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Prima del 2011-9-16

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Tu risa en la Alameda

Album: La vida secreta de Peter Parker (2009)
con Ismael Serrano

Esta bellísima canción de Manuel Cuesta, que la he escuchado cientos de veces –él la canta cada vez mejor–, anoche en Libertad 8 me provocó dos pensamientos que me gustaría compartir.

En primer lugar, me trajo a la memoria estas palabras de Daniel Barenboim: «No hay solución militar para la paz, y mientras haya quien lo piense, no se conseguirá nada [...]. Creo que a través de la música puede superarse el odio y crearse el diálogo, el entendimiento y la armonía»... ¡Totalmente de acuerdo!...

Y anoche yo pensaba: «Creo que mientras un ser humano sea capaz de crear canciones como "Tu risa en la Alameda", hay esperanzas para la PAZ y para el cese de la violencia; y lo creo porque estoy convencido de que la "belleza" y la "sensibilidad" son dos de los caminos imprescindibles para nuestra deseada e implacable abolición de las... (continua)
Crece entre el fulgor de la ciudad,
(continua)
16/9/2011 - 23:11
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Sangue e Filigrana

Il Guercio:
(continua)
inviata da DonQuijote82 16/9/2011 - 21:58
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Cronache di Resistenza

IL Guercio:
(continua)
inviata da DonQuijote82 16/9/2011 - 21:57
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Hippie From Olema

‎‎[1971]‎
Nell’album “Good and Dusty”‎

Scritta da Jesse Colin Young, leader di questa band folk rock del Greenwich Village, come risposta ‎satirica alla superconservatrice e iperpatriottica ‎‎“Okie from Muskogee” ‎‎(scritta nel 1960 ma incisa solo nel 1969) del songwriter country Merle Haggard che ‎all’epoca, forse per riaccreditarsi al pubblico dopo un non breve periodo trascorso in galera (fu ‎indultato solo nel 1972 da Ronald Reagan, allora governatore della California), s’indignava per le ‎proteste dei giovani cappelloni contro la guerra in Vietnam.‎
Gli Youngbloods gli risposero “per le rime”, citandolo direttamente nell’ultima strofa: “haggard” ‎infatti è un aggettivo che significa “sfatto”, “sbattuto”… “A Olema noi fricchettoni ‎accogliamo senza problemi gli stranieri anche se sono Haggard” …‎

Olema è una cittadina della California, mentre il titolo della canzone di Haggard fa riferimento al ‎motto della cittadina di Muskogee in Oklahoma, “We're Proud to be Okies from ‎Muskogee”.‎
Well I’m proud to be a hippie from Olema
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 14:43

Les Nuits avec Django

Ah ! Quelles belles soirées dans le Hot Club de France !
(continua)
inviata da Carles Viadel 16/9/2011 - 14:42
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Anniversary of World War III

‎[1968]‎
Album “Vol. 3: A Child's Guide To Good And Evil”‎
Testo trovato qui

‎‎

Una traccia di solo un minuto e mezzo che chiude questo terzo lavoro della band psichedelica ‎californiana.‎
Un minuto e mezzo di silenzio totale, anzi, tombale: sulla Terra non c’è più nulla, nessuna forma di ‎vita complessa, tanto meno è rimasto un essere umano che possa celebrare l’anniversario della ‎Terza Guerra Mondiale… ‎
‎[…]‎
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 14:03
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In the Arena

‎[1967]‎
Album “Vol. 2 (Breaking Through)”‎
Testo completo, verificato all’ascolto, trovato su Rockol.it.
Le parti indicate in corsivo sono parlate (la voce di uno speaker all’altoparlante che invita allo spettacolo)


“Venghino siore e siori al grande spettacolo! Questo pomeriggio nello stadio della città la ‎nostra brava polizia farà a pezzi bambini e donne innocenti, fricchettoni e gentaglia del genere, ‎insegnanti e altre specie di pacifisti! La prossima settimana, invece, a grande richiesta, potrete ‎assistere alla fucilazione di negri saccheggiatori di tutte le età! Arrivate presto per assicurarvi i posti ‎migliori! Venghino siore e siori!!!”
In the arena the crowd is restless
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 13:40
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Suppose They Give a War

