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La spigolatrice di Sapri

Luigi Mercantini
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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Poesia di Luigi Mercantini (1857)
A poem by Luigi Mercantini (1857)
Musica e interpretazione di Mjriam Masciandaro (2013)
Music and performance by Mjriam Masciandaro (2013)

Sapri (Salerno): La statua della Spigolatrice.
Sapri (Salerno): La statua della Spigolatrice.


La Spigolatrice di Sapri è rimasta letteralmente per mesi in approvazione; un po' per qualche dubbio intrinseco, un po' per reperire una sua eventuale versione musicata (che è stata finalmente reperita per opera della giovane cantautrice napoletana Mjriam Masciandaro) e un po' per quella speciale caratteristica di questo sito, che è la sua totale mancanza di fretta. Oggi finalmente la pagina viene costruita, anche perché la figura di Carlo Pisacane, tolta dall'iconografia prettamente “risorgimentale” in cui è stata costretta (non ultimamente proprio grazie alla famosa poesia di Mercantini), è stata finalmente ricondotta alle sue vere connotazioni di rivoluzionario socialista e anarchico. Connotazioni peraltro chiaramente espresse da Pisacane stesso, che non ne fece mai mistero; ma che, naturalmente, sono state costantemente messe a tacere nell'ottica “patriottica” che lo ha voluto “eroe del Risorgimento” scordando le sue autentiche motivazioni, i suoi scritti e la stessa natura della spedizione di Sapri. Tant'è; per cominciare a parlarne, è bene comunque partire proprio dalla poesia di Mercantini, recentemente divenuta canzone. Avremo ovviamente modo di riparlarne non poco. [RV]


La versione musicata e interpretata da Mjriam Masciandaro.


Carlo Pisacane.
Carlo Pisacane.
Il 25 giugno 1857, Carlo Pisacane s'imbarcò con altri ventiquattro rivoluzionari, tra cui Giovanni Nicotera e Giovan Battista Falcone, sul piroscafo di linea Cagliari, della Società Rubattino, originariamente diretto a Tunisi. Venti tra i partecipanti alla spedizione redassero e sottoscrissero un documento che ben rifletteva l'ideologia politica di Pisacane fondata sulla "propaganda del fatto":

« Noi qui sottoscritti dichiariamo altamente, che, avendo tutti congiurato, sprezzando le calunnie del volgo, forti nella giustizia della causa e della gagliardia del nostro animo, ci dichiaramo gli iniziatori della rivoluzione italiana. Se il paese non risponderà al nostro appello, non senza maledirlo, sapremo morire da forti, seguendo la nobile falange de’ martiri italiani. Trovi altra nazione al mondo uomini, che, come noi, s’immolano alla sua libertà, e allora solo potrà paragonarsi all'Italia, benché sino a oggi ancora schiava »
(Su Il Cagliari la sera del 25 giugno 1857, alle 21.30)

La spedizione ebbe un contributo economico da Adriano Lemmi banchiere livornese di stampo mazziniano. Pilo si occupò nuovamente del trasporto delle armi, e partì il giorno dopo su alcuni pescherecci. Ma anche questa volta Pilo fallì nel compito assegnatogli e lasciò Pisacane senza le armi e i rinforzi che gli erano necessari. Pisacane continuò senza cambiare piani: impadronitosi della nave durante la notte, con la complicità dei due macchinisti britannici, si dovette accontentare delle poche armi che erano imbarcate sul Cagliari.

Il 26 giugno sbarcò a Ponza dove, sventolando il tricolore, riuscì agevolmente a liberare 323 detenuti, poche decine dei quali per reati politici, aggregandoli quasi tutti alla spedizione. Il 28, il Cagliari ripartì carico di detenuti comuni e delle armi sottratte al presidio borbonico.

La sera i congiurati sbarcarono presso Sapri, probabilmente, per la precisione, in contrada Uliveto nel comune di Vibonati, a circa 1,5 km dal confine con il comune di Sapri. Lo sbarco, infatti difficilmente sarebbe potuto avvenire nella baia di Sapri in quanto i fondali non lo permettevano. Inoltre, la mappa trovata addosso a Pisacane riportava una X sulla località "Oliveto", territorio di Vibonati.

Il 30 giugno Pisacane giunse a Casalnuovo (dopo l’Unità, Casalbuono) dove fu ben accolto dalla popolazione che rimase però malamente impressionata dalla condanna a morte inflitta, per dare prova di onestà e come ammonimento ai galeotti liberati a Ponza, al rivoluzionario Eusebio Bucci, che aveva derubato una donna.

