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Gagarin

Claudio Baglioni
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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(Claudio Baglioni)


L'unica pecca - peraltro non lieve - di questo brano estremamente emozionante di Claudio Baglioni consiste nella totale assenza, dai credits dell'album che lo contiene, di un qualsivoglia riferimento all'opera letteraria dalla quale il cantautore romano ha letteralmente "mutuato", per così dire, il brano stesso.

Yuri Gagarin


Questa "Gagarin" baglioniana contiene ad ogni modo un riferimento antibellico circoscritto, sì, ma di grande forza, con quel cosmonauta russo dagli occhi limpidi e dal sorriso coraggioso che se ne sta sospeso in orbita - primo uomo nella storia - a rimirare dall'alto dei cieli la nostra piccola Terra e tutto il suo carico di "bugie, volgarità, calunnie, guerre, maschere antigas".

Il brano è contenuto nell'album "Solo", del 1977 , settimo album del cantautore romano (ma primo suo disco totalmente alieno dalle facili sirene del pop commerciale, veramente maturo e compiuto dal primo all'ultimo brano), ove si parla pochissimo d'amore e molto di solitudini umane, le più varie, espresse da una galleria di ritratti che comprendono - oltre a questo Yuri Gagarin in orbita - anche altri personaggi, talora noti o notissimi (come Gagarin stesso e come un solitario Gesù Cristo attualizzato e dolente, la cui immagine ed il cui nome vengono sfruttati e piegati dai potenti ai loro scopi terreni) ma per lo più totalmente anonimi (un campione di basket sul viale del tramonto; una spogliarellista inaridita; un taxista di Rio de Janeiro, una giovane operaia all'uscita della fabbrica ...).

La fonte ispiratrice (anzi, ben più che una semplice fonte ispiratrice!;-))) è il poema "Sono Gagarin, il figlio della terra", di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko / Евгений Александрович Евтушенко (1969) [AB]
Quell'aprile s'incendiò
al cielo mi donai
Gagarin, figlio dell'umanità
e la terra restò giù
più piccola che mai
io la guardai - non me lo perdonò
E l'azzurro si squarciò
e stelle trovai, lentiggini di Dio
col mio viso sull'oblò
io forse sognai
e ancora adesso io volo

E lasciavo casa mia
la vodka ed i lillà
e il lago che bagnò il bambino Yuri
con il piede io scansai
bugie, volgarità
calunnie, guerre, maschere antigas
come un falco m'innalzai
e sul Polo Nord
sposai l'eternità
anche l'ombra mi rubò
e solo restai
e ancora adesso io volo
e ancora adesso io volo
volo
volo
nell'infinito io volo

Sotto un timbro nero ormai
io vi sorrido ma
il mio sorriso se n'è andato via
io
vestito da robot
per primo volai
e ancora adesso io volo
e ancora adesso io volo
volo
volo
e ancora adesso io
e ancora adesso io volo
volo
volo
nell'infinito io volo

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 21/1/2008 - 15:02




Lingua: Spagnolo

Versione spagnola di Carlos Ramón Amart [1977]


Link Pagina "SoloClaudio"

Il testo della traduzione ufficiale in castigliano è stato curato da Carlos Ramón-Amart, e lo si può rinvenire nel sito spagnolo non ufficiale SoloClaudio

Link Pagina
GAGARIN

Un Abril que se incendió
al cielo me llevó.
Gagarin, hijo de la humanidad.

Y la tierra quedó atrás
pequeña cual jamás.
Yo la miré, no me lo perdonó.

Y el espacio se rasgó.
Estrellas hallé,
luciérnagas de Dios.

Con mi rostro en el cristal
yo acaso soñé.
Y todavía yo vuelo.

Yo dejé la casa mía,
el vodka y el rosal
y el lago que bañó al muchacho Yuri.

Con la mano yo alejaba
falsía, vulgaridad,
calumnia, guerra, máscara antigás.

Como un águila me alcé
y sobre el Polo yo
me uní a la eternidad.

Mas la sombra me robó
y solo quedé.
Y todavía yo vuelo.

Y todavía yo vuelo,
vuelo,
vuelo.
En lo infinito yo vuelo.

Bajo un timbre negro ya
yo mi sonrisa abrí
y mi sonrisa se me marcharía.

