Lingua   

Naneddu

Tazenda
Lingua: Sardo

Lista delle versioni e commenti


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Disamparados
(Tazenda)
Un’arbor’e pache
(Piero Marras)
Pitzinnos in sa gherra
(Tazenda)


Dall'album "Murales" del 1991.
Testo trovato qui

Credo che la canzone dei Tazenda sia una rilettura della "Lettera a Nanni Sulis" del poeta sardo Peppino Mereu.
Il testo originale e la sua traduzione in italiano

Una breve biografia di Peppino Mereu, uno dei più importanti poeti in lingua sarda, morto a soli 29 anni nel 1901
(Alessandro)
Naneddu meu
su mundu est gai,
a sicut erat
non torrat mai.

Semus in tempos
de tirannias,
infamidades
e carestias.

Como sos populos
cascant che cane,
gridende forte:
‘cherimus pane’

Famidos, nois
semus pappande
pan’e castanza,
terra cun lande.

Terra ch’a fangu
torrat du poveru
senz’alimentu,
senza ricoveru.

Semus sididos
in sas funtanas,
pretende s’abba
parimus ranas.

Peus su famene
chi, forte, sonat
sa janna a tottus
e non perdonat.

Cuddas banderas
numeru trinta,
da binu’onu,
mudad’hant tinta.

Appenas mortas
cussas banderas
non piùs s’osservant
imbreagheras.

Sos tristos corvos
a chie los lassas?
Pienos de tirrias
e malas trassas.

E gai chi tottus
faghimus gherra,
pro pagas dies
de vida in terra.

Asiosu, Nanni,
tenedi contu,
faghe su surdu,
ettad’a tontu.

A tantu, l’ides,
su mund’est gai,
a sicut erat
non torrat mai.

inviata da Alessandro - 14/5/2007 - 08:07



Lingua: Italiano

Traduzione italiana, da questa pagina
NANEDDU

Naneddu mio,
cosi va il mondo:
com’era un tempo
non sarà più.

Viviamo
in tempi di tirannia,
soprusi e carestia.

Ora il popolo sbadiglia
come un cane affamato,
gridando a gran voce:
“Vogliamo pane!”

E noi, affamati,
mangiamo pane
di castagna,
terra con ghiande.

La terra in fango
riduce il povero,
che non ha alimenti
né casa.

Siamo assetati
alle fontane,
lottando per l’acqua,
sembriamo rane.

Peggio ancora,
la fame bussa insistentemente
ad ogni porta e non perdona.

Quelle compagnie
molto numerose
e amiche del buon vino
hanno cambiato colorito.

Sciolte
queste compagnie,
non si vedono
più persone sbronze.

I corvi scellerati
a chi li lasci?
Pieni di perfidia
e imbroglioni.

E così tutti
facciamo guerra
per pochi giorni
di vita.

Arrivederci, Nanni,
rifletti su questo,
fai il sordo
e fingi di non capire.

Perché, è chiaro,
cosi va il mondo:
com’era un tempo
non sarà più.

inviata da Alessandro - 14/5/2007 - 08:10


Nanneddu meu è una canzone basata su un testo del poeta Peppino Mereu. La canzone, nella versione ora conosciuta, è stata scritta nel 1974 da Nicolò Rubanu e successivamente ripresa da Tonino Puddu, sui versi dell'omonima poesia, scritta alla fine dell'Ottocento dal poeta di Tonara. Questo brano è un canto d'autore di ispirazione folklorica e da tempo è entrato a far parte della cultura e della tradizione popolare sarda.
wikipedia

Questa composizione dedicata a Giovanni Sulis, medico di Tonara e amico di P. Mereu, è una delle poesie più popolari. Il testo esprime le impressioni del poeta sui cambiamenti sociali, economici e politici della fine dell’ Ottocento, periodo attraversato da carestie, miseria, soprusi e proteste. Tutto ciò viene narrato con realismo e amaro pessimismo: “Il mondo sta cambiando, così come era non sarà più”.
collettivo Peppino Mereu

Dq82 - 28/4/2019 - 17:14


Credo che la canzone debba essere attribuita a Peppino Mereu o tutt'al più a Nicolò Rubanu, che l'ha musicata nel 1974, i Tazenda sono solo uno dei gruppi/interpreti che l'hanno incisa. Inoltre sebbene nei crediti dell'album "Murales" risulta come "Naneddu" il testo dovrebbe essere "Nanneddu meu"

Dq82 - 28/4/2019 - 17:16



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