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Στίχοι: Μάρθα Φριντζήλα
Μουσική: Βασίλης Μαντζούκης
Ερμηνεία: Μάρθα Φριντζήλα

Testo / Lyrics: Martha Frintzila
Musica / Music: Vasilis Mantzoukis
Interprete / Performed by: Martha Frintzila


Leros e il Castello degli Ospedalieri (inizi del XIV secolo).
Leros e il Castello degli Ospedalieri (inizi del XIV secolo).



1. Leros e la sua storia.

L'isola di Lero, in greco Λέρος, nel Dodecaneso e di fronte all'Asia Minore, ha una storia lunga quanto la sua distanza dalla Grecia continentale. Sta a centonovantasette miglia (317 chilometri) dal Pireo, e per andarci in nave ci vogliono otto ore e mezzo. E' grande poco più di settantaquattro km2, e ci vivono circa ottomila persone. Al largo di Leros c'è un'altra isoletta alla cui comunità appartiene, Farmakonisi, l' “Isola delle Erbe Medicinali”, che ha dieci abitanti. A Lero, sempre stata un avamposto, esiste un imponente castello medievale dei Cavalieri di San Giovanni, probabilmente costruito sui resti di una fortezza bizantina. Si chiama Leros fin dall'antichità più remota, un nome di origine sconosciuta e, con tutta probabilità, pregreco.

Una storia lunga, lunghissima, come forse quella di ogni isola del Mediterraneo. Nei tempi antichi, si dice fosse l'isola della Parthenos Iokallis, la “Bella Vergine delle Viole” che era la dèa che vi era venerata. Durante la Guerra del Peloponneso, come fu fatto notare da Tucidide, le baie e i porti di Leros erano ritenuti importantissimi; Leros era alleata della lontanissima Atene, ma dopo il termine di una delle guerre che, a distanza di millenni, resta incontestabilmente tra le più imbecilli della storia, passò sotto il controllo spartano. Vi era presente anche un tempio di Artemide; per questo motivo, la si chiama spesso "L'Isola di Artemide".

Coll'avanzare dei secoli, e dopo l'epoca ellenistica e romana, fu parte dell'Impero Bizantino. Nel XIII secolo fu occupata dai genovesi, e in seguito dai veneziani, finché, nel 1309, non fu conquistata dai Cavalieri di San Giovanni, o Cavalieri Ospitalieri, che la fortificarono. Quasi due secoli dopo, nel 1505, l'ammiraglio ottomano Kemal Reis (noto in Italia come “Camali” o “Camalicchio”), tentò di assediarla e conquistarla con tre galee ed altre settanta navi da guerra, ma non ci riuscì. Ci riprovò nel 1508, di nuovo invano; la leggenda vuole che l'unico Cavaliere di San Giovanni sopravvissuto all'assedio, un giovane di soli diciott'anni, fece indossare le armature e le armi dei difensori morti alle donne e ai bambini, facendo così credere agli ottomani che la guarnigione era ancora forte. Il 24 dicembre 1522, dopo l'assedio di Rodi, fu siglato un trattato tra il sultano Solimano e il Gran Maestro dei Cavalieri di San Giovanni, Philippe Villiers de L'Isle-Adam, antenato dello scrittore Auguste Villiers de l'Isle-Adam, pretendente legittimo al trono di Grecia, autore dei “Racconti Crudeli”, vissuto e morto in povertà dopo una vita scapigliata. Con tale accordo, Leros e tutti gli altri possessi dei Cavalieri Ospedalieri nell'Egeo passarono all'Impero Ottomano. Con brevi interruzioni, Leros restò ottomana per quattro secoli.

Durante il dominio ottomano, Leros godette di benessere e di autonomia: era un'isola privilegiata dai turchi, che non oppressero affatto la popolazione greca. In pratica, gli ottomani concessero ai lerioti una forma di autogoverno. Con la rivoluzione e la guerra d'indipendenza greca del 1821, Leros fu però occupata dai greci e divenne un'importante base per il rifornimento della Marina Ellenica, passando sotto la giurisdizione del Comitato Temporaneo delle Sporadi Orientali. Col trattato di Londra del 1830, però, l'isola non fu assegnata al neonato stato Ellenico, e passò di nuovo all'Impero Ottomano. Nessuna vendetta fu eseguita dai turchi: come prima, il consiglio amministrativo di Leros era formato in parti uguali da greci e da turchi.

