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Lingua: Russo

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[1938]
Текст и музика / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel :
Евгений Данилович Агранович [Evgenij Danilovič Agranovič] ; Boris Smolenski [Борис Смоленский]

в исполнении / Interpreti / Performed by / Interprétée par / Laulavat:
Евгений Данилович Агранович [Evgenij Danilovič Agranovič]



* Scena dal musical Ah! Odessa-Mama per la regia di Jan Szurmiej , adattato da testi di Izaak Babel con canzoni di Odessa, ambientato nella Moldavanka dei primi del Novecento

Evgenij Agranovič e Boris Smolenski

Sono due artisti pressoché dimenticati. Sul primo autore, il poeta e bardo Evgenij Danilovič Agranovič, il lettore potrà trovare qualche nota biografica su questo sito.
Il coautore della canzone, Boris Smolenski, fu un poeta ucraino originario di Mykolayiv [Миколаїв]( la città portuale sul Mar Nero che dopo avere subito attacchi devastanti da parte delle forze armate russe è da oggi 22 Marzo di nuovo sotto il controllo ucraino). All’età di 16 anni Boris fu affidato alle cure della sorella dato che entrambi i genitori vennero accusati dal regime staliniano di crimini antisovietici e condannati nel 1937. Non rivide più il padre deportato, morto in un gulag né la madre che sarebbe tornata dopo la fine della guerra. Infatti Boris morì appena ventenne combattendo da volontario in Carelia il 16 Novembre 1941, nella guerra in cui era l’Unione Sovietica a subire l’invasione nazista contro cui Russi e Ucraini allora combatterono uniti, senza distinzioni.

Il poema Odessa-Mama

La canzone proposta è tratta dal poema omonimo scritto da entrambi gli amici. Mancano nella canzone le parti in cui Evgenij Agranovič in particolare irrideva ad alcuni personaggi del regime e a figure di primo piano della letteratura. I due corsero seri rischi dato che erano i tempi delle purghe staliniane e del terrore. Per molto meno si sarebbe passati come colpevoli in quanto lontani dal Realismo socialista; inoltre Smolenski era in posizione critica in quanto figlio di due condannati per reati antisovietici. Ad esempio una strofa, non presente nella canzone, fa riferimento in chiave satirica a Isaak Babel , noto scrittore ebreo, condannato proprio nel 1939. La citazione di Babel accostato nel poema ad altri grandi della letteratura russa, intoccabili, sarebbe stata certamente interpretata come attività antisovietica. C’era poi un aggravante che li avrebbe spediti dritti al gulag: Evgenij Agranovič e Boris Smolenski erano ebrei. Per i motivi accennati i due autori decisero di soprassedere alla pubblicazione che tardò qualche decennio sino alla dissoluzione dell’Unione Sovietica. Si limitarono a eseguire un numero limitato di copie che distribuirono a una ristretta cerchia di amici.

Pensierini

Alcuni aspetti storici e geografici di questa canzone ci sollecitano una riflessione. Dicevamo che entrambi i due amici autori erano di origine ebrea, entrambi combatterono contro l’aggressore nazista nella II guerra mondiale. Anche nella guerra in corso, in cui invece sono i Russi gli aggressori, il caso ha voluto che al vertice dell’Ucraina si trovi un ebreo. Difende l’Ucraina aggredita con ogni mezzo, nessuno escluso, compresi l’impiego organico di truppe ispirate all’ ideologia nazista e il tentativo incalzante di allargare il conflitto a qualunque costo. La parte avversa a sua volta persegue i suoi scopi senza remore di sorta dopo avere scatenato una “guerra di denazificazione” e un’aggressione “patriottica”. Muoia Sansone con tutti i Filistei.
Nessuno avrebbe mai potuto immaginare di assistere ad un un presidente russo, già funzionario del KGB sovietico, ispirarsi ampiamente a Dugin (quindi al fascista Julius Evola e a Heidegger) e proclamare crociate in senso antiorario con la benedizione di Kirill né tampoco ad un presidente ebreo attorniato di patrioti del terzo reich e di cittadini che inneggiano in massa all’”eroe nazionale” Bendera.
Medioevo, avanti tutta.

