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Wake Up or We're All Gonna Die

released September 27, 2019
Greta Thunberg came from Sweden
(continua)
14/10/2019 - 23:23
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Johnny Faa, or The Gypsy Laddie

anonimo
Nell'ultima parte del 15° secolo e nella prima parte del 16°, nelle isole britanniche, gli zingari venivano chiamati "egiziani" a causa della loro pelle scura. Addirittura, li si credeva provenienti dall'Africa. Johnny Faa era proprio il nome dello zingaro per antonomasia. Nelle cronache del tempo furono vari i Johnny Faa condannati all'impiccagione per non aver obbedito all'ordine di espulsione dal paese: il 24 luglio 1616 Johnny Faa, suo figlio e due compagni, il 24 gennaio 1624 il capitano Johnny Faa e sette suoi compagni e cinque giorni dopo tocco a sua moglie Helen insieme ad altre nove donne del clan di Johnny e così via....
Verso la fine del 1700 la ballata venne associata alla famiglia del Duca di Cassilis (forse una storpiatura di Castle?!) ma senza fondamento storico dimostrato....

L'origine è scozzese, della fine del 16° secolo, è compresa ne 4° volume del "Tea Table Miscellany"... (continua)
Flavio Poltronieri 14/10/2019 - 21:44
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Vive la République, Vive la Liberté

Per Riccardo Venturi (informazione stagionata di due anni al tuo quesito):

Ti traduco quanto riferito al proposito dai Tri Yann:

"Vive la Republique, Vive la Liberté" riprende la storia della prima versione di quella che diventerà in seguito la Marsigliese, raccontando quello che fu, nella ricerca della libertà e della giustizia, il desiderio dei Bretoni di ritrovare la propria identità e autonomia sociale nella natia terra di Bretagna.
Flavio Poltronieri 14/10/2019 - 16:43
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Agafant l'horitzó

CONDANNE PESANTISSIME: 13 anni a Oriol Junqueras, 9 anni per i due "Jordis".

Una risposta da stato fascista alla richiesta pacifica di autodeterminazione in Catalogna. Solidarietà ai prigionieri politici.
14/10/2019 - 16:07
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Contro

sono stati semplicemente dei grandi pensatori carlo pulcinelli
carlo.pulcinelli@live.it 14/10/2019 - 11:54
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Dictator

Erdoğan assassino
13/10/2019 - 21:42
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I Hate Hitler

[1995?]
Nell'EP "1, 2, 3, 4 – Bullenstaat!"
Se con Eva Braun a qualche cialtrone poteva essere venuto il dubbio sulla collocazione politica de Die Ärzte, qui invece la punk band tedesca fa definitivamente chiarezza...
Das nächste Stück ist ein Stück für all die scheiß Faschisten in unserem Land! Es heißt: I hate Hitler!
(continua)
inviata da B.B. 13/10/2019 - 21:14
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Eva Braun

[1983]
Una canzone che risale agli esordi della punk band tedesca.
Inclusa solo in un live bootleg e poi in raccolte successive, da ultima "They've Given Me Schrott! - Die Outtakes" (2019)

Una canzone chiaramente satirica che però fu subito espunta dalla produzione e dai live de Die Ärzte, perchè fraintesa ed addirittura salutata dai neonazi come un inno alla consorte di Adolf Hitler...
Eva, Eva...
(continua)
inviata da B.B. 13/10/2019 - 21:03
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Marciar Marciar

Il testo che segue è tratto dal bel libretto "Canti popolari del Cusio, 1977" pagina 23, presentato dalla signora Adriana alla pagina "Canzone della vecchia miniera".
Queste le note esplicative:

"MARCIAR"

« Marciar » è il più famoso canto partigiano dell'alto novarese, conosciuto e cantato da tutte le formazioni della zona. Pare sia stato composto da Antonio Di Dio, caduto a Megolo, fratello di Alfredo, Comandante della «Val Toce». Qualcuno però lo attribuisce a Filippo M. Beltrami.

Vorrei riportare anche la didascalia associata all'immagine del piccolo paese

Case della Piana di Forno, nell'alta val Strona. che fu nido di partigiani nei lunghi inverni della guerra. I loro canti sono l'aspetto meno celebrato, ma più umano della vita alla macchia. Parlano di figli con la penna d'alpino, tornati dal fronte al bosco dietro casa, a difendere l'orto e la vacca. O partigiani ragazzi, che non sono mai partiti e, prima ancora di diventare uomini, si trovano ad imbracciare il mitra sul sentiero dell'ultimo gioco e del primo amore.
Mamma non piangere se più non tornerò,
(continua)
inviata da gianfranco 13/10/2019 - 10:09

Ma che volete da noi?

