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Prima del 2011-6-25

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Chiusi dentro

Version française – DEDANS – Marco Valdo M.I. – 2011
Chanson italienne - Chiusi dentro – Angelic Riot – 2005

Cette chanson de dénonciation du système carcéral italien est née après une visite en prison ( à San Vittore – Milan), – heureusement pas comme détenu – où je suis entré en contact avec cette réalité. Nous ne pouvons fermer les yeux pour ne pas voir dans quelles conditions on vit « dedans ». La prison n'est pas à but punitif, mais rééducatif. Quelqu'un qui sort d'une prison ainsi ne pourra jamais s'améliorer ni être aidé, même pas si il le veut lui-même.

Sans vouloir s'étendre trop, dit Marco Valdo M.I., on peut affirmer que c'est pareil dans tous les systèmes pénitentiaires du monde ou pire... En fait, tant que durera la Guerre de Cent Mille Ans, on ne pourra espérer réellement changer les choses, car en réalité, la prison, le système pénitentiaire n'entend pas jouer un rôle éducatif... (continua)
DEDANS
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 25/6/2011 - 22:37
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Storia di Rosa

[2000]
Testo e Musica di Nonò Salamone
Album: Rocca Calamita

La "Storia di Rosa", ispirata anch'essa a un fatto realmente accaduto, è un altro brano che riappare nell'ultimo CD di Nonò Salamone, "Focu Ardenti" (2008), prodotto da Navarra Editore, che raccoglie il meglio del repertorio dello storico cantastorie siciliano. L'album contiene 15 pezzi, tra cui Malarazza, Turiddu Carnivali e Ballata contro la mafia.
Rosa avìa quinnici anni, era figghia d'un dutturi
(continua)
inviata da giorgio 25/6/2011 - 17:04
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Musikanti

Ciao, miei amici!
Soy Gustavo Sierra. Tengo una probable canción contra la guerra, de origen romaní, que escuché en el disco del grupo checo Gothart "Adio querida". Se llama "Musikanti":

"Ked mi kardtka prišla narukovat
začeli mi slizi z oču padat
Mili musikanti zahrajte mi čerdaš
pervego oktobra mam rukovat
Mili musikanti zahrajte mi čerdaš
pervego oktobra mam rukovat

Kana gardka kudlu ko slugadža,
začinde te rovel mire jakha,
mire lavutara bašaven čardaši(s),
kaj mange te khelav mira dake
mire lavutara bašaven čardaši(s),
kaj mange te khelav mira dake"

Conseguí una traducción aproximada de la primera estrofa, que es algo así como: "Cuando me enteré de mi ocupación/ me puse a llorar/ Queridos músicos, tocadme un "czardas"/ El primero de octubre/ debe alistarse..."
Parece ser una canción tradicional de los gitanos de Chequia, y da la impresión de que en alguna guerra (¿la I... (continua)
Ked mi kardtka prišla narukovat
(continua)
inviata da Gustavo Sierra 25/6/2011 - 12:55
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La guardia rossa

la guardia rossa,penso sia la prima canzone di cui ho ricordo perchè mio padre la cantava per farmi addormentare fin da molto piccolo,ma non mi è mai sembrata una canzone nè contro la guerra nè pacifista anzi...ancora ora vedo chiaramente,come questa canzone mi emozionava e guidava la mia fantasia dove ero io la guardia, vestito di tutto punto dell'uniforme dell'armata del popolo, fascia rossa con falce e martello al braccio e mitra in mano dentro quella fantomatica "fossa".Fantomatica perchè ricordo anche che la fossa aveva qualcosa che non mi tornava dato che per mè era un semplice bel buco in terra e la fierezza che provavo si scontrava col vedermi solitario marciare avanti e indietro in un buco in terra...ad ogni modo, che ci fa in mezzo alle antiwarsongs?
saluti a pugno chiuso
in ricordo dei tanti caduti combattendo, armi alla mano, per difenderci da tutti i fascismi e imperialismi
Giovanni
giuvaOK@gmail.com 25/6/2011 - 03:10

Sonate au clair de Lune

Sonate au clair de Lune

Canzone française – Sonate au clair de Lune – Marco Valdo M.I. – 2011
Histoires d'Allemagne 39

Au travers du kaléidoscope de Günter Grass. : « Mon Siècle » (Mein Jahrhundert, publié à Göttingen en 1999 –
l'édition française au Seuil à Paris en 1999 également) et de ses traducteurs français : Claude Porcell et Bernard Lortholary.

