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Arkadía VIII [ógdoi]
theodypografi
Στίχοι: Μανώλης Αναγνωστάκης
Μουσική: Μίκης Θεοδωράκης
Πρώτη εκτέλεση: Μαρία Φαραντούρη
'Αλλη ερμηνεία: Αντώνης Καλογιάννης
LP: Αρκαδίες 1-7-8

Testo di Manolis Anagnostakis
Musica di Mikis Theodorakis
Prima esecuzione di Maria Farandouri
Altro interprete: Andonis Kaloyannis
LP/CD: "Αρκαδίες 1-7-8"

adia


"Questa canzone e la fondamentale Μιλώ costituiscono l'ottava delle Arcadie che, su testi di Manolis Anagnostakis, Mikis compose durante il confino di Zatouna nel 1969. E' nota anche con il semplice titolo Xάρης. (gpt)

Μιλώ è una delle più belle e famose canzoni in lingua greca. Ci è arrivata agli albori delle CCG/AWS, quando ancora non esisteva nessuna “Sezione greca” ma soltanto qualche poca canzone inviataci o dalla mitica Giuseppina Dilillo, o da qualche altro volonteroso lettore o lettrice. Così la canzone è tuttora registrata sotto un suo interprete, neppure il primo in assoluto (vale a dire Andonis Kaloyannis), in una vecchia pagina la quale, naturalmente, resterà là a testimonianza delle vecchie e eroiche CCG (seppur sottoposta a qualche necessario restyling). Però trova il suo posto naturale in questa pagina dedicata all'ottava e ultima Arcadia.

Ragazzi dell'EPON a Salonicco, 1944.
Ragazzi dell'EPON a Salonicco, 1944.


L'altra canzone, Χάρης 1944, necessita qualche sommaria delucidazione storica. Scarsa, perché scarse sono le notizie reperibili. La canzone ci riporta ai tempi dell' EPON (ΕΠΟΝ: Ενιαία Πανελλαδική Οργάνωση Νέων “Organizzazione Unita Panellenica della Gioventù”), un'organizzazione clandestina della Resistenza greca afferente all'EAM, il Fronte di Liberazione Nazionale, di cui rappresentava il reparto giovanile. L'EPON fu fondata il 23 febbraio 1943 riunendo dieci organizzazioni giovanili di Resistenza già esistenti; dopo la fine dell'Occupazione, divenne l'organizzazione studentesca dell'EAM. Assieme all'EAM e ad altre organizzazioni di sinistra, l'EPONfu sciolta all'inizio della Guerra Civile, ma continuò a operare illegalmente fino al 1958.

Il simbolo dell'EPON.
Il simbolo dell'EPON.
Immagine propagandistica dell'EPON. La dicitura recita: "Studenti e studentesse, tutti nell'EPON - Morte ai neofascisti assassini"
Immagine propagandistica dell'EPON. La dicitura recita: "Studenti e studentesse, tutti nell'EPON - Morte ai neofascisti assassini"




Lo Haris nominato dalla canzone era un giovanissimo amico di Manolis Anagnostakis che trovò la morte nel 1944 a Salonicco. Entrambi erano Επονίτες, vale a dire membri dell'EPON. Anagnostakis era solito mostrare (ad esempio ai giornalisti) una foto che lo ritraeva assieme all'amico ucciso. La poesia che scrisse per lui, poi musicata da Theodorakis, fu pubblicata per la prima volta nel 1945 sulla rivista dell'EPON, Νέα Γενιά ("Nuova Generazione"). [rv]

Νέα Γενιά ("Nuova Generazione"), la rivista dell'EPON dove fu pubblicata per la prima volta la poesia di Anagnostakis.
Νέα Γενιά ("Nuova Generazione"), la rivista dell'EPON dove fu pubblicata per la prima volta la poesia di Anagnostakis.


Nota. Le immagini sono riprese dal blog Κόκκινος Φάκελος ("Fiaccola Rossa").
Μίκη Θεοδωράκη

ΑΡΚΑΔΙΑ VIII

Στίχοι Μανώλη Αναγνωστάκη


anagnomal


1. Μιλώ


Μιλώ για τα τελευταία σαλπίσματα των νικημένων στρατιωτών
Για τα κουρέλια από τα γιορτινά μας φορέματα
Για τα παιδιά μας που πουλάν τσιγάρα στους διαβάτες
Μιλώ για τα λουλούδια που μαραθήκανε σους τάφους και τα σαπίζει η βροχή
Για τα σπίτια που χάσκουνε δίχως παράθυρα σαν κρανία ξεδοντιασμένα
Για τα κορίτσια που ζητιανεύουν δείχνοντας στα στήθια τις πληγές τους
Μιλώ για τις ξυπόλυτες μάνες που σέρνονται στα χαλάσματα
Για τις φλεγόμενες πόλεις τα σωριασμένα κουφάρια σους δρόμους
Τους μαστροπούς ποιητές που τρέμουνε τις νύχτες στα κατώφλια
Μιλώ για τις ατέλειωτες νύχτες όταν το φως λιγοστεύει τα ξημερώματα
Για τα φορτωμένα καμιόνια και τους βηματισμούς στις υγρές πλάκες
Για τα προαύλια των φυλακών και για το δάκρυ των μελλοθανάτων.

