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I han es Zündhölzli azündt

Mani Matter
Lingua: Alemannico

Lista delle versioni e commenti


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Us emene lääre Gygechaschte
(Mani Matter)
Lampedusa
(Linard Bardill)
Tout va très bien, Madame la Marquise
(Ray Ventura et les Collégiens)


[1967]
Testo e musica: Mani Matter
Worte und Musik: Mani Matter
Paroles et Musique: Mani Matter
Album: Alls wo mir id Finger chunnt ("Tutto quel che mi sorte dalle dita") (Berner Chansons 4)

zuend


L'avv. Hans-Peter Matter, più noto (ma solo in Svizzera) come Mani Matter, ha scritto e cantato tutte le canzoni della sua purtroppo non lunga vita (morì a soli 36 anni in un incidente stradale, a Kilchberg il 24 novembre 1972) nell'infernale "Schwyzertüütsch", molto più lontano dal tedesco letterario di quanto l'italiano non lo sia dallo svedese. Non contento, poiché le sue canzoni erano destinate esclusivamente ad un pubblico locale, le scriveva pure nel natio dialetto bernese, il "Bärndüütsch", senza minimamente curarsi di pubblicarle almeno con una traduzione in Hochdeutsch. E così, per poter tradurre qualche sua canzone qua dentro, si son dovuti fare i salti mortali e studiare almeno un pochino lo Schwyzertüütsch dal più classico dei manuali, il famoso "Grüezi mitenand" di Arthur Baur che, credo, sia passato tra le mani di chiunque sia stato in Svizzera per un po' di tempo. Almeno per cercare di far venir fuori da quei testi incomprensibili (anche ai tedeschi stessi) l'autentica eccezionalità di questo giovane che, di giorno, era uno degli avvocati più in gamba del Canton Berna e, di notte, si trasformava in un cantautore anarchico, anticlericale, sarcastico e solforoso quali mai la Svizzera aveva avuto, e probabilmente non avrà mai più. Certo che erano anni un po' speciali, quando persino la Svizzera poteva voler bene a uno che cantava le cose che cantava Mani Matter; o forse, chissà, alle cattive coscienze si tende a voler bene per lavarsi un po' la coscienza. Insomma, dopo anni, cerchiamo un po' di provare a tradurre qualche canzone di Mani Matter.



Come questa, forse la sua più famosa, che è assai esemplificativa del suo stile basato sul paradosso più totale. Mani Matter era effettivamente un grosso fumatore (come tutti gli svizzeri), e un bel giorno, mentre si accende l'eterna sigaretta con un fiammifero, il legnetto si stacca sulla capocchia e cade sul tappeto. Incomincia qui un inarrestabile "effetto domino" (simile a quello che capitò una notte a chi scrive, e sul quale Lello Vitello scrisse una memorabile canzone che a Mani Matter, forse, non sarebbe dispiaciuta): il fiammifero dà fuoco al tappeto, il tappeto dà fuoco alla casa, la casa dà fuoco prima a tutto il quartiere e poi a tutta la città, la gente scende incazzata per le strade cercando il colpevole armata di fucile, scoppia la rivolta, si spara anche ai consiglieri federali e interviene l'ONU coi carri armati "per salvare la pace anche in Svizzera" mentre il conflitto dilaga in tutto il mondo e l'umanità scompare. Per fortuna, però, Mani Matter aveva raccattato il fiammifero dal tappeto. Nel frattempo, per tutto il tempo che dura quest'irresistibile canzonetta, il medesimo Mani Matter ha fatto in tempo ad esercitare la sua missione: quella di pigliare per il culo la Svizzera fin nel midollo delle ossa e di tirarle ciaffate per neutralizzare le quali sarebbero occorse due cose: o rinchiuderlo, o volergli bene. Però, quando morì in quello stramaledetto incidente, credo sia stata una delle poche occasioni nella storia in cui gli svizzeri si sono davvero commossi in blocco. Resterà per forza di cose un mito locale, Mani Matter. Non scriveva e non cantava in inglese, e nemmeno in tedesco normale. Però noialtri ci s'ha il viziaccio di aspettare di poterci capire qualcosa, per poi offrirlo a chi vuole. [RV]
I han es Zündhölzli azündt
Und das het e Flamme gäh
Und i ha für d'Zigarette
Welle Füür vom Hölzli näh
Aber ds Hölzli isch dervo-
Gspickt und uf e Teppich cho
Und es hätt no fasch es Loch i Teppich gäh dervo

Ja me weis was cha passiere
We me nid ufpasst mit Füür
Und für d'Gluet ar Zigarette
Isch e Teppich doch de z'tüür
Und vom Teppich hätt o Grus
Chönne ds Füür i ds ganze Hus
Und wär weis, was da nid alles no wär worde drus

