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Francesco Guccini: La Locomotiva

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OriginaleLIVORNESE - Riccardo Venturi
FRANCESCO GUCCINI: LA LOCOMOTIVA

Non so che viso avesse, neppure come si chiamava
con che voce parlasse, con quale voce poi cantava
quanti anni avesse visto allora, di che colore i suoi capelli
ma nella fantasia ho l'immagine sua,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli,
gli eroi son tutti giovani e belli.

Conosco invece l'epoca dei fatti, qual'era il suo mestiere:
i primi anni del secolo, macchinista, ferroviere,
i tempi in cui si cominciava la guerra santa dei pezzenti
sembrava il treno anch'esso un mito di progresso,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti,
lanciato sopra i continenti.

E la locomotiva sembrava fosse un mostro strano
che l'uomo dominava con il pensiero e con la mano
ruggendo si lasciava indietro distanze che sembravano infinite
sembrava avesse dentro un potere tremendo,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite,
la stessa forza della dinamite.

Ma un'altra grande forza spiegava allora le sue ali
parole che dicevano: "gli uomini sono tutti uguali"
e contro ai re e ai tiranni scoppiava nella via
la bomba proletaria, ed illuminava l'aria
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia,
la fiaccola dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni passava per la sua stazione
un treno di lusso, lontana destinazione
vedeva gente riverita, pensava a quei velluti, agli ori
pensava al magro giorno della sua gente attorno,
pensava a un treno pieno di signori,
pensava a un treno pieno di signori,
pensava a un treno pieno di signori.

Non so che cosa accadde, perché prese la decisione
forse una rabbia antica, generazioni senza nome
che urlarono vendetta, gli accecarono il cuore
dimenticò pietà, scordò la sua bontà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore.

E sul binario stava la locomotiva
la macchina pulsante sembrava fosse cosa viva
sembrava un giovane puledro che appena liberato il freno
mordesse la rotaia con muscoli d'acciaio,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno,
con forza cieca di baleno.

E un giorno come gli altri, ma forse con più rabbia in corpo
pensò che aveva il modo di riparare a qualche torto
salì sul mostro che dormiva, cercò di mandar via la sua paura
e prima di pensare a quel che stava a fare,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura,
il mostro divorava la pianura.

Correva l'altro treno ignaro, quasi senza fretta
nessuno immaginava di andare verso la vendetta
ma alla stazione di Bologna arrivò la notizia in un baleno:
"notizia di emergenza, agite con urgenza,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno,
un pazzo si è lanciato contro al treno."

Ma intanto corre corre corre la locomotiva
e sibila il vapore, sembra quasi cosa viva
e sembra dire ai contadini curvi, il fischio che si spande in aria:
fratello non temere, che corro al mio dovere,
trionfi la giustizia proletaria,
trionfi la giustizia proletaria,
trionfi la giustizia proletaria.

Intanto corre corre corre sempre più forte
e corre corre corre corre verso la morte
e niente ormai può trattenere l'immensa forza distruttrice
aspetta sol lo schianto e poi che giunga il manto
della grande consolatrice,
della grande consolatrice,
della grande consolatrice.

La storia ci racconta come finì la corsa
la macchina deviata lungo una linea morta
con l'ultimo suo grido di animale la macchina eruttò lapilli e lava
esplose contro il cielo, poi il fumo sparse il velo,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava,
lo raccolsero che ancora respirava.

Ma a noi piace pensarlo ancora dietro al motore
mentre fa correr via la macchina a vapore
e che ci giunga un giorno ancora la notizia
di una locomotiva come una cosa viva,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia,
lanciata a bomba contro l'ingiustizia.
LA LOOMOTIVA

'Un zo che ghigna aveva, nemmanco 'ome si 'iamava,
Con che voce parlava, con che voce, dé, poi 'antava
Quant'anni aveva visto allora,
Di 'e colore ciavèva ir pelo,
Ma se ci ripenzo, mi sembra di vedéllo
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello,
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello,
Dé, s'è un eroe, era giovane e bello.

