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Nazis on My Radio

Angie Aparo
Lingua: Inglese

Lista delle versioni e commenti


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‎[2001]‎
Dall’album “Weapon of Mass Construction”, uscito anche con il titolo alternativo “One With the ‎Sun”.‎
Weapon of Mass Construction

Reduce dalla lettura del bellissimo romanzo di ‎‎Hans Fallada ‎‎Ognuno muore solo, minuziosa cronaca storica della lotta che gli Hampel, una coppia ‎di comuni cittadini berlinesi, condussero per due anni, tra il 40 ed il 42, contro la gigantesca e ‎spietata macchina di morte hitleriana, mi ha preso voglia di sapere qualcosa di più sulla storia della ‎‎“Widerstand”, la resistenza interna al nazismo. E così ho scoperto che, a parte le molte congiure di ‎palazzo inutilmente ordite dai vari “von”, aristocratici e militari, e l’aperta opposizione di alcuni ‎‎“don”, esponenti della gerarchia cattolica, molti furono i “resistenti di tutti i giorni”, per dirla con lo ‎storico tedesco Detlev Peukert, cittadini tedeschi, ariani, gente comune che, come poteva e spesso ‎con modalità inefficaci e quasi sempre al costo della vita, condusse la sua privata battaglia contro il ‎nazismo. Alcuni di costoro, come ‎‎Sophie Scholl e i giovani della ‎‎Weiße Rose o gli ‎‎Edelweißpiraten li abbiamo già ‎incontrati su queste pagine, ma altri resistenti non agirono in gruppi organizzati…‎

‎Otto Hampel‎



Gli Hampel (chiamati Quangel nel romanzo di Fallada a loro dedicato), straziati dalla morte ‎dell’unico figlio mandato al fronte, iniziarono a scrivere e a diffondere in luoghi pubblici di Berlino ‎delle semplici cartoline in cui, con stampatello stentato, invitavano tutti a riflettere sugli errori e gli ‎orrori di Hitler e delle sue guerre…‎



Riuscirono a diffonderne più di 200, che però vennero quasi tutte consegnate alla polizia dalla gente ‎spaventatissima che se l’era ritrovate fra le mani. Ma nonostante la palese ingenuità e sostanziale ‎inefficacia del metodo usato, le cartoline degli Hampel infastidirono parecchio Hitler e i suoi ‎gerarchi che mobilitarono il fior fiore degli investigatori della Gestapo per dare la caccia al “pilota ‎fantasma”, come veniva chiamato il misterioso diffusore delle scottanti missive. Solo dopo due ‎anni, e solo per una serie di banali errori commessi dalla coppia, gli Hampel furono catturati, ‎detenuti, torturati, processati e infine decapitati nel carcere berlinese di Plötzensee.‎

E nemmeno si può parlare di resistenza organizzata nel caso dei “Swing Kinder”, i “Ragazzi dello ‎Swing”, un gruppo o, meglio, una banda di ragazzini innamorati della musica jazz e swing ‎americana che organizzavano balli e concerti e che, autonominatisi “Swingjugend” e salutandosi tra ‎di loro al grido di “Swing Heil!” si prendevano gioco di Hitler, della sua Gioventù Hitleriana ‎dell’autarchismo e dell’oscurantismo nazisti difendendo semplicemente il loro diritto a divertirsi ‎ascoltando ciò che più gli piaceva, quand’anche si trattasse di musica bollata come “entartete”, ‎degenerata. Benchè la Swingjugend non si occupasse di politica e tanto meno conducesse azioni ‎armate o di sabotaggio contro il potere costituito, a partire dalla fine degli anni 30 i luoghi di ritrovo ‎per i giovani “degenerati” furono chiusi uno dopo l’altro ed il 18 agosto 1941, in una brutale ‎operazione di polizia, 300 Swing Kinder tra i 14 e i 18 anni furono arrestati e rinchiusi per diverso ‎tempo nel campo di concentramento di Moringen.‎

<br />
‎Verboten!


Al movimento della Swingjugend è dedicato un film del 1993 passato da noi piuttosto inosservato, ‎‎“The Swing Kids” di Thomas Carter, con Robert Sean Leonard (il Neil Perry de “L’attimo ‎fuggente” di Peter Weir) nella parte di Günter Discher (nel film chiamato Peter Müller), leader dei ‎‎“giovanotti dello Swing”.‎

E a loro, che provarono a resistere ad Hitler a suon di musica, è dedicata anche questa canzone del ‎songwriter americano Angie Aparo.
Can you hear them?
Nazis on my radio
they want my freedom
God, they want my stereo
They want everybody dancing to
one drum
oh, no
they won't quite 'til they've got
everybody under their thumb

Can you hear them?
Nazis on my radio
they want my freedom
God, they want my stereo

Can you hear them?

Goodbye Mama, Goodbye Dad
I'm going to another land
where I can be free
to listen to the radio
watch the late, late late late show
without some fascist pointing
His finger at me

Can you hear them?
Nazis on my radio
they want my freedom
God, they want my stereo

See them marching one by one
with a doggie biscuit they're done
They are so motivated
They are so motivated

They're cruising in their cars
Stinking pipes and fat cigars
They are so motivated
They are so motivated

Can you hear them?
Nazis on my radio
they want my freedom
God, they want my stereo

Can you hear them?
can you hear them?
Nazis on my radio
‎(here we go)‎

inviata da Bartleby - 16/11/2011 - 12:26


"... Perlomeno lei, Quangel, ha resistito al male. Non è diventato malvagio insieme con gli altri. Lei ed io e i molti che sono qui in questa casa e molti, moltissimi in altre case simili e le decine di migliaia nei campi di concentramento continuano a resistere ancora oggi, domani…
– Sì, e poi ci ammazzeranno, e a cosa sarà servita la nostra resistenza?
– A noi sarà servita molto perché sentiremo di esserci comportati fino alla fine in modo decente. E più ancora sarà servita al popolo che sarà salvato per amore dei giusti, come sta scritto nella Bibbia. Vede, Quangel, sarebbe stato naturalmente mille volte meglio se avessimo avuto un uomo che ci avesse detto: dovete agire così e così, questo o quello è il nostro piano. Ma se ci fosse stato un uomo simile in Germania, non avremmo mai avuto un 1933. Così abbiamo dovuto agire ognuno per conto suo, e siamo stati presi uno per uno, e ognuno di noi morrà solo. Ma non per questo siamo soli. Quangel, non per questo moriamo inutilmente. A questo mondo nulla accade inutilmente, e poiché combattiamo per la giustizia contro la forza bruta, saremo noi i vincitori alla fine."

Dialogo tra il direttore d'orchestra Reichardt e Otto Quangel (Otto Hampel), oppositori al regime di Hitler, compagni di cella in attesa del processo e della scontata esecuzione, da "Ognuno muore solo", di Hans Fallada, traduzione di Clara Coïsson, Sellerio Editore.

Bartleby - 16/11/2011 - 13:26


DoNQuijote82 - 16/11/2011 - 16:17



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