dell'autore, è bene comunque riportare l'intera poesia, per farsene un'idea più precisa: praticamente, le CCG hanno qui l'anti-CCG per eccellenza! Ma, chissà, almeno una è forse bene che ce ne sia. [CCG/AWS Staff]


Bertran de Born
da it:wikipedia


Bertran de Born. Illustrazione dal Manuscrit des Troubadours della Bibliothèque Nationale Française.
Bertran de Born. Illustrazione dal Manuscrit des Troubadours della Bibliothèque Nationale Française.

Bertran de Born (1140 circa – ante 1215) è stato un militare e poeta francese, barone occitano e uno dei più importanti poeti trovatori del XII secolo.

Figlio maggiore del Signore di Hautefort, aveva due fratelli, Costantino e Itier. Suo padre morì nel 1178 e Bertrand gli succedette come Signore. All'epoca era già sposato alla sua prima moglie Raimonda e aveva già due figli.

Il suo feudo, incuneato tra il Limosino e il Périgord, si trovò coinvolto per la sua posizione nel conflitto tra i figli di Enrico II Plantageneto. Inoltre Bertrand, secondo le leggi vigenti all'epoca, non era l'unico signore del suo regno, ma la sua carica doveva essere amministrata con il contributo dei suoi fratelli: una strategia valida per molti feudi, nata per le ingerenze del Conte di Tolosa che voleva così tenere sotto controllo l'influenza dei feudatari locali, incoraggiando i conflitti interni nelle famiglie. Le contese di bertrand, specialmente riguardo al fratello Costantino, furono al centro di una vasta produzione poetica, dominata da temi politici.

Il suo primo lavoro di certa attribuzione è un sirventes (un tipo di canzone politica o satirica), del 1181, però da alcuni indizi pare che all'epoca la sua fama di poeta fosse già conosciuta.

Nel 1182 fu alla corte di Enrico II d'Inghilterra a Argentan e lo stesso anno appoggiò la ribellione di Enrico il Giovane contro suo fratello minore Riccardo I, conte di Poitou e duca di Aquitania. In quel periodo scrisse una poesia per Aimaro V di Limoges, che lo invitava a ribellarsi e giurò di partecipare alla guerra contro Riccardo a Limoges: suo fratello Costantino essendo nello schieramento opposto, venne scacciato dal castello di famiglia da Bertrand nel luglio di quell'anno.


Gustave Doré: Bertran de Born, illustrazione al Canto XXVIII dell'Inferno della Divina Commedia.
Gustave Doré: Bertran de Born, illustrazione al Canto XXVIII dell'Inferno della Divina Commedia.

Con la morte di Enrico il Giovane (1183), elogiato e criticato nei suoi poemi, Bertrand scrisse in suo onore un planh, una poesia di lamento funebre, intitolato Mon chan fenisc ab dol et ab maltraire.
Gustave Doré, illustrazione di Bertran de Born nella Divina Commedia.

Durante la campagna punitiva contro i ribelli Riccardo, aiutato da Alfonso II d'Aragona, assediò Hauteford e dopo aver preso il castello lo rese a Constantine de Born. Enrico II però lo rese poi a Bertrand, mentre Costantino si arruolava come mercenario.

Bertrand si riconciliò poi con Riccardo, alleandosi con lui in occasione della guerra contro Filippo II di Francia, ma cercò sempre di rivendicare la sua indipendenza.

Quando Riccardo, diventato nel frattempo Re, e Filippo temporeggiarono nell'intervenire alla Terza crociata scrisse canzoni che valorizzavano la strenue difesa di Tiro da parte di Corrado del Monferrato (Folheta, vos mi prejatz que eu chan e Ara sai eu de pretz quals l'a plus gran). Quando Riccardo venne liberato dalla prigionia dopo essere stato accusato della morte di Corrado, Bertrand cantò un bentornato nella canzone Ar ven la coindeta sazos. Riccardo venne poi ucciso al mercato di Châlus, all'epoca sotto la giurisdizione di Bertrand (1199).

Divenuto vedovo per la seconda volta, nel 1196 divenne un monaco cistercense nell'abbazia di Dalon, verso la quale egli fece generosi lasciti e donazioni nell'arco di vari anni. La sua ultima opera databile è del 1198; smise di apparire in pubblico dopo il 1202 ed era certamente morto entro il 1215, quando è stata trovata uan notazione di pagamento per candele per la sua tomba.

