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Prima del 2018-6-6

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Powrót

6 giugno 2018 23:29
RITORNO
(continua)
6/6/2018 - 23:29
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Les corons

Юля [Julija] (L. Trans.)
ПОСЁЛКИ УГОЛЬЩИКОВ
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 6/6/2018 - 22:27
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Fosses del silenci

FOSAS DEL SILENCIO
(continua)
6/6/2018 - 22:24
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Arauco tiene una pena (Levántate, Huenchullán)

Vi ringrazio. Dunque, il testo dovrebbe essere questo:

Scusate il ritardo.
Arauco ha un grande dolore
(continua)
inviata da Daniele 6/6/2018 - 19:06
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Gli zingari

E' così poetico da strappare il cuore!
fulvia03@.it 6/6/2018 - 17:56
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A Hero in Harlan

A grey sliver casket rolls off the airplane
(continua)
6/6/2018 - 17:07
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Why Black Man Dey Suffer

[1971]
Parole e musica di Fela Anikulapo Kuti (1938-1997)
Con l'orchestra Afrika 70 e Peter Edward "Ginger" Baker, celeberrimo batterista e percussionista inglese, membro fondatore dei Cream
La traccia che occupa tutto il lato A ed intitola un LP del 1971.
Testo trovato su Genius
This rhythm is called Kanginni Koko
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 6/6/2018 - 09:05
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Yatar Bursa kalesinde

[1947]
Versi di Nâzım Hikmet
Musica di Fazıl Say nel suo “Nazım Oratoryosu” del 2001, dove la poesia è interpretata dall’attore Genco Erkal.
Testo trovato qui

Nazım Oratoryosu
Nâzım Hikmet in prigione a Bursa
Sevdalınız komünisttir,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 6/6/2018 - 08:29
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Colonial Mentality

[1977]
Parole e musica di Fela Anikulapo Kuti (1938-1997)
Con l'orchestra Afrika 70
La traccia che occupa tutto il lato B dell'LP Sorrow, Tears & Blood
Colo-mentality
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 5/6/2018 - 22:59
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La Garaventa

dal 64 al 66 c'ero sulla garaventa due anni duri ma formativi, poi mi sono laureato
5/6/2018 - 20:41
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Lampedusa

Chanson italienne – Lampedusa – L'armata Brancaleone – 2017

L'intro parlée est la Preghiera laica di Erri De Luca
dont on reprend ici la traduction de l’italien faite par Olivier Favier.

Poème récité par Erri de Luca, sur une chaîne de télévision italienne, au lendemain du naufrage du le 19 avril 2015, qui a fait entre 800 et 900 morts.
dormirajamais.org



Dialogue maïeutique

Voici donc, Lucien l’âne mon ami, une chanson qui nous ramène opportunément à la question des naufragés au large des côtes d’Europe et de l’attitude morale, de la position éthique que l’humaine nation devrait avoir en vertu des grands principes qu’on porte au cœur en vertu des grands sentiments et comme on le sait, comme notre Europe n’a pas – on ne peut accuser les seuls riverains immédiats. Que fera-t-on demain ? J’entends des voix exiger qu’on rejette ces naufragés au large, vers d’autres côtes. Je vois un orage... (continua)
LAMPÉDUSE
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 5/6/2018 - 19:53
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װאַרשע

I Bundisti erano oppositori di Herzl e dei sionisti
marco 5/6/2018 - 15:48
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Chissà se è vero

Eseguita verso la fine del 2011 da Cristiano De André (voce e chitarra con l'accompagnamento alla fisarmonica di Paolo Jannacci) nel corso di un programma-tributo ideato e condotto da Fabio Fazio al quale partecipò, sia pure solo nel finale, anche un già molto provato e sofferente Enzo Jannacci.

