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Oltre la guerra e la paura

Modena City Ramblers
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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[2006]
Album: Dopo il lungo inverno
51eXmn1sz0L. SS500

Dal nuovo lavoro dei MCR, "Dopo il lungo inverno" (il primo senza Cisco)

"Oltre la guerra e la paura… ci aspettano grandi sfide, e grandi prove! Contro l’imperante cultura del terrore, che si fonde col qualunquismo e la sfiducia e ci rende egoisti, e deboli. Una canzone sui questi tempi bui ed inquieti."
dal sito ufficiale
Mio fratello guarda il mondo
e non sa cosa pensare,
mio fratello guarda il mondo
in cerca di un segnale,
grande è il frastuono
e la confusione,
profondo è il silenzio
della ragione

Mio fratello si nasconde
e non riesce più a capire,
mio fratello si nasconde
e non vuole intervenire,
dicono dall'alto
che il giorno sarà duro,
parlano di prove,
di un Dio e del futuro

Ascolta la voce di chi ancora resiste, ti prego non farti ingannare!
Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura!

Mio fratello vede tutto
e il suo occhio non distingue,
mio fratello vede tutto
ma il ricordo si confonde,
urlano teorie, rincorrono morali,
la propaganda vince
con frasi sempre uguali

Mio fratello ha rinunciato
ad avere un'opinione,
mio fratello ha rinunciato
in cambio di un padrone
che sceglie al suo posto
e che non può sbagliare
perchè ormai nessuno
lo riesce a giudicare

Ascolta la voce di chi ancora resiste, ti prego non farti ingannare!
Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura!
Ascolta la voce di chi ancora resiste, ti prego non farti ingannare!
Guarda oltre queste mura...oltre la guerra e la paura!

Guarda oltre queste mura...
oltre la guerra e la paura...

inviata da Alessandro - 13/11/2006 - 10:45



Lingua: Francese

Version française - Au-delà de la guerre et de la peur – Marco Valdo M.I. – 2008
Chanson italienne – Oltre la guerra e la paura – Modena City Ramblers – 2006

Au-delà de la guerre et de la peur... De grands défis et de grandes épreuves nous attendent ! Contre la culture de la terreur régnante qui se fonde sur le n'importe quoi et la défiance et nous rend égoïstes et faibles. Une chanson sur ces temps sombres et inquiets.” MCR.
AU-DELÀ DE LA GUERRE ET DE LA PEUR

Mon frère regarde le monde
Et ne sait que penser;
mon frère épie le monde
à la recherche d'un signal.
Le tohu-bohu est grand
et grande la confusion .
Le silence de la raison
est profond.

Mon frère se cache
Et il n'arrive plus à comprendre
Mon frère se cache
Et ne veut pas intervenir.
Ils disent du haut
Que le jour sera dur,
ils parlent d'épreuves,
d'un Dieu et du futur.

Écoute la voix de celui qui résiste encore, je t'en prie ne te laisse pas piéger !
Regarde au-delà de ces murs... au-delà de la guerre et de la peur !

Mon frère voit tout
Et son œil ne distingue rien,
Mon frère voit tout
Mais son souvenir confond,
Ils hurlent des théories, ils ravivent des morales,
la propagande gagne
avec des phrases toujours égales.

Mon frère a renoncé
à avoir une opinion,
Mon frère a renoncé
en échange d'un maître
qui choisit à sa place
et qui ne peut pas se tromper
car désormais personne
ne se risque à le juger.

Écoute la voix de celui qui résiste encore, je t'en prie ne te laisse pas piéger !
Regarde au-delà de ces murs... au-delà de la guerre et de la peur !