Lo so 'nvece vand'è successo, 'os'era di mestiere,
I prim'anni der sèolo, macchinista, ferroviere
Que' tempi vando principiava
La guerra santa de' poeracci
Anco 'r treno sembrava un mito der progresso
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti,
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti,
Spedito a bomba sopra a' 'ontinenti.

E La loomotiva sembrava pròprio un mostro strano
Che l'òmo governava 'or penziero e colla mano
Sembrava pròpio un cavallino
Che s'era liberato dar freno
Mordendo le rotaie 'ò' muscoli d'acciaio
Con forza cèa der baleno,
Con forza cèa der baleno,
Con forza cèa der baleno.

Ma un'artra grande forza sbatteva allora le su'ali,
Parole 'e dicevano: L'òmini so' tutt'uguali
E contro a' re e a' merdoni
Scoppiava nella via
La bomba proletaria e illuminava l'aria
Ir fòo dell'anarchia,
Ir fòo dell'anarchia,
Ir fòo dell'anarchia.

Un treno tutti i giorni passava pélla su' stazzione,
un trenone ricco, lontana destinazzione,
"Popo' di stronzi pieni di vaìni",
-penzava- "ve li do io i velluti e l'ori",
penzava a casa sua, "unn'ho uno pe' fa due,
que' lezzi fanno vita da signori,
que' lezzi fanno vita da signori,
que' lezzi fanno vita da signori."

'Un zo cosa successe o cosa 'ni frullò di fà',
saòsa, era incazzato, penzava a tutto ir zu' ardilà
Sentì urlà di vendetta, n'acceàrono ir core,
dimentiò bontà, scordò la su' pietà,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore,
la bomba sua la macchina a vapore.

E un giorno 'ome quell'artri ma forze ancora più incazzato
Penzò dé che poteva avècci un torto riparato
Salì sur mostro 'e dormiva
Cercò di mandà' via la su' paura
e prima di penzà' a quer che stava a fà'
ir mostro divorava la pianura,
ir mostro divorava la pianura,
ir mostro divorava la pianura.

Correva l'artro treno ignaro, guasi senza fretta
nessuno si penzava d'andà' incontro alla vendetta
ma alla stazzione dell'Ardenza
arrivò la notizzia in un baleno,
"Budellodèva, svèrti, bisogna fà' d'urgenza,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno,
'sta 'aàta s'è buttato 'ontro ar treno!"

E 'ntanto 'orre, 'orre, 'orre la lo'omotiva,
e fìstia quer vapore e sembra guasi 'osa viva
e sembra dì' a' 'ontadini 'ini
quer fistio 'e si spande péll'aria,
"Dé, belli, ora vedete, li fo sartà pell'aria,
trionfi la giustizzia proletaria,
trionfi la giustizzia proletaria,
trionfi la giustizzia proletaria!"

E 'ntanto 'orre, 'orre, 'orre sempre più forte
E corre, 'orre, 'orre, 'orre 'ncontro alla morte,
"E, boia, si provàssino a fermàmmi,
che vo a centosettanta all'ora!
Dé, sai 'e bello stianto! Se tanto mi dà tanto,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora,
mi sa che ce la fo a buttàmmi fora!"

La storia ci racconta 'ome finì la 'orza,
con tutti que' merdosi spiacci'àti a tutta forza
coll'urtimo su' grido d'animale
la macchina fe' pròpio un parapiglia,
lulì, sulla scarpata, berciava "Budiùùùùùlooo!",
la sera dé, era già a Marziglia,
la sera dé, era già a Marziglia,
la sera dé, era già a Marziglia.

E a noi ci garba di penzàllo dietro ar motore
mentre fa corre' via la macchina a vapore,
e che ci venga un giorno ancora la notizzia
d'una lo'omotiva 'e tona fòi e lumi
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi,
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi,
lanciata a bomba 'ontro ve' lezzumi.


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