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Seha trin pral

“Romane krle” - Voci Zingare
1992, Cooperativa Editoriale Sensibili alle Foglie
Poesia di / A poem by / Poème de Rasim Sejdić – Rasim Sejdić'in runo

La casa editrice Sensibili alle Foglie è stata fondata nel 1990 nel carcere di Rebibbia (Roma) da Renato Curcio, Stefano Petrella e Nicola Valentino. Ulteriori (scarne) notizie sull'articolo Wikipedia linkato. Nel 1990 pubbica il suo primo titolo, Nel bosco di Bistorco; del 1992 (titolo n°6) sono queste “voci Zingare”, Romane krle, raccolta di poesie, sceneggiature cinematografiche, racconti e fiabe attraverso i campi nomadi dell'epoca. Di questa pubblicazione, forse unica, ho una copia dalla quale trascrivo questa poesia di Rasim Sejdić, poeta rom bosniaco khorakhanè dalla breve vita (1943-1981).

Le poesie di Rasim Sejdić erano già state pubblicate anteriormente in Italia dalla casa editrice Publi And Press di Rho (Milano), nel 1978,... (continua)
Seha trin pral
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 4/5/2021 - 12:15

Santino Spinelli: Pativ pri le panǎluré Rom ta Sintë bi risardipé

2014
Santino Spinelli

La storia sconosciuta: i rom nella Resistenza

La lotta partigiana di liberazione non fu solo un fatto militare ma anche popolare. Il partigiano armato, col trascorrere del tempo, ha penalizzato altre figure importanti che, anche con la propria vita, contribuirono alla riconquista della libertà: le donne, le staffette, sacerdoti e suore impegnati in opere di maternage, soldati internati nel lager nazisti (600 mila), giovani renitenti alla leva di Salò, famiglie e reti di solidarietà che salvarono la vita ad ebrei, prigionieri in fuga, partigiani, a volte anche ai fascisti.

Il tarlo del pregiudizio verso il popolo Rom è così profondo che anche nella storia di Liberazione, come nel Porrjamos – il genocidio dei rom nei lager nazisti e nei campi di concentramento italiani – c’è stata una rimozione che «ha oscurato – dice Aldo Cazzullo – personaggi e movimenti di una... (continua)
Le naci-faśìstë a marièndëvë kamlé phrala!
(continua)
inviata da Dq82 24/4/2021 - 19:09
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Phiravelman kalyi phuv

anonimo
Phiravelman Kalyi Phuv

Lava thaj muzika / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel:
Anonymous

Kinsztleri / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
1. Amari Famili

2. Rományi Rotá
Album:
Phiravelman Kalyi Phuv [ 1999 ]

L’Olocausto dei Rom e Sinti

Nel 1953 il Parlamento della Germania Ovest approvò la legge Bundesergänzungsgesetz per il risarcimento di quanti erano stati soggetti a lavori forzati, deportazione e prigionia nei lager durante il nazismo. La legge fu emendata nel 1956 sotto il nome di Bundesentschädigungsgesetz ( Legge Federale per la Compensazione), più nota come BEG. In base a questa legge rimanevano esclusi dai risarcimenti tutti i non residenti nella Germania Ovest e a Berlino Ovest o i non residenti nei confini del 1937 del Reich. Erano anche esclusi le vittime della sterilizzazione forzata, gli elementi anti-sociali... (continua)
Phiravelman kalyi phuv,
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 1/1/2021 - 18:15
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Keren čhave

anonimo
Lava thaj muzika / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel :
Anonymous

Kinsztleri /Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
1. Ando Drom
Album: Chants Tziganes De Hongrie

2. Csókolom
Album: The Very Best of Gipsy World (Le meilleur des tziganes et gitans du monde)

Agosto 1944. I Rom nel lager di Auschwitz

Danuta Czech (1922 - 2004) era una storica polacca dell'Olocausto e vicedirettrice del Museo statale di Auschwitz-Birkenau a Oświęcim, Polonia. È conosciuta per il suo libro Kalendarium wydarzen w obozie Koncentracyjnm Auschwitz-Birkenau 1939–1945 , nell’edizione inglese The Auschwitz Chronicle: 1939–1945 (1990) . In circa 1000 pagine Danuta Czech traccia la cronistoria del lager dalla costruzione sino alla liberazione.
Quello che segue è un estratto del suo libro sul 2 agosto 1944, un giorno terribile del Porrajmos di Rom... (continua)
Keren šavorale drom, te khêlel o puro řom,
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 5/8/2020 - 23:55
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Traurigi čerheni