Tutto questo fino al 1912, quando Leros, assieme a tutte le altre isole del Dodecaneso (o “Dodecanneso”, come spesso lo si chiamava in Italia), tranne Kastellorizo o Castelrosso, fu occupata dagli italiani dopo la guerra italo-turca, o “Guerra di Libia”. Il 12 maggio 1912, Leros fu presa dai marinai della corazzata “San Giorgio”. Gli abitanti greci dell'isola ne dichiararono l'autonomia con la denominazione di “Stato Egeo”, al fine di una futura riunificazione con la Grecia promessa dagli italiani; ma allo scoppio della I guerra mondiale, tutto restò lettera morta, e l'Italia mantenne il controllo del Dodecaneso. Peraltro, dal 1916 al 1918, Leros fu usata come base navale dai Britannici; in base all'accordo Venizelos-Tittoni del 1919, l'isola doveva essere restituita alla Grecia assieme a tutto il Dodecaneso tranne Rodi; ma, dopo la disfatta greca del 1922 nella guerra greco-turca, l'accordo fu cancellato e il Dodecaneso rimase italiano.

leroportolagoIl regime fascista cercò di italianizzare forzatamente il Dodecaneso, rendendo obbligatorio l'uso della lingua italiana, incentivando i locali ad assumere la nazionalità italiana e reprimendo le istituzioni greche. Nei 31 anni di dominio italiano su Leros, furono costruite fortificazioni dovute alla posizione strategica dell'isola e ai suoi ampi porti naturali (il più grande di loro, Lakki, in italiano detta Portolago, è il più grande porto d'acqua profonda nel Mediterraneo). In pratica, Leros fu interamente militarizzata: con la sua trasformazione in grande base navale, l'Italia prendeva il controllo di un'area di vitale interesse per gli Alleati (l'Egeo, i Dardanelli e il vicino Oriente). Mussolini ebbe a chiamare Leros “la Corregidor del Mediterraneo”. La grande base navale di Portolago / Lakki fu terminata nel 1930: è andata a finire pure nella storia dell'arte, come tra i migliori esempi dell'architettura razionalista italiana. Si dice che Mussolini si fece costruire anche un'abitazione a Lakki, si vede che l'isola gli piaceva.

A partire dal 1940, quando l'Italia fascista “spezzò le reni alla Grecia” -si fa per dire- con il piccolissimo aiutino degli alleati nazisti, la base navale di Leros fu bombardata a ripetizione dalla Royal Air Force. Il risultato fu assai poco invidiabile: fu, dopo Creta, l'isola del Mediterraneo ad aver subito più bombardamenti durante la II guerra mondiale. L'8 settembre 1943, con l'Armistizio e lo sfaldamento totale delle forze armate italiane, Leros passò agli Alleati, con l'arrivo di grossi rinforzi come su tutte le altre isole del Dodecaneso. Una cosa intollerabile da parte dei tedeschi, che cominciarono a loro volta a riversare su Leros una pioggia di bombardamenti. L'ammiraglia della Marina Greca, la Regina Olga, fu affondata a Portolago dai tedeschi il 26 settembre 1943, assieme alla Intrepid britannica; tra il 12 e il 16 novembre 1943, con l'Operazione Taifun, Leros fu conquistata dai tedeschi del Battaglione Aerotrasportato Brandenburg, supportati dai massicci interventi della Luftwaffe con gli Stuka-Wing 3. Leros rimase sotto occupazione tedesca fino al termine della guerra.

2. Nel dopoguerra. Il manicomio, il lager, gli immigrati.


Il manicomio di Leros, ex caserma italiana.
Il manicomio di Leros, ex caserma italiana.