S'hätt e Brand gäh im Quartier
Und s'hätti d'Füürwehr müesse cho
Hätti ghornet i de Strasse
Und dr Schluuch vom Wage gno
Und sie hätte Wasser gsprützt
Und das hätt de glych nüt gnützt
Und die ganzi Stadt hätt brönnt, es hätt se nüt meh gschützt

Und d'Lüt wären umegsprunge
I dr Angscht um Hab und Guet
Hätte gmeint s'heig eine Füür gleit
Hätte ds Sturmgwehr gno ir Wuet
Alls hätt brüelet: Wär isch tschuld?
Ds ganze Land i eim Tumult
Dass me gschosse hätt uf d'Bundesrät am Rednerpult

D'UNO hätt interveniert
Und d'UNO-Gägner sofort o
Für ir Schwyz dr Fride z'rette
Wäre beid mit Panzer cho
S'hätt sech usdehnt natina
Uf Europa, Afrika
S'hätt e Wältchrieg gäh und d'Mönschheit wär jitz nümme da

I han es Zündhölzli azündt
Und das het e Flamme gäh
Und i ha für d'Zigarette
Welle Füür vom Hölzli näh
Aber ds Hölzli isch dervo
Gspickt und uf e Teppich cho
Gottseidank dass i's vom Teppich wider furt ha gno

inviata da Riccardo Venturi - 27/7/2010 - 22:56




Lingua: Italiano

Traduzione italiana di Gaspard de la Nuit
(27.1.16)
HO ACCESO UN FIAMMIFERO

Ho acceso un fiammifero
e lui ha preso fuoco
volevo fuoco dal fiammifero
per accendermi la sigaretta,
però il legnetto s'è staccato
e è cascato sul tappeto
e c'è mancato poco che non ci facesse un buco.

Eh, si sa che può succedere
se non si sta attenti al fuoco,
certo che per la voglia d'una sigaretta
un tappeto è un po' troppo caro,
e poi, dal tappeto, avrebbe pure
potuto prender fuoco tutta quanta la casa,
e chissà che altro, poi, poteva succedere.

Poteva incendiarsi tutto il quartiere,
e allora sarebbero dovuti arrivare i pompieri
che si sarebbero piazzati in mezzo alla strada
e avrebbero preso il tubo dall'autopompa
e avrebbero spruzzato acqua
che comunque non sarebbe servita a nulla
e tutta la città sarebbe bruciata, indifesa

E la gente sarebbe spuntata da ogni parte
arrabbiata per tutto ciò che aveva,
avrebbe pensato che qualcuno doveva aver dato fuoco,
e tutti, incazzati, avrebbero preso il fucile in dotazione [1]
e avrebbero urlato: Di chi è la colpa?
Tutto il paese in tumulto,
avrebbero sparato anche ai consiglieri federali mentre parlavano in tribuna.

Sarebbe intervenuta l'ONU
e subito anche quelli contro l'ONU [2]
per salvare la pace anche in Svizzera,
tutti e due coi carri armati
e tutto forse si sarebbe esteso
anche all'Europa e all'Africa.
Ci sarebbe stata una guerra mondiale e l'umanità non ci sarebbe stata più.

Sì, mi sono acceso un fiammifero
e lui ha preso fuoco,
volevo fuoco dal fiammifero
per accendermi la sigaretta,
però il legnetto s'è staccato
e è cascato sul tappeto,
grazie a Dio, però, io l'ho raccattato.
[1] Come è noto, ogni cittadino svizzero è un soldato; indi per cui, terminato il servizio militare ordinario, chiunque abbia assolto agli obblighi riceve un fucile d'assalto in dotazione personale (detto Schutzgewehr, „fucile di difesa“) in quanto in ogni momento egli deve esser pronto se chiamato a difendere la Patria. Tale fucile deve essere conservato con ogni cura e in perfetta efficienza, dimodoché è comune che anche nella cantina di un tranquillo pensionato si trovi, tra le bottiglie di vino, le carabattole e le conserve fatte in casa, una bella e rassicurante arma da guerra. Ogni tanto, è vero, succede qualche inconveniente; come quando il tranquillissimo tizio che aveva un contenzioso con l'amministrazione cittadina, qualche anno fa, irruppe armato del suo Schutzgewehr nel municipio di Zug mentre si teneva una seduta del Consiglio Comunale, ammazzando nove consiglieri prima di essere a sua volta fatto fuori dalla Polizia.

[2] L'ironia di questi versi non può essere facilmente colta. All'epoca della canzone infuriavano già i dibattiti sull'entrata o meno della Svizzera nell'ONU, dalla quale si era tenuta rigorosamente fuori per salvaguardare la sua assoluta neutralità. Come dire: se l'ONU interveniva in Svizzera, subito ci sarebbe stata la reazione degli anti-ONU. Alla fine la Svizzera c'è entrata, nell'ONU: ma solo nel 1992.