1990
Canzone scritta e cantata da Paula Nardai, deportata ad Auschwitz nel 1943.
Testo e traduzioni da romsintimemory.it




Burgenland-Roma song in concentration camps, sung by Paula Nardai (from Hemetek, Ursula / Heinschink, Mozes (1992): Lieder im Leid. Zu KZ-Liedern der Roma in Österreich. In: Jahrbuch des Dokumentationsarchiv des österreichischen Widerstands: 76-93, Wien, p. 81)
Traurigi čerheni ando učo nebo.
(continua)
inviata da Dq82 4/12/2019 - 17:35
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Auschwitzake lagerura

anonimo
[194?]
Canzone romnì sui campi di sterminio.
testo trovato su YT, cn traduzione in inglese e ungherese
Auschwitzake lagerura,
(continua)
inviata da Dq82 7/11/2018 - 17:27
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But fačunge, but maro pekal

anonimo
[1940-45]
Canzone dei Rom in Austria, composta nei campi di concentramento e conservata nell’Annuario del Centro di Documentazione della Resistenza Austriaca.
Testo trovato nel programma di sala dello spettacolo "Tutto ciò che mi resta", concerto per il Giorno della Memoria, Roma, 2015, a cura di Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese.
Il brano è interpretato da Myriam Fuks, voce, Marian Balog, voce, Roby Lakatos, violino, Marian Serban, cymbalon, Francesco Gesualdi, fisarmonica, Massimo Ceccarelli, contrabbasso.

"L’origine di questo pezzo e sconosciuta, ma venne probabilmente composta nello Tzigane Lager di Auschwitz. La musica romaní composta nei lager costituisce un patrimonio vastissimo di melodie e canzoni di cui e molto difficile ricostruire la genesi e anche stabilirne l’effettiva origine concentrazionaria, poiché i musicisti tzigani si tramandano tutto oralmente e non conoscono... (continua)
But fačunge, but maro pekal
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 27/1/2018 - 19:27
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ציגײַנערליד

Leggo sul programma di sala dello spettacolo “Tutto ciò che mi resta. Il miracolo della musica composta nel lager”, concerto per il Giorno della Memoria tenutosi all’Auditorium Parco della Musica di Roma il 26 gennaio 2015, a cura di Viviana Kasam e Marilena Citelli Francese, che David Beyglman scrisse anche la versione in lingua romaní del suo “Tsigaynerlid”. Anzi, si ipotizza che “Romani Džili” – questo il titolo della versione – fosse una melodia originale dei Roma polacchi alla quale Beyglman si ispiro nella stesura del “Tsigaynerlid” in Yiddish.
Trovo il testo – con lievi difformità grafiche – anche in questo scritto dal titolo “The Pariah Syndrome. German Treatment of Gypsies in the Twentieth Century”
ROMANI DŽILI
(continua)
inviata da Bernart Bartleby 22/7/2016 - 13:10
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Na bi strena men

Questa canzone è stata scritta da Dušan Jović, il padre del musicista rom Jovica Jović. Dušan è sopravvissuto ad Auschwitz ed è stato partigiano in Jugoslavia.

Il cuore di Dušan, ad Auschwitz, cantò una canzone: e parole e la musica furono un tutt'uno che venne giù di getto. La cantò sempre. Un giorno Jovica si lamentò: "Canti sempre cose tristi!". Dušan gli rispose: "Così non dimenticherai". Jovica ritrovò il testo tra le cose di Dušan, dopo la sua morte.
(dal libro "La meravigliosa vita di Jovica Jović" di Moni Ovadia e Marco Rovelli)
O Hitleri ande Nemacka,
(continua)
18/10/2013 - 22:46
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Zöld az erdő

ZELENO VESH
(continua)
inviata da Dead End 23/11/2012 - 10:41
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E mašina maj piskinel

anonimo
‎[Prima metà degli anni 40]‎

Insieme a Andr’oda taboris è uno dei canti degli zingari internati nei campi di concentramento nazifascisti ‎che il pianista italiano Francesco Lotoro, grazie alla collaborazione della etnomusicologa slovacca ‎Jana Belišová e della ricercatrice israeliana Lena Makarova, ha potuto includere nella monumentale ‎‎enciclopedia musicale “KZ Musik”, 24 cd dedicati alla ‎musica concentrazionaria dagli anni 30 alla fine della seconda guerra mondiale.‎

KZ MUSIK, prodotta dall’associazione Musikstrasse di Roma, raccoglie musica creata da musicisti ‎di diversa estrazione professionale e artistica, provenienti da qualsiasi contesto nazionale, sociale e ‎religioso: Ebrei, Cristiani, Sinti e Roma e altri del popolo Romanes, Euskaldunak o del popolo ‎basco, Sufi, Quaccheri, Geovisti, comunisti, disabili, omosessuali, prigionieri civili e militari. Le ‎opere furono composte... (continua)
E mašina maj piskinel,‎
(continua)
inviata da Dead End 21/11/2012 - 15:18
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Andr’oda taboris

anonimo
‎[Prima metà degli anni 40]‎

Canto di Rom slovacchi internati nei lager, sull’aria di “Chajori Romani”, canzone tradizionale dei ‎Roma.‎