‎[1967]‎
Album “Vol. 2 (Breaking Through)”‎
Testo trovato qui
‎ ‎


Come Zor And Zam dei Monkees, una canzone ispirata ad un celebre passo da “The People, Yes”, poema ‎scritto da Carl Sandburg nel 1936:‎

The little girl saw her first troop parade and asked, “What are those?”
‎“Soldiers.”
‎“What are soldiers?”
‎“They are for war. They fight and each tries to kill as many of the other side as he can.”
The girl held still and studied.
‎“Do you know…I know something?”
‎“Yes, what is it you know?”
‎“Sometime they’ll give a war and nobody will come.”


L’innocente e rivoluzionaria considerazione della bimba portata ad assistere alla sua prima parata ‎militare venne adottato come slogan dal movimento contro la guerra in Vietnam.‎
This is an African tribal chant that we wrote called
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 13:38
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A Child of a Few Hours Is Burning to Death

‎[1968]‎
Album “Vol. 3: A Child's Guide To Good And Evil”‎
Testo trovato qui

Da uno dei gruppi più rappresentativi della psichedelia dei 60 un testo durissimo che allude alla ‎guerra in Vietnam, alla sua spettacolarizzazione ed all’indifferenza o assuefazione di molti ‎americani di fronte al quotidiano, raccapricciante spettacolo di “un bambino appena nato bruciato ‎vivo”. ‎


D’altra parte, in quegli anni “il Napalm era perfetto per donne e bambini”…‎
A child of a few hours is burning to death
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 13:36
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A Child's Guide to Good and Evil

‎[1968]‎
Album “Vol. 3: A Child's Guide To Good And Evil”‎
Testo trovato qui



Frase chiave di questa guida al bene e al male scritta per i bambini:‎
“Il diavolo non esiste, salvo che per la guerra”
Take my hand and run away with me
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 13:34
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Come Out

‎[1966]‎
Composizione per nastro magnetico.‎

‎Harlem, New York, 16 luglio 1964. James Powell, un quindicenne di colore, fu ‎ucciso per strada da un poliziotto bianco, Thomas Gilligan. L’assassinio scatenò una delle più ‎devastanti rivolte razziali nella storia degli USA.‎

La morte di James Powell fu solo la goccia che fece traboccare il vaso perchè già nelle settimane ‎precedenti la polizia era stata protagonista di brutalità e violenze assolutamente ingiustificate nei ‎confronti di giovani neri. In aprile un gruppo di poliziotti avevano arrestato e poi massacrato di ‎botte di fronte a tutti alcuni ragazzi solo perché si erano messi a tirarsi la frutta presa da un banco in ‎strada. Un bianco ed un ispanico che erano intervenuti per chiedere conto del brutale pestaggio ‎erano stati a loro volta colpiti e poi arrestati per intralcio alla forza pubblica. Tutti quanti erano poi ‎stati rimessi... (continua)
I had to, like, open the bruise up and let some of the bruise blood come out to show them
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 10:48
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I Don’t Want Nobody to Give Me Nothing (Open Up the Door, I’ll Get It Myself)‎

‎[1969]‎



Canzone “gemella” di Say It Loud - I'm Black and I'm Proud.‎
I don't want nobody
(continua)
inviata da Bartleby 16/9/2011 - 09:05
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Live Those Songs

Saw him sittin' on a sidewalk in Fresno
(continua)
inviata da anonymous 16/9/2011 - 06:04
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Il mercenario di Lucera

Cercare su google ''mercenario di Lucera'' e trovarlo in una pagina contro la guerra è uno spasso, anche perché non c'è nulla, nel testo, che faccia pensare che sia una canzone contro la guerra. Ascoltate ''mercenario'' dei non nobis domine, canta le stesse cose, anche li, come ha detto qualcuno nei posto precedenti, ''il mercenario fa una brutta fine'', ma non venitemi a dire che è contro la guerra.
Andrea 15/9/2011 - 18:38
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En el nombre del Señor

En 1985, José Antonio Labordeta grabó su disco titulado "Aguantando el temporal" y en él incorporó una magnífica canción titulada "En el nombre del Señor". Es una canción cargada de historia en la que van apareciendo personajes como Reagan (Presidente de los Estados Unidos), Gorbachov, Narciso Serra (Ministro de Defensa con el gobierno de Felipe González) y Jomeini.