1973
Un Poco Abitudine...
Ma che volete da noi?
(continua)
inviata da Alberto Scotti 12/10/2019 - 23:48

Canzone della vecchia miniera

anonimo
Anche mio padre (Santa Barbara)

testo tratto dal disco long playing "Minatori della Valtrompia" (Albatros VPA 8237)
Esecutori : la Famiglia Bregoli di Pezzase
anche 'l mio padre
(continua)
inviata da gianfranco 12/10/2019 - 17:06
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Tu non sai che cos'è

1970
Ti ho parlato della guerra
(continua)
inviata da Alberto Scotti 12/10/2019 - 14:59
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Ma che bella giornata di sole

E' necessario che Antonello Venditti costruisca su questa meravigliosa canzone (che feci ascoltare pubblicamente quando mia moglie soccombette di tumore causato dalla nave dei veleni sul Tirreno Cosentino) un video esplicativo dei contenuti dedicati alla deportazione ed alla Resistenza.
Sono il Presidente dell'ANPI del Tirreno Cosentino e ne sarei MOLTO felice.
Massimo Converso
Cittadella del Capo (CS)
12/10/2019 - 10:07
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No Killing

(1986)

dall'album The Blind Leading the Naked
I don't wanna see my brother die
(continua)
11/10/2019 - 23:32

L’Apologie des Jambes

L’Apologie des Jambes

Chanson française – L’Apologie des Jambes – Marco Valdo M.I. – 2019

ARLEQUIN AMOUREUX – 3 bis

Opéra-récit historique en multiples épisodes, tiré du roman de Jiří Šotola « Kuře na Rožni » publié en langue allemande, sous le titre « VAGANTEN, PUPPEN UND SOLDATEN » – Verlag C.J. Bucher, Lucerne-Frankfurt – en 1972 et particulièrement de l'édition française de « LES JAMBES C'EST FAIT POUR CAVALER », traduction de Marcel Aymonin, publiée chez Flammarion à Paris en 1979.


Dialogue Maïeutique

Et les jambes, maintenant ! Marco Valdo M.I. mon ami, tu ne sais qu’inventer pour attirer l’attention du populo, pour piquer le badaud au vif, pour capturer un instant le chaland qui passe. Des jambes, je le demande, à quoi ça rime ? Où cela nous mène ?

À peu près n’importe où, Lucien l’âne mon ami. Les jambes nous mènent du début à la fin, elles conduisent immanquablement ailleurs,... (continua)
Arlecchina, je suis ensorcelé
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 11/10/2019 - 22:08
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This Land

2019
This Land

Lui, afroamericano che vive in Texas, è benestante, ha un ranch, una bella auto. Il vicino di casa non crede che un nero possa vivere in un posto del genere, gli dice: negro, tornatene a casa tua. E lui esplode: vaffanculo, sono figlio dell’America, questa è la mia casa. Non è una parafrasi, è il testo della canzone che apre il nuovo album di Gary Clark Jr e gli dà il titolo.

“This land” è l’eco di “This Land is Your Land” distorta da un groove lento e minaccioso. La canzone di Woody Guthrie rappresentava la visione di un’America senza steccati, dalla California all’isola di Manhattan. Questa racconta di un paese che ottant’anni dopo non ha ancora risolto la questione afroamericana. Il cantante e chitarrista texano ha questa capacità: riesce a prendere modi e stereotipi del blues, del folk, del soul e del rock e farli suonare contemporanei.
rockol.it
Paranoid and pissed off
(continua)
inviata da Dq82 11/10/2019 - 15:53
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Un nome, un senso

1974
Un nome, un senso
Un nome ad ogni uomo
(continua)
inviata da Alberto Scotti 11/10/2019 - 15:04
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Errore Giudiziario

1974
Un nome, un senso
Prendi su la tua roba
(continua)
inviata da Alberto Scotti 11/10/2019 - 14:50
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Alla finestra

1974
Un nome, un senso
Lungo le strade della città
(continua)
inviata da Alberto Scotti 11/10/2019 - 14:22
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Poeta compañero

1974
Un nome, un senso
Una coperta d'azzurro, Santiago
(continua)
inviata da Alberto Scotti 11/10/2019 - 14:10
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Migrazioni

2019
Tradizione e tradimento
Quest’anno come sempre
(continua)
inviata da Dq82 11/10/2019 - 12:56
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A prescindere da me

2019
Tradizione e tradimento

A prescindere da me inizia a darci un assaggio della componente elettronica che caratterizza l’album. Elettronica che però non prende il sopravvento da protagonista della scena, ma fa semplicemente il suo lavoro, fondendosi con gli strumenti in maniera sapiente e “colorando” le canzoni dando loro un respiro ampio. Il testo è un invito a muoversi, a non restare fermi, fossilizzati, ad uscire quindi dalla nostra “comfort zone” per guardare avanti, crescere, imparare, maturare e cambiare, mantenendo sempre fissa la coscienza di chi siamo e siamo stati, perchè rimanendo immobili si muore (“tu muoviti per sempre pigramente / si muore nel rigore / nel movimento assente, nel pensiero senza amore / ed io è di questo che ho paura / perché quando mi fermo è arrivata la mia ora”). Proprio il parallelismo che fa Fabi tra immobilismo e morte ci fa tornare alla mente la poesia... (continua)
La strada si fa stretta ed è più stretta ad ogni giro di lancette
(continua)
inviata da Dq82 11/10/2019 - 12:54
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Preghiera dei partigiani

anonimo
Santa Maria Mater Dei
manda giù i parabei
manda giù i munizziùn
de masà quij lazarùn
11/10/2019 - 11:03
Keçê Kurdan
Alza la testa ragazza curda
Lorenzo Masetti 11/10/2019 - 10:53
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Là su quei monti

