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La Ballata del milite ignoto

I Gufi
Lingua: Italiano

Lista delle versioni e commenti


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La ballata del migrante ignoto
(Tj DJ)
Lutaremos, meu amor
(Manuel Freire)
Siamo gli evasi
(Fred Buscaglione)


I Gufi furono gli interpreti più noti di questo brano, che in realtà fu scritto da uno di loro (Lino Patruno) insieme a Walter Valdi.

Sacello Milite Ignoto Roma


La tradizione del “milite ignoto”, o “soldat inconnu”, nacque in Francia, ma fu ripresa immediatamente in altri paesi tra i quali l'Italia. Tra i caduti della I guerra mondiale che erano rimasti senza un nome, ne fu scelto uno che fu trasportato solennemente per tutto il Paese e poi tumulato nell'Altare della Patria” a Roma.

da "Non spingete scappiamo anche noi" (1969)


Non spingete, scappiamo anche noi (1969)
Testi di Luigi Lunari - Musiche di Lino Patruno

Non spingete scappiamo anche noi


La storia che tra poco - Io sono un generale - Io sono un generale (L'arrivo delle reclute) - Non creder che sia l'abito - Tempo di Berceuse (Qui siamo sepolti per sempre) - La Ballata del milite ignoto - Autoradiomanovre di Primavera - Era Natale - La Piccola Vedetta Lombarda - Non spingete, scappiamo anche noi - Alla mattina quando spunta il sole - Cento e cento soldatini - La mia battaglia l'è al sabato sera - Ave Maria - Contadini dell'Estremo Oriente - Canzone della Libertà - Risotto Militare

Non mi ricordo in quale guerra
in quale cielo in quale mare
o forse era un palmo di terra
che io dovevo conquistare.
Una bandiera sventolava
ma non ricordo più il colore
quel giorno mi toccò morire
non mi ricordo più per chi.
Ricordo solo il mio primo amore
ch'era lontano ad aspettare
e che piangeva lacrime amare
il giorno ch'io partii per non tornare più.

Ero vestito da soldato
ma il resto l'ho dimenticato
non so neppure più il colore
della mia pelle quale fu.
Non so in che tempo son vissuto
non so se ho vinto o se ho perduto
so che ho gridato per l'onore
ma non ricordo più di chi.
Ricordo solo il mio primo amore
ch'era lontano ad aspettare
e che piangeva lacrime amare
il giorno ch'io partii
per non tornare più.

Sulla mia tomba non c'è nome
io stesso l'ho dimenticato
c'è un monumento di granito
ed un elmetto da soldato.
Ci sono scritte tante parole
ma non so più il significato
e c'è una fiaccola che brucia
e che per sempre brucerà.
Che bruci solo per il mio amore
ch'era lontano ad aspettare
e che piangeva lacrime amare
il giorno ch'io partii per non tornare più.

inviata da patchinko - 24/3/2005 - 20:01




Lingua: Francese

Version française – La Ballade du soldat inconnu – Marco Valdo M.I. – 2008
Chanson italienne – La Ballata del milite ignoto – Gufi – 1969


Les Gufi (Hiboux) furent les interprètes les plus connus de ce morceau, qui en réalité fut écrit par un d'eux (Lino Patruno) en collaboration avec Walter Valdi.

À propos du soldat inconnu, il y a une série de chansons , dont au moins deux en français qui se rapportent à ses amours et tout particulièrement, à sa veuve. Une que l'on trouve sur ce site. L'autre, de Michel Noirret qu'il faudrait bien retrouver un jour.
Ainsi parla Marco Valdo M.I.
LA BALLADE DU SOLDAT INCONNU

Je ne me souviens pas dans quelle guerre
Dans quel ciel, sur quelle mer
ou peut-être était-ce un lopin de terre
que je devais conquérir.
Un drapeau flottait
mais je ne me rappelle plus sa couleur
Ce jour où il m'advînt de mourir,
je ne me rappelle plus pour qui.
Je me souviens seulement de mon premier amour
qui m'attendait au loin
et qui pleurait des larmes tendres
le jour où je partis pour ne plus revenir.

J'étais habillé en soldat
mais j'ai oublié le reste,
je ne sais plus quelle fut
la couleur de ma peau.
Je ne sais à quelle époque j'ai vécu.
Je ne sais si j'ai vaincu ou si j'ai perdu,
Je sais que j'ai crié pour l'honneur
mais je ne souviens plus de qui .
Je me souviens seulement de mon premier amour
qui m'attendait au loin
et qui pleurait des larmes tendres
le jour où je partis pour ne plus revenir.