En esta canción Labordeta plantea una alianza, o complicidad, que el algún momento existió y que, desde luego, debería existir siempre con la Iglesia, en lo que se refiere a la condena de las asesinas y crueles guerra, y de las malditas armas.

Fernando Lucini, Cantemos como quien respira.
Monseñor ha dicho
(continua)
15/9/2011 - 18:06
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Inger Nilsson: Pippi Långstrump

Veramente la sigla, così come tutte le canzoni della serie originale (ossia i primi 13 episodi della versione italiana) fu interpretata dalla grande doppiatrice Isa Di Marzio.
Cristiano 15/9/2011 - 16:31

Les Briques rouges de Berlin

Les Briques rouges de Berlin

Canzone française – Les Briques rouges de Berlin – Marco Valdo M.I. – 2011
Histoires d'Allemagne 45

Au travers du kaléidoscope de Günter Grass. : « Mon Siècle » (Mein Jahrhundert, publié à Göttingen en 1999 –
l'édition française au Seuil à Paris en 1999 également) et de ses traducteurs français : Claude Porcell et Bernard Lortholary.

Nous voici en 1946 à Berlin. La guerre est finie... Pour les Berlinois – et tu verras dans la chanson qu'il s'agit surtout des Berlinoises ou du moins des femmes qui résident à Berlin et dans les environs, la fin de la guerre débouche sur une étrange paix, sur monde d'apocalypse, sur un univers plat et poussiéreux. Un univers rouge, rouge et très exactement rouge brique. Ici, c'est une femme qui parle... Elle soliloque auprès de son homme, égaré dans ses songeries infinies. Elle raconte le terrible destin des femmes après la... (continua)
Finalement, ils avaient tout détruit
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 15/9/2011 - 15:53

War Babies

‎[1916]‎
Parole di Ballard Mcdonald e Edward Madden.‎
Musica di James F. Hanley.‎

Dall’interprete di Hello Central! Give Me No Man's Land, un’altra canzone “strappalacrime” – come si usava ‎all’epoca – eppure molto diretta e cruda nella sua descrizione dell’orrore della guerra. Strofe che mi ‎hanno ricordato le immagini di “Germania Anno Zero” di Roberto Rossellini, girato proprio sulle ‎macerie di Berlino tra il 1947 ed il 1948:‎



E anche la locandina ‎che pubblicizzava l’esibizione di Al Jolson non scherzava affatto: un gruppo ‎di piccoli orfani di guerra tutti in fila sullo sfondo di un villaggio distrutto…‎


Considerato che era il 1916 e ci si trovava quindi nel pieno del primo conflitto mondiale, mi pare ‎proprio che non ci fosse niente di meglio per risollevare il morale alle truppe e a tutti quanti! ‎
Per questo credo che “War Babies” trovi posto a buon diritto fra le CCG/AWS.
Forsaken, alone, amid tumbled down stone, ‎
(continua)
inviata da Bartleby 15/9/2011 - 14:05
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Holiday In Cambodia

sul "soul" degli slum ha ragione Baphomet, sullo spirito del testo concordo con Mongreal, notando purtroppo che resta attualissima, dato l'alto numero di nostalgici.
JelloYello 15/9/2011 - 12:21
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Lift Every Voice and Sing

‎[1900]‎
Parole di James Weldon Johnson
Musica di John Rosamond Johnson

James Weldon Johnson è stata una delle figure centrali della cultura afro-americana negli anni a ‎cavallo tra 800 e 900. Poeta, scrittore, avvocato, attivista per i diritti civili, presidente della National ‎Association for the Advancement of Colored People (NAACP), primo nero ad insegnare alla New ‎York University, James Weldon Johnson scrisse nel 1900 questa poesia che venne subito ‎universalmente riconosciuta come “The Black National Anthem”, l’inno nazionale degli afro-‎americani negli USA.‎
Nel 1939 la scultrice Augusta Savage, esponente del movimento dell’Harlem Renaissance, dedicò ‎alla canzone una delle sue opere più famose, un gruppo bronzeo alto 6 metri. Purtroppo la scultura ‎non venne mai fusa ed il calco venne in seguito distrutto.‎