27/1/2016 - 06:33




Lingua: Francese

Version française – J’AI ALLUMÉ UNE ALLUMETTE – Marco Valdo M.I. – 2016
d’après la version italienne de Riccardo Venturi d’une
Chanson suisse (Schwyzertüütsch) – I han es Zündhölzli azündt – Mani Matter – 1967.

Mani Matter 2016


L’avocat Hans-Peter Matter, plus connu (mais seulement en Suisse) comme Mani Matter, a écrit et a chanté toutes les chansons de sa malheureusement pas longue vie (mourut à seulement 36 ans dans un accident routier, à Kilchberg le 24 novembre 1972) dans l’infernal « Schwyzertüütsch », plus éloigné de l’allemand littéraire que l’italien ne l’est du suédois.

Pas seulement, puisque ses chansons étaient destinées exclusivement à un public local, il les écrivait dans le dialecte bernois, le « Bärndüütsch », sans le moins du monde se soucier de les publier au moins avec une traduction en Hochdeutsch. Et ainsi, pour pouvoir traduire quelques-unes de ses chansons ici , on a dû faire des pirouettes et étudier au moins un peu le Schwyzertüütsch dans le plus classique des manuels, le célèbre « Grüezi mitenand » d’Arthur Baur qui, je crois, a dû passer entre les mains de n’importe qui a été en Suisse pour un temps.

Pour chercher, au moins, à faire rejaillir de ces textes incompréhensibles (même aux Allemands) l’authentique originalité de ce jeune qui, de jour, était un des avocats les plus réputés du Canton Berne et, de nuit, se transformait en auteur-compositeur anarchiste, anticlérical, sarcastique et sulfureux comme jamais la Suisse n’en avait eu, et n’en aura probablement jamais plus. Certes, c’étaient des années un peu spéciales, lorsque même la Suisse pouvait aimer quelqu’un qui chantait les choses que chantait Mani Matter ; ou peut-être, qui sait, il arrive aux mauvaises consciences de vouloir se laver un peu la conscience. En somme, après des années, nous tentons d’essayer de traduire l’une ou l’autre chanson de Mani Matter.

Comme celle-ci, peut-être sa plus célèbre, qui est un bon exemple de son style basé sur le paradoxe plus total. Mani Matter était effectivement un gros fumeur (comme tous les Suisses), et un beau jour, quand on allume l’éternelle cigarette avec une allumette, le bout se détache de la tête et tombe sur le tapis. Commence ici un infernal « effet boule de neige » (semblable à ce qui arriva une nuit à celui qui écrit, et sur lequel Lello Vitello écrivit une mémorable chanson qui à Mani Matter, peut-être, n’aurait pas déplu) : l’allumette met le feu au tapis, le tapis met le feu à la maison, la maison met le feu d’abord à tout le quartier et ensuite à toute la ville, les gens pètent les plombs dans les rues en cherchant le coupable, armés de fusil, éclate la révolte, il se tire même sur les conseillers fédéraux et intervient ONU avec les chars « pour sauver la paix même en Suisse » pendant que le conflit envahit le monde entier et l’humanité disparaît. Heureusement, Mani Matter avait ramassé l’allumette sur le tapis.

Entretemps, tant que durera cette irrésistible chanson, le même Mani Matter a le temps d’exercer sa mission : tourner en bourrique la Suisse et lui foutre des baffes pour neutraliser lesquelles il faudrait deux choses : ou l’enfermer, ou l’aimer. Cependant, quand il mourut dans ce maudit accident, je crois que ce fut une de ces rares occasions dans l’histoire où les Suisses se sont vraiment émus. Il restera par la force des choses un mythe local, Mani Matter. Il n’écrivait et ni ne chantait en anglais, et même pas en allemand normal. Cependant nous autres a le vice de vouloir comprendre quelque chose, pour ensuite l’offrir à qui le veut. [RV]

Deux mots à propos de la Marquise.

Je n’ai pas grand-chose à ajouter à ce commentaire de Riccardo Venturi, si ce n’est qu’il me paraît que la chanson de Mani Matter me rappelle furieusement une chanson française plus ancienne, mais qu’il a dû connaître, car elle est une des plus célèbres du répertoire et bien qu’elle date d’avant la guerre – celle de 40-45, elle est toujours connue et fredonnée aujourd’hui et par un grand nombre de personnes. Il me semble que le procédé est globalement le même : une série d’événements catastrophiques s’enchaînent en cascade. J’imagine que tu as déjà deviné de quelle chanson il s’agit…

Évidemment et moi aussi, dit Lucien l’âne, j’ai cette même impression et puisque tu ne l’as pas dit, je suis persuadé que tu penses à une chanson où un incendie finit par ravager un château et tuer la jument grise.

