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Author Paul Robeson

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זאָג ניט קײנמאָל

English version by Paul Robeson (1949).




A parte l'originale e la versione ebraica, la versione più celebre in un'altra lingua di Zog nit keynmol è senz'altro quella inglese di Paul Robeson. Il fatto è che Robeson non la interpretò mai interamente: cantava usualmente la prima e l'ultima strofa (senza ripetere la strofa iniziale in fondo). La versione rimane celebre nell'interpretazione che Robeson ne diede il 13 giugno 1949 a Mosca, in occasione di un concerto durante la sua tournée in Unione Sovietica (Robeson era un noto militante comunista); in tale occasione cantò due strofe in inglese, poi la canzone originale in yiddish. Si potrebbe dire che, in quei pochi minuti, Robeson fu veramente “negro, ebreo e comunista”. Il figlio di Robeson, che era presente al concerto, ne fece una descrizione precisa, che riprendo dai commenti a questo video YouTube (dove Robeson la canta interamente in... (Continues)
NEVER SAY THAT YOU HAVE REACHED THE VERY END
(Continues)
Contributed by Riccardo Venturi 2017/3/11 - 08:21
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It Ain't Necessarily So

[1935]
Testo di Ira Gershwin
Lyrics by Ira Gershwin

Musica di George Gershwin
Music by George Gershwin

Dall'opera Porgy and Bess
From the musical opera Porgy and Bess

Interpretata originariamente da John W. Bubbles nel personaggio di Sportin' Life
First performed on stage by John W. Bubbles as Sportin' Life

Nell'opera Porgy and Bess (1935), la più famosa musicata da George Gershwin con il libretto scritto da DuBose Heyward (l'autore del racconto Porgy [1925], poi adattato per le scene nel 1927 dalla moglie Dorothy) e dal fratello maggiore di George, Ira Gershwin, la canzone It Ain't Necessarily So occupa un posto del tutto particolare. Scritta propriamente da Ira Gershwin, è una delle poche confutazioni punto per punto delle più famose storie, o storielle, della Bibbia; cosa ancor più degna di nota, dato che i fratelli Gershwin si chiamavano in realtà Jacob (George) e Israel (Ira)... (Continues)
It ain't necessarily so,
(Continues)
Contributed by L'Anonimo Toscano del XXI Secolo 2017/1/25 - 00:40
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Spring Song

[1941]
Versi di Harry Schachter
Musica di Earl Robinson
Trovo il brano in un paio di compilation, quella proveniente dalla DDR intitolata “Das Andere Amerika” (1966) e la più recente “Songs For Political Action - Folk Music And The American Left 1926 – 1953” (sempre tedesca ma del 1996)




Sicuramente una delle canzoni contro la guerra e pacifiste più sfigate della Storia.

Paul Robeson la incise nel maggio del 1941… Il 22 giugno Hitler invase l’Unione Sovietica… Il 7 luglio un contingente americano sbarcava in Islanda a sostegno delle truppe britanniche, primo assaggio del coinvolgimento degli Stati Uniti nel conflitto, formalizzato poi a dicembre dopo l’attacco giapponese a Pearl Harbor…

La “Canzone della Primavera” la cantarono veramente in pochi e per poco…
Oh, I wonder will we be at war this spring.
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2016/2/9 - 11:37
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Nobody Knows the Trouble I've Seen

Anonymous
Spiritual afroamericano risalente a molto prima della guerra civile e dell’abolizione della schiavitù ma i cui versi furono pubblicati per la prima volta soltanto nel 1867, nella raccolta intitolata “Slave Songs of the United States” composta da 136 canti e curata dagli abolizionisti William Francis Allen, Lucy McKim Garrison e Charles Pickard Ware (tutti del nord, tutti bianchi…)

La prima incisione è del 1925 ad opera della contralto nera Marian Anderson (1897-1993), voce oggi purtroppo abbastanza dimenticata ma che è stata una delle cantanti più intense del XX secolo.

Notevoli pure le interpretazioni successive di Paul Robeson, Louis Armstrong, Sam Cooke, Lena Horne e Josh White
Molti compositori classici afroamericani – come Samuel Coleridge-Taylor, Henry Thacker Burleigh e James Rosamond Johnson - si sono cimentati nell’arrangiamento musicale del brano.