Le beffe epocali si sono trasformate in tragedia mentre si continua a rovesciare la Storia, sempre più avvitata in una miriade di “logiche” infami, quelle che producono le guerre e quelle generate dalle guerre, a Oriente e a Occidente.
I danni sono ingenti e gravi più del solito. Alle migliaia di morti, feriti e sfollati occorre aggiungere a livello mondiale la corsa verso il riarmo, la distrazione di risorse ingenti dalla società civile al campo militare, lo stato di emergenza continuo coniugato con la militarizzazione della società, l’asservimento totale dei mezzi di informazione, la demonizzazione del dissenso, la torsione del sistema economico. Per quest’ultima rimane da investigare se è la globalizzazione in crisi ad avere catalizzato gli eventi o se sono questi a darle il colpo di grazia.
Altro dato imponente è il trasferimento di milioni di profughi, uno degli obiettivi dell’aggressore in un quadro volto a destabilizzare l’Europa e che probabilmente rientra anche nel disegno di altri attori. L’Occidente smarrito accoglie giustamente centinaia di migliaia di profughi per motivi umanitari ma badando all’etnia: per gli afghani non c’è stato posto durante la guerra, non c’è posto adesso durante la carestia e i cappi del regime, conseguenze di una dissennata guerra ventennale.

Sparsi nel globo intanto una torma di cassamortari attendono impazienti, pronti ad accaparrare risorse, a ridisegnare sfere di influenza, a partecipare al grande banchetto del nuovo sistema dell’economia e finanza globale, servitori fedelissimi dell’inossidabile Grande Puparo vestito con la divisa del liberatore, unica divisa e unica fede ammesse, per officiare i perenni riti sacrificali al dio Mercato.
[Riccardo Gullotta]
В тумане тают белые огни...[1]
Сегодня мы уходим в море прямо.
Поговорим за берега твои, - ой-вэй!-
Родимая моя Одесса-мама.

Мне здесь родиться было суждено
И каждый день любить тебя впервые.
Ах, больше, мне не пить твое вино- ой-вэй!-
И клёшем не утюжить мостовые.

В Москве же все горланят и гремят,
Луна озарена огнём рекламы.
Ну кто ж теперь заменит мне тебя, - ой-вэй!-
Родимая моя, Одесса-мама?

Мы все хватаем звёздочек с небес.
Наш город гениальностью известен:
Утесов Лёня - парень фун Одесс, - ой-вэй!-
А Инбер тоже бабель из Одессы.

Сам Агасфер - старик космополит,
Лечил в Одессе стрёпанные нервы,
В своих трудах он прямо говорит: - ой-вэй!-
Одесса - это мама номер первый!

Был Одиссей бесспорно одессит,
За это вам не может быть сомненья!
А Сашка Пушкин тем и знаменит, - ой-вэй!-
Что здесь он вспомнил чудного мгновенья.

Ты мне один-единственный маяк,
Мне жить теперь так грустно и отвратно...
О сжалься, сжалься, мамочка моя, - ой-вэй!-
Ой, мамочка, роди меня обратно!
[1] Transcription / Trascrizione

V tumane tajut belye ogni...
Segodnja my uhodim v more prjamo.
Pogovorim za berega tvoi, - oj-vej!-
Rodimaja moja Odessa-mama.

Mne zdes’ rodit’sja bylo suždeno
I každyj den’ ljubit’ tebja vpervye.
Ah, bol’še, mne ne pit’ tvoe vino- oj-vej!-
I klëšem ne utjužit’ mostovye.

V Moskve že vse gorlanjat i gremjat,
Luna ozarena ognëm reklamy.
Nu kto ž teper’ zamenit mne tebja, - oj-vej!-
Rodimaja moja, Odessa-mama?

My vse hvataem zvëzdoček s nebes.
Naš gorod genial’nost’ju izvesten:
Utesov Lënja - paren’ fun Odess, - oj-vej!-
A Inber tože babel’ iz Odessy.

Sam Agasfer - starik kosmopolit,
Lečil v Odesse strëpannye nervy,
V svoih trudah on prjamo govorit: - oj-vej!-
Odessa - èto mama nomer pervyj!

Byl Odissej bessporno odessit,
Za èto vam ne možet byt’ somnen’ja!
A Saška Puškin tem i znamenit, - oj-vej!-
Čto zdes’ on vspomnil čudnogo mgnoven’ja.