Yo, vestido de robot,
el primero volé.
Y todavía yo vuelo

Y todavía yo vuelo,
vuelo,
vuelo...

En lo infinito yo vuelo.

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 21/1/2008 - 15:09




Lingua: Inglese

Versione inglese di Alberta Beccaro
English Version by Alberta Beccaro
GAGARIN

That April was set on fire
I gave myself to the sky
Gagarin, son of mankind
and the Earth stayed down there
smaller than ever
I looked at it - it didn’t forgive me for that
And the blue was pierced
and I found the stars
God’s freckles
with my face against the port-hole
I perhaps dreamed
and I’m still flying right now
I was leaving my home
the vodka and the lilacs
and the lake where the child Yuri bathed
With my foot I kicked
lies, vulgarities
calumnies, wars, gas masks
Like a hawk I flew high
and over the North Pole
I married eternity
it robbed me even of my shadow
and I ended up alone
and I’m still flying right now
I’m still flying right now
flying
flying
in the infinity I’m flying
Under a black stamp by now
I’m smiling to you, but
my smile has long gone away
I, dressed as a robot
was the first to fly
and I’m still flying right now
and I’m still flying right now
flying
flying
and I’m still flying right now
and I’m still flying right now
flying
flying
in the infinity I’m flying

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 21/1/2008 - 15:12




Lingua: Italiano

Ecco il testo del poema dal quale la canzone "Gagarin" di Claudio Baglioni ha chiaramente attinto a piene mani la propria ispirazione:
SONO GAGARIN, IL FIGLIO DELLA TERRA
di Evgenij Aleksandrovič Evtušenko

Sono Gagarin, il figlio della terra
Io sono Gagarin.
Per primo ho volato,
e voi volaste dopo di me.
Sono stato donato
per sempre al cielo, dalla terra,
come il figlio dell’umanità.
In quell ‘aprile
i volti delle stelle, che gelavano senza carezze,
coperte di muschio e di ruggine,
si riscaldarono
per le lentiggini rossigne di Smolensk
salite al cielo.
Ma le lentiggini sono tramontate.
Quanto mi è terribile
non restare che un bronzo, che un’ombra,
non poter carezzare né l’erba, né un bambino,
né far scricchiolare il cancelletto d’un giardino.
Da sotto la nera cicatrice del timbro postale
vi sorrido io
con il sorriso ch’è volato via.
Ma osservate bene cartoline e francobolli
e capirete subito:
per l’eternità
io sono in volo.
Mi applaudivano le mani dell’intera umanità.
La gloria tentava di sedurmi,
ma no, non c’è riuscita.
Sulla terra mi sono schiantato,
quella che per primo ho visto tanto piccola,
e la terra non me l’ha perdonata.
Ma io perdono la terra,
sono figlio suo, in spirito e carne,
e per i secoli prometto
di continuare il mio volo
al di sopra dei bombardamenti,
delle tele-radiomenzogne,
che la stringono con le loro volute,
al di sopra delle donnaccole che baldanzosamente
ballano lo streep-tease
per i soldati nel Vietnam,
al di sopra della tonsura
del frate
che vorrebbe volare, ma è imbarazzato dalla sottana,
al di sopra della censura
che nella sua tonacaccia, inghiottì in Spagna le ali dei poeti…
C’è chi è in volo
nel simun vorticoso di stelle.
C’è chi si dibatte
nella palude da se stesso voluta.
Uomini, o uomini
ingenui spacconi,
pensate: non vi fa paura
alzarvi dal Capo che porta il nome dell’uomo che avete ucciso?
Vergognatevi di questo baccano da mercato!
Voi siete gelosi,
rapaci,
vendicativi.
Come potete cadere tanto in basso se volate tanto in alto?!
Io sono Gagarin, figlio della Terra,
figlio dell’umanità:
sono russo, greco e bulgaro,
australiano e finlandese.
Vi incarno tutti
col mio slancio verso i cieli.
Il mio nome è casuale,
ma io non sono stato per caso.
Mentre la terra s’insozzava
di vanità e di peccato,
il mio nome cambiava,
ma l’anima no.
Mi chiamavano Icaro.
Giacqui nella polvere, nella cenere.
Mi aveva spinto verso il sole
il buio della terra.
La cera si sciolse, spargendosi qua e là.
Caddi senza salvezza,
ma un pizzico di sole
rimase stretto nella mia mano.
Mi chiamarono servo.
La rabbia mi pesava sulla schiena
mentre, ritmando il tempo con le mani e coi piedi,
danzavano sul mio corpo.
Io caddi sotto le bastonate,
ma, maledicendo la servitù,
mi costruii delle ali coi bastoni
dei miei torturatori!
Ad Odessa fui Utockin.
Fece uno scarto il duca,
quando al di sopra dei suoi pantaloncini a piffero
si levò un cavallo volante.
Sotto il nome di Nesterov
girando sopra la terra,
feci innamorare la luna
col mio giro della morte.
La morte fischiava sulle ali.
È una virtù disprezzarla
e con Gastello imberbe
mi gettai in volo sul nemico.
E le ali temerarie
ardendo come un rogo, hanno protetto,
voi che foste allora ragazzi,
Aldrin, Collins, Armstrong.
E, sicuro della speranza
che gli uomini sono un’unica famiglia,
dell’equipaggio di Apollo
invisibile io ero.
Mangiammo dai tubetti,
avremmo brindato in viaggio
come sull’Elba,
ci abbracciammo sulla Galassia.
Il lavoro procedeva senza scherzi.
Era in gioco la vita
e con lo stivale di Armstrong
io scesi sulla Luna.

