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Autore Harry Belafonte

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Boy

[1963]
Scritta da George “Tip” Tipton e Joseph “Tinker” Lewis
Nell’album intitolato “Moanin’ n’ Groanin’”, con Charlie Scott.

Ad alcune canzoni di questo album collaborò Fred Neil, ma non è chiaro se questa in particolare. Infatti ho trovato il testo del brano in Fred Neil Lyrics. Compiled by Robin Dunn & Chrissie van Varik

George Tipton, Joseph Lewis e il loro sodale Charlie Scott nei primi anni 60 collaborarono con il grande Harry Belafonte. E’ per questo che la canzone si trova da lui interpretata nell’album “Ballads, Blues And Boasters” del 1964.

Una canzone che parla di schiavitù, di fuga e di liberazione. E della celebre “Underground Railroad” – che abbiamo già conosciuto ampiamente su queste pagine – com’era chiamata l’organizzazione clandestina che aiutava gli schiavi neri fuggiaschi a raggiungere gli Stati del Nord degli USA e la libertà: “Ho sentito di questa Ferrovia Sotterranea... (continua)
Hmmm-mmm-mmm
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 14/10/2016 - 13:51
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Les crayons de couleur

[1966]
Ppubblicato come singolo nel 1966 (presente poi in molte raccolte e live degli anni seguenti) e i suoi crediti
Parole e musica di Hugues Aufray, Marge Barton e Pierre Delanoë.

Per...festeggiare finalmente l'avvenuto ritorno dell'acqua, e anche un nuovo gatto che è venuto a aggiungersi alla tribù di casa mia, mi sono chiesta se mettere o no questa canzoncina facile facile di Hugues Aufray, e poi che “c'est assez facile en somme” lo dice anche lui. Però confesso che da giovincella Hugues Aufray mi faceva diventar matta anche se cinquant'anni fa non ero già comunque più una quindicenne e anzi, ohimé!, facevo già l'avvocato alle prime armi. Faceva un po' il Bob Dylan francese, Hugues Aufray, e il bello è che è sempre sulla breccia come un giovanotto dell'età di ottantasette anni (è del '29, io del '39 e ho scelto un giorno magnifico per venire al mondo: sono nata il 1° settembre 1939,... (continua)
Un petit garçon est venu me voir tout à l'heure
(continua)
inviata da Avv. Jeanne Auban Colvieil, Arles (Francia) 13/5/2016 - 15:26
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Cotton Fields

[1940]
Parole e musica di Huddie Ledbetter, detto Leadbelly, che incise questo brano autobiografico nel 1940. Però i primi ad includere la canzone in album e a renderla uno standard, non solo della musica nera (dato anche il suo ritmo originario, comunque “country”) furono Odetta (“The Tin Angel”, 1954, con Lawrence B. Mohr) ed Harry Belafonte (“Belafonte Sings the Blues”, 1958).
Poi le moltissime cover, fra cui spiccano quelle dei Beach Boys e dei Creedence Clearwater Revival, nonchè quelle dei soliti “saccheggiatori” Johnny Cash ed Elvis Presley.

Propongo questo brano perchè, al di là del suo ritmo scanzonato, racconta della durezza della vita dei neri nel profondo sud degli USA alla fine dell’800, quando Leadbelly era un bimbo. I campi di cotone a perdita d’occhio erano il solo paesaggio, che la raccolta andasse bene e il prezioso vegetale non marcisse a causa del parassita “boll weevil”... (continua)
When I was a little baby
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/2/2016 - 22:03
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Timber (Jerry the Mule)

[19??]
Ancora una canzone attribuita a Josh White, da lui più volte incisa negli anni 50 e 60. Ma – come denuncia il titolo stesso del primo album di White in cui è contenuta, “Spirituals and Ballads”, pubblicato dalla Nuova Mayor di Milano (!) nel 1952 – il testo risale sicuramente ad una work song precedente di autore anonimo. Un testo simile si trova col titolo “Mule On De Mount” nella raccolta “Mules and Men”, a cura di Zora Neale Hurston, pubblicata nel 1935.

