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Henry Martin

anonimo
Lingua: Inglese

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Henry Martin nella classica interpretazione di Joan Baez.


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Traditional Scottish Ballad, 18th century

hmartin


Ancor prima di introdurre le vicende storiche di questa ballata, che sono lunghe e complesse, il suo inserimento ci dà lo spunto per qualche breve considerazione sulla natura di una « canzone contro la guerra », specialmente se di questo genere e di questa epoca. Perché « Henry Martin » è una ballata, e tra le più famose e celebrate, di pirati. Una ballata piratesca è già presente nella nostra raccolta, vale a dire Le Grand Coureur, ed alla relativa introduzione rimandiamo per molte osservazioni che possono valere anche per la presente ballata ; ma, a differenza della « chanson à vire » bretone, in « Henry Martin » non c’è assolutamente niente di giocoso o di ironico. Fa parte di quelle composizioni popolari, limate dal tempo e dalla tradizione orale, che ancora riescono a preservare in tutta la sua crudezza quella che doveva essere veramente la vita della pirateria e della guerra di corsa. Anch’essa, quindi, come molte altre antiche ballate o canzoni di tutte le epoche e di tutti i paesi, più una canzone « dentro » la guerra che « contro » la guerra ; ma tale nostro punto di vista dovrebbe essere noto a tutti i frequentatori del sito. Una canzone non è e non può essere « contro la guerra » soltanto quando esprime chiaramente sentimenti antimilitaristi, o pacifisti, o di condanna verso il principale flagello dell’umanità ; una canzone, e qualsiasi altro componimento in prosa o in versi, riesce a suscitare sentimenti e sensazioni di ripulsa e di opposizione anche quando mostra chiaramente, sfrondato di ogni « romanticismo » (o romanticheria) quel che la guerra è, e come vivevano o vivono coloro che, quasi sempre costretti, si trovano a doverla fare per qualche motivo. In questo senso è perfettamente comprensibile l’inserimento della traduzione finlandese di « Henry Martin » (intitolata « Merille Rosvoamaan », cioè « Andando pirati per mare ») da parte dei Tarujen Saari nel loro ultimo album, « Sota Kirottu ! », interamente dedicato, come mi scrive Kaisa Saari, alla visione e all’opposizione alla guerra con canzoni spesso molto antiche. « Henry Martin » è stata da loro considerata, e a ragione, una canzone contro la guerra, e questo ci ha fatto decidere ad inserirla anche nelle CCG (cosa che, a dire il vero, « covava » già da diverso tempo).

Le vicende storiche di « Henry Martin » sono tra l’altro (e come spesso accade per le ballate tradizionali) complesse, ed anche un po’ insolite. Si tratta in realtà di una ballata che rappresenta la derivazione e la stilizzazione di un’altra, ben più lunga, che narra (dettagliatamente) un ben preciso avvenimento storico e figure realmente esistite : Sir Andrew Barton (Child #167). La ballata originale, con tutta probabilità seicentesca, narra di un vero corsaro scozzese vissuto nel secolo ancora precedente, e che trovò la morte in mare per mano degli inglesi nel 1566. Si tratta di un componimento popolare, di sterminata lunghezza per una ballata, che nell’ottica della tradizione orale non poteva che dare adito a rielaborazioni, riduzioni e, soprattutto, stilizzazioni nelle quali la coscienza storica degli eventi viene persa. Un componimento impregnato di spirito cavalleresco che ci riporta ad epoche ancora precedenti (con gli onori riservati « post mortem » al corsaro dal Re d’Inghilterra in persona, peraltro davanti alla sua testa mozzata esibita a corte), che, questo sì, difficilmente potrebbe trovare spazio in una raccolta come la nostra. Giustamente celebri sono due strofe che rappresentano forse la massima espressione dell’indomito coraggio e della dignità del combattente pur ferito a morte :

"Ffight on my men," sayes Sir Andrew Barton,
"I arm hurt, but I am not slaine;
I'le lay mee downe and bleed a-while,
And then Ile rise and ffight againe.

"Ffight on my men," sayes Sir Andrew Bartton
"These English doggs they bite soe lowe;
ffight on for Scottland and Saint Andrew
Till you heare my whistle blowe!"


Le vicende della stilizzazione di tale ballata storica nel suo « offspring », « Henry Martin » (si noti comunque la chiara assonanza del nome del corsaro con quella del suo originale storico) non sono e non possono essere ovviamente note. Quel che ne risulta è una delle più potenti ballate di argomento piratesco e marinaro, ma anche uno spaccato assolutamente esatto della reale vita di antichi combattenti del mare, e dei motivi che ad essa potevano spingere (dalla prima strofa se ne intuisce chiaramente uno : la povertà dei tre fratelli, che ne spinge il minore ad intraprendere qualcosa che lo porterà sicuramente a morte prematura). La derivazione di « Henry Martin » da « Sir Andrew Barton » risulta però ancora chiarissima, anche da alcune versioni importate nel Nuovo Mondo in cui il protagonista risulta chiamarsi Andrew Bordeen o « Andy Bardan ». Tali antiche versioni americane rappresentano quindi la fase intermedia tra la ballata tradizione e la sua ultima stilizzazione, che qui riproduciamo anche perché è quella che è stata maggiormente interpretata da artisti di fama mondiale, come ad esempio Joan Baez nel suo « Ballad Book ». Ma un po’ tutti vi si sono cimentati.

