Lingua   

Kobane

David Rovics
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


Ti può interessare anche...

1492
(David Rovics)
Rojava Libero
(Gang)
Union Makes Strong
(David Rovics)


[2015]

Album : The Other Side

theoterside
Since the risings started there are many tales you could tell
One person’s liberation may be another’s prison cell
When authority collapses, many things can take its place
Sectarian nightmares and liberated space
Some are hunting for the heathens, set to form a Caliphate
Some are fighting for their survival, and for a socialist state
Such as in the north of Syria, just south of PKK
A city’s name that’s whispered in the wind — Kobane

The town grew up with the railway from Baghdad to Berlin
Soon became a refuge for those fleeing the Sultan
In Syria they called it Land of the Arab Spring
No one knew what movements history would bring
A city full of Kurdish people divided from the rest
Cut off to the east, forsaken by the West
The only sensible thing to do was run away
But instead thousands stood and fought — Kobane

Students met in Suruc, wise beyond their years
And the leaders of the world all shed crocodile tears
When the bombs went off they said this cannot stand
The same ones who kept the aid out from those who’d try to lend a hand
The same men who kept the aid out, the very same ones
Who didn’t want the PYG to have ammo for their guns
As to the future of the city, no one alive can say
But its name sails across the borders — Kobane

inviata da adriana - 22/5/2016 - 08:44


KOBANE TRA ATTACCHI CON I DRONI E MINACCE DI NUOVE INVASIONI
Gianni Sartori

Sarà stata anche una coincidenza, ma l’attacco turco del 25 dicembre contro un’abitazione nel distretto di Şehîd Peyman (a est di Kobane) che è costato la vita a cinque persone, (due al momento dell’attacco, altre tre il giorno dopo per le ferite riportate) ha tutta l’aria di una ritorsione per un attentato già pianificato dallo Stato islamico, ma sventato dalle FDS.
Questi i nomi delle cinque vittime, forniti dall’Amministrazione autonoma del Nord e dell’Est della Siria (AANES): Nûjiyan Ocalan, Viyan Kobanê, Rojîn Ehmed Îsa, Mirhef Xelîl Îbrahîme un giovane chiamato Walid (di cui non si conosce ancora il nome completo).
Tutti loro militavano nel Movimento delle giovani donne o nel Movimento dei giovani rivoluzionari.
Almeno quattro degli altri feriti sono ancora all’ospedale.
Mentre gli abitanti di Kobane scendevano in strada per protestarecontro queste azioni terroristiche (e anche per l’indifferenza mostrata in più occasioni dalla comunità internazionale) le Forze democratiche siriane (FDS) con un comunicato mettevano in evidenza come “non è una coincidenza se l’attacco contro Kobanê è avvenuto nello stesso giorno di un’operazione riuscita contro lo Stato islamico”.

Stando sempre al comunicato delle FDS, si sarebbe trattato di una operazione pianificata contro una prigione di Hassakê. I membri delle bande jihadiste pronti a entrare in azione sono stati arrestati e imprigionati. Tra di loro un personaggio già conosciuto, l’emiro Mihemed Ebd Elewad, responsabile di numerosi massacri nella regione. Non è certo fuori luogo pensare che la Turchia si sia risentita per questo colpo inferto dalle FDS a una banda di integralisti sul libro paga di Ankara.

Il continuo stillicidio di operazioni del genere (bombardamenti e attacchi con droni, a spese soprattutto dei civili) potrebbe anche esprimere la frustrazione di Erdogan per le difficoltà incontrate nel procedere a un’ulteriore invasione nel nord e nell’est della Siria. Infatti, diversamente da quanto accadde nel 2019 quando Trump sostanzialmente dette il suo benestare all’attacco turco contro una parte del Rojava, oggi come oggi la comunità internazionale sembrerebbe (il condizionale resta d’obbligo) meno disposta a chiudere entrambi gli occhi.
O almeno questa sembra essere l’opinione (o forse la speranza) di un comandante delle FDS recentemente intervistato da Al-Monitor.
Mazlum Kobane (conosciuto anche come Mazlum Abdi) ritiene di potersi fidare dell’impegno preso da Biden di non abbandonare la regione, anche se quanto è avvenuto recentemente in Afghanistan, lo ammette, non è incoraggiante (dal punto di vista dei curdi ovviamente). In ogni caso considera assolutamente necessario un accordo tra i curdi e Damasco, un accordo di cui solamente la Russia può rendersi garante. Ovviamente il comandante intervistato non è un ingenuo e non ha scordato quanto avvenne solo qualche anno fa, quando la Russia consentì alla Turchia di invadere Afrin.

I dubbi sul futuro del Rotava quindi permangono.
Anche per questo, sia per timore di una nuova aggressione turca che per la pessima situazione economica (tra siccità e Covid-19), molti curdi se ne vanno passando illegalmente la frontiera.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 27/12/2021 - 15:57



Pagina principale CCG

Segnalate eventuali errori nei testi o nei commenti a antiwarsongs@gmail.com




hosted by inventati.org