Nelle note di un altro disco, “Josh At Midnight” del 1956, si può leggere quanto segue:

When Josh and Sam Gary wrote this song over ten years ago, they had in mind the Negro convicts in country road gangs which they frequently saw in their travels. Wondering how men could take the kind of treatment at which any mule would have balked, this song was a natural expression of their feeling. It's the story of a mule who had the sense... (continua)
Got to pull this timber 'fore the sun goes down,
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 8/2/2016 - 16:16

Walk in Peace

[1946]
Parole e musica di Lancelot Victor Edward Pinard (1902-2001), cantante ed attore originario di Trinidad e Tobago, re del calypso negli USA del secondo dopoguerra.
Testo trovato su Protest Song Lyrics

Trovo il brano nella raccolta “Songs For Political Action - Folk Music And The American Left 1926 – 1953” (Bear Family Records, 1996)



Sir Lancelot non compose soltanto calypso da intrattenimento, ma parecchie sue canzoni avevano testi pacifisti o di sinistra, basti pensare a titoli come Atomic Energy, "Defenders of Stalingrad" e "Walk in Peace". Fu ammirato e imitato da musicisti diventati poi molto più famosi di lui, come Harry Belafonte e Leadbelly. Pare che quest’ultimo fu ispirato ai testi di Sir Lancelot nello scrivere la sua “Equality for Negroes”
[Part 1]
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/1/2016 - 13:56
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Atomic Energy

[1947]
Parole di Raymond Glaser (?)
Musica di Lancelot Victor Edward Pinard (1902-2001), cantante ed attore originario di Trinidad e Tobago, re del calypso negli USA del secondo dopoguerra.
Testo trovato su Cold War Music

Trovo il brano nelle raccolte “Songs For Political Action - Folk Music And The American Left 1926 – 1953” (Bear Family Records, 1996), “The Little Red Box Of Protest Songs” (Proper Box, 2009) e – naturally – nel cofanetto “Atomic Platters - Cold War Music From The Golden Age Of Homeland Security” (1999-2005).

Sir Lancelot non compose soltanto calypso da intrattenimento, ma parecchie sue canzoni avevano testi pacifisti o di sinistra, basti pensare a titoli come "Defenders of Stalingrad" e "Walk in Peace". Fu ammirato e imitato da musicisti diventati poi molto più famosi di lui, come Harry Belafonte e Leadbelly. Pare che quest’ultimo fu ispirato ai testi di Sir Lancelot nello scrivere la sua “Equality for Negroes”
Some men with brains in their cranium
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 15/1/2016 - 13:36
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All My Trials, Lord

Un brano “spiritual” di anonimo autore sette-ottocentesco, forse avente origine nelle isole Bahamas, che negli anni 50 e 60 del secolo scorso divenne uno degli inni del movimento per i diritti civili. Inciso (forse) per primo da Pete Seeger nel 1961, ma proposto da moltissimi artisti come – solo per citarne alcuni - Joan Baez, Harry Belafonte, Peter, Paul and Mary e Nick Drake.
Fonte di ispirazione per George Gershwin per la sua Summertime.
Hush little baby, don't you cry
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 23/12/2013 - 12:06
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Go Down Old Hannah

Versione di Harry Belafonte e Fred Hellerman dall’album “Swing Dat Hammer” del 1960.‎
GO DOWN OLD HANNAH
(continua)
inviata da Bernart 13/11/2013 - 15:39
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Grizzly Bear

‎[19??]‎
Una “chain gang song” di autore anonimo ripresa e arrangiata da Harry Belafonte e Robert ‎DeCormier nell’album del 1960 intitolato “Swing Dat Hammer”, composto interamente da canzoni dedicate ‎alle famigerate squadre di prigionieri-lavoratori alla catena che negli USA sono state attive, ‎soprattutto negli Stati del sud, fino agli anni 50 ma che sono presenti ancora oggi sporadicamente in ‎qualche Stato, seppur senza essere più il “girone dantesco” di un tempo…‎

Si vedano al proposito le molte canzoni già presenti sul sito, come Look Over Yonder e Diamond Joe dello ‎stesso Belafonte, o I'm Free From the Chain Gang Now di Johnny Cash e le altre lì citate nel commento introduttivo…‎

L’orso grigio infuriato e pericoloso di questa canzone non è il temibile plantigrado, ma la sadica ed ‎odiatissima guardia carceraria che con la sua frusta dà continuamente il tormento ai prigionieri…‎

Robert... (continua)
Oh that grizzely, grizzely grizzely bear
(continua)
inviata da Bernart 13/11/2013 - 15:33
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Diamond Joe

‎[19??]‎
Parole e musica attribuite ad Harry Belafonte, ma si tratta in realtà di una canzone di autore ‎anonimo, un prigioniero di qualche “chain gang”, perché figura già nelle collezioni dei Lomax, per ‎esempio in “Deep River of Song: Mississippi: Saints and Sinners, From Before the Blues and ‎Gospel”.‎

