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Lingua Provenzale Antico (fino al 1500)

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Quan pes qui suy fuy si que·m franh

[XIII sec]
Paraulas e musica / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel:
Pons Fabre D’Uzès

Album: Troubadours Art Ensemble, Gérard Zuchetto – Trob'art Concept 1, Art Des Troubadours [2000]

Trobador e Trobairitz furono chiamati i compositori e le compositrici di liriche in lingua d’oc a partire dall’XI secolo. Furono loro a lanciare il volgare abbandonando il latino.
Questa composizione in sestine liriche è attribuita al trobador Pons Fabre D’Uzès. Nell’immaginario collettivo la produzione letteraria dei trovatori è associata all’amore fatto di sospiri e desideri struggenti, di adulterio mentale in quanto rivolto a una domna/midons rigorosamente sposata, un presupposto intrinseco affinché la consumazione del desiderio fosse cortocircuitato.
E’ l’amor cortese , locuzione postuma per indicare la fin’amor , un amore camuffato dietro al senhal ( lo “schermo”... (continua)
Quan pes qui sui, fui so que·m franh:
(continua)
inviata da Riccardo Gullotta 3/8/2021 - 14:21

Meravilhar no·s devo pas las gens [Sirventesc de luy meseys lo qual fes al temps de la mortaudatz e de la mala carestia]

[1348]
Rialto
289.1a
Ricketts 2000. – Rialto 6.x.2004.
Ms.: R 141v.

Pochi giorni fa, è stata -non mi ricordo da chi- escogitata una burla assai simpatica: in pratica, sono stati composti e fatti circolare in rete dei versi attribuiti a un fantomatico poeta dell'antica Grecia, “Eracleonte da Gela”, che sembravano adattarsi talmente bene all'attuale situazione pandèmica e all' “Io resto a casa”, da aver avuto in breve tempo un successo folgorante ed essere stati persino citati dal governatore del Veneto, Luca Zaia, durante una conferenza stampa. In realtà i versi erano stati scritti, mi sembra, da un professionista siciliano o qualcosa del genere. Specifico tutto questo perché i versi che andrete a leggere, non abbiate alcun timore di fake news o burle, sono invece assolutamente autentici e certificati storicamente, tanto da essere inseriti nel RIALTO, il più importante e completo repertorio... (continua)
Meravilhar no·s devo pas las gens
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 6/4/2020 - 23:27
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L'autrer jost'una sebissa

XII sec.
Pastorella
Parole di Marcabru

Marcabruno, in provenzale Marcabru(n) pronuncia occitana marˈkaβɾy (... – ...), è stato un trovatore occitano originario della Guascogna (forse di Auvillar), di cui ci rimangono 43 componimenti a carattere principalmente satirico, scritti tra il 1130 e il 1150.

Le informazioni biografiche che abbiamo di lui sono attinte da due vidas accluse ai suoi componimenti e raccontano storie diverse, poco attendibili, in quanto entrambe elaborate, evidentemente, su riferimenti contenuti nelle sue poesie". Secondo una delle sue vidas Marcabru fu "figlio di una donna povera di nome Marcabruna, fece cattive poesie e cattive satire, parlando male delle donne e dell'amore".

L'altra sua biografia ci racconta che Marcabru venne abbandonato alla porta di un uomo ricco, e nessuno seppe la sua origine. Allevato da Aldric del Vilar ed educato alla poesia da Cercamon,... (continua)
L'autrier jost' una sebissa
(continua)
inviata da Krzysiek Wrona 12/9/2017 - 17:52
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Per espassar l'ira e la dolor

1250 ca
in Manu Théron, Youssef Hbeisch,Grégory Dargent - Sirventés (Accords Croisés/Ducale, 2014)