Nella sua marcia verso Napoli, Pisacane decise di fermarsi a Padula dove era attivo un gruppo settario mazziniano i cui capi erano stati da poco arrestati dalla polizia. Qui fu ospitato nel palazzo di un simpatizzante della rivoluzione, Don Federico Romano che cercò nella notte tra il 30 giugno e il 1º luglio di convincere Pisacane a rinunciare all'impresa improvvisata.

La mattina seguente accadde un episodio che impressionò i rivoluzionari: una donna, Giuseppina Puglisi, che si era imbarcata a Ponza, per vendetta ammazzò un membro della spedizione, un tale Michelangelo Esposito, un ex militare borbonico in congedo che anni prima le aveva ucciso il marito.

mercantiniI rivoltosi non trovarono ad attenderli quelle masse rivoltose che si sarebbero aspettati ma iniziarono lo stesso la rivolta liberando i carcerati di Padula e assaltando le case dei nobili. Nel frattempo i "ciaurri" sobillavano i contadini contro i ribelli tra i quali erano banditi conosciuti e attivi in quei territori.

L'arrivo dei gendarmi borbonici e del VII Cacciatori costrinse Pisacane e i suoi a ritirarsi nell'abitato di Padula dove tra gli spari, provenienti dalle finestre delle case e dagli angusti vicoli, morirono 53 dei suoi seguaci. Gli altri, per un totale di 150, vennero catturati e consegnati ai gendarmi.

Pisacane, con Nicotera, Falcone e gli ultimi superstiti, riuscì a fuggire a Sanza dove all’alba del 2 luglio il parroco don Francesco Bianco fece suonare le campane per avvertire il popolo dell'arrivo dei "briganti". I ribelli furono ancora una volta aggrediti e massacrati uno a uno a colpi di roncola, pale, falci. Perirono in 83 e tra questi Pisacane e Falcone.

Secondo un diverso resoconto, i due si suicidarono con le loro pistole a Sanza vicino "Buonabitacolo", mentre quelli scampati all'ira popolare furono poi processati nel gennaio del 1858: condannati a morte, furono graziati dal Re, che tramutò la pena in ergastolo. I due macchinisti britannici, che avevano favorito l'imbarco di Pisacane sul piroscafo "Cagliari", per intervento del loro governo furono dichiarati non perseguibili per infermità mentale.

Nicotera, gravemente ferito, fu portato in catene a Salerno dove venne processato e condannato a morte. Anche per lui la pena fu tramutata in ergastolo solo per l'intervento del governo inglese che guardava con crescente preoccupazione la furia repressiva di Ferdinando II. Con il successivo intervento di Garibaldi fu liberato e si avviò alla carriera politica.
Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

Me ne andavo al mattino a spigolare,
quando ho visto una barca in mezzo al mare:
era una barca che andava a vapore;
e alzava una bandiera tricolore;
all'isola di Ponza s'è fermata,
è stata un poco e poi si è ritornata;
s'è ritornata ed è venuta a terra;
sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra.

Sceser con l'armi, e a noi non fecer guerra,
ma s'inchinaron per baciar la terra,
ad uno ad uno li guardai nel viso;
tutti aveano una lagrima e un sorriso.
Li disser ladri usciti dalle tane,
ma non portaron via nemmeno un pane;
e li sentii mandare un solo grido:
«Siam venuti a morir pel nostro lido».

Con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro
un giovin camminava innanzi a loro.
Mi feci ardita, e, presol per la mano,
gli chiesi: «Dove vai, bel capitano?»
Guardommi e mi rispose: «O mia sorella,
vado a morir per la mia patria bella».
Io mi sentii tremare tutto il core,
né potei dirgli: «V'aiuti 'l Signore!»

Quel giorno mi scordai di spigolare,
e dietro a loro mi misi ad andare.
Due volte si scontrar con li gendarmi,
e l'una e l'altra li spogliar dell'armi;
ma quando fur della Certosa ai muri,
s'udirono a suonar trombe e tamburi;
e tra 'l fumo e gli spari e le scintille
piombaro loro addosso più di mille.

Eran trecento, e non voller fuggire;
parean tremila e vollero morire;
ma vollero morir col ferro in mano,
e avanti a lor correa sangue il piano:
fin che pugnar vid'io per lor pregai;
ma un tratto venni men, né più guardai;
io non vedeva più fra mezzo a loro
quegli occhi azzurri e quei capelli d'oro.