Ho attribuito il brano all’autore del testo – che peraltro fu anche... (continua)
Lift every voice and sing,‎
(continua)
inviata da Bartleby 15/9/2011 - 10:32
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Povera patria

Vincitore del premio miglior canzone del club Tenco nel 1992
DonQuijote82 15/9/2011 - 10:09
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Il n'y a plus rien

Il n'y a plus rien

Chanson française – Il n'y a plus rien – Léo Ferré – 1973
Écoute, écoute... Dans le silence de la mer, il y a comme un balancement maudit qui vous met le cœur à l'heure, avec le sable qui se remonte un peu, comme les vieilles putes qui remontent leur peau, qui tirent la couverture.
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 14/9/2011 - 20:36
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It Don't Make Sense (You Can't Make Peace)‎

‎[1983]‎
Dall’album “Mighty Earthquake and Hurricane”‎



Un altro bellissimo blues contro la guerra dall’autore di Study War No More.‎
You have made great planes to span the skies
(continua)
inviata da Bartleby 14/9/2011 - 12:03
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Atomic Sermon

‎[1953]‎
Testo trovato su Atomic Platters


Un vero proprio sermone in cui un comune cittadino americano, timorato d’Iddio, esprime il ‎‎“terrore dell’atomo” che si viveva negli anni del secondo dopo guerra, della guerra fredda e della ‎caccia ai comunisti: “Meglio fermare gli scienziati perché stanno andando troppo lontano. ‎Fanno volare i nostri ragazzi più veloci del suono e diffondono la guerra per tutto il pianeta. Questa ‎energia atomica mi spaventa perché se davvero succedesse quello che ci dicono ci sarebbe solo da ‎raccomandare l’anima al Signore”.‎
Then every Sunday mornin’, and the preacher gave his warnin’
(continua)
inviata da Bartleby 14/9/2011 - 11:42
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Uncle Sam Blues

‎[1923]‎
Scritta da Clarence Williams (1898-1965), pianista, compositore, cantante e produttore musicale ‎afro-americano.‎
Testo trovato sul bel blog di Mike Rugel dedicato alla ‎‎Storia senza censure del Blues.‎

Un blues cui forse si ispirarono i Jefferson Airplane per la loro Uncle Sam's Blues…‎
Qui una donna si rivolge incazzatissima direttamente allo Zio Sam: “Cos’hai contro di me? ‎Cosa ti ho fatto, cattivo Zio Sam, per portarmi via il mio uomo? Digli subito che per lui la guerra è ‎finita e rimandamelo a casa!”.‎
Let me tell you postman, what Sammy has done to me
(continua)
inviata da Bartleby 14/9/2011 - 11:15
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أناديكم (Unadikum)

Palestine is sorry for Losing your brother
(continua)
inviata da DonQuijote82 14/9/2011 - 10:38
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Gary Gilmore's Eyes

‎[1977]‎



‎Come si sentirà una persona che deve la vita o una funzione fondamentale del ‎suo corpo all’organo di un feroce omicida giustiziato dallo Stato? E’ un tema suggestivo piuttosto ‎frequentato nella letteratura e nel cinema, penso per esempio al romanzo di Maurice Renard ‎‎“Les mains d'Orlac” del 1921 che ispirò anche diversi film, uno sopra tutti ‎l’espressionista “Mad Love” di Karl Freund del 1935, interpretato da un colossale ed ‎inquietante Peter Lorre nella parte di un geniale e folle chirurgo che ad un celebre pianista che ha ‎perso le sue preziose mani in un incidente impianta gli arti, altrettanto “sensibili”, di un serial killer ‎ghigliottinato di fresco.‎
E se l’organo del mostro violentemente espulso dal consesso umano fossero addirittura gli occhi che ‎lo guidarono nelle sue efferatezze? E se quegli occhi fossero quelli del primo uomo ad essere ‎giustiziato negli States... (continua)
I'm lying in a hospital,
(continua)
inviata da Bartleby 14/9/2011 - 09:27
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Padre O'Brien