Sirventese (autodesignazione ai vv. 3-4 e in tornada) dai toni fortemente anticlericali indirizzato contro i falsi chierici che nella città di Marsiglia generano forti tensioni con i laici. Tuttavia, come ben hanno evidenziato Contini, «Sept poésies», e Sergio Vatteroni, Falsa clercia. La poesia anticlericale dei trovatori, Alessandria 1999, pp. 83-85, i temi dell’invettiva scelti dal trovatore marsigliese non si discostano dai luoghi comuni della letteratura anticlericale. La strofe iniziale, infatti, si apre con l’immagine abusatissima dei chierici che predicano bene e razzolano male. – Secondo Contini, «Sept poésies», p. 22, il pus privat Proensal è Barral de Baux: Selon (Seillons), infatti, era un feudo della famiglia de Baux, i cui rapporti con Bertran Carbonel sono ampiamente attestati... (continua)
Per espassar l’ira e la dolor
(continua)
inviata da dq82 12/6/2015 - 18:16
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Véronique Chalot: En cossirer

Sirventese di Bernart de Ventadorn (1130? - 1190?)
La notazione musicale è originale.
Interpretazione di Véronique Chalot e dell'Ensemble Volubilis.

Mettiamola così: per i dieci anni del sito mi sono messo in testa una specie di "mesata di celebrazioni", però fatta a modo mio. Senza pagine speciali, ma disseminando nel sito varie cose e dedicandole a chi si sbatte ogni giorno, da anni e anni, senza nulla chiedere e tutto dando. Tra questi, Alessandro, al quale va questa meraviglia (altri termini non ne potrei trovare). Alessandro è il nome reale, ma da anni lo si vede qui con vari pseudonimi, o "nicknames": cambiarli sembra essere una sua specialità. E' stato, ad esempio, "Bartleby"; ora è "Dead End". Nonostante tutti questi appellativi anglosassoni, Alessandro è un occitano nell'animo, oltre che di origine; e, allora, per l'omaggio (ed il ringraziamento) non si può che ricorrere a Bernart... (continua)
En cossirer et en esmai
(continua)
inviata da Riccardo Venturi 26/3/2013 - 13:53
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Ja nus hons pris

Original Occitan (Provençal) version by Richard I Lionheart, King of England



Ricard Ièr 'Còr de Leon' d'Anglatèrra tanbèn escriguèt aquela cançon en Occitan.

Richard I 'the Lionheart' of England also wrote this song in Occitan.
[JA NULS OM PRES]
(continua)
inviata da Nicolas Aurelhan 3/6/2012 - 15:41

Tot aissi soi desconsellatz

‎[intorno al 1270]‎
Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal

Siamo intorno al 1270.‎
Il grande trovatore linguadociano, che nella sua vita ne ha viste (e cantate) di tutti i colori, è ormai ‎molto vecchio, ultra ottantenne, forse ha perso la protezione del suo ultimo signore, è povero, “tot ‎desconsellatz”, ma la testa funziona ancora bene e la sua parola è ancora sferzante… E allora - ‎ancora una volta, come sempre ha fatto – lancia il suo “sirventès”, il suo personale “guai ai ricchi”, ‎all’indirizzo dei potenti avidi, ingiusti e crudeli che “non conoscono l’amore e le azioni onorevoli, ‎che odiano il povero e lo perseguitano se solo osa dire la verità”…‎

Pèire Cardenal, un uomo ed un artista coraggioso che, nell’arco di quasi un secolo, ha saputo ‎cantare e raccontare con forza e sincerità la guerre de cent mille ans che i ricchi hanno sempre fatto, continuano a ‎fare e sempre faranno ai poveri…
Tot aissi soi desconsellatz
(continua)
inviata da Bartleby 4/5/2012 - 14:22

Qui ve gran maleza faire

‎[Prima metà del 1200?]‎
Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal

Forte invettiva - di data indeterminata - contro i “ricx homs”, i ricchi e i potenti “predatori”, “ladri” ‎e “briganti”, che non fanno che godere nel cercare rogne, nel perseguitare e minacciare questo e ‎quell’altro, che vivono nello sfarzo grazie ai bottini delle loro guerre, alla coartazione della ‎giustizia, alle ingiuste esazioni, alla violenza sui più deboli… Sono questi ricchi e potenti più ‎nefasti e letali, delle tempeste, delle epidemie e delle carestie…‎
Qui ve gran maleza faire
(continua)
inviata da Bartleby 4/5/2012 - 13:52