There were three brothers in merry Scotland
In merry Scotland they were three
And they did cast lots which of them should go,
should go, should go
For to turn robber all on the salt sea

The lot it fell first upon Henry Martin
The youngest of all the three
That he should turn robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain his two brothers and he

He had not been sailing but a long winter's night
And part of a short winter's day
When he espied a rich lofty ship
lofty ship, lofty ship
Come a bibbing down him straight away

"Hullo, Hullo!", cried Henry Martin
"What makes you sail so nigh?"
"I'm a rich merchant ship bound for fair London town,
London town, London town
Would you please for to let me pass by?"

"O no, o no", cried Henry Martin
"That thing it never could be;
For I have turned robber all on the salt sea,
the salt sea, the salt sea,
For to maintain my two brothers and me."

"So lower your topsail and brail up your mizzen
Bring yourself under my lee
Or I shall give you a full cannonball,
cannonball, cannonball,
And your dear bodies drown in the salt sea."

Then broadside and broadside and at it they went
For fully two hours or three
Til Henry Martin gave to her the death shot,
the death shot, the death shot,
Heavily listing to starboard went she

The rich merchant vessel was wounded full sore
Straight to the bottom went she
And Henry Martin he sailed away
sailed away, sailed away,
straight and proudly all on the salt sea

Sad news, sad news to old England came
Sad news to fair London town
There was a rich vessel and she's cast away,
cast away, cast away,
And all of her merry men drown'd.

inviata da Riccardo Venturi - 2/12/2005 - 15:26



Lingua: Italiano

Versione italiana di Riccardo Venturi
2 dicembre 2005
HENRY MARTIN

C’eran tre fratelli nell’allegra Scozia (*),
in Scozia ce n’eran proprio tre
e tirarono a sorte chi di loro dovesse partire,
dovesse partire, partire
e diventare un pirata sul mare salato.

Per primo fu tirato a sorte Henry Martin,
che era il più giovane dei tre,
perché diventasse un pirata sul mare salato,
sul mare salato, salato
per mantenere i suoi due fratelli e sé.

Non aveva navigato che una lunga notte
e una parte di un breve giorno d’inverno (**)
quando si accorse d’una ricca e altera nave,
ricca e altera nave, altera nave
che gli veniva incontro rollando.

« Ehi, ehi ! », gridò Henry Martin,
« Come mai ci navigate così dappresso ? »
« Siamo un ricco mercantile diretto alla bella Londra (***),
bella Londra, bella Londra,
volete esser così gentili da farci passare ? »

« Eh no, eh no ! », gridò Henry Martin,
«’Sta cosa proprio non s’ha da fare,
perché son diventato pirata sul mare salato,
sul mare salato, mare salato
per mantenere i miei due fratelli e me. »

« Quindi ammainate la vela di gabbia e la mezzana,
e mettetevi sottovento ;
oppure vi beccate una bella cannonata,
cannonata, cannonata,
e i vostri amati corpi affogheranno nel mare salato. »

E allora si affiancarono buttandosi all’arrembaggio
per due ore buone o forse tre,
finché Henry Martin non le diede un colpo mortale,
un colpo mortale, mortale,
e la nave s’inclinò pesantemente a dritta.

Il ricco mercantile ricevette una grave ferita,
colando dritto a picco,
mentre Henry Martin se ne ripartiva
se ne ripartiva, se ne ripartiva
fiero e in avanti, sul mare salato.

Tristi notizie, tristi notizie nella vecchia Inghilterra,
tristi notizie giunsero alla bella Londra.
C’era una ricca nave, e ora è andata perduta,
andata perduta, perduta,
e tutti gli uomini a bordo sono annegati.
Note alla traduzione.

(*) Le ballate popolari sono ricchissime di tali denominazioni standardizzate, dei veri e propri luoghi comuni del tutto privi di senso. Così, ad esempio, la Scozia è sempre "allegra" (merry Scotland). E' una denominazione che si ritrova in decine di ballate.

(**) Altro tipico "topos" stilistico delle ballate che intende rendere lo svolgimento di un viaggio, per terra o per mare. Fa parte del "tessuto connettivo" tipico di ogni componimento popolare.

(***) Altra denominazione standardizzata: la "bella Londra" (fair London, fair London town). Qui l'aggettivo "fair" ha ancora l'antico significato di "bello" (confronta, ad esempio, l'islandese "bello, avvenente").

2/12/2005 - 15:45



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