Tre milioni all’ora: l’Italia in crisi li spende per la difesa.
Appello di Alex Zanotelli

In tutta la discussione nazionale in atto sulla manovra finanziaria, che ci costerà 20 miliardi di euro nel 2012 e 25 miliardi nel 2013, quello che più mi lascia esterrefatto è il totale silenzio di destra e sinistra, dei media e dei vescovi italiani sul nostro bilancio della Difesa. E’ mai possibile che in questo paese nel 2010 abbiamo speso per la difesa ben 27 miliardi di euro? Sono dati ufficiali questi, rilasciati lo scorso maggio dall’autorevole Istituto Internazionale con sede a Stoccolma(SIPRI). Se avessimo un orologio tarato su questi dati, vedremmo che in Italia spendiamo oltre 50.000 euro al minuto, 3 milioni all’ora e 76 milioni al giorno. Ma neanche se fossimo invasi dagli UFO, spenderemmo tanti soldi a difenderci!!

E’ mai possibile che a nessun politico sia venuto in mente di tagliare... (continua)
13/9/2011 - 17:01
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Beating Me Blues

‎[1928]‎
Testo trovato sul bel blog di Mike Rugel dedicato alla ‎‎Storia senza censure del Blues.‎

Blues molto “blue”, perché intonato da una donna (Jewell Nelson, che come Gene ‎Campbell è stata cantante blues oggi pressochè sconosciuta) che racconta senza perifrasi della ‎terribile, continua violenza subita dal suo uomo (“that man of mine”) che nelle strofe si confonde ‎col padre (“my daddy’s killing me”) a rivelare una sottocultura maschilista dove la donna era ‎sempre trattata come e peggio di una bestia, dalla culla alla bara…‎
I wish someone could tell me where that man of mine ‎
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 15:19
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Levee Camp Man Blues

‎[1930]‎
Testo trovato sul bel blog di Mike Rugel dedicato alla ‎‎Storia senza censure del Blues.‎



Gene Campbell è stato uno della miriade di bluesman neri, spesso suonatori e cantanti di indubbie ‎qualità, che sono rimasti praticamente sconosciuti perché vissuti o prima della diffusione del ‎fonografo o prima che gente come Alan Lomax si interessasse alle “roots” dell’America profonda.‎
Di Gene Campbell, texano, è rimasta una ventina di tracce oggi raccolte nel cd da cultori del genere ‎intitolato “Complete Recorded Works (1929-1931)”.‎

Questo “Levee Camp Man Blues” affronta il tema del lavoro alla costruzione delle dighe sui grandi ‎fiumi come Mississippi, Red e Brazos nella quale, a partire della fine dell’800 e fino agli anni 20 e ‎‎30, fu impegnata una gran massa di lavoratori contrattati da agenti governativi – niente più che ‎caporali legalizzati – per svolgere, in simbiosi... (continua)
These contractors, they are getting so slack
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 14:56
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Ignazio Jouer


Le cose che contano
dal blog di un nostro collaboratore ;)

In questo paese siamo davvero impareggiabili nell'individuare le cose che contano davvero; quindi, per favore, che la si smetta una buona volta di parlare di crisi, di manovre affamatrici, di contributi di solidarietà e persino (come è avvenuto non più tardi di ieri) di ulteriori sacrifici che l' "Unione Europea" ci richiederebbe a breve. Chiedersi quanti di codesti sacrifici potrebbero essere non dico evitati, ma perlomeno mitigati se non dovessimo far fronte alle eroiche missioni di pace costantemente rifinanziate, oramai è del tutto fuori moda. Indifferente. Sospetto che qualcuno oramai pensi che le truppe italiane sono lì a fare la guerra (sapete, quella cosa ripudiata con il famoso articolo 11 della Costiquelcheccostituzione) perlomeno dal 1948; ogni tanto torna la baretta tricolore, arriva Napolitano, la prima... (continua)
CCG/AWS Staff 13/9/2011 - 12:14
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Hard Time Blues

