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U lamentu d'Antuninu l'ulmisgianu

Antuninu Rossi
Lingua: Corso

Lista delle versioni e commenti


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[Fine XIX secolo]
Zicavu tradizionale corso
Parole di Antuninu Rossi dell'Olmeto
Interpretazioni conosciute:
a) U Fiatu Muntese (interpretazione a quattro voci)
b) Canta U Populu Corsu, in Eri Oghje Dumane [1975]
c) Francesca Breschi (occasionalmente accompagnata da Mario Brunello e Paolo Fresu), a partire dal 2006
(Registrazione in: Vivo!, Vent'anni di musica all'Istituto De Martino, triplo album, 2015, vol. 3)




Interpretazione di Francesca Breschi, Mario Brunello e Paolo Fresu, Rifugio Rosetta (Dolomiti), alba del 13 luglio 2006.


Il Lamentu d’Antuninu l’ulmisgianu fu composto nelle carceri di Santa Chiara (Santa Chjara) a Bastia da Antuninu Rossi, alla fine del XIX secolo in forma di Zicavu tradizionale (di cui riprese probabilmente il motivo musicale). Antuninu Rossi era in carcere per omicidio, per avere vendicato l’onore della sorella; da Bastia fu poi mandato al bagno penale della Cajenna. Le scarnissime notizie presenti in Rete terminano qui; di Antuninu Rossi resta questo suo terribile e struggente Lamento scritto in una galera. Si può dire però qualcosa del posto dov’era nato e vissuto, il paese di Olmeto (Ulmetu in còrso), nella Corsica del sud nella regione del Viggiano. Di Olmeto era anche Maria Colomba Carabelli Bartoli (nata a Fozzano nel 1775 e morta a Olmeto nel 1861), la donna che, con la sua vicenda di vita, ispirò a Prosper Mérimée il suo famosissimo racconto Colomba (dal quale, negli anni ’70, fu ricavato in Italia uno sceneggiato con la colonna sonora composta dal Banco del Mutuo Soccorso). Il Lamento d’Antuninu l’ulmisgianu (ulmisgianu significa “olmetano, di Olmeto”) fu riscoperto solo in tempi recenti dal gruppo U Fiatu Muntese, che ne diede una memorabile interpretazione a quattro voci (il canto è di solito monodico). Nel 1975 fu inciso da Canta u Populu Corsu nell’album Eri Oghje Dumane. L’interpretazione più recente è quella di Francesca Breschi, accompagnata a volte da Mario Brunello e Paolo Fresu, che l’ha incisa nell’album dal vivo Vivo! a cura dell’Istituto Ernesto De Martino (2015).


Olmeto (Ulmetu).
Olmeto (Ulmetu).


O cunsorti adurata,
Da l'oscura prigioni di Bastia
In cù la miò penna amata
Scrivar ti vogliu in rima è puesia,
Cun amaru curdogliu
Mia vita addulurata in questu fogliu.

Io sonu incarceratu,
Richjusu in un'antica sepultura
Trà i ferri è laceratu
Son divenutu una morti in figura
Piengendu il poverinu
La cruda sorte, il barbaru distinu.

Mi svegliu à fà del giorno
Al murmuru giocondo di l'ucelli
In terrazza ritornu
A cuntemplà li fiori è l'arbuscelli
Quel valli è colline
Quel ricchi è magnifichi confine.

Addiu Ulmetu amatu,
Locu in duve eu socu natu
Addiu amici cari è parentelli
Addiu li affetti mei, cari surelli
Addiu per sempre andati
Li bel giorni per mè son passati.

inviata da Riccardo Venturi - 6/3/2016 - 18:36



Lingua: Italiano

Riscrittura in lingua italiana corrente
di Riccardo Venturi, 6 marzo 2016


Olmeto (Ulmetu). Targa stradale.
Olmeto (Ulmetu). Targa stradale.


LAMENTO DI ANTONINO L’OLMETANO

O consorte adorata,
Dall’oscura prigione di Bastia
Con la mia penna amata
Scriver ti voglio in rima e poesia,
Con amaro cordoglio
La mia vita penosa in questo foglio.

Io sono incarcerato,
Rinchiuso in un’antica sepoltura
In ceppi e lacerato,
Son diventato figura di morte
Piangendo, me disgraziato
Crudel destino e una barbara sorte.

Mi sveglio al far del giorno,
Al mormorio giocondo degli uccelli
E in terrazza ritorno
A contemplare i fiori e gli arboscelli,
Quelle valli e le colline,
Quelle ricche e magnifiche contrade.

Addio, Olmeto amato,
Il posto dove io sono nato,
Addio amici cari e parenti,
Addio agli affetti miei, addio sorelle
Addio, per sempre andati,
I bei giorni per me sono passati.

6/3/2016 - 19:13



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