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Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio, o Aria di Caserio, o Il sedici di agosto

Pietro Cini
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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A Sante Caserio, o La ballata di Sante Caserio
(Pietro Gori)
Il ritorno di un esiliato, o Già allo sguardo
(Carlo Vita)
Où sans vieillir
(Hélène Martin)


[1894]
Sestine di Pietro Cini, anarchico toscano
Foglio volante stampato dalla Tipografia Campi di Foligno
Lyrics by Pietro Cini, a Tuscan anarchist.
Broadside printed by Tipografia Campi, Foligno


Sante Jeronimo Caserio.
Sante Jeronimo Caserio.


"Lione 3 agosto 1894
Cara madre, vi scrivo queste poche righe per farvi
sapere che la mia condanna è la pena di morte.
Non pensate male o mia cara madre di me?
Ma pensate che se io comessi questo fatto non è
che sono divenuto un delinquente e pure molto
vi dirano che sono un assassino un malfattore.
No, perché voi conosciete il mio buon quore, la mia dolcezza,
che avevo quando mi trovavo presso di voi?
Ebbene anche oggi è il medesimo quore:
se ò comesso questo mio fatto è precisamente
perché ero stanco di vedere un mondo così infame.
Ringrassio il signor Alessandro che è venuto a
rovarmi ma io non voglio confessarmi.
Addio cara mamma e abbiate un buon ricordo
del vostro Sante che vi ha sempre amato."

Si tratta di uno dei più famosi canti sulla decapitazione di Sante Caserio, che oggi trova posto nelle CCG nell'ambito del percorso sulla pena di morte. Da sempre presente nella tradizione anarchica toscana, ne vogliamo qui ricordare una bella e toccante versione eseguita da Riccardo Marasco. Se qualcuno avesse dubbi sull'inserimento nelle CCG delle ballate dedicate a Sante Caserio, ricordiamo solo che il fornaio di Motta Visconti dovette fuggire in Francia perché condannato alla prigione, in Italia, per aver distribuito dei volantini antimilitaristi. A mo' di curiosità: Caserio lavorò, in Francia, come fornaio a Sète, la città dove poco più di vent'anni dopo sarebbe nato Georges Brassens.

Le sestine di Pietro Cini rievocano la storia di Sante Caserio. Di umili origine contadine, entrò giovanissimo tra le fila degli anarchici milanesi. Arrestato proprio a Milano durante una manifestazione e schedato come sovversivo, dovette emigrare prima in Svizzera e poi in Francia, dove maturò in solitudine la decisione di immolarsi in un gesto esemplare, progettando di uccidere il massimo rappresentante dell'autorità: il presidente francese Sadi Carnot, un despota dell'epoca. Riuscì in questo intento, all'età di appena ventuno anni, il 24 giugno del 1894 a Lione, vibrando un unico, mortale colpo di coltello. Immediatamente catturato, venne processato tra il 2 e il 3 agosto, e ghigliottinato il 16 dello stesso mese sulla pubblica piazza della stessa città di Lione. L'amara strofa sulla "gente tiranna e senza cuor" con cui si chiude il pezzo richiama il fatto che il popolo, in nome della cui libertà gli uomini come Sante Caserio si immolavano in gesti estremi a costo della propria vita, tipicamente non capiva il senso libertario di tali gesti, e anzi prendeva parte per i potenti e i despoti, festeggiando l'esecuzione del condannato al grido di "viva il boia che gli tagliò la testa". Qualche altra nota storica, che lega questo canto all'Addio a Lugano di Pietro Gori, la più celebre canzone del repertorio anarchico: il clima internazionale derivante dall'uccisione del despota Carnot ad opera di Sante Caserio, e la violenta repressione anti-anarchica che il governo Crispi approfittò per attuare in Italia, ebbe infatti drastici effetti sulla vita di Gori, che venne accusato dalla stampa conservativa di essere implicato nell'atto di Caserio, e costretto a fuggire a Lugano. Qui rimase però nel mirino della polizia italiana (che orchestrò anche un attentato ai suoi danni, fallito per un soffio grazie alla scarsa mira dei due killer assoldati per l'occasione), e fu proprio sotto le pressioni del governo italiano che le autorità elvetiche lo arrestarono con 15 sui compagni ("Elvezia il tuo governo schiavo d'altrui si rende...."), costringendoli all'esilio anche dalla Svizzera, da cui i versi dell'Addio a Lugano, composta appunto nel 1895 quando l'ennesimo esilio ("cacciati senza tregua andrem di terra in terra") portò i "cavalieri erranti" ad essere "trascinati al Nord", cioè in Inghilterra attraversando la Germania e il Belgio. Lo stesso Sante Caserio l'anno prima, come detto, aveva subito un destino simile, ritrovandosi costretto ad emigrare in terra francese, dove scelse poi di immolarsi nel nome dei propri ideali libertari ed anarchici.