‎[1941]‎



Ancora una splendida canzone da “Southern Exposure”, il dirompente album di denuncia della ‎segregazione razziale in America che Josh White scrisse in onore dello scrittore afro-americano ‎Richard Wright, autore di romanzi come “Paura” (“Native Son”, 1940) e “Ho bruciato la notte” ‎‎(“The Outsider”, 1953) che molto hanno contribuito alla lotta per l’eguaglianza razziale negli USA.‎
Testo trovato su Mudcat Café.‎

Qui un bracciante agricolo – bianco o nero che sia, la rivendicazione razziale ha già lasciato il posto ‎a quella di classe – ridotto alla fame dalla siccità, con i figli ischeletriti e malati di pellagra, viene ‎deriso e annientato dal grosso proprietario che gli nega il credito per il cibo, gli prende le bestie a ‎saldo dei debiti contratti e poi lo butta fuori dalla terra che ha coltivato…‎
Well, I went down home 'bout a year ago.
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 12:02
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Defense Factory Blues

‎[1941]‎

Un’altra bellissima canzone da “Southern Exposure”, il dirompente album di denuncia della ‎segregazione razziale in America che Josh White scrisse in onore dello scrittore afro-americano ‎Richard Wright, autore di romanzi come “Paura” (“Native Son”, 1940) e “Ho bruciato la notte” ‎‎(“The Outsider”, 1953) che molto hanno contribuito alla lotta per l’eguaglianza razziale negli USA.‎
Went to the De-fense factory
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 11:43
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Jim Crow Blues

‎[1930]‎

A pochi anni dalle illusioni che Cow Cow Davenport ancora si faceva nella sua Jim Crow Blues – che nei ‎liberi Stati del nord scorressero fiumi di latte e miele (o, meglio, di whisky) e che i soldi crescessero ‎sugli alberi – il grande Leadbelly cantava invece che le “Jim Crow Laws” erano dappertutto, che ‎ovunque i neri erano discriminati e segregati, e che era ora di finirla.‎

Al proposito si vedano anche I Don't Want No Jim Crow Coffee, Jim Crow e Northbound Blues.‎
Bunk Johnson (*) told me, too,
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 11:13
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Bella Ciao

anonimo
Bellissimo video, commovente, grazie per averlo postato. Vorrei aggiungere un brano di José Martí:

«Cuando hay muchos hombres sin decoro, hay siempre otros que tienen en sí el decoro de muchos hombres.
Esos son los que se rebelan con fuerza terrible contra los que les roban a los pueblos su libertad, que es robarles a los hombres su decoro.
En esos hombres van miles de hombres, va un pueblo entero, va la dignidad humana.»

“Quando ci sono molti uomini senza decoro, ce ne sono sempre altri che hanno dentro di sé il decoro di molti uomini.
Sono quelli che si ribellano con forza terribile contro coloro che rubano ai popoli la loro libertà, che vuol dire rubare agli uomini il loro decoro.
In questi uomini vivono migliaia di uomini, vive un intero popolo, vive la dignità umana”

José Martí
(La Habana, Cuba, 28 de enero de 1853 – Dos Ríos, Cuba, 19 de mayo de 1895)
Maria Cristina 13/9/2011 - 10:36
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Jim Crow Blues

‎[1927]‎



Il blues non esisterebbe senza “Jim Crow”. ‎
Con questo nome viene indicato il sistema istituzionale legislativamente fondato sul presupposto ‎della disuguaglianza e segregazione razziale che fu in vigore negli States dal 1876 (ma di fatto dalla ‎loro costituzione) al 1965 e che ha reso la vita un inferno per gli afro-americani specialmente negli ‎Stati del sud. Il nomignolo "Jim Crow" è da far risalire a "Jump Jim Crow", canzonetta popolare del ‎‎1828 di tal Thomas Dartmouth (T.D.) "Daddy" Rice, un cabarettista bianco che la interpretava ‎truccato da afroamericano.‎

E Charles “Cow Cow” Davenport, pianista e cantante nero originario dell’Alabama profonda, ‎sapeva bene di cosa parlava quando a Chicago - al nord, oltre la “Mason-Dixon Line” che per gli ‎afro-americani idealmente separava la schiavitù dalla libertà - nel 1927 incise questo brano per la ‎Paramount, accompagnato... (continua)
I'm tired of being Jim Crowed, gonna Leave this Jim Crow town
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 09:45