Atressi com per fargar

‎[1212-13]‎
Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎

Un “sirventès”, un’invettiva scagliata contro gli sterminatori crociati che solo qualche anno prima ‎avevano massacrato gli abitanti di Béziers (almeno 5.000 morti) che avevano rifiutato di arrendersi ‎e di consegnare i pochi eretici catari presenti in città…‎
La dedica, in particolare, sembra sia per Bertrand de Chalençon, vescovo-guerriero di Puy-en-Velay ‎‎- la città natale di Pèire Cardenal - che si era distinto per ferocia nelle prime fasi della crociata ‎contro gli albigesi… Ma la canzone potrebbe essere indirizzata addirittura ad Arnaud Amaury in ‎persona, il monaco cistercense rappresentante di papa Innocenzo III nella crociata, quello che ‎proprio a Béziers pronunciò la storica – ed agghiacciante – frase “Uccideteli tutti, ‎Dio riconoscerà i suoi” …‎

‎A pochi passi dal mercante, Uberto e Willalme contemplavano il... (continua)
Atressi com per fargar
(continua)
inviata da Bartleby 4/5/2012 - 11:51

De sirventes faire no-m tuèill

‎[intorno al 1250]‎
Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎

‎Il grande trovatore originario di Puy-en-Velay in Alvernia scrisse questa ‎invettiva ormai settantenne, ad un età che già consente qualche bilancio:‎

‎“Non posso impedirmi di comporre invettive, e vi dirò perché: perché odio il Torto, come ‎sapete, ed amo la Ragione, ed è sempre stato così. Ho un senso di giustizia profondo, cosa per cui ‎gli ingiusti sono miei nemici e mi odiano, ma poco importa… Più i miei occhi guardano il genere ‎umano, meno stimo gli uomini; più mi accompagno a loro e più mi fanno incazzare, e più li ascolto ‎meno credo loro; e più frequento le loro case meno son contento.. Ah, se solo potessi vivere di quel ‎che ho, non andrei certo a sedermi accanto ai loro focolari!”‎

E come dargli torto! ‎
Nato nel 1880, nel pieno della sua lunga vita artistica Pèire Cardenal fu testimone sia della ‎preparazione,... (continua)
De sirventes faire no-m tuèill
(continua)
inviata da Bartleby 4/5/2012 - 11:04
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Razos es qu'ieu m'esbaudei

‎[1214]‎
Proposta anche da Claude Marti nel disco “L'agonie du Languedoc” del 1976.‎

‎Un “sirventès”, un’invettiva con cui il grande trovatore gioisce della morte di ‎Baldovino, fratellastro di Raimondo VI di Tolosa, che il 17 febbraio 1214, per ordine dello stesso ‎conte, fu prelevato dal suo castello ed impiccato come traditore per avere partecipato ad una ‎decisiva battaglia dalla parte dei baroni francesi e dei crociati che stavano aggredendo la ‎Linguadoca con la scusa della repressione dell’eresia albigese. ‎
Baldovino - che il potente Raimondo per molti anni non aveva voluto riconoscere e al quale non ‎aveva poi accordato che le briciole della sua eredità – era stato convinto a passare al campo nemico ‎da Simon di Monfort, capo dei crociati, con la promessa di terre e ricchezze. ‎
Era stato anche grazie al tradimento di Baldovino che il 12 settembre 1213 nei pressi di Muret gli... (continua)
Razos es qu'ieu m'esbaudei
(continua)
inviata da Bartleby 3/5/2012 - 11:20
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Tartarassa ni voutor

‎[dopo il 1215]‎



Nell’opera di Jordi Savall “Le royaume oublié – La croisade contre les Albigeois - La tragédie ‎Cathare” con gli ensemble di musica antica Hespèrion XXI e Capella Reial de Catalunya.‎

‎“Né i rapaci né gli avvoltoi annusano la carne putrefatta così in fretta come i preti e i ‎predicatori annusano il ricco…”‎