Connais-tu, Lucien l'âne mon ami, Lady Godiva ? Sais-tu l'histoire de cette belle dame qui s'en alla par la ville perchée sur le dos d'un cheval blanc, vêtue seulement de ses cheveux...

Et comment que je la connais et je connais tout aussi bien le cheval qui la portait, c'était une haquenée... Moi, j'étais là et j'aurais bien aimé la prendre sur mon dos... Mais comme tu le vois, je ne suis qu'un pauvre âne... J'ai le poil rude et noir et le sort des ânes noirs est moins brillant que celui des belles et douces haquenées blanches. De... (continua)
Je suis le Conteur d'une « Sonate au Clair de Lune »
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 24/6/2011 - 22:13
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I Am Mine

Il testo sarà chiaro, 5 righe di frasi senza una virgola un po' meno.
Lovly 24/6/2011 - 16:03
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Chiusi dentro

che piacere trovare la mia song sul sito...
l'ho caricata ora su megaupload. ve la potete scaricare a questo link visto che difficilmente la troverete da qualche altra parte

http://www.megaupload.com/?d=HX4OHMG3
kikko 23/6/2011 - 21:12
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Oblivion

The day has come, the time is near
(continua)
inviata da SamuraiMaster 23/6/2011 - 20:25
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Tira a campà

Chanson italienne – Modène – d'après la version italienne – Tira a campà - Sine Frontera – Texte d' Antonio Resta

J'aime beaucoup ce titre … dit Lucien l'âne en riant de tout son piano. Ce diable par la queue, ce pauvre diable qu'on tire par la queue... Je n'aimerais pas être à sa place... Et puis, elle doit être bien longue sa pauvre queue tant on a tiré dessus.

J'imagine assez bien que pour le diable, la chose doit être pénible. Je n'aimerais pas non plus qu'on me martyrise ainsi et pour ce qui est de la longueur de la queue du diable en supposant que chaque personne qui tire dessus l'allonge ne fût-ce que d'un centimètre... elle doit atteindre des distances considérables... D'ici au soleil ou même au-delà de la galaxie... Mais revenons sur terre où cette expression veut tout simplement dire qu'on vit dans une misère assez profonde, mais que finalement on parvient quand même à tout juste... (continua)
LE DIABLE PAR LA QUEUE
(continua)
inviata da Marco Valdo M.I. 23/6/2011 - 16:13
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Il Golico

[1981]
Dall’album “Voci della montagna Vol.2”
Le parole (scritte con l’apporto del paroliere Carlo Geminiani) sono ispirate alla testimonianza di Giulio Bedeschi, medico e alpino, sopravvissuto alle campagne di Grecia e di Russia ed in seguito autore del celebre “Centomila gavette di ghiaccio”, stracensurato nel dopoguerra e pubblicato per la prima volta solo nel 1963.
Musica di Bepi De Marzi.

[Nell’autunno del 1940] “Gli Alpini, soprattutto quelli della Divisione Julia, erano partiti per il fronte greco, per una guerra che i governanti di allora si illudevano fosse poco più di una passeggiata: “Spezzeremo le reni alla Grecia …”, era lo slogan dei capi fascisti.
La Julia, che già era stanziata in Albania, iniziò la sua tragedia il 26 ottobre 1940 con l’attacco ordinato dal Comando Supremo in una stagione autunnale che, per l’arrivo delle piogge e delle prime nevi, non era quella opportuna... (continua)
Se la Julia non fesse ritorno,
(continua)
inviata da Bartleby 23/6/2011 - 11:43
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Quando il Signore le nostre catene (Salmo 125)

In “Salmi di padre David Maria Turoldo”, pubblicato nel 2006
Parole di David Maria Turoldo
Musiche di Ismaele Passoni e Bepi De Marzi
Esecuzione del coro I Crodaioli con l'accompagnamento all'organo di Francesco Finotti.