I Fisk Jubilee Singers – famoso... (Continues)
Nobody knows the trouble I've seen
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2016/2/4 - 09:09
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Olza

Sachsenhausen, 1942
Lyrics: Aleskander Kulisiewicz
Music: Henryk Wars (“Jest Jedna Jedyna,” 1938)

Campo di concentramento di Sachsenhausen, Oranienburg, Brandeburgo
Parole di Aleskander Kulisiewicz
Musica di Henry Vars (1902-1977), il nome assunto negli USA dal compositore polacco Henryk Warszawski, abbreviato in Wars, autore di moltissime musiche anche per il cinema tra cui il celebre tango del 1938 “Jest jedna jedyna”. Un suo brano, la canzone d’amore “Umówiłem się z nią na dziewiątą” del 1937, è compreso nella colonna sonora de “Il pianista” di Roman Polanski.

Kulisiewicz spent his formative years in the town of Cieszyn where his father worked as a teacher, and his nostalgia for that picturesque region on the Olza River southwest of Krakow was deep and enduring. He later wrote that when he was a prisoner he “often dreamed of returning to the banks of this beloved river.” With its... (Continues)
Wielka jest, śliczna jest Mississippi,
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2016/1/25 - 10:05
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Didn’t My Lord Deliver Daniel?

Uno degli standard spiritual più famosi risalente ai tempi della schiavitù.
Dovrebbe di regola essere attibuito ad autore anonimo ma tuttavia preferirei assegnarlo al grande cantore nero e comunista Paul Robeson, che interpretò questo brano molto spesso, essendo presente in parecchi suoi dischi degli anni 50 e 60.
Da ricordare anche l’interpretazione di Colette Magny, nel suo disco “Les Tuileries” del 1964, e la cover offerta dai Manic Street Preachers in accompagnamento al singolo Let Robeson Sing del 2001, non a caso dedicato proprio al grande baritono-basso afroamericano.

Se nell’Antico Testamento è scritto che il Signore salvò il profeta Daniele dato in pasto ai leoni dal re persiano Ciro II, e poi salvò il profeta Giona che gli aveva disubbidito ed era finito inghiottito da un grosso pesce, e poi salvò Shadrach, Meshach e Abednego, tre giovanissimi ebrei che il re babilonese Nabucodonosor... (Continues)
Didn’t my Lord deliver Daniel
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2015/12/2 - 13:16
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The Dove

[1962]
Parole di David I. Arkin (1906-1980), insegnante, pittore, scrittore e liricista, padre dell’attore Alan Arkin.
Misica di Waldemar Hille (1908-1995), pianista e compositore, direttore musicale della First Unitarian Church, amico di Pete Seeger e Paul Robeson.
Testo pubblicato su Broadside #7 del giugno 1962
Registrata da Pete Seeger in “Broadsides - Songs and Ballads”, Folkways Records, 1964.

Da ricordare che l’autore di questa canzone, David I. Arkin, nel secondo dopoguerra fu una delle tante vittime della “witch hunt” anticomunista scatenata da quell’ubriacone del senatore McCarthy.
Arkin, che era un insegnante, perse il lavoro e non fu mai in grado di recuperarlo, nonostante i ripetuti ricorsi. Fu riabilitato solo dopo la sua morte, avvenuta per un cancro nel 1980.
Anche suo figlio Alan è stato un attore scomodo: si pensi ai suoi esordi in “The Russians Are Coming, the Russians... (Continues)
The storm clouds hang on the hill
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2015/8/18 - 09:37
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Dünyanin en tuhaf mahluku

[1947]
Versi di Nazim Hikmet, all’epoca rinchiuso nel carcere di Bursa dopo una pesantissima condanna (28 anni) per le sue attività contro il regime, le sue idee comuniste e le sue iniziative internazionali anti-naziste e anti-franchiste. Ne scontò 12, dal 1938 al 1950, per poi essere liberato grazie alla mobilitazione internazionale di figure come Tristan Tzara, Pablo Picasso, Paul Robeson, Pablo Neruda e Jean-Paul Sartre.
Interpretata da diversi artisti, per esempio dalla cantante di Istanbul Ajda Ahu Giray e da Francesca Solleville.