Nell’album intitolato “Swing Dat Hammer” pubblicato nel 1960 e composto interamente da canzoni dedicate ‎alle famigerate squadre di prigionieri-lavoratori alla catena che negli USA sono state attive, ‎soprattutto negli Stati del sud, fino agli anni 50 ma che sono presenti ancora oggi sporadicamente in ‎qualche Stato, seppur senza essere più il “girone dantesco” di un tempo…‎

Si vedano al proposito le molte canzoni già presenti sul sito, come Look Over Yonder dello stesso Belafonte, ‎o I'm Free From the Chain Gang Now di Johnny Cash e le altre lì citate nel commento introduttivo…‎

Non... (continua)
Ain't gonna work in the country
(continua)
inviata da Bernart 13/11/2013 - 15:01
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Look Over Yonder

‎[1960]‎
Parole e musica attribuite a Lawrence Gellert (1898-1979), un immigrato ungherese che negli anni ‎‎20 e 30 percorse l’“America profonda” raccogliendo le canzoni dei neri, comprese quelle di ‎protesta. Più probabilmente, quindi, questa canzone è è da attribuire a qualche anonimo informatore ‎dello stesso Gellert.‎

Nell’album intitolato “Swing Dat Hammer”, composto interamente da canzoni dedicate alle “chain gang”, le ‎famigerate squadre di prigionieri-lavoratori alla catena che negli USA sono state attive, soprattutto ‎negli Stati del sud, fino agli anni 50 ma che sono presenti ancora oggi sporadicamente in qualche ‎Stato, seppur senza essere più il “girone dantesco” di un tempo…‎

Si vedano al proposito le molte canzoni già presenti sul sito, come I'm Free From the Chain Gang Now di Johnny Cash e le ‎altre lì citate nel commento introduttivo…‎
Look over yonder hot sun turning over
(continua)
inviata da Bernart 13/11/2013 - 14:29
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Swing Dat Hammer

‎[19??]‎
Una canzone di prigionia di autore anonimo riproposta da Harry Belafonte & The Belafonte Folk ‎Singers nel disco che da questa traccia prende il titolo, pubblicato nel 1960 ed interamente dedicato ‎ai canti nati nelle “chain gang”, nelle squadre di detenuti incatenati tra di loro, in grandissima ‎maggioranza negri, costretti ai lavori forzati. Un sistema che per decenni, anzi, quasi per un secolo, ‎servì a prolungare quello schiavistico, solo formalmente abbandonato negli USA dopo la guerra ‎civile. Le ultime squadre alla catena vennero infatte smantellate nel 1955 ma ancora nel 1995 lo ‎Stato dell’Alabama cercò di reintrodurle, stoppato dalla magistratura… Ma in alcuni altri Stati di ‎fatto esistono ancora, come in Carolina e in Arizona dove le “chain gang” sono adottate, seppur in ‎chiave moderna, anche in alcuni penitenziari femminili…‎


Il criminale – quasi sempre un... (continua)
Swing dat hammer, swing dat hammer
(continua)
inviata da Bernart 13/11/2013 - 14:11
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Ndodemnyama Verwoerd!‎

‎[1965]‎
Album “An Evening with Belafonte/Makeba”.‎
Autore: Vuyisile Mini.



‎“Attento, Verwoerd!” è un canto diretto a Hendrik Frensch Verwoerd (1901-1966), teorico e pratico ‎del sistema segregazionista dell’apartheid, primo ministro del Sudafrica dal 1958 fino al suo ‎assassinio ad opera di Dimitri Tsafendas, un immigrato greco, comunista, il quale per via della pelle ‎non proprio chiara e delle sue idee era stato ostracizzato dalla società dei bianchi e che, a causa ‎delle difficoltà incontrate nel paese che non lo aveva integrato, era andato alquanto fuori di testa. Si ‎era certamente trattato di un delitto almeno indirettamente politico ma Tsafendas fu riconosciuto ‎totalmente infermo di mente, schizofrenico. Il giudice però, anziché provvedere al ricovero in un ‎centro di cura, sentenziò che la durata della sua pena era affidata al buon cuore del Presidente… ‎Così Tsafendas fu... (continua)
Pasopa Nantsi ndodemnyama, Verwoerd!
(continua)
inviata da Dead End 7/9/2012 - 15:24
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Khawuleza

‎[1965]‎
Album “An Evening with Belafonte/Makeba”, in duetto con Harry Belafonte‎


