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Nowhere To Run To

Roy Harper
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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Da "Once" del 1990.

La canzone parla delle torture e della morte che l’uomo infligge agli animali, che sia la vivisezione, la sperimentazione su cavie, gatti, cani, scimmie di cosmetici, farmaci, tecniche chirurgiche e quant’altro serva al “progresso” dell’umanità, cioè al Mercato (penso alla vicenda dei beagles del laboratorio Green Hill, a giudizio in appello in questi giorni…), o che sia un canile illegale, di quelli che sempre più frequentemente vengono scoperti, anche qui da noi, veri e propri campi di sterminio o di addestramento di cani destinati ai combattimenti illegali…


Qualcosa sull’album da cui il brano è tratto, “Once” del 1990, che include anche la controversa e profetica The Black Cloud Of Islam, canzone “abbandonata” anch’essa e su cui meriterà senz’altro ritornare.

Once

“Once” è un album importante per diversi motivi. Intanto perché Roy Harper ci lavorò insieme ad alcuni altri artisti tra cui spiccano niente meno che David Gilmour alla chitarra e Kate Bush ai cori. In “Nowhere To Run To”, in particolare, Roy Harper si avvalse di un grande bassista, Tony Franklin (The Firm, Jimmy Page, Paul Rodgers,…), e dell’armonica di Mark Feltham (Nine Below Zero, Rory Gallagher e un mucchi di altri grandissimi)

E poi “Once” incrociò fortuitamente un importante evento storico: durante il tour promozionale dell’album uno dei concerti più importanti (da cui, non a caso, fu tratto un film) si tenne al Dominion Theatre di Londra il 22 novembre 1990, proprio il giorno in cui Miss Maggie Thatcher rassegnava le sue dimissioni e si chiudeva per sempre l’era devastante dell’Iron Lady. Quella sera Roy Harper – che si era esibito da solo, completamente in acustico - chiuse il concerto salutando l’evento con grande sollievo: “E’ un giorno da ricordare sotto diversi profili… D’ora in avanti non potrà che andare meglio, abbiamo bisogno di un cambiamento…”
I'm a rabbit on fire
on fire with mascared eyes
I'm a white rat acquired
by the lab
I'm due to be shot
shot with experiment
waiting in line
for the next stab

I've got nowhere to run to
I've got nowhere to go
and no way of telling you
that none of you know

I burn in hellfire
kept alive in my deathbed
I'm a monkey with wire
in my head
I can't touch my face
rub my eyes or hear anything
suspended twixt
living and dead
they say I don't know
but I live under pressure
showing great symptons
of breakdown and fracture

I've got nowhere to run to
I've got nowhere to go
and no way of telling you
that none of you know

If I (RH) had my way
I'd be in there today
turn the voltage on you
burn you down
with the whole of your school

with your lessons on how
to dismiss others' feelings
while feeling that you're
always ever so kind
never cruel
but that's you
only you
of all us creatures on earth
that could only be you

if only you cared
not to kill not to torture
not to need to cause pain
fear and suffering
to be cool

you'd have all the friends
and the ends and the means
to live with the give
and the fox in the glove (the atmosphere)
on this jewel (the planet)
but that's you
only you
of all us creatures on earth
that could only be you

you're the mournful red eye
of the dog in the cage
the howl of despair
from the pound
forsaken forgotten
the live definition
the sad lonely meaning
of hound

and you've got nowhere to run to
nowhere to go
and no way of telling me
that this isn't so
for some of us know,
and will always care to do so

inviata da Renato Stecca - 24/8/2009 - 23:17


Mi sa che, d’ora in avanti, piuttosto che cercare nuove canzoni, mi dedicherò di più a consolare canzoni “abbandonate” come questa – molto bella – di Roy Harper.

Per me le canzoni sono creature viventi partorite da esseri umani, a volte, spesso, anche con estrema fatica e sofferenza, perché sono intrise dei loro sentimenti, perché in una manciata di secondi sono condensate intere porzioni di vite, storie, mondi che diversamente non conosceremmo.

Per questo mi dispiace molto quando incontro pagine come questa, in cui il contributore – in questo caso Renato Stecca, per giunta un collaboratore storico – non ha avuto voglia di trattare questa canzone come avrebbe meritato, come merita ogni canzone, limitandosi a copiare ed incollare il testo da qualche Metrolyrics o similia (e includendovi pure annotazioni estranee) e senza spenderci una parola, senza un minimo di apparato iconografico, senza la ricerca di un video su YouTube, senza l’assegnazione ad un percorso (per quanto nel 2009 il percorso “Guerra agli animali” poteva forse non essere stato ancora istituito)

E che non mi si dica “Sai, non avevo tempo…”, che se non si ha tempo è inutile passare il tempo su queste pagine dove, notoriamente, si perde soltanto del tempo, giacchè con tutte le nostra decine di migliaia di CCG/AWS non fermeremo mai nessuna guerra e non fomenteremo mai nessuna pace, il sito più “inutile” di tutto il World Wide Web…

***

Detto questo, passo alla cura di “Nowhere To Run To” del buon vecchio Roy Harper, musicista e songwriter inglese, di Manchester, con 50 anni di carriera alle spalle e non meno di 23 album in studio realizzati dal 1964 ad oggi (e anche per questo merita un po’ più di riguardo).


[parte riportata nell'introduzione]

PS. Questa sera mi dedicherò al testo, che mi pare piuttosto massacrato, provando a controllarlo ed eventualmente correggerlo all’ascolto…

Bernart Bartleby - 18/2/2016 - 11:03


... anche se bisogna dare atto a Renato Stecca di aver cominciato lui, con The War Came Home Tonight, a contribuire qui le canzoni di Roy Harper... Però, probabilmente per via della sua limitata conoscenza dell'inglese (per quanto pure la mia lo sia), non ha avuto la pazienza di impegnarsi a costruire le pagine successive...

Bernart Bartleby - 18/2/2016 - 11:53



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