Regarde au-delà de ces murs...
au-delà de la guerre et de la peur !

inviata da MarcoValdo M.I. - 25/6/2008 - 12:26


L'INDUSTRIA DELLA PAURA
di Riccardo Venturi, 7/2/2007

Oggi, 7 febbraio 2007. Un giorno qualsiasi. Salgo su un autobus cittadino. Da un po' di tempo, l'azienda di trasporti della città dove vivo ha stipulato un contratto per installare, a bordo degli automezzi, dei costosissimi quanto inutili monitor che dovrebbero non si sa se "informare" o "intrattenere" i passeggeri. Vi passano infatti, nell'ordine: pubblicità a tonnellate, trailers di film già usciti di programmazione da mesi, cartoline illustrate, avvisi del tipo "pagate il biglietto sennò vi si fa la multa" (incredibile!) e le immancabili notizie, che strisciano in basso aggiornatissime (oggi vi si leggevano quelle di due giorni fa) a cura, toh, del "Quotidiano Nazionale", alias La Nazione-Il Resto del Carlino-Il Giorno. Mi diverto a guardare quelle notiziuole; oggi (cioè 2 giorni fa) il menù serviva un assalto alla banca a Barberino del Mugello, bottino 9000 euro; un albanese che assalta la vecchietta in Borgo de' Greci; i cittadini che protestano contro il degradoquinonsivivepiùcivuolelòendorder; lo scippo ad un'altra vecchietta in luogo imprecisato, ovviamente a cura di un extracomunitario; e via discorrendo. Tutti i giorni così. Striscia l'immondizia; ma, più che altro, striscia la paura.

Inutile negarlo: la paura, in questi anni di stronzio, è diventata un'industria. Tra le più redditizie. Lavora a pieno ritmo, 24 ore su 24, in modo capillare. I versi del "Bombarolo" di Fabrizio De André si rivelano più che mai attuali: "Per strada tante facce / non hanno un bel colore; / qui, chi non terrorizza / si ammala di terrore". Strisciano le notiziuole e la gente commenta, dall'immancabile "ci vorrebbe la pena di morte!" (oggi ne ho contati quattro) ad altri variegati spezzoni di umanità di questo sciagurato inizio di millennio.

L'industria della paura non nasce dal nulla. E' l'espressione necessaria e perfetta del sistema. Il sistema non può fare a meno della paura. Fin dagli anni della strategia della tensione, e limitandosi solo a questo paese, è stata fatta scendere in campo per creare i presupposti di una svolta autoritaria; e giù bombe nelle banche, nelle piazze, sui treni. E' un'industria che produce e incamera denaro, perché una società che si vuole sempre più falsamente "sicura" fa girare soldoni a palate; è un'industria che genera repressione, perché la repressione è l'eliminazione di tutto ciò e di tutti coloro che sono visti come "pericoli" per il sistema; è un'industria che genera un continuo e planetario stato di assedio e di guerra; è un'industria, infine, che genera soprattutto se stessa. Una fonte, in questo, perfettamente rinnovabile. La paura genera altra paura, sempre maggiore, sempre più estesa, sempre più inculcata. Paura di ogni cosa che esca fuori da schemi già preparati, anche perché vecchissimi, decrepiti, ma sempre egregiamente funzionanti: l'autorità terrena e divina, la morale, il "buonsenso". Nella società plasmata dall'industria della paura non c'è posto per nient'altro, non c'è posto per chi è diverso. Chi è diverso, o si adegua o viene schiacciato, spazzato via; dalla brava gente e, quando necessario, dall'ordine costituito. La cosa più bella è che l'industria della paura invoca sempre la legge, una legge che, ovviamente, essa contribuisce pesantemente a modellare; al tempo stesso, però, si pone al di sopra anche della legge che essa stessa ha creato. Questa è la sublimazione del totalitarismo. Un totalitarismo che non ha più bisogno neppure di un Hitler, di uno Stalin, di un "potere forte" visibile; è il totalitarismo che si è impadronito delle coscienze della gente.