Una poesia che fa il paio con İnsanların türküleri
Akrep gibisin kardeşim,
(Continues)
Contributed by Bernart Bartleby 2013/12/12 - 15:12
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No nos dejan cantar

‎[1949]‎
Musica di Manolo Díaz dei Aguaviva, dal disco “Apocalipsis” del 1971.‎

Versione spagnola della poesia intitolata “Korku” (“Miedo”, “Paura”) di ‎‎Nâzim Hikmet, poeta turco che ‎alla fine degli anni 40 fu detenuto nelle carceri del suo paese perché simpatizzante comunista.‎

E’ indirizzata a Paul Robeson, nero americano, comunista pure lui, che negli USA aveva ‎partecipato ad un comitato di intellettuali che chiedeva la liberazione di Hikmet e che in quel ‎preciso momento si trovava lui stesso nell’occhio del ciclone, accusato di attività anti-americane e ‎di propaganda filo-sovietica, tanto che razzisti e fascisti cercarono con la violenza – si veda ‎‎The Peekskill Story (Parts 1 & 2)‎ di Pete Seeger - di impedirgli di cantare in un concerto organizzato dal Civil Rights ‎Congress.‎



“Non ci lasciano cantare, Robeson, perché hanno paura…”
No nos dejan cantar, Robeson,
(Continues)
Contributed by Bernart 2013/5/6 - 10:51
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The Peekskill Story (Parts 1 & 2)‎

‎[1949]‎
Voce narrante: Howard Fast, che poi su quegli eventi ‎scrisse pure un libretto intitolato “Peekskill, U.S.A.”‎
Interpreti: Pete Seeger (che suona anche il banjo), Lee Hays, Fred Hellerman e Ronnie Gilbert.‎
Musica: sulla melodia di Hold the Line scritta da Pete Seeger e Lee Hays.‎
La voce di Paul Robeson fu registrata a Peekskill proprio il 4 settembre 1949 da Francis ‎Dellorco, così come pure i rumori di sottofondo che si riferiscono alle aggressioni dei gruppi di ‎fascisti e razzisti.‎
Testo trovato su Folk Archive.‎

‎In un’America che si stava preparando agli anni bui del maccartismo, alcuni ‎coraggiosi sindacalisti (che in seguito vennero espulsi dalle rispettive organizzazioni perché in ‎odore di comunismo) organizzarono a Peekskill, NY, un concerto per i diritti civili e sindacali, ‎sempre più a repentaglio in quell’immediato secondo dopoguerra.‎

La star della serata... (Continues)
Let me tell you the story of a line that was held
(Continues)
Contributed by Dead End 2012/8/23 - 10:42
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My Thirty Thousand

‎[1949]‎
Parole di Woody Guthrie
Musica di Billy Bragg‎
Dall’album di Wilco e Billy Bragg “Mermaid Avenue – The Complete Sessions” (che include la ‎nuova parte terza del progetto e ripubblica le precedenti due)‎

‎Dopo Hold the Line di Pete Seeger, ecco il racconto che dei fatti di Peekskill del ‎‎1949 fece il menestrello dell’Oklahoma, anche lui intervenuto in quei giorni - insieme ad altri trentamila, "I miei trentamila" - in sostegno a Paul ‎Robeson, alla libertà di espressione, ai diritti civili e sindacali e contro fascisti e razzisti.‎

In un’America che si stava preparando agli anni bui del maccartismo, alcuni coraggiosi sindacalisti ‎‎(in seguito espulsi dalle rispettive organizzazioni perché in odore di comunismo) organizzarono un ‎concerto per i diritti civili e sindacali, sempre più a repentaglio in quell’immediato secondo ‎dopoguerra. La star della serata doveva essere niente... (Continues)
Paul Robeson he’s the man
(Continues)
Contributed by Dead End 2012/8/22 - 16:12
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Hold the Line

‎[1949]‎

‎Il resoconto quasi giornalistico di ciò che avvenne a Peekskill (contea di ‎Westchester, Stato di New York) nell’agosto del 1949.‎


In un’America che si stava preparando agli anni bui del maccartismo, alcuni coraggiosi sindacalisti ‎‎(in seguito espulsi dalle rispettive organizzazioni perché in odore di comunismo) organizzarono un ‎concerto per i diritti civili e sindacali, sempre più a repentaglio in quell’immediato secondo ‎dopoguerra. La star della serata doveva essere niente meno che Paul Robeson, il possente ‎baritono nero e fieramente comunista che aveva appena dichiarato che i neri americani non ‎avrebbero mai combattuto contro l’Unione Sovietica nel caso di scontro tra gli opposti blocchi.‎
Gli spettatori arrivati in massa per il concerto si trovarono circondati da una “mob” furiosa armata ‎di sassi e di mazze da baseball, spalleggiata dalla polizia locale, che urlava... (Continues)
Let me tell you the story of a line that was held,
(Continues)
Contributed by Dead End 2012/8/22 - 15:56
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Scandalize My Name