Un altro “sirventès”, anche questo con un incipit famoso, con cui il grande trovatore provenzale ‎lancia i suoi indignati strali contro i domenicani, il cui ordine era stato appena fondato (1215) da ‎quel boia di papa Innocenzo III e che già si erano insediati a Tolosa e in Linguadoca sull’onda della ‎crociata contro gli Albigesi e della guerra dei baroni francesi contro i signori occitani, e che, come ‎rapaci e avvoltoi, se ne stavano in attesa di approfittare della caduta di questi ultimi…‎
E Pèire Cardenal non si limita all’invettiva ma conclude con una vera... (continua)
Tartarassa ni voutor
(continua)
inviata da Bartleby 23/4/2012 - 12:01
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A per pauc de chantar no•m lais

‎[1193]‎

Nell’opera di Jordi Savall “Le royaume oublié – La croisade contre les Albigeois - La tragédie ‎Cathare” con gli ensemble di musica antica Hespèrion XXI e Capella Reial de Catalunya.‎

‎ Il Papa citato nella canzone è Celestino III (1191-1198); il re di Francia è ‎Filippo Augusto; l’Imperatore è Enrico VI, che osò fare prigioniero un pellegrino-crociato, ‎Riccardo Cuor di Leone, contravvenendo così alle leggi della Chiesa. La prigionia del re Riccardo ‎durò dal 14 febbraio 1193 al 4 febbraio 1194, e quindi il componimento è facilmente databile. (nota ‎da Rialto, Repertorio informatizzato dell’antica letteratura trobadorica e ‎occitana)‎



Siamo alla fine del XII secolo, la crociata contro gli Albigesi sarà bandita solo nel 1208 ma ce ne ‎sono già tutte le premesse, ben enucleate in questa canzone di un trovatore che pure aborriva gli ‎‎“eretici” e vedeva con favore le crociate,... (continua)
A per pauc de chantar no•m lais,‎
(continua)
inviata da Bartleby 20/4/2012 - 13:20

Ab greu cossire fau sirventes cozen

‎[1229-30]‎
Sulla falsariga e sulla melodia della più celebre “Lo dous cossire” del trovatore catalano ‎‎Guillem de Cabestany ‎

‎“Una grave preoccupazione ha ispirato questa cocente invettiva” è l’unico ‎componimento a noi giunto di questo trovatore occitano.‎

Questo “sirventès” è un vero e proprio commentario sulla crociata albigese e sulla cultura perduta ‎della Linguadoca. Si tratta non solo di un attacco pieno di rabbia e odio contro i carnefici, i crociati ‎francesi, gli ordini militari dei templari e ospitalieri e i chierici che predicavano la crociata e ‎sostenevano il papato: è pure una lamentazione piena di tristezza ma anche di sarcasmo verso i ‎nobili occitani che si sono piegati ed umiliati al “Sire” dei francesi pur di veder salvo qualche loro ‎bene e privilegio…‎

L’invettiva può essere datata con relativa certezza perché vi si fa riferimento alla definitiva vittoria ‎dei... (continua)
Ab greu cossire fau sirventes cozen
(continua)
inviata da Bartleby 18/4/2012 - 12:04
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Del tot vey remaner valor

‎[dopo il 1229]‎

Nell’opera di Jordi Savall “Le royaume oublié – La croisade contre les Albigeois - La tragédie ‎Cathare” con gli ensemble di musica antica Hespèrion XXI e Capella Reial de Catalunya.‎

‎Un “sirventès” in cui la tragedia dei catari è ormai solo sullo sfondo, il che fa ‎supporre che sia stato composto dopo la “pace” di Meaux-Paris con cui (ma solo formalmente) si ‎concluse la crociata contro gli albigesi. Quel trattato vide anche sancire un compromesso tra il ‎vincitore, il re di Francia Luigi IX (figlio del Luigi che aveva condotto l’ultima fase della crociata e ‎dell’occupazione della Linguadoca) e lo sconfitto, il conte di Tolosa Raimondo VII (citato ‎nell’ultima strofa, figlio del Raimondo che era riuscito per anni a tenere testa ai crociati): ‎quest’ultimo dovette cedere molti territori alla chiesa e divenire vassallo del re.‎