Al seguente indirizzo trovate il video "Demonte in guerra, agosto 1944", relativo agli eventi descritti nei precedenti commenti. La durata è di 107 minuti



gianfranco 10 ott.2019
10/10/2019 - 21:17
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L'isola

Chanson italienne – L’isola – Michele Gazich – 2018

Crainte comme cri, attendue comme chant, cette œuvre peut à juste titre être décrite comme l’authentique « Spoon River » italienne. On parle de morts, c’est clair, mais les personnages impliqués ne sont pas « juste morts ». Ils sont morts deux fois : la première fois parce qu’ils étaient malades et internés dans un asile ; la deuxième fois parce que « les hôtes », les internés, d’origine juive, ont été déportés et tués. Tous les personnages racontés dans l’album vivaient, ou plutôt habitaient, sur la petite île de San Servolo, une oasis de terre pittoresque dans la lagune vénitienne. Ils vivaient dans un édifice très ancien, utilisé comme monastère pendant environ mille ans, mais en 1715, on l’a transformé en hôpital militaire et après moins de dix ans, en « hôpital psychiatrique ». Et cette destination est restée, malgré plusieurs changements,... (continua)
L’ÎLE
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 10/10/2019 - 19:06
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Il testamento di Orso


LETTERA APERTA DELLA FAMIGLIA DI ORSO ALLA CITTÀ di FIRENZE: “Comune e Regione prendano posizione. Non facciamo nuovamente morire Lorenzo”.

Lorenzo, nostro figlio e fratello, è morto il 18 marzo 2019 in Rojava combattendo a fianco dei curdi e delle forze confederate della Siria contro l'ISIS e gli ultimi resti il califfato.

La sua storia, la storia di un giovane che partendo da Rifredi aveva deciso di lasciare tutto, la sua città, casa, lavoro, famiglia, amici... per sostenere il popolo curdo in questa lotta ha emozionato molte
persone.

Vi scriviamo per chiedervi: volete abbandonare chi ha combattuto l’Isis?
Lorenzo è stato riconosciuto come un esempio di partigiano internazionalista e antifascista, che ha scelto da che parte stare e di schierarsi concretamente andando a combattere dove c'era bisogno di lottare per sradicare il fascismo che in quelle aree si stava affermando nelle forme... (continua)
10/10/2019 - 11:50
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Cherokee Louise

[1991]
Scritta da Joni Mitchell
Nell'album "Night Ride Home"
Cherokee Louise is hiding in this tunnel
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 9/10/2019 - 21:51
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Ethiopia

[1985]
Scritta da Joni Mitchell
Nell'album "Dog Eat Dog"
Hot winds and hunger cries Ethiopia
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 9/10/2019 - 21:42
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Tax Free

[1985]
Scritta da Joni Mitchell e Larry Klein
Nell'album "Dog Eat Dog"
La voce del televangelista è quella di Rod Steiger, quello de "Le mani sulla città" di Rosi e de "L'uomo del banco dei pegni" di Lumet, per intenderci...
Front rooms
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 9/10/2019 - 21:35
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Valsesia

anonimo
Il link video alla canzone VALTOCE è il seguente:

9/10/2019 - 21:04
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Marciar Marciar

Qui potete ascoltare il disco "Ribelli per amore, Letture e Canti della Resistenza.". La durata è circa 31 minuti.



buon ascolto - gianfranco
9/10/2019 - 20:49
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Elle est facho

sei un grande. sono un vecchio amico di Renaud.
angelone 9/10/2019 - 19:31
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Manu Lann Huel: Femmes d'Ouessant

Peccato Richard Gwenndour se il tuo destino ti ha riservato di non attraversare mai più "quel terribile braccio di mare, il Fromveur, che mena prima a Enez Molenez e poi a Enez Eussa". Probabilmente mi avresti trovato là, a Ouessant, un'isola in cui tutti gli uomini sono dei marinai e dove il mare molti di loro non li restituisce più. Per costoro c'è un'antichissima usanza da quelle parti: quella di mettere in atto un finto funerale al quale la gente arriva sempre numerosa da ogni angolo dell'isola per partecipare alla funzione. Il rito si chiama “proella” in bretone, che probabilmente deriva dal latino “pro illa anima”. E indovina un po' come si intitola un'altra composizione di Manu presente nello stesso cd da cui hai estratto "Femmes d'Ouessant": "Proella" (...le ragazze della pioggia si vestono tutte nude di abiti di marea quando i loro amanti vestiti di cuoio di schiuma di alba domani... (continua)
Flavio Poltronieri 9/10/2019 - 18:32




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