Le sue opere consistono 47 lavori, 36 dei quali sicuramente a lui attribuite grazie ai manoscritti originali, e undici di attribuzione non certa. Tra queste v'è una poesia ititolata Molto mi piace la gaia stagione, dove vengono esaltate le azioni di guerra paragonandole assurdamente alle gioie che trasmette la primavera. Tipico degli scrittori e guerrieri francesi che consigliavano di impegnare borghi o castelli e di indebitarsi piuttosto che non farsi mai guerra.

Sebbene nella sua vita compose anche alcune cansos amorosi, la sua produzione poetica più importante è quella dei sirventes.

Dante Alighieri, sebbene in più passi della Divina Commedia denoti di essersi ispirato alla sua poesia più epica, lo pose come dannato nell'Inferno, tra i seminatori di discordia, per il suo intervento che mise contro Enrico III d'Inghilterra e il padre Enrico II: per l'aver separato persone così vicine egli è costretto a viaggiare staccato dalla sua testa portandola come una lanterna. Durante la narrazione dell'episodio Dante fa pronunciare a Bertran la definizione del criterio in base al quale i dannati vengono puniti,con le parole "così s'afferma in me lo contrappasso".

Massas e brans, elms de color,
Escutz tranchar e desguarnir,
Veirem a l'entrar de l'estor
E maintz vassals ensems ferir
Don anaran arratge
Chaval dels mortz e dels nafratz;
E quant er en l'estorn entratz,
Chascus hom de paratge
No pens mas d'asclar chaps e bratz,
Que mai val mortz que vius sobratz.

inviata da Riccardo Venturi




Lingua: Italiano

Versione italiana dall'album
MAZZE E SPADE

Mazze, spade ed elmi variopinti
E scudi li vedremo infranti e distrutti
All'inizio dell'assalto
E molti guerrieri urtarsi l'un l'altro
Errando per il carnaio
I cavalli dei morti e dei feriti;
E quando nella mischia
Sarà entrato ogni uomo d'alto lignaggio
Egli non penserà che a infrangere teste e braccia
Perché un morto vale più d'un prigioniero.

inviata da Riccardo Venturi






Bertran De Born: Be.m platz lo gais temps de pascor

(Vedere qui per la traduzione italiana.)
80, 8a. Be.m platz lo gais temps de pascor

Be.m platz lo gais temps de pascor
que fai fuolhas e flors venir;
e platz mi, quan auch la baudor
dels auzels, que fan retentir
lor chan per lo boschatge;
e platz mi, quan vei sobre.ls pratz
tendas e pavilhos fermatz;
et ai gran alegratge,
quan vei per la champanha renjatz
chavaliers e chavals armatz.

E platz mi, quan li corredor
fan las gens e l'aver fugir;
e platz mi, quan vei apres lor
gran re d'armatz ensems venir;
e platz m'en mon coratge
quan vei fortz chastels assejatz
e.ls barris rotz et esfondratz
e vei l'ost el ribatge,
qu'es tot entorn claus de fossatz
ab lissas de fortz pals serratz.

E autresi.m platz de senhor,
quan es primiers a l'envazir
en chaval, armatz, ses temor
qu'aissi fai los sieus enardir
ab valen vassalatge.
E puois que l'estorns es mesclatz,
chascus deu esser acesmatz
e segre.l d'agradatge,
que nuls om non es re prezatz,
tro qu'a maintz colps pres e donatz.

Massas e brans, elms de color,
Escutz tranchar e desguarnir,
Veirem a l'entrar de l'estor
E maintz vassals ensems ferir
Don anaran arratge
Chaval dels mortz e dels nafratz;
E quant er en l'estorn entratz,
Chascus hom de paratge
No pens mas d'asclar chaps e bratz,
Que mai val mortz que vius sobratz.

Ie us dic que tan no m'a sabor
manjar ni beure ni dormir
coma, quan auch cridar: "A lor!"
d'ambas las partz et auch ennir
chavals vochs per l'ombratge,
et auch cridar: "Aidatz! Aidatz!"
e vei chazer per los fossatz
paucs e grans per l'erbatge,
e vei los mortz que pels costatz
an los tronzos ab los cendatz.

Baro, metetz en gatge
chastels e vilas e ciutatz
enanz qu'usquecs no.us guerreiatz!

Papiols, d'agradatge
a.N Oc-e-No t'en vai viatz
e dijas li que trop estai en patz.

inviata da Riccardo Venturi - 3/4/2009 - 01:37


Beh, ma questa andrebbe almeno riportata agli Extra, che all'epoca dell'inserimento ancora non esistevano...

B.B. - 6/10/2019 - 14:58



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