Da L'albero del Canto






LE BAL DES INNOCENTS, il primo film di pubblico dominio sulla vicenda di Sante Caserio.

balinno


Le bal des innocents ("Il ballo degli innocenti"), prodotto dalla Ralamax, è un lungometraggio sulla vicenda umana e politica di Sante Caserio. Interpretato da un gruppo di giovani attori, è disponibile in libero download in formato .avi (ca. 698 MB) da questa pagina.



RICCARDO MARASCO: CHI CERCA TROVA
Vita e canti di Toscana
Edizioni Birba, Firenze, 1977
Con allegata stereocassetta


1977-2019: L'oramai introvabile "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco accanto alla pagina aperta di "Addio Firenze" sulle CCG.
1977-2019: L'oramai introvabile "Chi cerca trova" di Riccardo Marasco accanto alla pagina aperta di "Addio Firenze" sulle CCG.


01. Attenti, giovinotti! 00'00"
04. Il sedici di agosto 08'07"
05. Già allo sguardo 12'21"
09. Colombo che sul poggio 26'28"
10. Presso una chiesa 28'32"
14. Quell'augello che vola 38'35"
15. Partirò, partirò 40'35"
17. Addio Firenze 46'41"
20. Rondinella pellegrina 52'00"



Il sedici di agosto
sul far della mattina
il boia avea disposto
l'orrenda ghigliottina
mentre Caserio dormiva ancor
senza pensare* al triste orror.

Entran nella prigione
direttore e prefetto
con voce d'emozione
svegliano il giovinetto
disse svegliandosi**: "Che cosa c'è?"
"E' giunta l'ora: alzati in piè."

Udita la notizia
ei si vestì all'istante
veduta la giustizia
cambiò tutto il sembiante.
Gli chieser prima di andare a morir
dite se avete qualcosa da dir. [1]

Così disse al prefetto:***
"Allor ch'io morto sia
prego questo biglietto
datelo a mamma mia.
Posso fidarmi che lei lo avrà
mi raccomando, per carità.

Altro non ho da dire
schiudetemi le porte
finito è il mio soffrire
via**** datemi la morte.
E tu, mia madre, dai fine al duol
e datti pace del tuo figliol."

Poi***** con precauzione
dal boia fu legato
e in piazza di Lione
fu dunque****** trasportato
e spinto a forza, il capo entrò
nella mannaia che lo troncò.

Spettacolo di gioia
la Francia manifesta*******
gridando "Viva il boia
che gli tagliò la testa"
gente tiranna e senza cuor
che sprezza e ride l'altrui dolor.
VARIANTI e NOTA

* var.: E non pensava

** var.: Alzati, dicono:

[1] Questa strofa è assente da alcune versioni cantate.

*** var.: Rispose il giovinetto

**** var.: Su

***** var.: Allor

****** var.: tosto

******* var.: Francia lo manifesta

inviata da Riccardo Venturi - 18/5/2007 - 22:06




Lingua: Francese

Versione francese in rima e cantabile di Riccardo Venturi
20/21 maggio 2007
Version française en rime et chantable par Riccardo Venturi
20/21 mai 2007
LES DERNIÈRES HEURES ET L'EXÉCUTION DE CASERIO
(Le seize août)

Le seize du mois d'août
à la cloche des matines
le bourreau préparait déjà
l'horrible guillotine.
Mais Caserio dormait encore
sans penser à ce triste horreur.

Aux portes du cachot
le préfet se présente,
et de sa voix tremblante
réveille le jeunot.
"Lève-toi", dit-il; "Que se passe-t-il?"
"L'heure est venue: lève-toi, debout."