‎[Primi del 900]‎
Uno spiritual di autore anonimo proveniente probabilmente dalle piantagioni della Louisiana.‎
Incisa da Robeson per la prima volta nel 1927.‎

Il grande cantante baritono-basso, attore, avvocato, attivista per i diritti civili, nero e comunista la ‎ripropose più volte, soprattutto negli anni della fobia anticomunista, della “caccia alle streghe”, ‎delle “blacklists”, del maccartismo.‎
La sua voce profonda ed appassionata che intonava “Scandalize My Name” risuonò anche nei primi ‎anni 50 nel corso dei famosi “Peace Arch Concerts”, i concerti che Robeson tenne nella località al ‎confine con il Canada quando le autorità americane gli sequestrarono il passaporto per impedire a ‎quel “negro comunista” di andare all’estero. In quel luogo dotato di un’acustica naturale ‎straordinaria Robeson semplicemente saliva sul cassone di un camion e con la sua possente voce ‎cantava per... (Continues)
I met my brother the other day
(Continues)
Contributed by Bartleby 2012/5/30 - 14:02
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From Border to Border

‎[1942]‎
Trascrizione in inglese (che Robeson faceva sempre seguire dall’originale in russo) di una canzone ‎tratta dall’opera “Тихий Дон” (“Quiet Flows the Don”, da noi “Il placido Don) scritta nel 1935 dal ‎compositore russo Иван Иванович Дзержинский (Ivan Ivanovich Dzerzhinsky) e basata ‎sull’omonimo romanzo epico scritto tra la fine degli anni 20 e l’inizio dei 30 da Михаил ‎Алексaндрович Шолохов (Mikhail Aleksandrovich Sholokhov).‎
Testo (completo solo della parte cantata in inglese) trovato su ‎‎WWII In American Music

L’intenzione di Robeson – negro e comunistaccio – era quella di solidarizzare con il popolo ‎sovietico investito dalle forze dell’Asse ed impegnato in quel momento nella terribile battaglia di ‎Stalingrado (dall’estate del 1942 al febbraio del 1943)…‎
From borderland to border
(Continues)
Contributed by Bartleby 2012/4/12 - 11:57
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Freedom Train

‎[1947]‎



Il grande baritono mise in musica questa celebre riflessione di un altro grande afro-americano, il ‎poeta Langston Hughes, a proposito di un’iniziativa mediatica fortemente voluta dal ‎presidente Truman, un treno con i colori della bandiera che attraversò gli States tra il 1947 ed il ‎‎1949 con l’obiettivo di diffondere i sacri ideali fondanti della Patria… Peccato però che allora molti ‎treni avessero ancora carrozze separate (o, meglio, segregate) per i bianchi e per i neri…‎


Paul Robeson – il negraccio comunistaccio rompiballe - si mise a cantare questa “Freedom Train” ‎ad ogni concerto, ad ogni raduno, ad ogni occasione e ciò imbarazzò non poco l’amministrazione ‎Truman che chiese a J. Edgar Hoover - non il piazzista di aspirapolvere ma il potente capo storico ‎dell’FBI - di mettere Robeson sotto stretta sorveglianza, 24h su 24. E fu così ben sorvegliato che un ‎giorno... (Continues)
I read in the papers about the Freedom Train
(Continues)
Contributed by Bartleby 2011/9/21 - 14:21
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Ballad of Paul Robeson

[1972]
Album "Ballads of Black America", Folkways Records.
With Pete Seeger, banjo, and Jeanne Humphries, bass.

"Paul Robeson. Born 1898 in Princeton, New Jersey. Won a scholarship to Rutgers University and was a Phi Beta Kappa honor student and All American football player. Received a law degree from Columbia University but because of his extraordinary musical talent became a leading star of opera, stage and films. Always active in civil rights, he was blacklisted from show business due to his Communist sympathies, His talents and leadership will never be forgotten." (dall'introduzione al brano contenuta nel libretto che accompagna l'album)

La canzone fa riferimento ai cosiddetti "Peekskill Riots" accaduti nell'agosto del 1949 nella contea di Westchester, New York, quando una torma di fascisti e razzisti – con l'appoggio della polizia locale - impedirono a Paul Robeson di esibirsi in... (Continues)
Paul Robeson, dear Robeson
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/3/24 - 12:42
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Let Robeson Sing

[2001]
Album "Know Your Enemy"
Scritta da James Dean Bradfield, Sean Moore e Nicky Wire.

