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Dancing in the Street

Martha and the Vandellas
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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(Billy Bragg)


(1964)

Scritta da Marvin Gaye, William "Mickey" Stevenson e Ivy Jo Hunter.
Dancing in the Street

Possibile che quella che sembrava un'innocente party song danzereccia venga considerata un inno del movimento dei diritti civili e un appello a scendere in piazza e ribellarsi? Sì se la canzone, un vero e proprio classico della produzione della Motown, ha tra gli autori un giovane Marvin Gaye ed è interpretata da un trascinante gruppo femminile capitanato dalla grande Martha Reeves.

La canzone nasce dalla collaborazione tra Marvin Gaye, Ivy Jo Hunter e William (Mickey) Stevenson, tre songwriters di punta dell'etichetta Motown di Detroit, che giocò negli anni '60 un ruolo fondamentale nella diffusione della musica nera, creando un'originale combinazione di soul e pop, capace di rompere le barriere razziali rendendo popolare un genere afroamericano anche tra i giovani bianchi. L'ispirazione arriva un caldo giorno d'estate quando Stevenson e Gaye stavano guidando per le strade di Detroit e videro dei bambini giocare sotto il getto di idranti per spegnere il fuoco. All'inizio l'unico messaggio della canzone era l'integrazione e la coesistenza. "I bambini non hanno colore. Escono e giocano come fratelli e sorelle. La canzone nasce da quella idea".

Martha and the Vandellas


Non sappiamo se fosse questa l'intenzione degli autori, ma le parole furono presto interpretate come un appello alla rivolta e alla lotta per i diritti civili. Sin dai primi versi il testo si prestava a questa interpretazione: un appello a tutto il mondo. Siete pronti a un nuovo ritmo? L'estate è arrivata e il momento è quello giusto per ballare nelle strade. Non a caso le città che vengono citate nella canzone erano quelle dove viveva una più consistente popolazione afroamericana, che proprio tra il 1964 e il 1965 si rese protagonista di numerose rivolte, dal New Jersey a Chicago. Questa canzone era la colonna sonora delle dimostrazioni, cantata in coro dai manifestanti.

I primi anni del movimento dei diritti civili erano ricchi di inni e canzoni simboliche, da We Shall Overcome a This Little Light of Mine fino a Which Side Are You On?, ma la Detroit della Motown rimaneva prudentemente ancorata alla musica da ballo e al pop. Le prime canzoni esplicitamente politiche prodotte della Motown (War, Ball of Confusion, What's Going On...) arrivarono molto più tardi, all'inizio degli anni '70.

Donne afro americane ballano durante la marcia del 1965 a Selma
Donne afro americane ballano durante la marcia del 1965 a Selma


Sicuramente al successo della canzone aveva contribuito non poco l'interpretazione di Martha Reeves. La Reeves pur non essendo certo particolarmente bella, possedeva però una voce sensuale e potente, che rese la sua interpretazione indimenticabile. Nel 1967 la canzone veniva utilizzata dai manifestanti come vera e propria colonna sonora delle rivolte: suonata a tutto volume mentre i manifestanti letteralmente ballavano e cantavano per le strade. "Se non posso ballare, allora non è la mia rivoluzione!"

Detroit, luglio 1967
Detroit, luglio 1967


Poi fu la volta proprio di Detroit. Come nella canzone, arrivò l'estate e Motor City iniziò a bruciare. Il 23 luglio una retata poliziesca ad un party dove si stava festeggiando il rientro di alcuni reduci dal Vietnam provocò la reazione violenta degli astanti che sfociò in una vera e propria insurrezione popolare. Sembra che per una strana coincidenza Martha Reeves stesse interpretando proprio Dancing in the Street al Fox Theater di Detroit quando la interruppero per dirle che la città era in fiamme. La Reeves rimase sconvolta. Lo stesso anno a Londra le chiesero se la sua canzone fosse una chiamata alle armi. "It's a party song", rispose in lacrime.