inviata da Alberta Beccaro - Venezia - 21/1/2008 - 15:06


MI dispiace contraddirvi, ma leggendo il poema dell'autore russo non vi è una parola plagiata o in comune con il testo di Baglioni.Ci vuole fantasia ma anche un pò di malizia e di cattiva fede per parlare di plagio. Al limite, ma anche in questo caso con beneficio di dubbio, si potrebbe parlare di libera ispirazione allo scritto.In molti casi si è "mutuato" come dite voi uno scritto per trovare ispirazione.Si vede che non siete musicisti e che di costruzione di un testo non ne sapete giustamente molto.

Glauco Giacchello - 6/9/2013 - 01:28


Ci vuole fantasia per leggere la parola plagio dove mai è stata pronunciata. Si è parlato di ispirazione estremamente accentuata. Che non si può negare. Il brano resta bellissimo ed emozionante. Ispirarsi a una fonte letteraria? Magari tanti autori di canzoni odierne lo facessero, migliorerebbe la qualità! Bastava solo scrivere nel disco un "liberamente ispirato a ..." e ci sarebbe stata maggior correttezza, ecco tutto.

8/3/2014 - 10:14


Erano altri tempi e la discografia italiana tendeva a limare tutto dalle grafiche degli album.
Per anni di alcuni dischi non abbiamo mai saputo chi ci suonasse o altre informazioni importanti.

Antonio Russo - 12/4/2015 - 18:53


La canzone è evidentemente "ispirata" dalla poesia di Evtushenko. Non è la sola canzone dell'album: Il Pivot è la copia in musica di The Jump Shooter di Dennis Trudell ( Giovani Poeti Americani, Einaudi 1973, Collezione di Poesia 102 ) e anche qualche anno dopo Baglioni ruberà altra ispirazione ( Giorni di Neve ), sempre ad Evtushenko e alla sua "Così cominciò"

PIERO CAVAGNA - 22/4/2016 - 19:34


Oddio, Pietro Cavagna ... delle fonti di ispirazione - ehm - de Il Pivot e Giorni di neve nulla sapevo! E vabbé, restano (specie la prima; la seconda mi ha sempre lasciata fredda) belle canzoni ma certo che, come dice Jannacci, "se me lo dicevi prima"... : D

Alberta Beccaro - Venezia - 14/7/2018 - 14:44


Gent.mo Piero,
Potrei avere un dialogo con lei su questo aspetto di estrazioni letterarie non dichiarate? Trovo ci sia un sottobosco non piccolo di cui parlare e su cui confrontarsi.
Conosce altre canzoni sulle quale e'ststo fatto il prelievo cosi manifesto?
A me riaultano fotografie con resti di garcia lorca e uomini persi con prelievi da pasolini..
Grazie

Valentino Montanari - 25/9/2019 - 17:04



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