Brano dedicato a Paul Robeson, il grande baritono-basso, attore ed attivista per i diritti civili afromaericano.
Where are you now
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/2/3 - 11:36
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Kevin Barry

Anonymous
[1920]
Sull’aria della popolare “Rolling Home to Dear Old Ireland”

Una delle più note ballate repubblicane irlandesi dedicata a Caoimhín de Barra, in inglese Kevin Gerard Barry, che nel 1920, appena diciottenne, fu il primo militante dell’IRA ad essere giustiziato dagli inglesi. L’esecuzione del giovanissimo Barry, insieme alla morte, avvenuta pochi giorni prima, del sindaco di Cork Terence MacSwiney in seguito ad uno sciopero della fame ad oltranza, suscitarono un’ondata di sdegno in Irlanda e in tutta Europa e innescarono un’escalation della violenza nella guerra d’indipendenza irlandese (1919-1922).
La canzone è stata interpretata, tra gli altri, da Wolfe Tones, Clancy Brothers, Earl Robinson, Paul Robeson e Leonard Cohen.
In Mountjoy jail one Monday morning
(Continues)
Contributed by Alessandro 2010/1/20 - 14:27
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Go down, Moses

Anonymous
Prima metà del XIX secolo

Testo e approfondimento trovati su l’histgeobox.

Si tratta di uno dei più famosi Negro Spirituals, reso celebre dall’esecuzione di Paul Robeson, poi registrato nel 1958 da Louis Armstrong.

All’inizio del XIX secolo gli schiavi afroamericani erano quasi tutti evangelizzati. Essi trasformarono ben presto gli inni battisti e metodisti in canti religiosi originali, i Negro Spirituals, in cui riecheggiavano le antiche sonorità africane. Si trattava di canti di grande “blue”, di grande tristezza, ma che parlavano anche di redenzione, di speranza e di vittoria sulla miseria e sulla schiavitù. Canti di protesta, insomma, nascosti dietro i versetti biblici e, per questo, tollerati o non compresi nella loro vera essenza dai padroni bianchi.
E va qui ricordato che gli schiavi afroamericani non si limitarono a cantarla la loro ansia di libertà… Il movimento per i diritti... (Continues)
When Israel was in Egypt's land
(Continues)
Contributed by Alessandro 2009/12/14 - 11:48
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The Minstrel Boy

[1798]
Sull'aria della ballata tradizionale irlandese "The Moreen", risalente al XVI secolo.

Celebri le interpretazioni del tenore John McCormack e del basso Paul Robeson. Bella anche la versione del compianto Joe Strummer con i suoi Mescaleros, dall'album "Global a Go-Go".

The Minstrel Boy is an Irish patriotic song written by Thomas Moore (1779-1852) who set it to the melody of The Moreen, an old Irish air. It is widely believed that Moore composed the song in remembrance of a number of his friends, whom he met while studying at Trinity College, Dublin and who had participated in (and were killed during) the Irish Rebellion of 1798.
However, the song gained widespread popularity and became a favourite of many Irishmen who fought during the United States Civil War and gained even more popularity after World War I.
The minstrel boy to the war is gone,
(Continues)
Contributed by Alessandro 2009/9/23 - 11:09

Paul Robeson

[1993]
Album "Say Hello"

Una canzone dedicata al grande "basso profondo", socialista, anti-colonialista, attivista per i diritti civili Paul Robeson, che sfidò il governo statunitense negli anni più bui del maccartismo.
Paul Robeson in the middle of a war
(Continues)
Contributed by Alessandro 2009/9/20 - 11:33

Why Was the Darkie Born?