La nouvelle entendue
il s'habilla très vite,
et la justice vue
il pâlit tout de suite.
On lui demanda: "Avant de mourir
n'avez-vous rien de plus à dire?"

Il dit alous au préfet:
"Lorsque je serai sous terre,
je vous donne ce billet,
donnez-le à ma mère.
Je vous le confie de tout mon cœur,
je vous implore au nom de Dieu.

Je n'ai plus rien à dire,
ouvrez-moi donc ces portes,
ma souffrance touche à sa fin,
donnez-moi donc la mort.
Cesse ton deuil, mà chère maman,
console-toi pour ton enfant."

Alors, très soigneusement
le bourreau l'a ligoté,
sur la place de Lyon
on l'a vite emmené.
Poussé à force, sa tête entra
sous le couperet qui la trancha.

La France entière fait fête
et lance des cris heureux
en hurlant "Vive le bourreau
qui lui a tranché la tête!"
Foule de tyrans, gens sans pitié,
la peine des autres vous méprisez.

21/5/2007 - 23:54




Lingua: Italiano (Laziale Romanesco)

Versione romanesca della Banda Jorona

ER SEDICI DE AGOSTO

Er sedici de agosto, ar far della mattina
er boia avea disposto l'orrenda ghigliottina
mentre Caserio dormiva ancor
e non pensava al triste orror.

Entrò nella sua cella er giudice prefetto
con voce d’emozione svejando er giovanetto
e lui svejandosi: “Che cosa c’è?”
“E’ giunta l’ora, àrzate in piè.”

“Prego signor prefetto, prima che morto sia
vi do questo bijetto, datelo a mamma mia.”
“Tu sta’ tranquillo che lei l’avrà”.
“M’ariccomanno, per carità!”.

Spettacolo de gioia la folla manifesta
gridando: "Evviva er boia!” che je stroncò la testa.
Gente tiranna e senza cor,
disprezza e irride l'altrui dolor.

Povero fijo mio, sei stato sfortunato
er sedici de agosto sei annato giustizziato,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà,
mentre Caserio sta sempre là…
fiaccola ardente di libertà!

inviata da adriana - 21/5/2007 - 19:38


Foglio volante stampate dalla storica tipografia Campi di Foligno con il testo delle "Ultime ore e la Decapitazione di Sante Caserio, sentite da Cini Pieto [sic]". Come si può vedere, esistono ulteriori strofe (non normalmente cantate).

decapitazionecaserio

Riccardo Venturi - 18/5/2007 - 23:21




Lingua: Italiano

Sempre da questo sito una versione un po' diversa, anche nella data. [Silva]

Povero Caserio, non gli hanno voluto far passare nemmeno il Ferragosto! Comunque la storia ci dice che fu ghigliottinato il giorno successivo, 16 agosto 1894, sul far dell'alba (che era l'ora preposta alle esecuzioni capitali). (RV)
IL QUINDICI D’AGOSTO

Il quindici d’agosto,
sul far de la matina,
il boia era disposto,
pronta la ghigliotina.
Mentre Caserio
dormiva ancor,
non si aspetava
altri dolor.

Entra ne la prigione
il diretor prefeto,
con voce d’emozione
svegliava il giovaneto.
Mentre svegliavasi
domanda: Chi è?
È giunta l’ora
d’alzarsi in piè.

Dite, mio giovaneto,
s’hai qualche cosa da dire,
perché a te giunta è l’ora,
è l’ora del morire.
Nula ho da dire,
nula da [me], [far]
solo un biglieto
scriver vorei.

Quel che vi racomando
prima ch’io morto sia,
prendere ‘sto biglieto,
darlo a la madre mia.
Posso fidarmi
se glielo do?
Facia una grazia,
per carità.

La mama di Caserio
piangeva forte forte,
vedere il suo figliolo
come che ‘l va a la morte.
Oh, gente ingrata,
e senza cuor,
che mi ridete
al mio triste duol.

inviata da Silva - 4/6/2013 - 19:15


salve a tutti, vi ringrazio tantissimo di per il contributo che date a questo sito: non mi è stato solo utile in più di un'occasione, ma mi ha fatto anche scoprire e conoscere un mucchio di cose interessanti di cui mi piace abbuffarmi e chissà quante ancora ce ne sono da scoprire!
Ad esempio qui leggo del film "Le bal des innocents" che ha tutta l'aria di essere un progetto molto interessante e io sono curiosissima di vederlo. Purtroppo il sito della ralamax prod non è più online, né vi sono poi molte tracce del regista Joseph Paris da nessuna parte in internet,. Cercando sui siti per torrent il file si trova, ma i seeds sono tutti a zero.
Con l'aiuto della wayback machine si può risalire alla pagina di download dell'ex sito ufficiale ma neanche a dirlo, i link sono tutti inattivi.