Reinterpretazione turoldiana di una preghiera tratta dal Libro dei Salmi e risalente al VI secolo a. C. quando, alla sconfitta dei babilonesi da parte dei persiani, i Giudei, che dai babilonesi erano stati a loro volta sconfitti anni addietro e deportati in Babilonia, poterono tornare in Palestina. In realtà, l’esilio babilonese toccò soltanto all’élite politico-religiosa del Regno di Giuda, mentre tutta la popolazione rurale rimase in Palestina e proseguì i propri culti anche in assenza dei “dirigenti”. Quando questi tornarono, il popolo fu ovviamente felice – come ben è descritto nel salmo – e propose loro di riedificare insieme il tempio, ma i sacerdoti ed i potenti... (continua)
Quando il Signore le nostre catene
(continua)
inviata da Bartleby 23/6/2011 - 11:15
Adriana Guazzoni 23/6/2011 - 09:45
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Motorizzati a piè

Credo che il testo originale sia il secondo, risalente al 1940 ed alla campagna di Grecia, subito seguita da quella di Russia. In entrambe gli alpini morirono come mosche. Su qualche sito militare si specifica che la canzone sarebbe nata all'interno della brigata alpina Julia

In Grecia gli italiani invasori (che nel 1928 avevano addirittura siglato un trattato di amicizia con i greci… Non vi ricorda qualche evento più recente?) furono inchiodati dalla controffensiva ellenica e se non fosse stato per l’intervento dei nazisti la disfatta sarebbe stata clamorosa. Tra morti, feriti, dispersi e congelati, gli italiani ebbero un numero enormemente superiore di perdite rispetto ai greci. In Russia andò assai peggio: di 230.000 soldati impegnati in quel corpo di spedizione (noto con le sigle di CSIR e ARMIR) circa la metà ci lasciarono la pelle o rimasero gravemente feriti e altri 60.000 furono... (continua)
Bartleby 23/6/2011 - 09:28
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رسالة للعالم

il testo trascritto con l'alfabeto arabo usato nelle chat.
Resala Ela Al 3alam
(continua)
inviata da CCG/AWS Staff 22/6/2011 - 23:49
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Stop the Violence

Stop killing innocent people
(continua)
inviata da SamuraiMaster 22/6/2011 - 23:31
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OK papà

[1977]
E' il brano che chiude l'album "Aida"

Nel giugno di 30 anni fa Rino Gaetano, gravemente ferito in un terribile incidente stradale, moriva dopo essere stato rifiutato (si dice) da ben cinque ospedali, comunque morto di "malasanità" così come tanti, come troppi ancora oggi, e - cosa un poco inquietante - così come lui stesso aveva, senza saperlo, "previsto" ben dieci anni prima in una canzone misconosciuta (bruttina parecchio, a dire il vero) intitolata "La ballata di Renzo", forse scritta in morte di un amico, un po' come la più celebre che fà "lunga e diritta correva la strada" di Guccini (che amo sempre cantare alla guida della mia vecchia Panda e senza toccarmi le balle, chè sennò rischio d'ammazzarmi davvero!):

Quel giorno Renzo uscì, andò lungo quella strada
e una Ferrari contro lui si schiantò
il suo assassino lo aiutò e Renzo allora partì
verso un ospedale che lo curasse... (continua)
Il corredo ce l'hai già pronto,
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 23:13
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Americon

With our callous minds we infect
(continua)
inviata da SamuraiMaster 22/6/2011 - 22:56
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Public Display of Dismemberment

Anarchy, disarray this is the world today
(continua)
inviata da SamuraiMaster 22/6/2011 - 22:55
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Expendable Youth

Gun down cold on a raw deal
(continua)
inviata da SamuraiMaster 22/6/2011 - 22:47
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Facce nere

Canzone scritta da Alfonso Di Sirio, membro del gruppo musicale Pane e Guerra.
Facce nere
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 15:43
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El pover Luisin

anonimo
Dal sito del gruppo musicale Pane e Guerra:

"Un'antica e struggente canzone milanese, scritta in seguito alla guerra del 1859, che rovescia completamente la bolsa retorica indipendentista e risorgimentale che tuttora passa a livello educativo. El pover Luisin è un soldatino che probabilmente, essendo di Milano, ha servito nel 1859 l'esercito del Kaiser. Ma nella canzone dell'innamorata non c'è odio nè presa di parte, non vengono neppure citati Italia o Austria: c'è solo il rimpianto per un amore spezzato.