L'interpretazione della canzone come un messaggio in codice (che la portò ad essere bandita dalle radio statunitensi in molti periodi caldi, compreso il dopo 11 settembre), deriva da un procedimento tipico della cultura afroamericana che va dai messaggi di fuga e ribellione nascosti negli spiritual ai sottotesti impliciti di molte canzoni blues. In realtà la canzone era entrambe le cose, un inno al divertimento, alla spensieratezza, alla danza ma anche una canzone di protesta che incita ad agire nei momenti difficili contro l'oppressione.

Il significato nascosto della canzone non sfuggì ad un gruppo inglese che però aveva basato il proprio successo sulla rilettura del blues e della musica nera americana. Nel 1968, raccontando gli scontri a Londra durante le proteste contro la guerra in Vietnam, i Rolling Stones parafrasarono in Street Fighting Man i primi versi di questa canzone, esplicitando quello che per i dimostranti di Detroit era il loro vero significato:

Cause summer's here and the time is right for fighting in the street, boy


Lo stesso Mick Jagger riprese poi la canzone in un celebre duetto con David Bowie. Ma erano ormai i decadenti anni '80 e nella versione dei due cantanti inglesi, memorabile per l'improbabile video assolutamente trash, non resta più niente della forza dirompente e rivoluzionaria dell'originale.

fonte: “Dancing in the Street”: Detroit’s Radical Anthem - Rollo Romig, The New Yorker.
Calling out around the world
Are you ready for a brand new beat?
Summer's here and the time is right
For dancing in the street
They're dancing in Chicago
Down in New Orleans
In New York City

All we need is music, sweet music
There'll be music everywhere
There'll be swinging and swaying and records playing
Dancing in the street
Oh, it doesn't matter what you wear
Just as long as you are there
So come on, every guy, grab a girl
Everywhere around the world
They'll be dancing
They're dancing in the street

It's an invitation across the nation
A chance for folks to meet
There'll be laughing, singing, and music swinging
Dancing in the street
Philadelphia, P.A
Baltimore and D.C. now
Can't forget the Motor City

All we need is music, sweet music
There'll be music everywhere
There'll be swinging and swaying and records playing
Dancing in the street
Oh, it doesn't matter what you wear
Just as long as you are there
So come on, every guy, grab a girl
Everywhere around the world
They're dancing
They're dancing in the street

Way down in L.A. ev'ry day
They're dancing in the street
(Dancing in the street)
Let's form a big, strong line, get in time
We're dancing in the street
(Dancing in the street)
Across the ocean blue, me and you
We're dancing in the street

inviata da Lorenzo Masetti - 12/2/2017 - 19:58


Dancing In the Street was released to a country bubbling over with racial tension. Seven weeks before it hit the charts, LBJ signed the Civil Rights Act into law; also in July, there were race riots in Harlem and Rochester, New York, and Martin Luther King was jailed along with seventeen others for trying to integrate a Florida restaurant. On August 4, the bodies of three murdered civil rights workers were found in Mississippi...

Suzanne Smith’s “Dancing In the Street: Motown and the Cultural Politics of Detroit” opens with an account of a July afternoon in 1967 when Martha and the Vandellas performed as the final act of the “Swinging Time Revue" at Detroit’s Fox Theater, and after singing their trademark song were informed that rioting had broken out in the city’s streets following a police raid, and the concert had to conclude for everyone to return to safety. A British reporter later asked Reeves if the song was, as some had claimed, a call to riot. Reeves found the idea absurd. “My Lord, it was a party song!” she declared.
Yes, but it was also far more, said Smith”

from Steve Sullivan's “Encyclopedia of Great Popular Song Recordings, Volume 1”, 2013

Bernart Bartleby - 12/2/2017 - 21:40


Bel contributo, grazie Lorenzo!

B.B. - 12/2/2017 - 21:42



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