Μα πιο πολύ μιλώ για τους ψαράδες
Π' αφήσανε τα δίχτυα τους και πήρανε τα βήματά Του
Κι όταν Αυτός κουράστηκε αυτοί δεν ξαποστάσαν
Κι όταν Αυτός τους πρόδωσε αυτοί δεν αρνηθήκαν
Κι όταν Αυτός δοξάστηκε αυτοί στρέψαν τα μάτια
Κι οι σύντροφοι τους φτύνανε και τους σταυρώναν
Κι αυτοί, γαλήνιοι, το δρόμο παίρνουνε π' άκρη δεν έχει
Χωρίς το βλέμμα τους να σκοτεινιάσει ή να λυγίσει
Όρθιοι και μόνοι μες στη φοβερή ερημία του πλήθους.

2. Χάρης 1944


Ήμασταν όλοι μαζί και ξεδιπλώναμε ακούραστα τις ώρες μας.
Tραγουδούσαμε σιγά για τις μέρες που θα 'ρχόντανε φορτωμένες πολύχρωμα οράματα.
Aυτός τραγουδούσε, σωπαίναμε, η φωνή του ξυπνούσε μικρές πυρκαγιές,
χιλιάδες μικρές πυρκαγιές που πυρπολούσαν τη νιότη μας.
Mερόνυχτα έπαιζε το κρυφτό με το θάνατο σε κάθε γωνιά και σοκάκι.
Λαχταρούσε ξεχνώντας το δικό του κορμί να χαρίσει στους άλλους μιαν Άνοιξη.
Ήμασταν όλοι μαζί μα θαρρείς πως αυτός ήταν όλοι.
Mια μέρα μας σφύριξε κάποιος στ' αφτί: "Πέθανε ο Xάρης",
"σκοτώθηκε" ή κάτι τέτοιο, λέξεις που τις ακούμε κάθε μέρα.
Kανείς δεν τον είδε. Ήταν σούρουπο. Θα 'χε σφιγμένα τα χέρια όπως πάντα.
Στα μάτια του χαράχτηκεν άσβηστα η χαρά της καινούριας ζωής μας.
Mα όλα αυτά ήταν απλά κι ο καιρός είναι λίγος. Kανείς δεν προφταίνει.
Δεν είμαστε όλοι μαζί, δυο τρεις ξενιτεύτηκαν.
Tράβηξεν ο άλλος μακριά μ' ένα φέρσιμο αόριστο. Κι ο Xάρης σκοτώθηκε.
Φύγανε κι άλλοι. Μας ήρθαν καινούριοι. Γεμίσαν οι δρόμοι.
Tο πλήθος ξεχύνεται αβάσταχτο, ανεμίζουνε πάλι σημαίες.
Mαστιγώνει ο αγέρας τα λάβαρα. Mες στο χάος κυματίζουν τραγούδια.
Aν μες στις φωνές που τα βράδια τρυπάνε ανελέητα τα τείχη,
ξεχώρισες μια, είν' η δική του, π' ανάβει μικρές πυρκαγιές,
χιλιάδες μικρές πυρκαγιές που πυρπολούν την ατίθαση νιότη μας.
Eίν' η δική του φωνή που βουίζει στο πλήθος τριγύρω σαν ήλιος
π' αγκαλιάζει τον κόσμο σαν ήλιος και σπαθίζει τις πίκρες σαν ήλιος
που μας δείχνει σαν ήλιος λαμπρός τις χρυσές πολιτείες
που ξανοίγονται μπρος μας λουσμένες στην Aλήθεια και στο αίθριο το φως.

inviata da Gian Piero Testa - 26/7/2012 - 12:22




Lingua: Italiano

Le traduzioni italiane:

1. Fatta pervenire da Thera 64 il 29 novembre 2004, tratta da un volume di Aldo De Jaco

2.
Gian Piero Testa
Gian Piero Testa

Versione italiana di Gian Piero Testa
Mikis Theodorakis

ΑRCADIA VIII

Versi di Manolis Anagnostakis


anagnomal


1. Parlo


Parlo degli ultimi squilli di tromba
degli esrciti vinti
degli ultimi brandelli
dei nostri vestiti della festa,
dei nostri figli
che vendono sigarette per la strada.

Parlo di fiori
seccati sulle tombe
e marci per la pioggia,
di case senza finestre
sogghignanti
come cranii sdentati,
di ragazze mendicanti
che mostrano i seni e le ferite.

Parlo di madri scalze
vaganti tra le rovine
delle cirrà incendiate,
di cadaveri ammucchiati per le strade,
di poeti lenoni
che tremano di notte
sulla soglia.

Parlo di notti senza fine
quando la luce muore allo spuntar del giorno,
di camion pieni di gente
e di passi
sul fradicio selciato.