Nel dopoguerra inizia per Leros una storia al tempo stesso diversa ed uguale. Dopo la sconfitta tedesca, e con la conseguente evacuazione, l'isola passa sotto diretta amministrazione britannica fino al 7 marzo 1948. Quel giorno, i britannici che sostengono decisivamente le forze anticomuniste greche nella guerra civile, riconsegnano Leros e tutte le altre isole del Dodecaneso alla Grecia, che ne ritorna quindi in possesso dopo settecento anni. Un'isola lontanissima, e ben difesa dalla natura: l'uso che ne sarà fatto dallo stato ellenico sarà, da un lato, quello “storico”, una base navale (utilizzando la preesistente base italiana) e, dall'altro, uno nuovo di zecca: sarà usata come manicomio. Nel 1959, a Leros viene impiantato, sfruttando in parte vecchie installazioni militari italiane, il più grande manicomio di tutta la Grecia, e l'isola diviene così l' “isola dei pazzi”, tenuti ben lontani e in condizioni inimmaginabili (o, forse, immaginabilissime). Ben presto, centinaia di malati psichiatrici vengono internati a Leros, tenuti sotto isolamento e costantemente incatenati o comunque in contenzione. Arriva il 21 aprile 1967, con il colpo di stato dei Colonnelli, e la Χούντα decide di affiancare al manicomio anche un bel campo di concentramento per gli oppositori, sfruttando anche gli antichi baraccamenti italiani; ed è così che Leros diventa anche un'isola-lager per centinaia di antifascisti greci. Tra i rinchiusi a Leros, c'è il poeta Giannis Ritsos, che vi scriverà parte della raccolta che, in italiano, si chiama Pietre. Ripetizioni. Sbarre. Nel 1974 il lager di Leros viene smantellato, ma non il manicomio.

Si arriva al 1989, quando Leros torna alla ribalta delle cronache internazionali. Scoppia uno scandalo, legato dapprima alla scoperta di appropriazioni indebite dei fondi stanziati per il centro psichiatrico, da parte dei suoi dirigenti nominati dallo stato (il manicomio di Leros è un'istituzione sanitaria statale). Ben presto, però, lo scandalo si allarga ai maltrattamenti a ripetizione dei suoi internati, che vi sono tenuti in condizioni spaventose mentre i dirigenti rubano a man bassa. Lo scandalo è enorme, e porta sia ad un “miglioramento” relativo, sia alla riduzione delle dimensioni del manicomio, che vengono portate ad un massimo di 200 persone; ma, nel giugno 2009, un reportage della BBC mette in luce che non tutte le modifiche previste sono state realizzate, e siamo già durante la crisi greca. Non è, però, finita qui.

Nel dicembre 2015, il governo greco allora in carica, che è gia quello “di sinistra” di Syriza e di Alexis Tsipras, per mano del Ministro per le Politiche Migratorie Ioannis Mouzalas e in accordo con il sindaco di Leros, Michalis Kolias, decidono di costruire sull'isola un Campo Profughi, un hotspot per circa 1000 rifugiati in fuga dalla Siria ed altri paesi. Dove viene costruito tale campo profughi? Esattamente nelle strutture del manicomio, già conosciuto come “Il colpevole segreto d'Europa” secondo la definizione del giornalista britannico John Merritt (in suo articolo pubblicato il 10 settembre 1989 sul London Observer. Il campo profughi si trova a Lepida, contiguo al manicomio dove sono tenuti ancora circa 200 pazienti in piccole strutture riabilitative. Nel 2015, quindi, si torna a parlare anche del manicomio di Leros, venendo a sapere che, dal 1959, vi sono morti circa tremila pazienti in condizioni durissime. Negli stessi spazi del manicomio, tra il 1967 e il 1974 erano passati circa quattromila deportati politici. Sia il manicomio, sia il campo profughi esistono ancora.


Profughi nell'ex manicomio di Leros.
Profughi nell'ex manicomio di Leros.