La provenienza colta della melodia si intuisce dalla chiara impronta mitteleuropea dell'incipit, un walzer che richiama alla mente il tema della "Vltava" ("La Moldava") di Bedrich Smetana."
Bartleby 22/6/2011 - 15:31
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Fagioli 'olle 'otenne

Francesco De Gregori

CATERINA

Dall’album “Titanic” del 1982.

E arrivò il mattino e col mattino un angelo
e quell'angelo eri tu
con due spalle da uccellino in un vestito troppo piccolo
e con gli occhi ancora blu
e la chitarra veramente la suonavi molto male
però quando cantavi mi sembrava Carnevale
e una bottiglia ci bastava per un pomeriggio intero
a raccontarlo oggi non sembra neanche vero.

E la vita Caterina lo sai non è comoda per nessuno
quando vuoi gustare fino in fondo tutto il suo profumo
devi rischiare la notte il vino e la malinconia
la solitudine e le valigie di un amore che vola via
e cinquecento catenelle che si spezzano in un secondo (*)
non ti bastano per piangere le lacrime di tutto il mondo
chissà se in quei momenti ti ricordi della mia faccia
quando la notte scende e ti si gelano le braccia.

Ma se soltanto per un attimo potessi averti accanto
forse non... (continua)
Bartleby 22/6/2011 - 15:22

Siamo gli Alpini

anonimo
Trovata sul sito dell’Associazione nazionale Alpini di Sorbolo (Parma)
“Scaglionare” nel gergo da caserma significa costringere una “burba”, una recluta, a fare un servizio al posto di un altro, generalmente un “nonno” prossimo al congedo…
Guarda in cielo, c’è un aquilone
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 14:14

La ballata della borga

anonimo
Trovata sul sito dell’Associazione nazionale Alpini di Sorbolo (Parma)
Canzone di naja, sull’aria di “Io vagabondo” dei Nomadi, proveniente dalla caserma “Ottone Huber” di Bolzano, sede di comando delle truppe alpine.
Nel gergo militare “burba” è la povera recluta, mentre “borga” è colui che sta per congedarsi e tornare borghese…
Io tra poco me ne andrò
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 14:03
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Macchinista

anonimo
Testo trovato sul sito dell’Associazione nazionale Alpini di Sorbolo (Parma). Canzone di naja sulla melodia del canto delle mondine “Saluteremo il signor padrone”.

Nel gergo di caserma “burba” è la povera recluta.
Macchinista, macchinista del diretto,
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 13:53
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Allarmi!

anonimo
Trovata sul sito dell’Associazione nazionale Alpini di Sorbolo (Parma)
Canzone di naja, sull’aria dell’ “All'armi, siam fascisti” di triste memoria, proveniente dalla caserma “Ottone Huber” di Bolzano, sede di comando delle truppe alpine.
Qui però l’ordine di armarsi si trasforma nel suo opposto: via fucile e gavetta, si torna a casa!
Nel gergo di caserma “burba” è la povera recluta.
Allarmi!
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 13:23
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C'è una bella società

[1936]
Testo trovato sulle pagine dell’Istituto Centrale dei beni Sonori ed Audiovisivi, nato nel 2007 da una costola di quella Discoteca di Stato che fu proprio il De Angelis a promuovere negli anni 20.

Sempre – direi – per il percorso “Destra e reazionarismo contro e nella guerra”, un’altra allegra canzoncina del grande Rodolfo De Angelis dedicata, come E se non fosse vero? e la mitica “Sanzionami questo!”, all’embargo (fasullo) che la Società delle Nazioni (l’ONU di allora) decise contro l’Italia dopo l’aggressione all’Etiopia. In realtà fu poi solo la Gran Bretagna ad applicarlo, e pure blandamente.
Rodolfo De Angelis, futurista sarcastico e di libera opinione, denuncia senza mezzi termini l’ipocrisia di quel consesso e dei suoi partecipanti e quanto all’avventura coloniale italiana non si perde ad incensarla ma semplicemente mostra un Hailé Selassié molto preoccupato ed interdetto... (continua)
A Ginevra c'è una bella società!
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 11:37

La liberté c'est toute l'existence

[1931]
Dalla colonna sonora del film di René Clair “À nous la liberté”
Non ne sono sicuro, ma il testo dovrebbe essere dello stesso René Clair.
La musica è di Georges Auric (1899-1983), compositore francese.