Alberta Beccaro - Venezia 5/6/2018 - 15:46
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Nove Maggio

[1965]
Parole e musica di Ivan Della Mea
Nell’EP che si apre con “La mia vita ormai”, 1965
Accompagnamento di Gianni Zilioli e Paolo Ciarchi
Testo trovato su Il Deposito

Il 9 maggio del 1965 si tenne a Milano la commemorazione nazionale unitaria dei vent'anni della Resistenza...
E nei giorni della lotta
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 5/6/2018 - 14:39
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Poesia per la Palestina

L’amore per la giustizia
(continua)
inviata da Ranjan Giacomo Spinadin 5/6/2018 - 14:18

Quaranta ghei d'inverno

anonimo
E anche questa una canzone di protesta dei contadini dell'Alto Milanese risalente agli anni 1885-1889. Le agitazioni dei braccianti agricoli, iniziatesi nel Mantovano al grido de "la boje", si erano estese presto a tutta la Lombardia, poiché la situazione economica dei lavoratori della terra era in quegli anni ovunque insostenibile. E’ di quel periodo infatti il grande esodo verso le Americhe dei contadini del Nord, come testimoniano anche gli ultimi due versi di questa canzone. Il termine "pendizzi" è stato tradotto da vari raccoglitori con "debiti" che in effetti è una delle accezioni del vocabolo lombardo. Nel contesto della canzone però ci sembra piú giusto attribuirgli il significato di "appendici", cioè appendice dei contratti agrari. Citiamo ancora dal classico Cherubini (v.): "Quei regali, consistenti per lo piú in lino, pollami, uova, selvaggiumi o simili, che il conduttore di beni... (continua)
B.B. 5/6/2018 - 10:28
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E ven quel més

anonimo
Un brano raccolto ad Arluno, nell’Alto Milanese, e inciso dal Nuovo Canzoniere Milanese nell’LP “Il bosco degli alberi : Storia d'Italia dall'Unità a oggi attraverso il giudizio delle classi popolari”, a cura di Gianni Bosio e Francesco Coggiola, I Dischi del Sole, 1971.
Testo trovato nel volume di Nanni Svampa "La mia morosa cara. Canti popolari milanesi e lombardi”, 1977, ultima edizione 2007.
Végna quel més
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 5/6/2018 - 09:59
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Celtica Patchanka

Una classica drinking  song con molto irish humor e una struttura che è anch’essa  tipica: un ritornello non-sense e la ripetizione degli ultimi due versi  cantati precedentemente dal solista.

THE JUG OF PUNCH
(continua)
inviata da Dq82 5/6/2018 - 09:45
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Cadorna

anonimo
La terza versione, con il titolo “L’inno dei socialisti”, si trova nell’LP “Il bosco degli alberi : Storia d'Italia dall'Unità a oggi attraverso il giudizio delle classi popolari”, a cura di Gianni Bosio e Francesco Coggiola, I Dischi del Sole, 1971.

Nelle note al disco si spiega che la canzone viene riportata in “Caporetto: perché?”, un volume scritto dal generale Luigi Capello, uno dei protagonisti della guerra. Si spiega che i Carabinieri Regi udirono cantare il brano nel dicembre del 1917 in un’osteria di Montechiarugolo, Parma, da militari del 65° fanteria. Il testo fu poi sequestrato in seguito a perquisizione nella casa di certe sorelle Marchetti, ex operaie in un’officina proiettili di Reggio Emilia, che ne distribuivano i fogli a borghesi e militari, insegnando canzoni disfattiste. Le sorelle Marchetti asserirono che la canzone fu loro insegnata da tal Viganò Enrico, soldato di un reparto lanciafiamme.
B.B. 5/6/2018 - 09:19

O scior padrón, i cavalée van male

anonimo
[1885-89?]
Canzone di protesta dei coltivatori di bachi da seta (cavalée in lombardo) della Brianza. Sembra sia nata durante il periodo delle agitazioni contadine nell'Alto Milanese (1885-1889).

Un brano inciso dal Nuovo Canzoniere Milanese nell’LP “Il bosco degli alberi : Storia d'Italia dall'Unità a oggi attraverso il giudizio delle classi popolari”, a cura di Gianni Bosio e Francesco Coggiola, I Dischi del Sole, 1971.
Testo trovato nel volume di Nanni Svampa "La mia morosa cara. Canti popolari milanesi e lombardi”, 1977, ultima edizione 2007.
O scior padrón, i cavalée van male,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 5/6/2018 - 08:57
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Powrót

Vorrei autodenunciarmi per un doppione di questa canzone del trio Kaczmarski Łapiński Gintrowski, però ci terrei per includere in questa pagina il video dell'esecuzione del 1981 per commemorare il pianista Zbigniew Łapiński, recentemente scomparso.