Northbound Blues

‎[1925]‎



Il blues non esisterebbe senza “Jim Crow”. ‎
Con questo nome viene indicato il sistema istituzionale legislativamente fondato sul presupposto ‎della disuguaglianza e segregazione razziale che fu in vigore negli States dal 1876 (ma di fatto dalla ‎loro costituzione) al 1965 e che ha reso la vita un inferno per gli afro-americani specialmente negli ‎Stati del sud. Il nomignolo "Jim Crow" è da far risalire a "Jump Jim Crow", canzonetta popolare del ‎‎1828 di tal Thomas Dartmouth (T.D.) "Daddy" Rice, un cabarettista bianco che la interpretava ‎truccato da afroamericano.‎
In questo vecchio blues Maggie Jones canta della speranza di tutti i neri di fuggire al nord, oltre la ‎Mason-Dixon, una linea di demarcazione risalente al 700 e che idealmente separava gli Stati del sud ‎schiavista da quelli del nord abolizionista.‎
Al proposito si vedano anche I Don't Want No Jim Crow Coffee e Jim Crow.‎
Got my trunk and grip all packed
(continua)
inviata da Bartleby 13/9/2011 - 09:21

אַשְׁרֵי הַגַּפְרוּר

Mi sa tanto che nell'ebraico l'orientamento del testo sia giusto, non quello della punteggiatura... Potete controllare?

Qui, per esempio, il testo che dovrebbe essere corretto:
http://mymansrib.blogspot.com/2011/01/...
o qui:
http://ancienthebrewpoetry.typepad.com...
Bartleby 12/9/2011 - 22:33
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Domenica 24 marzo

Mi pare che l'inizio della seconda strofa sia in dialetto milanese:

In pochi minuti, giò in trincea
cuminci a vosà, me par ganca vera

cioè : in pochi minuti, giù in trincea, comincio a gridare, non mi sembra neanche vero ...
giuseppe 12/9/2011 - 22:04
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Fernande

(G. Brassens / Adaptación: Agustín Gª Calvo)
CUANDO PIENSO ("Fernande")
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 12/9/2011 - 22:01
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Desobediencia civil

JOSÉ ANTONIO LABORDETA en su disco "Qué queda de ti, qué queda de mí" (1984) grabó su canción "Desobediencia civil" en la que se manifestó claramente contra la guerra, contra el armamento y, más concretamente, contra la OTAN.

Fernando Lucini Cantemos como quien respira
Les devuelvo el DNI
(continua)
12/9/2011 - 21:20
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Actualités

Elle a l'air de rien cette petite chanson de Golmann, mais... Tout se passe comme si tout allait bien dans ces actualités, mais insensiblement, on découvre qu'il n'en est rien. Comme dans la réalité... Sous ses airs doux, elle raconte une sorte de quotidienneté de la Guerre de Cent Mille Ans. Le paysan (somaro...) travaille au champ... Tandis que les riches (« deux messieurs bien ») boivent leur whisky du matin... Un peu de bonheur et d'amour... La mort d'un enfant... Et puis surgit la mort par le travail (« cent mineurs ... sous le poids d'un continent/ la catastrophe de Marcinelle, par exemple, a fait 262 morts en 1956...) et ou la mort par la répression à l'intervention des forces armées...

Comme quoi, il ne faut pas que les CCG continuent sans cette chanson de Stéphane Golmann, dont on dira qu'il faut aussi, dit Lucien l'âne, écouter la Marie-Joseph. En attendant, tissons, tissons le linceul de ce vieux monde ennuyeux, revêche, orgueilleux et cacochyme

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane
Marco Valdo M.I. 12/9/2011 - 17:51
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Θερμοπύλες

Pour Gian Piero,

En effet, le traducteur de pied ferme quant au devoir, remet les Thermopyles à leur juste place. Je les connais bien, j'y suis passé si souvent... J'en profitais pour baigner mes pieds et mes jolis sabots noirs.

Cordialement

Lucien l'âne
Honneur à ceux qui dans leur vie
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 12/9/2011 - 16:07




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