C’est bien à celle-là que je pensais, même si son fonctionnement est inverse et des plus paradoxaux : c’est l’événement le plus grave (la ruine et le suicide du marquis) qui finit par déclencher l’incident – somme toute – mineur de la mort de la jument, en passant par l’incendie du château tout entier. Cette chanson-là, c’est « Tout va très bien, Madame la Marquise »; quand on l’écoute comme ça, elle est en apparence frivole ; mais elle était elle aussi porteuse d’une ironie de Cassandre et annonçait à sa manière la mécanique effroyable qui quelques années plus tard allait broyer plusieurs dizaines de millions d’humains.

Ainsi Parlaient Marco Valdo M.I. et Lucien Lane.
J’AI ALLUMÉ UNE ALLUMETTE

J’ai allumé une allumette
Pour allumer ma cigarette.
Et le feu a pris
Le feu mangeait déjà le bois et puis
Alors, le bout s’est détaché
Et est tombé sur le tapis.
Il s’en est fallu de peu qu’il soit troué.

Ah, on ne sait ce qui peut arriver
Quand on ne fait pas attention,
Et pour une envie de fumer,
Un tapis, c’est un peu coûteux,
Ensuite, du tapis, le feu
Brûlera toute la maison,
Et puis, allez savoir ce qui pourrait se passer.

L’incendie s’étendra à tout le quartier,
Et alors viendront les pompiers
Qui se mettront au milieu de la rue
Avec le tuyau de l’autopompe
Vont lancer de l’eau
Et ça ne servira à rien
Et toute la ville brûlera, sans défense

Et les gens vont sortir de chez eux
Angoissés pour leurs affaires,
Pensant que quelqu’un devait avoir mis le feu,
Et tous, furieux, prenant leur fusil militaire
S’en vont hurlant : Qui est le coupable ?
Tout le pays en tumulte,
Tirera même sur les députés à la tribune.

L’ONU enverra de suite
Et même ceux du camp opposé
Pour sauver la paix en Suisse,
Des soldats avec leurs blindés
Et tout, cela s’étendra
À l’Europe et à l’Afrique.
Ce sera une guerre mondiale et l’humanité disparaîtra.

J’ai allumé une allumette
Et le feu a pris
Pour allumer ma cigarette.
Le feu mangeait déjà le bois et puis
Alors, le bout s’est détaché
Et est tombé sur le tapis.
Heureusement, je l’ai ramassé.

inviata da Marco Valdo M.I. - 28/1/2016 - 21:30




Lingua: Ceco

Versione ceca di Jan Řepka
(trascritta all'ascolto da Stanislava Šebková, da questo video:)

ZÁPALKA

Jemně zápalku jsem zažeh', hned byl plamen na světě,
však běda, přiložil jsem ji cufíl k cigaretě
a dřív než chytit jsem ji stih',
upadla mi na tepich,
jó oheň, ten je lépe míti na očích.

Všichni víte, co hrozí, je-li plamen při chuti,
to i více nežli cigaretku s gustem pohltí
to od koberce vžum
rychle chytne celý dům
a než se naděješ, už hoří střecha sousedům.

A hned je požár v celé čtvrti, sirény zní ulicí
a hasičské sbory se řítí a táhnou hadici
však ať hasí jak hasí,
marně s ohněm zápasí,
celé město mu je málo, více žádá si.

Všude zmatek, všichni mají o majetek obavy,
už by žháře žalovali a armády volali,
každý ptá se, kdo to byl,
kdo ten požár založil,
ba že exemplárně zastřelit by zasloužil.

By zachráněn byl v Bernu mír, vstoupí do hry OSN,
a jak ta jiskra skáče, záhy zbrojí všichni proti všem
a oheň polyká v mžiku
Evropu i Afriku,
až v světové válce celé lidstvo dojde zániku.

Jemně zápalku jsem zažeh', hned byl plamen na světě,
však běda, přiložil jsem ji cufíl k cigaretě,
a dřív než chytit jsem ji stih',
upadla mi na tepich,
ještě že jsem ji na poslední chvíli zdvih'.

inviata da Stanislava - 3/4/2017 - 20:02


Scusa Stanislava, se mi sono permesso di...ripristinarti per un paio di volte nome e cognome "coll'òva", anzi coll'ová per dirlo nach Florenzdorfer Art; probabilmente le traduzioni di Jan Řepka non erano presenti da nessuna parte, e mi sembra un po' giusto decretartene il merito!

Riccardo Venturi - 3/4/2017 - 21:02



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