Parlo di ingressi di prigioni,
delle lacrime del condannato a morte,
ma soprattutto parlo
dei pescatori,
che, abbandonate le reti,
seguirono i suoi passi
e quando lui fu stanco
non riposarono
e quando lui tradì
non rifiutarono
e quando lui fu acclamato
distolsero lo sguardo
e quando gli amici li coprivano di sputi
e li mettevano in croce
loro sempre sereni
imboccarono la strada senza fine
e non piegarono lo sguardo
eretti e soli
nella solitudine terribile della folla.

1. Haris 1944


Stavamo tutti insieme e instancabilmente srotolavamo le nostre ore.
Cantavamo sottovoce dei giorni che sarebbero giunti carichi di visioni colorate.
Lui cantava, taceva, la sua voce destava piccoli incendi,
migliaia di piccoli incendi che appiccavano il fuoco alla nostra giovinezza.
A mezzanotte giocava a nascondino con la morte in ogni angolo in ogni vicolo.
Agognava scordando il proprio corpo di donare agli altri una Primavera.
Stavamo tutti insieme ma puoi immaginare che lui era tutti quanti.
Un giorno qualcuno ci soffiò all'orecchio «Haris è morto»,
«l'hanno ammazzato» o qualcosa di simile, parole che sentivamo quotidianamente.
Nessuno lo vide. Era verso il tramonto. Doveva averci stretto le mani come sempre.
Nei suoi occhi si era impressa indelebile la gioia della nostra nuova vita.
Ma tutte queste cose erano semplici e il tempo è scarso. Nessuno arriva in tempo.
Non siamo tutti insieme. Due o tre sono espatriati.
Uno si è allontanato con un comportamento non chiaro. E Haris è stato ucciso.
Gli altri sono partiti. Ce ne sono arrivati di nuovi. Le strade si sono riempite.
La folla erompe incontenibile. Tornano a sventolare bandiere.
Il vento sferza gli stendardi. Nella confusione ondate di canzoni.
Se tra le voci che nelle sere bucano implacabili le mura
potessi distinguerne una, quella è la sua, che appicca piccoli incendi,
migliaia di piccoli incendi che infiammano la nostra indomita gioventù.
E' la sua voce che rimbomba nella folla tutt'intorno come un sole
che abbraccia il mondo come un sole, che sciabola le tristezze come un sole
che come un sole luminoso ci svela le città d'oro
che si dischiudono davanti a noi lavate nella Verità e nella luce serena.

inviata da Gian Piero Testa - 26/7/2012 - 12:24


12 novembre 2012, ore 02:02. La ristrutturazione delle otto "Arcadie" di Theodorakis è finalmente terminata con quest'ultima pagina che, per dovere di completezza, ha ritirato in ballo una vecchissima pagina dedicata a Μιλώ, risalente a quasi nove anni fa. Questo, oltre naturalmente a riguardare due bellissime canzoni, permette anche di seguire l'evoluzione di questo sito nel tempo, dalle prime pagine "spartane" e con introduzioni sommarie e inserimenti artigianali (ad esempio mediante segnalazioni private via mail...) fino a quelle, assai elaborate, dei tempi che corrono. Non bisogna scordare che il 20 marzo 2013 questo sito compirà dieci anni, che per un sito Internet è un'età ragguardevole. Quando è nato, non esisteva nemmeno un'immagine, le introduzioni erano scarne (o inesistenti), e parecchi lavoravano ancora (ad esempio il sottoscritto) con Netscape Navigator.

Riccardo Venturi - 12/11/2012 - 02:13




Lingua: Inglese

Traduzione inglese della seconda parte (Χάρης 1944) trovata qui
CHARIS

We were all together
Unfolding tirelessly our hours
We were singing in a low voice
Of the days that were to come
Charged with multicoloured visions
Charis was singing
We kept quiet
His voice sparked small fires
Thousands of small fires that set our
Youth in flames
Night and day he played hide and seek
With Death
In every corner every back street
He longed
Forgetting his own body
To offer a Spring to the others
We were all together
But you could say
That he was all of us.
Words that we heard every day
No one had seen him
It was in the dusk
He must have had his fists tight as usual
In his eyes was unfadingly engraved
The joy of our new life
But all that was simple
And time is short ...
One doesn't manage to ...
We are not all together any longer
Two or three have emigrated
Another has retired far away
With an equivocal attitude
And Charis was killed
The ones have left and others came
The streets are full
An uncontrollable crowd pours out
Banners are being waved again
The wind whips the banners
Songs float in the abyss
If among the voices
That pierce inexorably the walls by night
You distinguish one, it's his
It sparks small fires
Thousands of small fires
That set our untamed youth in flames
It is his voice
That buzzes round the crowd like a sun
That embraces the universe like a sun
That strikes at despair like a sun
That reveals to us like a sun
Radiant cities
Stretching before us bathed
In truth and fair light.

inviata da Bernart Bartleby - 10/12/2014 - 14:18



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