“Khawuleza” fu originariamente incisa negli anni 50 da Dorothy Masuka, cantante dello Zimbabwe.‎
Makeba fu buona amica della Masuka e registrò parecchi dei brani di lei.‎
Come la stessa Makeba spiega nell’introduzione alla canzone, “Khawuleza” parla dei raid che la ‎polizia del regime segregazionista era solita fare nelle “townships” per arrestare i militanti ‎dell’ANC oppure – come ricorda nella sua autobiografia “Makeba: My Story” del 1987 – per ‎reprimere certe attività considerate illegali, come la fabbricazione clandestina di birra ed alcolici, ‎che i neri svolgevano per campare. Un artista nero doveva avere un gran coraggio per cantare ‎canzoni come questa e la Masuka – così come la Makeba – ne aveva da vendere: quando nel 1961 ‎dedicò una canzone a Patrice Lumumba, il leader dell’indipendenza congolese... (continua)
‎Khawuleza mama
(continua)
inviata da Dead End (+ AT-XXI qualche anno dopo) 7/9/2012 - 14:36
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John Henry

anonimo
‎[seconda metà dell’800]‎

‎Quella del fortissimo nero John Henry in gara con la perforatrice a vapore nella ‎costruzione di una ferrovia è una figura mitica dell’orgoglio afroamericano, così come ‎‎Casey Jones lo è per i macchinisti e ferrovieri bianchi ‎o The Big Hewer per minatori inglesi. ‎
Mitologica ma anche storica.‎

Come tantissime sono le versioni della canzone popolare – io ho scelto quella pubblicata nel 1900 il ‎cui testo ho reperito proprio sul sito dedicato, John ‎Henry, the Steel Driving Man – parecchie sono le biografie del protagonista. Quel che è sicuro è ‎che un possente nero chiamato Henry, uno schiavo oppure un detenuto membro di una “chain gang” ‎‎(le squadre di prigionieri alla catena utilizzati come manodopera a costo zero nei lavori più faticosi), ‎lavorò nella seconda metà dell’800 alla costruzione di un tunnel ferroviario, probabilmente in ‎Virginia. La leggenda... (continua)
John Henry was a railroad man,
(continua)
inviata da Dead End 21/8/2012 - 15:11
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Pastures of Plenty

The Asch Recordings Vol. 1 (1944)



Describing the travails and dignity of migrant workers in North America, it is evocative of the world described in John Steinbeck's The Grapes of Wrath. The tune is based on the ballad "Pretty Polly," a traditional English-language folk song from the British Isles that was also well known in the Appalachian region of North America.

Recorded by Pete Seeger, Harry Belafonte, Bob Dylan, Tom Paxton, Jesse Colin Young, Peter Tevis, Peter, Paul and Mary, Dave Van Ronk, Ramblin' Jack Elliot, Flatt and Scruggs, Will Geer, Kingston Trio, Country Joe McDonald, Odetta, The Alarm, Solas, Alison Krauss & Union Station, Paul Kelly, Lila Downs, Cisco Houston, Karl Denver, Scott H. Biram, The Travellers, Judy Collins, Jefferson Starship


Il pezzo fu arrangiato da Ennio Morricone e cantato da Peter Tevis per il film "Per un pugno di dollari" di Sergio Leone. (Ma Si veda qui questa osservazione di Cristian Veronesi)
It's a mighty hard row that my poor hands have hoed
(continua)
1/9/2011 - 21:45
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On The Path Of Glory

Una canzone del 1967 interpretata anche con Harry Belafonte

Nell’album intitolato “These Are My Songs” del 1967, firmato come Pet Clark.

Ripresa anche da Mary Travers nel suo disco d’esordio come solista, “Mary” del 1971.

(Bernart Bartleby)
Blessed are the meek they say
(continua)
inviata da Renato Stecca 22/7/2010 - 17:30
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Midnight Special

[1934]



Con canzoni come Chain Gang, Chimes Of Freedom, Folsom Prison Blues, I Shall Be Released, San Quentin e Walls Of Red Wing già presenti tra le CCG/AWS, beh, non poteva certo mancare questo classico che fu reso immortale da Leadbelly, ma la cui memoria si perde nelle roots americane più profonde.
Infatti le prime testimonianze scritte relative a questa “prison song” risalgono già ai primissimi anni del 900, e la prima incisione è del 1926 ad opera di Dave "Pistol Pete" Cutrell, il leader della formazione "McGinty's Oklahoma Cowboy Band". E bisogna anche dire che il primo nero ad incidere “Midnight Special Blues” non fu Leadbelly ma “Crying” Sam Collins nel 1929.
Ma nel 1934 John e Alan Lomax, i celebri cacciatori di folk songs, raccolsero la canzone dalla chitarra e dalla viva voce di un detenuto dell'Angola Louisiana State Prison, tale Huddie William Ledbetter, soprannominato "Lead... (continua)
Well you wake up in the morning, hear the ding dong ring,
(continua)
inviata da Alessandro 21/2/2010 - 19:53
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Those Three Are On My Mind