3. La canzone.

La canzone di questa pagina è dedicata, incontestabilmente, alle vicende del manicomio di Leros. Non vi si fa menzione diretta dei prigionieri politici della giunta dei Colonnelli. I versi sono di Martha Frintzila, già presente nel sito per essere stata l'interprete di Α ρε Σύντροφε, una versione ridotta di una poesia di Katerina Gogou; la musica è del marito di Martha Frintzila, Vasilis Mantzoukis. Su YouTube non ne esiste che una registrazione in video, di qualità purtroppo scadente. Terminano qui le notizie certe su questa canzone, che non conoscevo e che ho reperito in modo del tutto casuale; né su stixoi.info (da dove ho ripreso il testo, correggendo un errore ortografico che vi è presente), né sul video YouTube, sono contenute indicazioni discografiche ed altre informazioni. Quelle che seguono sono quindi pure ipotesi, tutte da verificare. E' possibile che la canzone sia stata scritta attorno al 1989, quando scoppiò lo scandalo dei fondi e delle condizioni del manicomio di Leros. La canzone le descrive evidentemente, anche con l'inquietante strofa conclusiva. Non è però escluso che quanto vi si dice possa far pensare anche ai deportati politici degli anni della Giunta, come è possibile che il suo ascolto al giorno d'oggi possa far pensare ai rifugiati rinchiusi a Leros. Non sono, purtroppo, in grado di dire altro. Il testo si trova anche in (pochi) altri forum e portali di canzoni e video, senza alcuna ulteriore indicazione.

Martha Frintzila è nata a Elefsina il 7 aprile 1972. Oltre che cantante, è attrice e scenografa teatrale nonché docente di arte drammatica presso la Scuola Drammaturgica del Teatro Nazionale di Atene. Ha collaborato con artisti del calibro di Maria Farandouri, Haris Alexiou, Nikos Xydakis, Thanasis Papakonstandinou, Fevos Delivoriàs e Mihalis Grigoriou.

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Leros è un'isola aspra, ventosa e bellissima. Ha ancora i suoi mulini a vento. Al pari di quasi tutte le isole dell'Egeo, è attualmente una meta turistica di prim'ordine, come Lesbo, come Lampedusa. [RV]
Μέσα στα κρεβάτια
τα παιδιά τα κουρεμένα
σίδερο έχουν στον αυχένα
την ψυχή στα μάτια
σύννεφο έχουν στον αυχένα
την ψυχή στα μάτια.

Βγαίνουν να παίξουν
στην αυλή την τσιμεντένια
τα ποδάρια τους δεμένα
και μπορούν να τρέξουν
τα ποδάρια τους δεμένα
και μπορούν να τρέξουν.

Το ψωμί στο χώμα
το νερό ξινό στο στόμα
το ποτάμι
το γεφύρι
όλα αλλάζουν χρώμα
το ποτάμι 
το γεφύρι
όλα αλλάζουν χρώμα.

Οι γραμμές στο χέρι
οδηγούν στην παραλία
το `χουν γράψει τα βιβλία
το `παν οι αγγέλοι
το `χουν γράψει τα βιβλία
το `παν οι αγγέλοι.

Είδαν τα ματάκια
κι η αυγή σαν ξημερώσει
το μαχαίρι θα πυρώσει
θα κοπούν κεφάλια
το μαχαίρι θα πυρώσει
θα κοπούν κεφάλια.

inviata da Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - 25/5/2018 - 12:16



Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Riccardo Venturi
25 maggio 2018 12:18


Il manicomio di Leros e alcuni internati. La scritta sul muro recita: "La libertà è terapeutica".
Il manicomio di Leros e alcuni internati. La scritta sul muro recita: "La libertà è terapeutica".


LERO

Nei letti
i ragazzi, rapati a zero
hanno catene alla nuca
e l'anima negli occhi
hanno una nuvola alla nuca
e l'anima negli occhi.

Escono a giocare
nel cortile di cemento
coi piedi legati
eppure possono correre
coi piedi legati
eppure possono correre.

Il pane per terra,
l'acqua aspra in bocca
il fiume
il ponte
tutto cambia colore
il fiume
il ponte
tutto cambia colore

Li portano a file,
per mano, alla spiaggia
lo hanno scritto i libri,
lo hanno detto gli angeli
lo hanno scritto i libri,
lo hanno detto gli angeli.

Lo hanno visto gli occhietti
e l'alba, quando fa giorno
il coltello a arroventarsi,
saranno tagliate teste,
il coltello a arroventarsi,
saranno tagliate teste.

25/5/2018 - 12:18



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