Un film cui Charlie Chaplin fu certamente debitore per la realizzazione del suo “Modern Times” del 1936, così come René Clair fu in qualche modo debitore al Fritz Lang di “Metropolis” (1927)

“Due amici detenuti, Émile (Henri Marchand) e Louis (Raymond Cordy), cercano di evadere. Louis ci riesce grazie a Émile, che crea un diversivo e svia l'attenzione degli inseguitori. Fuori, Louis trova un lavoro e diventa commercianti di dischi per i fonografi. Mette su una piccola azienda. Il commercio prospera: con il tempo, la sua impresa diventa sempre più grande e importante. Émile, uscito di galera, senza un lavoro, disoccupato, vagabonda per strada, prende il sole... Un giorno, vede la... (continua)
La liberté, c’est toute l’existence,
(continua)
inviata da Bartleby 22/6/2011 - 09:43
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Rodolfo De Angelis: Ma cos'è questa crisi?

[1933]

Una canzone di epoca fascista ma quanto mai attuale, in un momento in cui gli speculatori finanziari si stanno accanendo contro la povera Grecia e a noi ci tengono tutti buoni con la prospettiva di sacrifici "lacrime e sangue" necessari per superare una Crisi che hanno reso interminabile e che vale solo per i poveracci mentre loro, i ricchi e i potenti, continuano a concentrare ricchezze e ad oliare eserciti... Un altro dei vari stratagemmi nella solita "Guerra dei Centomila Anni che i ricchi fanno ai poveri", come direbbe il nostro Marco Valdo M.I....

"Ci sono brani che hanno una magia intrinseca che ci li fa amare spassionatamente sin dal primo ascolto, riuscendo ad ascoltarli anche dieci volte di fila senza mai annoiarci.
Tra tali capolavori, il sottoscritto mette sicuramente questo simpatico motivetto del 1933 che portò grande fortuna al suo autore ed interprete tale Rodolfo... (continua)
Si lamenta l’impresario che il teatro più non va
(continua)
inviata da Bartleby 21/6/2011 - 22:53
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E se non fosse vero?

[1935]

Beh, come ho detto introducendo Schiocca la frusta, Rodolfo De Angelis non era certo un antifascista, anzi, tutta la sua parabola artistica si consuma nel Ventennio... Basti poi ascoltare una canzone come "Sanzionami questo", dedicata alla "perfida Albione"che a partire dal 1935 fu di fatto il solo membro della Società delle Nazioni a sanzionare l'Italia per l'invasione dell'Etiopia. Eppure, anche in una canzone come quella, così intrisa di patriottismo da essere sempre salutata su YouTube dai soliti "A noi!" ed "Eia eia alalà!", Rodolfo De Angelis manteneva l'ironia ed il sarcasmo che lo contraddistingueva, prendendosi piuttosto gioco dell'ipocrisia dei potenti e della cosiddetta "comunità internazionale. Un discorso quanto mai attuale.
E nel marasma dei commenti fascistoidi al video di cui sopra, soltanto uno - quello di tal klingon055 - descrive bene quel che ho cercato malamente... (continua)
Zio Camillo dice sempre: "Non temere, stai tranquillo! Tutto quello che posseggo quando muoio lascio a te, solo a te, tutto a te, mio Cecè" seh seh...
(continua)
inviata da Bartleby 21/6/2011 - 19:19
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Schiocca la frusta

[1937]
Testo trovato nel repertorio del gruppo musicale Pane e Guerra (dove erroneamente si indica come interprete del brano Petrolini che invece era morto l’anno precedente)

Rodolfo de Angelis fu seguace del futurismo, amico di Marinetti e con lui fondatore del Teatro della Sorpresa. Lasciate precocemente le scene nel 1924, si dedicò alla scrittura di canzoni e di opere sul teatro di varietà.
Basta leggere le strofe di questa sua “Schiocca la frusta” per capire quanto De Angelis fosse poco allineato al fascismo o per lo meno disincantato rispetto ai suoi metodi, dal controllo dell’informazione al bellicismo (chiaro il riferimento nella seconda strofa al laboratorio del secondo conflitto mondiale che fu la Guerra di Spagna), e alle sue “conquiste” (la canzone si chiude con una netta denuncia della forte sperequazione sociale in atto), metodi e conquiste "a suon di frusta"..
.
Signore, ci parli della radio che frigge in quell’armadio...
(continua)
inviata da Bartleby 21/6/2011 - 15:42
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Village Ghetto Land