[1966]

Da una poesia di tale Frances Taylor, una canzone rimaneggiata e musicata da Pete Seeger e poi incisa da Harry Belafonte (compare nella compilation “The Essential Harry Belafonte, 1952-1977” pubblicata nel 2005).

Dedicata a James Chaney, un afroamericano, Andrew Goodman e Michael Schwerner, due bianchi di fede ebraica, tutti e tre attivisti per i diritti civili, trucidati da poliziotti e membri del KKK il 21 giugno 1964 nella contea di Neshoba, Mississippi.
Sull’episodio anche Tom Paxton scrisse una canzone, Goodman and Schwerner and Chaney.

Nell’ultima strofa si fa riferimento a Thomas Paine, uno dei padri fondatori degli USA.

Testo pubblicato su Broadside Magazine n.75 dell’ottobre 1966.
I think of Andy in the cold wet clay
(continua)
inviata da Alessandro 22/7/2009 - 16:50
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If You Miss Me At The Back Of The Bus

Interpretata da Harry Belafonte

This song speaks metaphorically about the restrictions forced onAfrican-Americans before the changes wrought by the Civil Rights Movement of the Sixties. For example, the words of the first verse are: “If you miss me at the back of the bus/And you can’t find menowhere/Come on over to the front of the bus/I’ll be sittin’ right there.”
Scritta nel 1963 da Charles "Carver" Neblett, uno dei membri originari del gruppo The SNCC Freedom Singers, sulla melodia della tradizionale "O Mary Don’t You Weep”.

(Alessandro)
If you miss me at the back of the bus
(continua)
inviata da DonQuijote82 9/4/2009 - 10:37
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Another Man Done Gone

Una celebre "prison song" incentrata sulle terribili "chain gang", le squadre di lavoratori forzati alla catena che furono fino alla fine degli anni '30 (ma anche oltre) non solo una vera e propria barbarie ma anche uno strumento diretto di repressione razzista contro gli afroamericani...

Raccolta da Aln Lomax nel 1943 dalla voce di Vera Hall (una tra i tanti musicisti neri misconosciuti saccheggiati da Moby nei suoi campionamenti... per esempio, della Hall e non di Moby è la bellissima "Trouble So Hard").

Poi interpretata e reinterpretata da molti artisti: Woody Guthrie, Johnny Cash, Eric Clapton, Odetta, Harry Belafonte...

"Hall's record, "Another Man Done Gone", was played on the BBC in 1943 as a highlight to American folk music. Also, "Another Man Gone" was played by Congress to commemorate the 75th anniversary of the Emancipation Proclamation." (en.wikipedia)
Another man done gone
(continua)
inviata da Alessandro 9/12/2008 - 22:55
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Come Away, Melinda

[1963]
Lyrics by Fred Hellerman
Music by Fran Minkoff

da "This Land Is Your Land: Songs of Social Justice UAW"

Proposta da molti artisti fra i quali, Judy Collins, The Weavers, Tim Rose, Harry Belafonte, Uriah Heep, Bobby Gentry...

Trovata su Mudcat.
"Mommy, mommy, come and look and see what I have found
(continua)
inviata da Alessandro 18/11/2008 - 13:57
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Martin Luther King

Il 4 aprile 2008 saranno 40 anni dall'assassinio di Martin Luther King. Ho scovato questa canzone incisa nel 1988 da Harry Belafonte, scritta (parole e musica) da Jake Holmes.
As I wondered round the world so lost and angry,
(continua)
inviata da Renato Stecca 30/3/2008 - 18:27
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Cruel War

Ho scoperto che nel 1964 Harry Belafonte ha inciso questa canzone, con il testo parecchio differente (ero tentato quasi di inviarvela come se fosse un'altra canzone!).

Si tratta in realtà del testo originale della canzone tradizionale risalente alla guerra civile americana, The Cruel War Is Raging. [CCG/AWS Staff]
THE CRUEL WAR IS RAGING
(continua)
inviata da Renato Stecca 22/3/2008 - 19:11




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