Sur ma tombe, il n'y a pas de nom,
même moi, je l'ai oublié.
Il y a un monument de granit
et un casque de soldat.
Il y a plein de mots écrits
mais je ne sais plus ce qu'ils signifient
et il y a un flacon qui brûle
et qui pour toujours brûlera.
Qui brûle seulement pour mon amour
qui m'attendait au loin
et qui pleurait des larmes tendres
le jour où je partis pour ne plus revenir.

inviata da Marco Valdo M.I. - 24/11/2008 - 15:47


Si potrebbe inserire in Canzoni d'amore contro la guerra

DonQuijote82 - 24/5/2011 - 13:55




Lingua: Italiano

Qui siamo sepolti per sempre

Un pezzo in prosa di Luigi Lunari che introduceva "La ballata del milite ignoto".
QUI SIAMO SEPOLTI PER SEMPRE

1^Lettore

Qui siamo sepolti per sempre, e per noi il mondo si è fermato quel giorno. Qualcuno ci ha pianto, qualcuno ci ricorda ancora. Ma a pochi passi da qui, a pochi passi da dove, dicono gli altri, riposiamo in pace, le automobili sfrecciano sulle grandi strade asfaltate, i bambini irrequieti al finestrino di dietro, il canotto rosso o gli sci, sul tetto.
Qualcuno scorge, discreto dietro i pini, le siepi, mille croci bianche, un cimitero militare, pensa, quanti morti... poi via, un colpo d'acceleratore, verso il week-end.

2^ Lettore

Sulla mia croce non c'è scritto niente. Al mio corpo carbonizzato sotto un carro armato, nessuno ha saputo dare un nome. Esaminate le scarpe, unico elemento riconoscibile, mi hanno definito "Unidentified Britisch Soldier" soldatro inglese non identificato; invece facevo parte della Warmacht, il mio nome è Richard Bruher - Berlino; le scarpe, le mie erano rotte, le avevo rubate a un morto: dovevano solo tenermi i piedi al caldo. Invece, grazie a loro, eccomi qui, anch'io per sempre, assieme ai vincitori.

3^ Lettore

Il mio nome è Jan Casensky, un'alfa, un'omega, e due date, tra quelle date vent'anni. La guerra mi ha travolto sbattendomi dalla mia Polonia a quest'Italia che avevo sempre creduto piena di sole, di canti e di fiori e che ho visto in un terribile autunno pieno di pioggia e di fuoco. Sono morto un giorno, novembre, colpito da una bomba per caso: sono vissuto senza avere il tempo di capire, sono morto senza avere il tempo di accorgermene.

4^ Lettore

Charlie Wright è il mio nome, ma siccome ridevo sempre mi chiamavano "Smily". Sono nato sulle rive del Mississipi ed ero un povero negro trattato a calci e a sputi dai bianchi del mio paese. Ma un giorno un uomo bianco venuto da Washington mi ha detto "Basta, siamo tutti uguali, siamo tutti fratelli, quale che sia il colore della nostra pelle. Vieni con noi, fratello negro!". Io sono andato e ... ragazzi, era vero! Io viaggiavo con i bianchi, marciavo con i bianchi, ho avuto l'onore di morire con i bianchi... Io, Charlie Wright detto Smily, povero negro nato sulle rive del Mississipi e morto sull'argine di un fossato senza nome, un giorno di marzo, in Italia.

1^ Lettore

Queste le nostre voci, che insieme a mille altre, gli alberi, i grilli, la luna sentono la notte. E un giorno le croci cadranno e si confonderanno con la terra, e con la terra si confonderanno le ossa che ancora non riposano in pace. Sui prati verranno i bambini e tra le tante domande dell'infanzia, forse, anche queste: "Papà, che cos'è la guerra?" E allora a spiegare che un tempo ma tanto, tanto tempo fa, gli uomini si... si ammazzavano, si schieravano gli uomini di una tribù, di una città, di uno stato, "Che cos'è uno stato?", o di un continente, di fronte agli uomini di un'altra tribù di un'altra città, di un altro stato, di un altro continente, e con i fucili, "Che cosa sono i fucili?", e con i cannoni "Che cosa sono i cannoni?", e con le bombe "Che cosa sono le bombe?", ... e, ... e si ammazzavano, e questa è la guerra, "Si... ma perché papà, perché". E noi allora faremo silenzio e staremo attenti e forse allora sapremo anche noi, finalmente... perché!

4/11/2013 - 11:01



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