VILLAGE GHETTO LAND
(continua)
inviata da Manuel 21/6/2011 - 12:21
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L'Internationale

RIPUARIO / RIPUARIAN

The Ripuarian language (Ripoaresch) is a very unique minor language in the German language area spoken by the people of the Lower and parts of the Middle Rhine area. It is a part of the West Franconian dialect group. However, it is often not classified as an immediate dialect of the German language, because it descended from Middle High German and partially Middle Low German and has developed separately from the German language ever since. Most German speakers will not even understand Ripuarian, whether in written or spoken form, and in many regards the language/dialect is as different to German as German is to Dutch.

Lyrics translated by F. Bayer

La lingua Ripuaria (Ripoaresch) è un idioma minoritario assolutamente unico parlato nell'area linguistica tedesca, nella Renania inferiore ed in parti di quella mediana. Fa parte del gruppo dei dialetti Frànconi occidentali.... (continua)
D' INTERNATIONAAL
(continua)
inviata da Frederic Bayer 21/6/2011 - 11:59

Gigi, ‘r fratello der prete

anonimo
[XIX secolo]
Sestine anticlericali toscane
Testo trovato su Il Deposito.

Come diceva sempre la mi’ povera nonna: “Preti, frati, porci e polli non si trovan mai satolli”
In questa canzone invece, per una volta, è Gigi, rappresentante del popolo affamato, che, prendendo alla lettera il “siamo tutti fratelli” nell’omelia del parroco, si presenta in canonica come giust’appunto “fratello” del pastore assente per le celebrazioni domenicali e si fa servire un lauto pasto dalla di lui perpetua.

Ed è proprio di questi giorni la notizia dell’arresto di un Gigi londinese, tal Patrick Ryan, che era solito mangiare a sbafo ma non dal prete a alla mensa dell’Esercito della Salvezza, bensì nei migliori ristoranti della capitale… 422 se n’è fatti prima di essere beccato! Grande Gigi! Grande Patrick!
Gigi era n’chiesa e la messa ‘ntendeva
(continua)
inviata da Bartleby 21/6/2011 - 11:59
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Canto nomade per un prigioniero politico

Questa canzone, personalmente, mi fa pensare al più celebre prigioniero politico italiano del secolo scorso: Antonio Gramsci. C'è da chiedersi se oltre le vicende Cilene anche la vita del grandissimo intellettuale abbia influenzato questa canzone del Banco.
Cristian A. 21/6/2011 - 10:59
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Blind Man

On a cold concrete sidewalk, on the corner of Fifth and Main
(continua)
inviata da anonymous 21/6/2011 - 04:34
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Il Pescatore

Per l'esame di spagnolo in università ho avuto la possibilità di portare una canzone in lingua, e ho deciso di portare "Il pescatore" di De André, questa versione è cantata da me sulla traduzione riportata in questo sito con un'unica modifica.

Emanuele 20/6/2011 - 23:23
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Lamento del carbonaro

Testimonianza di Primo Begliomini, carbonaro e poeta di Vivaio, Pistoia, dal citato articolo di Jean-Pierre Cavaillé.

“... Diceano, ti dò, faccio per dire dieci lire al quintale, dieciundici, mi riordo, al quintale di arbone. Quanteppiù tu ne mandavi allora tu avevi due libretti. Uno ci si segnava i quintali del carbone che si mandava e andava all’imposte, e una della spesa. Un altro libretto della spesa perché la spesa per mangiare pen¬saval padrone a farla venire in macchia. E s’era lontani di tre uattr’ore andà a un paese, ome facevi andàffa la spesa. Faceva la dispensa! Nel mezzo alla macchia e li’ tu andavi, in modo che avea tutta nelle mani. Quando s’arrivaaffine di stagione se tu avei guadagnato lisembraa che tu avessi guadagnato, troppo la spesa te la rincaro e ve la metto più alta in modo che avean tutto nelle mani loro. E ci deano quello che... quel¬lo elli parea ecco. E’ stato... (continua)
Bartleby 20/6/2011 - 13:57




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