‎“Ricordati, prode conte di Tolosa, quel... (continua)
Del tot vey remaner valor,
(continua)
inviata da Bartleby 18/4/2012 - 10:45
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Clergue si fan pastór

‎“I preti si fanno passare per pastori, ma non sono che degli assassini…”‎

Uno dei “sirventès”, delle invettive più conosciute del grande trovatore occitano, anche questa ‎contro il papato e la terribile crociata contro gli Albigesi e la conquista francese della Linguadoca.‎

‎ ‎
Nell’opera di Jordi Savall “Le royaume oublié – La croisade contre les Albigeois - La tragédie ‎Cathare” con gli ensemble di musica antica Hespèrion XXI e Capella Reial de Catalunya.‎

Nella prima strofa, a proposito dei preti che sono lupi sotto le mentite spoglie di agnelli, si fa ‎riferimento al lupo Ysengrin, personaggio del “Roman de Renart”, raccolta di storie medievali del ‎XII e XIII secolo.‎
La quinta strofa fa riferimento al tentativo di conquista del regno di Sicilia da parte delle truppe ‎pontificie mentre il reggente, l’imperatore Federico II, si trovava impegnato in una “crociata” ‎‎(pacifica questa,... (continua)
Clergue si fan pastór
(continua)
inviata da Bartleby 17/4/2012 - 12:47

Quascus plor e planh son dampnatge

‎[1209?]‎
Parole di Guilhem Augier Novella
Su di una melodia attribuita a Giraut de Bornelh, ‎attivo tra la fine del XII e l’inizio del XIII secolo e morto probabilmente nel 1220, il “maestro dei ‎trovatori” indicato anche da Dante come uno dei massimi poeti provenzali.‎
La canzone racconta di fatti avvenuti nel 1209, ma potrebbe essere stata scritta diversi anni dopo ‎quando Novella si trovava già esule in Italia, accolto alla corte dell'imperatore Federico II.‎


Nell’opera di Jordi Savall “Le royaume oublié – La croisade contre les Albigeois - La tragédie ‎Cathare” con gli ensemble di musica antica Hespèrion XXI e Capella Reial de Catalunya.‎

‎Questa non è un’invettiva, un “sirventès”, ma un’orazione funebre, un “planh” in ‎morte di Raimond-Roger Trencavel, un importante signore della Linguadoca (visconte di Albi, di ‎Béziers e di Carcassonne, fra le altre) che fu tra le prime vittime... (continua)
Quascus plor e planh son dampnatge,‎
(continua)
inviata da Bartleby 17/4/2012 - 10:49

Pels clercs es apellatz herege…‎

‎[1229]‎

Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎



Moltissimi, e tutti assai feroci, i “sirventès”, le invettive del grande trovatore Pèire Cardenal ‎all’indirizzo della Chiesa e dei suoi funzionari, senza eccezione alcuna visti come avidi uomini di ‎potere, impostori, mercanti e persecutori sanguinari.‎
E quello di Pèire Cardenal non era un semplice pregiudizio. ‎
Intanto, egli fu testimone diretto dell’unica crociata scatenata da cristiani contro altri cristiani, ‎quella con cui Innocenzo III e suoi successori, tra il 1208 ed il 1229 (con poi le “code” costituite ‎dall’assedio a Montsegur nel 1244 ed il grande rogo degli ultimi eretici sopravvissuti allestito ‎nell’Arena di Verona nel 1278), sterminarono i Catari… ‎
In secondo luogo, l’anno del componimento di questa invettiva è proprio quello in cui il papato, ‎sterminata la maggior parte degli albigesi, istituzionalizzò... (continua)
Pels clercs es apellatz herege qui ne jura
(continua)
inviata da Bartleby 13/4/2012 - 14:14

Tot farai una demanda

‎[tra il 1250 ed il 1273]‎

Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal



Dopo A totas partz vei mescl' ab avarésa, Per fols tenc Polhes e Lombartz e Tostemps vir cuidar en sabér, un altro “sirventès”, una canzone di denuncia, una canzone ‎‎“engagé” del grande trovatore occitano Pèire Cardenal, nato alla fine del XII secolo nell’Auvergne ‎e vissuto tra le corti dei signori di Tolosa e del re Giacomo d’Aragona.‎