Ty mne odin-edinstvennyj majak,
Mne žit’ teper’ tak grustno i otvratno...
O sžal’sja, sžal’sja, mamočka moja, - oj-vej!-
Oj, mamočka, rodi menja obratno!

inviata da Riccardo Gullotta - 23/3/2022 - 23:17




Lingua: Inglese

English translation / английский перевод / Traduzione inglese / Traduction anglaise / Englanninkielinen käännös :
From Young Jewish Poets Who Fell as Soviet Soldiers in the Second World War by Rina Lapidus *

* Professor at Bar Ilan University , Tel Aviv, specialized in Russian Literature, Yiddish literature, history of the Russian Jewry
ODESSA-MAMA

The white lights melt in the fog
We are going straight into the sea today.
Let’s talk your shores-oy-wey!-
My darling, my Odessa-mother!

I was fated to be born here
And to fall in love with you anew every day
Ah, I will never drink your wine again-oy-wey!-
Nor sweep your pavements with my bell-bottomed trousers.

In Moscow everyone bawls and squalls,
The moon is illuminated by the lights of the billboards.
‘And who can ever replace you now-oy-wey!-
My darling, my Odessa-mother?

We all grasp stars from the skies.
Our town is famous for its local genius.
Utesov Lyonya[1] is a guy from Odessa-oy-wey!-
And Vera Inber[2] is Odessa’s slovenly babe

Agasfer [3] himself is an old cosmopolitan,
He treated streaked nerves in Odessa,
In his writings, he directly says:
Odessa is mom number one!

Odysseus was undoubtedly Odessa,
For this you can not be in doubt!
And Sashka[4] Pushkin is famous for that
That here he remembered a wonderful moment.

You are my one and only beacon.
My life now is so sad and yucky.
Oh, khob rahmones[5], my dear mommy-oy-wey!-
Oh, mommy, take me back into your womb.
[1] Leonid Osipovich Utёsov [Леонид Осипович Утёсов] In the USSR was a very popular singer and actor born in Odessa.

[2] Vera Mixajlovna Inber [Вера Михайловна Инбер] was a woman poet born in Odessa, jewish origin

[3] Agasfer is the name of the “Wandering Jew”. According to the legend a Jew mocked Jesus during the crucifixion. He was condemned to walk until the second coming of Christ.

[4] Diminutive form of Alexander as Alekos for the Greeks or Sandruccio for the Italians. Alexander Pushkin spent three years in Odessa.

[5] The Russian text reports сжалься [sžal’sja] /pity. Rachmones is yiddish for pity ; hob[אָב ] / have. It seems therefore that the translator got the original text prior to the modifications occurred in the present available text.

[Riccardo Gullotta] 

inviata da Riccardo Gullotta - 23/3/2022 - 23:22




Lingua: Italiano

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 24-3-2022 13:40

Due parole del traduttore. Non ho da fare, in realtà, ulteriori considerazioni se non dichiararmi particolarmente d'accordo e in sintonia con Riccardo Gullotta per le sue osservazioni espresse nell'introduzione. Osservazioni che sarebbe opportuno molta gente si ficcasse into the capòcc'. Lo so, è fatica sprecata in tempi di orienti-occidenti, blocchi, guerre fredde e calde, nazionalismi & nazioni, e quant'altro. Ma un grazie a Riccardo Gullotta per averle espresse così chiaramente è doveroso. Attorno al 1870-1880, comunque, si stima che circa il 57% degli abitanti di Odessa fossero ebrei di lingua yiddish. Così tanto per rendere l'idea.
Mamma Odessa

Nella nebbia si squagliano bianche luci...
Oggi ce ne andiamo diritti al mare.
Chiacchieriamo delle tue coste, [1]
Mamma mia Odessa, cara madre mia.

A nascer qui, ci ero predestinato,
E ad amarti ogni giorno per la prima volta.
Ma non mi è dato più di bere il tuo vino
E di spazzare il lastrico coi miei pantaloni. [2]

A Mosca, tutti berciano e strèpitano,
Insegne di réclame illuminan la luna.
E chi ti può rimpiazzare, ora,
Mamma mia Odessa, cara madre mia?

Tutti noi afferriamo stelle dal cielo,
La nostra città è famosa per i suoi geni:
Lënja Utesov è un ragazzo di Odessa, [3]
E anche la Inber è una ragazza di Odessa.

Pure Assuero [4] è un vecchio cittadino del mondo,
Si è curato a Odessa i suoi nervi stressati,
Nei suoi scritti dice chiaro e tondo:
Odessa è la mamma numero Uno!

Ulisse era senz'altro di Odessa, [5]
Su questo non potete avere dubbi!
E anche Saška Puškin è famoso per questo,
Che qua si ricordava di un momento fantastico.