Eran trecento, eran giovani e forti, e sono morti!

inviata da DonQuijote82 - 11/8/2014 - 19:16



Lingua: Inglese

La versione inglese di Henry Wadsworth Longfellow
English translation by Henry Wadsworth Longfellow

longfellow

Published in the Supplement to The Poets and Poetry of Europe. (1866) “This poet,” says Mr. Longfellow, “is a professor in the University of Palermo. The following simple and striking poem from his pen has reference to the ill-fated expedition of Carlo Pisacane, on the shores of the kingdom of Naples on the summer of 1857, in which says Dall’ Ongaro, ‘he fell with his followers like Leonidas with his three hundred.’”
THE GLEANER OF SAPRI

THEY were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!
One morning as I went to glean the grain,
I saw a bark in middle of the main;
It was a bark came steaming to the shore,
And hoisted for its flag the tricolor.
At Ponza’s isle it stopped beneath the lea,
It stayed awhile, and then put out to sea,
Put out to sea, and came unto our strand;
Landed with arms, but not as foemen land.
They were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!

Landed with arms, but not as foemen land,
For they stooped down and kissed the very sand.
And one by one I looked them in the face;
A tear and smile in each one I could trace!
“Thieves from their dens are these,” some people said,
And yet they took not even a loaf of bread!
I heard them utter but a single cry:
“We for our native land have come to die!”
They were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!

With eyes of azure, and with hair of gold,
A young man marched in front of them; and bold
I made myself, and having seized his hand,
Asked him, “Where goest, fair captain of the band?”
He looked at me and answered, “Sister mine,
I go to die for this fair land of thine!”
I felt my heart was trembling through and through,
Nor could I say to him, “God comfort you!”
They were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!

That morning I forgot to glean the grain,
And set myself to follow in their train.
Twice over they encountered the gens-d’armes,
Twice over they despoiled them of their arms;
But when we came before Certosa’s wall
We heard the drums beat and the trumpets call,
And ’mid the smoke, the firing, and the glare,
More than a thousand fell upon them there.
They were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!

They were three hundred, and they would not fly;
They seemed three thousand, and they wished to die,
But wished to die with weapons in their hands;
Before them ran with blood the meadow lands.
I prayed for them, but ere the fight was o’er,
Swooned suddenly away, and looked no more;
For in their midst I could no more behold
Those eyes of azure and that hair of gold!
They were three hundred, they were young and strong,
And they are dead!

inviata da Riccardo Venturi - 12/8/2014 - 14:07


ERAN TRECENTO
controstoria e antefatto de "La Spigolatrice di Sapri"


Eran 300, idealisti e balordi,
Eran 300 ed ora son' morti

Carlo inseguiva un grande ideale
per fare la storia si fece esortare
a compiere quella fatale missione
partì per avviare la rivoluzione

Fingendo un assalto ebbe a disposizione
da amici importanti un battello a vapore
Con una trentina di compagni d'armi
e l'onere di aspettative enormi

Sul tardi raggiunsero i lidi di Ponza
"Quest'isola acquisterà l'indipendenza!"
Ma per non destare sospetto del via
issaron' la bandiera dell'avaria.

Eran 300, idealisti e balordi,
Eran 300 ed ora son' morti

Entrati nel porto e attraccata la nave
essi misero le autorità sottochiave
In piazza inneggiarono all'indipendenza
lasciando allibita la cittadinanza

Carlo volle atteggiarsi a Cavallier bianco
ma fu giudicato malefico e strambo
Dell'indifferenza rimase basito:
"La gente ama soltanto il vivere quieto!?"

Deluso si mise a cercare altrove
e trovò dei proseliti nella prigione
Sbrigliati assaliron' l'intero abitato
e diederon sfogo al nefasto appetito

Eran 300, idealisti e balordi,
Eran 300 ed ora son' morti

Finita la festa, finita la pacchia,
qualcuno pensò: meglio darsi alla macchia.
Non eran più trenta ma oltre trecento
salpati gridarono: "Cambierà il vento!"

Lei come suo solito andò a spigolare
al che scorse una barca là in mezzo al mare.
Sceser' con le armi votati alla guerra
spaurita la giovane si gettò a terra.

Gli altri mezzadri all'allarme predoni
li presero a calci, legnate e forconi
Poi colsero in braccio la povera Rosa*
gli infami l'avevan' stuprata ed uccisa.

Eran 300, idealisti e balordi,
Eran 300 ed ora son' morti


Claudio Ambrosi, luglio 2018

*Rosa Ferretti, spigolatrice uccisa dai "patrioti"
secondo lo storico napoletano Giacinto De Sivo
testimone coevo benché potenzialmente prevenuto
Vi propongo, in occasione del bicentenario della nascita di Carlo Pisacane (22.8.1818), una mia riscrittura cioè una controstoria della famosa poesia del Mercantini, da un altro punto di vista, attenendomi a fatti storici noti. Inutile far notare che l'alone fiabesco che circonda l'originale qui svanisce del tutto.
Il testo è pensato per essere musicato. Una prima versione l'ho già composta e vorrei invitare altri a fare altrettanto.

Claudio Ambrosi - 23/7/2018 - 14:50



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