Perciò mi chiedevo: qualcuno di voi che ha avuto notizia del film e ne ha postato il contributo su questa pagina, è ancora in possesso di un file che si possa rimettere in circolazione per la rete? Oppure sa dove trovarlo?
O ancora c'è qualcuno che saprebbe indicarmi un url, un indirizzo email a cui domandare, o anche un numero da chiamare?
Trovare questo film sotto licenza cc è anche più difficile che trovare un film protetto col bollino siae!!!!! ahahaha

claudia - 1/7/2015 - 02:13


E' che la Ralamax Prod, che distribuiva sotto "licence de libre diffusion", nel frattempo sembra essere andata in vacca, e con lei le cose che ha prodotto... Anch'io in Rete non ho trovato nessun riscontro di quel film...

B.B. - 1/7/2015 - 15:41


immaginavo una cosa del genere.. beh grazie comunque. Spero più in là di scoprire qualcosa. Ovviamente in tal caso vi girerò subito un link funzionante :)

claudia - 10/7/2015 - 21:50


Ciao Riccardo, per curiosità ho cercato Sante Caserio, anche questa canzone é conosciuta e cantata qui da noi.

Michel - 19/5/2019 - 23:57


Riccardo Venturi - 27/12/2019 - 08:09


Sulla melodia de Le ultime ore e la decapitazione di Sante Caserio e altre questioni

Racconta Riccardo Marasco ("Chi cerca trova", pp. 39/40) di aver sentito questa canzone a Campagnatico (GR) nel 1967:

"Qualche volta nelle mie ricerche mi fu preziosa anche la memoria degli uomini anziani, specialmente per ritrovare quei canti che si udivano nelle bettole, alle osterie, nei ritrovi e per occasioni 'maschie', significando con tale termine anche le riunioni a sfondo politico precluse alle donne. La Eglentina di Campagnatico fu estremamente energica nel vietare a suo marito il canto di canzoni anarchiche ricordandogli che erano state vietate e non voleva grane con la legge. Una di queste era La decapitazione di Sante Caserio: dunque nel 1967 in campagna c'erano dei cittadini italiani che temevano fosse ancora proibito e rischioso cantarla!"

Questo nel 1967. Certamente la Eglentina di Campagnatico e suo marito non immaginavano (e, forse non hanno mai saputo) che, di lì a soli cinque anni, nel 1972, la melodia di quel canto proibitissimo sarebbe stata ripresa per La ballata di Franco Serantini. Un altro anarchico ammazzato dallo stato, cosa che, invece, proibita non lo è stata mai.

L'Aria di Caserio.
L'Aria di Caserio.


Ma quella che, a partire dal canto scritto dallo sconosciuto anarchico toscano Pietro Cini (ogni tentativo di ritrovarne una qualche pur minima notizia si è finora rivelato vano), è nota come Aria di Caserio, era in realtà già stata utilizzata qualche anno prima, nel 1889, per La partenza del volontario italiano per l'Africa, canto patriottico su foglio volante stampato a Milano da Ranzini. Nel 1916 viene utilizzata per una canta sulla cattura e l'esecuzione di Cesare Battisti, 14 giugno su Monte Corno stava. Nel 1924 viene ancora usata per alcune strofe sul rapimento e la morte di Giacomo Matteotti: In Roma fu rapito il dieci giorno sera e, infine, nel 1927 per la morte di Sacco e Vanzetti: Il ventitré di agosto a Boston in America.

