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La capannuccia

Riccardo Marasco
Lingua: Italiano (Toscano Fiorentino)

Lista delle versioni e commenti


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[1973]
Testo e musica di Riccardo Marasco


Riccardo Marasco e la sua incredibile e celebre chitarra-lyra.
Riccardo Marasco e la sua incredibile e celebre chitarra-lyra.



Come è noto, le CCG ogni tanto si concedono qualche apparente excursus. Lo facciamo qui volentieri con questa esilarante canzone di Riccardo Marasco, decisamente "poco ortodossa" dal punto di vista spirituale, tratta dall'album "Il Porcellino" (il titolo non ha niente di malizioso: si riferisce infatti a uno dei più noti monumenti popolari fiorentini, la statua bronzea del "Porcellino" [in realtà un cinghiale] di Pietro Tacca, sita presso la loggia del Mercato Nuovo).
Un excursus apparente, dicevamo; immaginatevi la cosiddetta "Terra Santa", ovvero la Palestina e il Medio Oriente, quella terra sacra alle tre grandi religioni monoteistiche. Talmente sacra, che le suddette tre religioni non perdono nessuna occasione, da sempre, di farvisi sanguinosa battaglia; e così quella presupposta "terra di pace" è in realtà uno dei principali teatri bellici del pianeta. Ci sarebbe quasi da augurarsi che le "tre grandi religioni" se ne andassero una buona volta un po' più in là, o semplicemente si togliessero di mezzo definitivamente, perché quella povera terra martoriata avesse finalmente e davvero un po' di pace...
In quella terra, si dice, duemila anni fa circa nacque un tizio anch'egli "venuto a portare la pace"; lo si è visto, poi, nel corso dei secoli quali e quanti capolavori di pace siano stati compiuti in suo nome. La leggenda della sua nascita, altresì detta "Natale", è qui...liberamente reinterpretata da Riccardo Marasco, dove la natività è preceduta dal consueto mercatino che ci ricorda quale e quanto ben altro mercato si stia facendo attualmente di quella festa "religiosa"; però, negli ultimi due versi, l'autore svela i suoi veri intenti i quali sono perfettamente "in tema" con la natura del nostro sito.

NB: La canzone si deve immaginare cantata in fiorentino, con tutte le sue "c" aspirate (che non sono state rese nella grafia). Seguono alcune note esplicative per i termini più ostici per i non fiorentini, e i non toscani in genere.

Riccardo Venturi.
In quella capannuccia
laggiù n'i' Medioriente,
i' ventiquattro sera
'e c'era un fottìo di gente.

L'è pien di bancarelle
che vendan d'ogni cosa:
croccanti, torroncini,
semi, lupini a iosa.

"Compràtelo i' mi' migliaccio!" (1)
'e grida i' barroccino:
"L'ho càrda la pattona (2),
ciò i' pandiramerino!" (3)

"Chi vòle le bruciate? (4)
Son càrde le ballotte! (5)
O palle, gira a i' largo
che tu me l'ha' già rotte!"

"I' duro (6) chi me lo piglia?
O donne, c'è i'trippaio!"
Carte, cartocci, bucce,
l'è un gran tatananàio (7)!

Chi vòle i brigidini (8)
Chi vòle i' buccellato (9),
Chi si domanda attorno:
"Ma, scusi, 'unn'ha infornato...?"

Chi va ciucciando hascìsce,
le gomme americane,
"Stia fermo, giovinotto...
La 'un spinga colle màne..!"

A mezzanotte in punto
s'aspetta il lieto evento,
speriamo 'un faccia tardi
perché qui tira vento.

Io 'e vengo tutti gli anni,
'e un posso farne a meno,
vedé' qui' be' bambino
sopra un ballin di fieno.

Io...mi commòvo facile,
scoppiavo sempre in pianti;
quest'anno, pe' conforto,
mi so' portato i' Chianti.

Fra questo cicaleggio
forte mugghisce i' bue:
"Muuuuuuuuuuuu.....!
Sarà che so' briaco,
Ma qui 'e n'è nati due!"

I quattro evangelisti
son presi da sgomento:
"S'ha tutto da rifare
I' novo testamento!"

Un testamento novo
edito da Feltrinelli
che narri vita e morte
di questi due gemelli.

Però 'e 'un sarà un gran male,
'e un muta la dottrina,
pensa un po' che bordello
se l'era una bambina.

E quindi, pigia pigia,
vola la santa notte,
e l'arabi e l'ebrei
tornano a dàssi botte.
NOTE AL TESTO:

(1) I migliacci sono a rigore delle frittelle di sangue di maiale con zucchero e canditi, da mangiarsi caldissime (a Firenze sono dette anche "roventini"). Però, spesso, "migliaccio" è sinonimo di "castagnaccio".

(2) Polenta bollita. Spesso si mangia in un piatto con il latte.

(3) Pandolce fiorentino all'olio e rosmarino.

(4) Caldarroste.

(5) Castagne lessate.

(6) Il "duro di menta", ovvero il bastoncino di zucchero caramellato alla menta. Solo per denti robusti.

(7) Confusione, casino.

(8) I dolci tipici di Lamporecchio (Pistoia): sfogliatine di mais o di grano aromatizzate all'anice.

(9) Altro tipo di pandolce tipico fiorentino.

inviata da Riccardo Venturi - 16/3/2005 - 14:32


Riascoltandola dal video mi pare che il testo sia un po' diverso da come riportato (e non vengono cantate due strofe). Ne esistono due versioni?

P.S. Giorgio l'indirizzo per il download che hai postato non mi funziona (Access Denied)

Lorenzo - 19/7/2011 - 09:26


Purtroppo non è sempre facile ricavare l'embed o il link diretto. Proviamo con la pagina web e il suo stream. Dopo l'ascolto dovrebbe funzionare anche il link che ho postato..
La capannuccia

giorgio - 19/7/2011 - 12:46



Addio a Riccardo Marasco

Marasco


Riccardo Marasco. L’ultimo dei grandi stornellatori, memoria storica e musicale di una Firenze dai valori antichi e dallo spirito ironico e profondo, aveva appena compiuto 77 anni e un anno fa aveva festeggiato la cifra tonda di 50 anni di carriera. Il “toscanaccio” con la chitarra-lira è morto per cause naturali e lascia tre figli e la moglie Maria Virginia, conosciuta il 4 novembre del 1966, il giorno dell’alluvione – entrambi Angeli del fango, s’incontrarono in via Mazzini – da cui nacque la più famosa delle sue canzoni insieme a Teresina, La Lallera, La Wanda: l’Alluvione ovviamente.

Il Corriere Fiorentino

CCG Staff - 19/12/2015 - 00:29



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