Qui l’invettiva ha una portata generale, per fustigare l’avidità dei potenti:‎

“Colui che perde Dio per conquistare fortezze
e si arma per depredare i beni altrui,‎
è giusto che mal gliene incolga […]

Tot farai una demanda
(continua)
inviata da Bartleby 13/4/2012 - 13:27

Tostemps vir cuidar en sabér

‎[prima del 1249]‎

Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎



Dopo A totas partz vei mescl' ab avarésa e Per fols tenc Polhes e Lombartz, un altro “sirventès”, una canzone di denuncia, una canzone “engagé” ‎del grande trovatore occitano Pèire Cardenal, nato alla fine del XII secolo nell’Auvergne e vissuto ‎tra le corti dei signori di Tolosa e del re Giacomo d’Aragona.‎

Si tratta proprio della canzone in cui sintetizzò il suo programma artistico e, in qualche modo, ‎‎“politico”:‎

‎“Ho sempre cercato di sostituire la conoscenza alle credenze‎
e cambio ‘io credo’ con ‘io so’‎
e rinuncio alla menzogna per la verità, […]‎

Pèire Cardenal è indicato da alcuni studiosi – ma senza che ve ne sia certezza documentale – pure ‎come l’autore della parte anonima della “Canso de la Crosada”, il poema che descrive i primi dieci ‎anni (dal 1208 al 1218) della terribile crociata scatenata... (continua)
Tostemps vir cuidar en sabér
(continua)
inviata da Bartleby 13/4/2012 - 12:04

Per fols tenc Polhes e Lombartz

‎[1212]‎

Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎



Dopo A totas partz vei mescl' ab avarésa, un altro “sirventès”, una canzone di denuncia, una canzone “engagé” del grande ‎trovatore occitano Pèire Cardenal, nato alla fine del XII secolo nell’Auvergne e vissuto tra le corti ‎dei signori di Tolosa e del re Giacomo d’Aragona.‎

Sintetizzò il suo programma artistico in questi versi:‎

‎“Tostemps vir cuidar en sabér
E camgi so cug per so sai,
E lais mentir per dire vér, […]”‎

‎“Ho sempre cercato di sostituire la conoscenza alle credenze
e cambio ‘io credo’ con ‘io so’‎
e rinuncio alla menzogna per la verità, […]‎

E’ indicato da alcuni studiosi – ma senza che ve ne sia certezza documentale – pure come l’autore ‎della parte anonima della “Canso de la Crosada”, il poema che descrive i primi dieci anni (dal 1208 ‎al 1218) della terribile crociata scatenata da papa Innocenzo... (continua)
Per fols tenc Polhes e Lombartz
(continua)
inviata da Bartleby 13/4/2012 - 11:39

A totas partz vei mescl' ab avarésa

‎[tra il 1235 ed il 1237]‎

Testo trovato sul sito dedicato a Pèire Cardenal‎



Un “sirventès”, una canzone di denuncia, una canzone “engagé” del grande trovatore occitano Pèire ‎Cardenal, nato alla fine del XII secolo nell’Auvergne e vissuto tra le corti dei signori di Tolosa e del ‎re Giacomo d’Aragona.‎

Sintetizzò il suo programma artistico in questi versi:‎

‎“Tostemps vir cuidar en sabér
E camgi so cug per so sai,
E lais mentir per dire vér, […]”‎

‎“Ho sempre cercato di sostituire la conoscenza alle credenze
e cambio ‘io credo’ con ‘io so’‎
e rinuncio alla menzogna per la verità, […]‎

E’ indicato da alcuni studiosi – ma senza che ve ne sia certezza documentale – pure come l’autore ‎della parte anonima della “Canso de la Crosada”, il poema che descrive i primi dieci anni (dal 1208 ‎al 1218) della terribile crociata scatenata da papa Innocenzo III contro i càtari o albigesi.‎

Si... (continua)
A totas partz vei mescl' ab avarésa
(continua)
inviata da Bartleby 13/4/2012 - 10:56




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