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La canzone dei Garibaldini Reggiani

Didimo Ferrari, detto “Eros”
Lingua: Italiano


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(Zucchero)


[1944]
Parole di Didimo Ferrari (1912-1959), antifascista, dirigente comunista, partigiano.
Su di una melodia popolare sovietica.
Testo trovato nel “Canzoniere partigiano 1944-1950” presente nella rivista “La Piva del Carner”, numero di aprile 2015.

... e così provo a restituire dignità al Partigiano Reggiano vituperato da Zucchero nella sua - a mio avviso - orrenda canzone...



Durante il regime fascista Didimo Ferrari si fece 10 anni tra galera e confino, poi nel 1944 entrò nella Resistenza col nome di battaglia di “Eros”e fu nominato commissario di guerra delle formazioni partigiane reggiane. Nel dopoguerra divenne presidente dell’ANPI di Reggio Emilia e nel 1950 fu accusato dell’omicidio, avvenuto subito dopo la Liberazione, dell’ingegnere Arnaldo Vischi, già direttore delle Officine Meccaniche Reggiane. Didimo Ferrari trascorse 5 anni in latitanza, fino all’aministia. Morì prematuramente nel 1959 a soli 47 anni.

Il canto è stato attribuito da Guerrino Franzini (cfr. Storia della Resistenza Reggiana, Anpi, Reggio Emilia, 1965) a Didimo Ferrari ”Eros”, Commissario Generale delle Formazioni Garibaldine di Reggio Emilia, ma anche contrabbassista e chitarrista - da ragazzo, prima del lungo periodo di carcerazione fascista - in una piccola banda popolare di Campegine. Anna Ferrari, la figlia primogenita di “Eros”, ne possiede una versione manoscritta ascrivibile all’entourage partigiano del padre. Conosciamo anche il contesto della sua genesi: nei giorni convulsi seguiti alla prima battaglia in armi partigiana (Cerre Sologno, 19 marzo 1944), in un ricovero nei pressi di Ramiseto che è identificabile con la stalla di Rabona di Castagneto dove la notte del 20 novembre 1944 verrà sorpreso e decimato il distaccamento “Amendola”, all’epoca inquadrato nella 26/bis Bgt. “Garibaldi” (qui verrà apposta una lapide nel 1946: cfr. Nicola Brugnoli, Antonio Canovi, Le pietre dolenti, RS Libri, Reggio Emilia, 2000). Il testo appare nel Canzoniere popolare del 1948, tuttavia – nonostante Anna (cl. 1947) la ricordi come un cavallo di battaglia della gioventù comunista, sparisce nei canzonieri successivi. Verrà nuovamente inciso nel 1978 dal coro ANPI “A. Gramsci” di Reggio Emilia, diretto dal maestro Mirko Medici. Per quanto riguarda l’aria, va notata la chiara ispirazione ai canti russi; nulla di strano, se si pensa alla presenza costante - durante la guerra di liberazione, a Reggio Emilia, e con una intensità senza pari nell’intera regione - di partigiani provenienti dall’Unione Sovietica.
(Nota da “La Piva del Carner” citata)
Ben per vent’anni il fascismo ha sfruttato
lavoratori dei campi e del mar.
A chi creava ricchezze e letizie
carcere e piombo gli ha dato per pan.
Ma finalmente il popolo insorge
forma le schiere dei Partigian.

E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.
E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.

A grandi schiere falangi e brigate
i Partigiani accorrono gia
Garibaldini ci sentiam chiamare…
veri alfieri della liberta!
Andiamo all’assalto con cuore fermo
e distruggiamo senza pietà.

E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.
E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.

Siamo Reggiani, siam forti, siam fieri
siam Partigiani decisi a lottar
contro i tedeschi e i fascisti bestiali
i nostri colpi sapremo vibrar.
Per la vittoria dei Partigiani
per la vittoria del lavor.

E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.
E tutto spezza tutto travolge
per conquistare la libertà.

inviata da Bernart Bartleby - 28/4/2016 - 21:03



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