E chi, ancora, non ci sta? E chi non vuole cedere? Nel migliore dei casi, un emarginato. Poi si passa al "sovversivo", al "terrorista", all' "anarchico" anche se magari non si riconosce affatto nell'anarchismo più o meno classico, oppure anche se è una persona tranquillissima che non farebbe male ad una mosca. Il termine "anarchico", negli ultimi tempi, è tornato prepotentemente di moda; da un lato lo si blandisce come fenomeno "artistico", con quella sua aura di romanticismo che una società repressiva si compiace sempre di mettere in risalto quando si limita a qualche innocua manifestazione di un singolo. Quando però si passa ad essere almeno in due, quando c'è un embrione di comunicazione e di contatto, quando si stabilisce persino una rete, allora il romanticismo viene immediatamente a cessare e si passa al controllo poliziesco. Nella società della paura, con la relativa industria che lavora a pieno ritmo, sembra essere rimasta una sola, concreta possibilità: Internet. Internet, per ora, sembra essere sfuggita, almeno in parte, a tutto questo. Internet è la possibilità di esprimersi liberamente, e in tempo reale, senza mediazioni, senza dover passare per nessun filtro. Ovvio che i tentativi in atto per controllarla e per metterle il bavaglio siano enormi, e che vedano in prima fila proprio le stesse entità che presiedono all'industria della paura. E non esistono ideologie, in questo: l'episodio del colosso americano Yahoo che fornisce le e-mail private alle autorità "comuniste" cinesi per incarcerare il dissidente (o "terrorista"), è altamente indicativo.

Così, stasera, accenderemo la tv e ci guarderemo i soliti telegiornali pieni di paura, di episodi raccapriccianti, di rapine, di stupri, di omicidi, di stragi in famiglia. Ah, a proposito, la "famiglia", anch'essa, oramai è entrata a pieno titolo tra le voci dell'industria della paura. Da un lato ci pensano le chiese di ogni dio, fabbricatrici da millenni di paure allo stato brado; dall'altro ci pensano i "politici" per i quali la famiglia è un articolo che non conosce cali di vendita. Verrebbe quasi la voglia di ritirar fuori un vecchio e dimenticato libriccino dei biechi anni '70, "Contro la famiglia"; magari, chissà, in qualche sperduto angolo della rete lo si trova. Ma sperduto, mi raccomando. Quello era un libriccino molto sovversivo. Andava a colpire un "cardine", un "pilastro". Al rogo.

Si sentiranno echeggiare commenti, dalle finestre, e dalle finestre per tutte le strade, e dalle strade fino ai più remoti angoli di questa palla che sarebbe dovuta e potuta essere meravigliosa. "In che mondo si vive!" Che dire? Si vive in questo mondo. E ci si vive pure una volta sola. Ci si vive da malati, in generale. Una malatocrazia planetaria che non accetta chi è sano, chi si rifiuta di vivere in preda al terrore quotidiano pur sapendo che il male può essere sempre in agguato. Questo è il mondo impaurito dell'anno 2007; e chi si sta già preparando, ci scommetto, a mettere in atto le necessarie contromisure nei confronti di questo "sovversivo" operante da uno sgabuzzino a Coverciano, bisogna che ascolti queste mie ultime parole. Carissima, carissimo, lo so che stai per tirar fuori il tuo campionario di "battute di spirito". Lo so che stai per darmi dell' "utopista", oppure del "semplicista" o del "superficiale". "Questo è il classico discorso superficiale-semplicista!" Cavolo, quante migliaia di volte me lo sono sentito dire.

Rispondo che il mio, invece, è un discorso semplice. Mi piacciono le cose semplici. Mi piacciono sempre di più, poiché mi sento circondato da un mondo di complicatissimi idioti, di realisti irreali, di buonsensi assassini, di benedicenti dittatori, di vuoti a perdere mentali. Ricevuto? Vai pure, amica, amico. Pensa, domani monterai sull'autobus o sul treno, e non saprai che accanto a te siede un sovversivo. Magari mi farai un sorriso. Magari scambieremo quattro chiacchiere sul tempo che fa.

7/2/2007 - 16:21


Scusa se abbasso il livello della discussione, ma vorrei anche ricordare che quegli inutili monitor sono collegati a un sistema operativo Windows che ad ogni buca si pianta e si riavvia. E l'ATAF avrà anche speso diversi soldini per le licenze Microsoft!

Lorenzo Masetti - 7/2/2007 - 16:49


Ascanio Celestini: Sono come lei

CCG/AWS Staff - 13/12/2008 - 11:43



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