[Anni '60]

James Bevel, militante del movimento per i diritti civili e componente dei Freedom Singers sentì cantare questa canzone in Mississippi da un vecchio, che non ricordava dove l’aveva imparata. La riadattò, e aggiornò, insieme a Bernice Reagon, anche lei militante e componente dei Freedom Singers – più tardi, antropologa, fondatrice e leader del gruppo Sweet Honey in the Rock.
Il termine “darkie” è una delle espressioni più odiose del paternalismo sudista, per il quale i neri non escono mai da una perenne infanzia.”
Da un articolo di Alessandro Portelli su Acoma, Rivista Internazionale di Studi Nord-Americani

Aggiungo che la canzone originaria, riadattata da James Bevel, è sicuramente “That's Why Darkies Were Born”, scritta da Louis Brownstein e Ray Henderson nei primi anni ’30 e resa celebre dall’interpretazione di Paul Robeson.
Mommy, why was the darkie born?
(Continues)
Contributed by Alessandro 2009/7/29 - 08:04
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Jim Crow

[1942]
From the songbook "The Anti-fascist Songs of the Almanac Singers".

Ricordo che "Jim Crow" è uno dei vari stereotipi del razzismo (un po' come "Zio Tom" o "Bingo Bongo" o "Zì, Buana", per intenderci). Nello specifico, il nomignolo "Jim Crow" è da far risalire a "Jump Jim Crow", canzonetta popolare del 1828 di tal Thomas Dartmouth (T.D.) "Daddy", un cabarettista bianco che la interpretava truccato da afroamericano ("blackface makeup")...

"Jim Crow Laws" erano, non per nulla, chiamate le leggi segregazioniste in vigore negli USA dal 1876 al 1965.

Trovata questa paginaqui.

La canzone fu eseguita dal grandissimo baritono afroamericano Paul Robeson in un suo concerto a Kansas City, il 18 febbraio 1942.
Lincoln set the Negro free --
(Continues)
Contributed by Alessandro 2008/10/31 - 09:01
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I Dreamed I Saw Joe Hill Last Night

[1925]
Lyrics by Alfred Hayes
Testo di Alfred Hayes

Music by Earl Robinson (1936)
Musica di Earl Robinson (1936)

Può essere che questa sia, tra trasposizioni e citazioni, una delle canzoni più presenti in questo sito...senza avere una sua propria pagina. Rimediamo oggi inserendola autonomamente e cominciando a raccogliere anche le versioni e gli adattamenti nelle varie lingue, che probabilmente sono in numero considerevole.

Sulla canzone in sé diremo soltanto poche cose, tanto è nota. In origine fu una poesia scritta da Alfred Hayes in occasione del decennale dell'esecuzione di Joe Hill; fu musicata da Earl Robinson nel 1936, divenendo immediatamente una canzone popolare. E una delle più famose di tutti i tempi, si può dire senz'ombra di dubbio. Nel 1937 era cantata come inno dai minatori del Galles in lotta. E' stata interpretata da Paul Robeson, da Pete Seeger, da Joan Baez (a Woodstock... (Continues)
I dreamed I saw Joe Hill last night,
(Continues)
Contributed by Riccardo Venturi 2007/2/16 - 15:06
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Die Moorsoldaten [Börgermoorlied; Das Moorlied]

3a. The Peat-Bog Soldiers: The English version contemporary with the original. The author is unknown.




Testo ripreso da The Mudcat Café

Qui ho trovato la versione di "Peat Bog Soldiers" cantata dall'immortale Paul Robeson:
www.hannieschaft.nl [Alessandro]
THE PEAT BOG SOLDIERS
(Continues)
Contributed by Riccardo Venturi 2005/11/30 - 13:53
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I Come and Stand at Every Door


Nâzim Hikmet: KİZ ÇOCUĞU [1955]

L'originale turco di Nâzım Hikmet da cui è stata tratta la canzone di Pete Seeger.
La poesia è stata musicata e interpretata dall'artista turco Zülfü Livaneli nel 1978, in un album dedicato interamente a Nâzim Hikmet (intitolato "Nâzim Türküsü).

The original Turkish poem by Nâzım Hikmet which inspired Pete Seeger's song.
The poem was set to music and performed by the Turkish folksinger Zülfü Livaneli in 1978, in an album entirely dedicated to Nâzim Hikmet, "Nâzim Türküsü".



La poesia di Nâzim Hikmet musicata da Zülfü Livaneli è qui interpretata da Joan Baez.

Nâzım Hikmet nacque a Salonicco nel 1902, da Hikmet Nâzım bey, capo dell'ufficio stampa del governo Giovane-Turco di Talat bey, e di Ayşe Celile Hanım, pittrice, coltissima e, a quanto si dice, la più bella donna della Turchia di allora. Il nonno paterno, Nâzım paşa , fu governatore di varie province,... (Continues)
KİZ ÇOCUĞU
(Continues)




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