Secondo Roberto Leydi, l'Aria di Caserio ha parecchi punti di contatto e di similarità (per non dire proprio di identità melodica) con la cosiddetta Aria di Quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia), derivata in realtà da una canzone della guerra d'Africa 1887-1894, Attenti attenti che la tromba suona (“Attenti attenti che la tromba suona / I mori sono armati alla marina / Coraggio battaglion, volontà buona / contro il nemico ner dell'Abissinia”; canzone riutilizzata, con mutamento del nemico, anche durante la I guerra mondiale. Di origine molto antica, ha avuto echi recenti anche in All'arme all'arme la campana sona / Li turche so' sbarcati a la marina, vale a dire Quanno sona la campana di Musicanova). Tale canzone ebbe un grande successo, e divenne trama melodica per parecchie storie commoventi.

L'Aria di quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia)
L'Aria di quanti pianti e sospiri (o Aria della povera Giulia)


Quanti pianti e sospiri, la canzone popolare “titolare” dell'aria che è, sostanzialmente, anche quella di Caserio, merita uno sguardo più approfondito, anche testuale (in sé potrebbe anche rientrare autonomamente nel sito; ma preferisco, a tale riguardo, sentire il parere degli altri Amministratori e Utenti). Si tratta di un canto indubbiamente di ambiente militare, diffuso dai cantastorie e riguardante il fatto di sangue tra il soldato semplice Beppino/Peppino di Livorno (nome da “ragazzo qualunque” diffusissimo nel canto popolare) e un tenente che gli insidia la fidanzata. Di ambientazione toscana, proviene però da aree dell'Italia settentrionale (Novara, Brescia; in alcune versioni però Peppino è novarese e la vicenda si svolge a Brescia o a Piacenza) e riproduce praticamente la vicenda della Cecilia (la più diffusa ballata italiana) e, quindi, della Tosca. Roberto Leydi ne pubblicò quattro versioni nei Canti sociali italiani; se ne riproduce qui la versione più completa (anche per lasciar giudicare se inserirla o meno autonomamente nel sito):

Quanti pianti e sospiri, o madre mia,
Farai la notte e il giorno per tuo figlio,
Voi cari fratelli e sorella pia
Piangete per Peppino il gran periglio.
Poldina bella – mi fece innamorar
Essendo dentro Lucca – a fare il militar.

Nella cavalleria fui destinato,
Facevo il militare con molto onore,
Trombettiere effettivo fui passato,
Ne rispettavo molto il tricolore.
Non mi credevo – di trovarmi così
Il proprio superiore – mi dovesse tradir.

Voleva togliermi Poldina amata,
Questo tenente, come ben sapete,
La notte e il dì era sempre corteggiata
E il povero Peppino nella rete.
E gli diceva – senza nessuna ragion:
Oggi sei consegnato – domani vai in prigion.

Non aveva mai Peppino pace
E sempre se ne stava rinserrato,
Là sul duro legno ei se ne giace,
Come la morte egl'era diventato.
Dal gran dolore – non potendo soffrir:
O Dio mi scoppia il cuore – mi toccherà morir.

Dopo tanto tempo è giunto un permesso
E gli venne ordinato di suonare,
Cessato di suonare torna all'ingresso
Per la sua bella amata a ritrovare.
E dà ai compagni – un saluto d'amor
Dicendo: Vado fuori – vado a fare l'amor.

Uscivo dal quartiere allegramente
Convinto d'incontrare la mia amante
Invece v'incontrai il mio tenente
Mi disse: Torna indietro sull'istante.
Disse Peppino – Indietro tornerò
Scusi signor tenente – mi dica la ragion.

Taci brutto imbecille, non fare il monello
Se no ti manderò alla reclusione.
Peppino si voltò veloce e snello
Dicendogli: Qua c'è della ragione.
Tosto il tenente – la spada impugnò
Lo stesso fece Pino – la lotta incominciò.

Sembravan due leoni alla foresta,
Uno diceva all'altro: Traditore.
Ferito fu il tenente alla testa
Dal giovinetto sull'età del fiore.
Il Livornese – il fare s'accennò
Diede diversi colpi – e all'estero scappò.


Quanto alla Povera Giulia, si tratta anch'essa di una canzone popolare panitaliana talmente nota da essere considerata addirittura archetipale (e, quindi, di origine realmente perduta nella notte dei tempi). Roberto Leydi, non limitandosi alla melodia, giunge a considerare anche il testo del Caserio vergato da Pietro Cini come una sorta di parodia di una versione della Povera Giulia.

Riccardo Venturi - 30/12/2019 - 05:47


Riccardo Venturi - 30/12/2019 - 10:19



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