Già prima dell’annessione della regione dei Sudeti alla Germania nazista nel 1939 in Slovacchia ‎venne instaurato un regime fascista, guidato da religiosi cattolici come Jozef Tiso e Andrej Hlinka, ‎che per tutta la guerra garantì l’appoggio ad Hitler. Il regime slovacco collaborò anche nella ‎persecuzione di ebrei e zingari. Ben 58.000 ebrei, circa il 75% della comunità ebraica slovacca, finì ‎nei campi di concentramento; la popolazione zingara era di numero sensibilmente inferiore e i suoi ‎membri all’inizio furono internati in campi di lavoro, dove tuttavia le condizioni di vita erano ‎terribili e che comunque nel 1944, dopo la fine del governo indipendente e l’occupazione tedesca, ‎passarono sotto il controllo nazista. Migliaia furono gli zingari slovacchi a morire in campi come ‎quello di Lety, nel distretto di Písek, che per molti furono poi solo l’anticamera di Auschwitz.‎
Andr’oda taboris, joj,
(continua)
inviata da Dead End 21/11/2012 - 14:47
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Musikanti

Ciao, miei amici!
Soy Gustavo Sierra. Tengo una probable canción contra la guerra, de origen romaní, que escuché en el disco del grupo checo Gothart "Adio querida". Se llama "Musikanti":

"Ked mi kardtka prišla narukovat
začeli mi slizi z oču padat
Mili musikanti zahrajte mi čerdaš
pervego oktobra mam rukovat
Mili musikanti zahrajte mi čerdaš
pervego oktobra mam rukovat

Kana gardka kudlu ko slugadža,
začinde te rovel mire jakha,
mire lavutara bašaven čardaši(s),
kaj mange te khelav mira dake
mire lavutara bašaven čardaši(s),
kaj mange te khelav mira dake"

Conseguí una traducción aproximada de la primera estrofa, que es algo así como: "Cuando me enteré de mi ocupación/ me puse a llorar/ Queridos músicos, tocadme un "czardas"/ El primero de octubre/ debe alistarse..."
Parece ser una canción tradicional de los gitanos de Chequia, y da la impresión de que en alguna guerra (¿la I... (continua)
Ked mi kardtka prišla narukovat
(continua)
inviata da Gustavo Sierra 25/6/2011 - 12:55
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Aušvicate hin kher báro

[1944]
Testo di Růžena Danielová
Musica: Tradizionale
Lyrics by Růžena Danielová
Music: Traditional

Interpretazioni/Performances:
Růžena Danielová
Margita Makulová, nel film Latcho Drom di Tony Gatlif (1993)
Malignant Tumour, gruppo grindcore slovacco.


Per la ricostruzione esatta del testo mi sono basato in primis su quello reperito sul Museo virtuale delle intolleranze e degli stermini, purtroppo assai scorretto e incompleto. La strofa finale è stata desunta dal saggio di Krista Hegburg presentato in commento. Il tutto è stato poi ricontrollato direttamente sul video della canzone interpretata da Margita Makulová (nella foto piccola a lato) nel film "Latcho Drom" di Tony Gatlif, per la ricostruzione della grafia esatta basata sull'effettiva dizione. Si è usata qui per il romanes la grafia comune nella Repubblica Ceca e il Slovacchia, come desunta dall'ampio saggio grammaticale... (continua)
Aušvicate hin kher báro
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 22/5/2008 - 16:48
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Bella Ciao

anonimo
10. Šukár čaj (Romany version [Piedmontese Sinto] by Sergio Franzese - Alberto Cesa e Cantovivo)

La versione di "Bella Ciao" in romanes (sinto piemontese) di Sergio Franzese.
Romanes (Piedmontese Sinto) version by Sergio Franzese.


(*) La traduzione di "Bella Ciao" dall'italiano al sinto ha comportato inevitabilmente un adattamento, pur restando il più fedele possibile al testo originale.

Ecco qui di seguito alcune note esplicative:

1. šukar čaj = Bella ragazza. Si è scelto il termine sinto "čaj" (ragazza) per assonanza fonetica con "ciao".

2. Il termine significa fascisti (da kast "legno" ovvero "manganello"). E' stato usato in mancanza di un termine preciso per indicare il nemico. Nel caso specifico esso appare piu' che mai adatto.

3. Come spiegato nel racconto, è il termine usato dai sinti per indicare i partigiani. Esso significa "uccello, passero".

4. Lett.: "portate il mio corpo... (continua)
Je trasárla me sgandžadóm ma
(continua)
inviata da Riccardo Venturi

Phralipè (Pri li mulé andré Auschwitz)

Pihàl o luló a frikhanjène
(continua)




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