Tu sei il mio solo e unico faro,
Ora la mia vita è così triste e brutta...
Abbi pietà, abbi pietà, mammina mia!
Mammina mia, fammi tornare al mondo!
[1] Dalla traduzione ho, in questo caso, eliminato tutte le interiezioni o, come le chiamo spesso, i “gridolini”.

[2] Propriamente si tratterebbe dei pantaloni a campana (o a “zampa di elefante”), che ebbero un ritorno di fiamma verso gli anni '70 del secolo scorso.

[3] Tante volte abbiamo visto parole e espressioni russe traslitterate in yiddish; stavolta c'è qui un'espressione yiddish (fun Odess, פֿון אָדעס, “di Odessa”) traslitterata in russo.

[4] In alcune versioni della leggenda dell'Ebreo errante si dice che questo fosse il suo nome; importante “testimonial” fu Immanuel Kant, che così lo chiamò ne L'unico argomento possibile a sostegno di una dimostrazione dell'esistenza di Dio. Il nome “Assuero” è in realtà di antica origine persiana: Xšayāršā, da xšaya “re” -la forma antica di shah o scià- e aršan “maschio”, quindi: “re di tutti maschi, re virile, re eroe”. L'antico persiano aršan si confronta direttamente col greco ἀρσήν, attico ἀρρήν “maschio”, da cui l'aggettivo ἀρσήνιος “virile” alla base del nome “Arsenio”, quello di Arsenio Lupin per intenderci. Per vie indipendenti, il nome fu reso in greco come Ξέρξης “Serse”, portato da molti imperatori persiani a partire da Serse I. In ebraico arrivò probabilmente dalla sua forma accadica, aḫ-ši-ia-ar-šu, che diede la forma con cui è noto nel Libro di Ester della Bibbia: ʼAẖašwērōš (אֲחַשְׁוֵרוֹשׁ), l'italiano “Assuero” è rifatto su di esso. Nel Libro di Ester, Assuero è indicato chiaramente come re persiano, marito della bella ebrea Ester, cugina di Mardocheo, e che salva il popolo ebraico dai complotti del malvagio Aman. Sono, come noto, le vicende bibliche alla base della festa dei Purim (“sorti”), il “carnevale ebraico” che si festeggia il giorno 14 del mese di Adar. In realtà, nulla collega Assuero all'Ebreo errante, ed è ignoto come al personaggio della leggenda antisemita sia stato dato tale nome.

[5] L'autore usa qui, in russo, il nome classico di Ulisse, Odisej, cioè “Odisseo”, per fare un divertente gioco di parole: Odisseo non poteva essere che di Odessa! Però, nel gioco di parole ci potrebbe essere qualcosa di plausibile. Come detto, il nome di Odessa deriva dal greco Οδεσσός, che fu scelto credendo che tale antichissima località pontica si fosse trovata là dappresso (mentre invece, come è stato dimostrato archeologicamente, si trovava da un'altra parte del Mar Nero, nell'attuale Bulgaria presso Varna). Il fatto è che tali nomi sicuramente pregreci, cioè quello di Ulisse -Οδυσσεύς, da cui l'Odissea- e Οδεσσός, potrebbero realmente avere una connessione. E non dovrebbe stupire tale connessione, dato che toponimi e nomi preindoeuropei si ritrovano in Europa anche a grande distanza, come Pèrgamo in Asia Minore, e Bergamo in Lombardia (a scanso di equivoci, dirò che non sono elucubrazioni mie, ma provengono direttamente da Giacomo Devoto). Come, in latino arcaico, da Οδυσσεύς si sia arrivati a Ulixes, il nostro “Ulisse”, è materia di discussione, soprattutto per quanto riguarda il probabile influsso etrusco. Il termine è molto antico: già lo si trova nella prima traduzione latina dell'Odissea, di Livio Andronico (vissuto tra il 280 e ca. il 200 a.C.), ma è sicuramente anteriore. In Ulixes si ritrovano sicuramente gli sconquassi vocalici propri dell'etrusco (per cui, ad esempio, da Αλέξανδρος si ebbe Alχsentre, o da πρόσοπον si ebbe φersu, alla base di “persona”) ed anche un fenomeno tipico del latino arcaico, vale a dire la sostanziale non distinzione tra [d] e [l] -si vedano ad esempio termini arcaici come dingua, dacrŭma poi passati a lingua, lacryma, oppure levir “cognato”, che si confronta direttamente con il greco δαήρ. Insomma, la “battuta” di Evgenij Agranovič potrebbe avere un remotissimo fondo di verità.

24/3/2022 - 13:41



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