Grazie

abbiamo tolto il doppione e riportato il commento sulla pagina più antica
Krzysztof Wrona 4/6/2018 - 22:18
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Zombie

GAELICO IRLANDESE / GAELIC 2

Versione in gaelico irlandese cantabile di Jenny Ní Ruiséil

SCANTRAITHE
(continua)
inviata da Dq82 4/6/2018 - 19:06
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C'amma Ritruvà

Capitan Capitone E I Fratelli Della Costa

Andrea Tartaglia: Daniele ha chiesto di scrivere un brano nel quale tutta la gente che la sera sta fuori al Bar di Peppe viva improvvisamente catapultata in mezzo alla guerra. Io ho immaginato questa storia come se fossimo noi gli emigrati in Africa in mezzo ad uno dei tanti conflitti che la dilaniano. In studio abbiamo coinvolto Laye Ba, un ragazzo senegalese, al quale Daniele ha chiesto di dire semplicemente qualcosa al microfono.
blogfoolk
Catapultati qui
(continua)
inviata da Lorenzo + Dq82 4/6/2018 - 18:32
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Arauco tiene una pena (Levántate, Huenchullán)

Salve a tutti! Io personalmente non sono un cantante o un musicista, né conosco il linguaggio musicale, peró ho voluto cimentarmi nel creare una versione cantabile di questo affascinante brano, ispirandomi anche alla traduzione fatta da Maria Cristina. Ho cercato di mantenere il senso originale, utilizzando sinonimi o cambiando l'ordine delle frasi in modo che rientrassero nella melodia. Mi piacerebbe molto poterlo condividere con voi, se posso.

Quando vuoi, ogni contributo è il benvenuto

CCG/AWS Staff
Daniele 4/6/2018 - 14:01
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Arrested in Shanghai

[2003]
Scritta da Tim Armstrong
Nell’album “Indestructible”

Son passati ormai 29 anni e ancora nemmeno sappiamo quanti ne ammazzarono…
Yeah
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 4/6/2018 - 13:11
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La leggera

anonimo
Canzone popolare milanese che ritrovo nella raccolta di Svampa intitolata "Milanese - Antologia della canzone lombarda - Seconda parte - Antiche ballate del contado" del 1973
Il testo lo trovo in "La mia morosa cara. Canti popolari milanesi e lombardi”, 1977, ultima edizione 2007.
Nell'intruzione al brano Svampa scrive che la canzone fu incisa originariamente da Norma Midani e Mimma Torri. La prima partecipò negli anni 60 ad uno degli spettacoli "Ci ragione e canto" di Dario Fo

Io son de la ligéra e poco me ne importa che vaga in sü l’ostia, la fabrica e il padrun.
IO SON DE LA LIGÉRA (O CANZONE DEL MURATORE)
(continua)
4/6/2018 - 12:00
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Wojna

Ieri è morto Robert Brylewski Robert Brylewski
Krzysiek 4/6/2018 - 09:50
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What We're Fighting For

My dearest mama, they just gave us time to write
(continua)
3/6/2018 - 22:55
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Salvatore Fiumara

2017
Non ascoltare in caso d'incendio
feat. Massimo Priviero

Salvatore Fiumara, cittadino del Comune di Girifalco (CZ), è stato trombettiere del 121° Reggimento Fanteria.
È caduto sul Carso per ferite riportate in combattimento il 31 ottobre 1916, durante la prima guerra mondiale.

Brano cantato a due voci da Davide Buzzi e da Massimo Priviero. Attraverso gli occhi, i pensieri e le parole del trombettiere Fiumara, la canzone cerca di esprimere le emozioni e le paure di tutti quei giovani che nel corso del primo conflitto mondiale (ma non solo) furono mandati al macello in una guerra inutile, una guerra di posizione che costò la vita ad oltre 650.000 soldati italiani, per non parlare poi delle quasi 590.000 vittime civili anche italiane.

Salvatore Fiumare, trombettiere, colui che doveva suonare la carica nel momento in cui gli ufficiali davano l'ordine d'attacco, li rappresenta tutti.
Mi chiamo Salvatore Fiumara
(continua)
inviata da Dq82 3/6/2018 - 17:03
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Italiani nel mondo

[2018]
All'Italia (riedizione 2018)
Partimmo un bel giorno di sole non so più di quanti anni fa
(continua)
inviata da Dq82 3/6/2018 - 16:49




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