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Drones in the City

Gruff Rhys
Language: English


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[2018]
Lyrics and music / Testo e musica / Paroles et musique / Sanat ja sävel :
Gruff Rhys

Album: Babelsberg




Forze armate contro profughi

Il 5 Giugno 2021 un drone turco ha preso di mira un asilo di bambini nel campo di Makhmour, nell’Iraq del nord. Sono rimasti uccisi 3 profughi e due feriti. Erdoğan ha dichiarato: “Per noi la questione di Makhmour è importante quanto quella di Qandil. Perché? Perché Makhmour è quasi diventato l’incubatore di Qandil….Se non interveniamo questo incubatore continuerà a produrre [terroristi]….”
Un’altra perla dello stesso figuro ad Aprile 2021 è stata la seguente: “Se le Nazioni Unite non fanno pulizia in questa zona, allora ce ne occuperemo noi”.

In precedenza le forze armate turche avevano sferrato un’offensiva protrattasi qualche mese, l’operazione Artiglio d’aquila / Pençe-Kartal Operasyonu iniziata il 15 giugno 2020. L’ obiettivo principale erano i rifugi del PKK nei monti Qandil,in territorio iracheno al confine con l’Iran; l’attacco fu coordinato con gli iraniani che contrastavano i ribelli curdi del PDK-I. Altri obiettivi sono stati i villaggi ezidi a Sinjar e il campo profughi di Makhmour. Non era mai accaduto sino ad allora che venisse bombardato un campo profughi.


Campo profughi di Makhmur. Curdi ignorati

Campo profughi Makhmur in Iraq: 35°45'25"N 43°36'25"E, un centinaio di km a sudest di Mosul, una settantina a sudovest di Erbil.
Il Botan é una regione nella Turchia sud-occidentale al confine con Siria e Iraq, popolata da curdi, teatro della resistenza curda del PKK. Per i curdi è Kurdistan Bakur, cioè Kurdistan del Nord. Prende il nome dal fiume che la attraversa, un affluente del Tigri. Deforestata in parte dall’esercito turco per snidare i “terroristi” del PKK e i fiancheggiatori, decine di villaggi furono rasi al suolo già negli anni ’80. Gli abitanti si riversarono dapprima nelle cittadine. Tra il 1986 e il 1999 l’esercito turco effettuò una campagna di evacuazioni forzate nella regione culminate talvolta in incendi dei villaggi di montagna. Una cifra impressionante: si parla di circa 3500 villaggi. Tra maggio e novembre 1994, dopo un’ennesima repressione dell’esercito e dell’ antiterrorismo turco, 12mila curdi abbandonarono i villaggi principali di Hilal, Mijin, Gundik Remo, Spindarok, Gundikê Melê, Nirevh e di Cizre. La colonna si diresse verso l’Iraq attraverso i valichi montuosi coperti di neve. Durante la marcia si contarono 300 morti e 600 feriti, colpiti dalle bombe o dalle mine o assiderati. Dopo un’odissea di 4 anni, sballottati dal campo di Atroush, chiuso dietro pressioni turche, ad Ain Sifni, evacuato a causa dei combattimenti tra PKK e KDP, a Sheikan, abbandonato per il divieto del KDP all’UNHCR di provvedere all’assistenza, trovarono finalmente riparo a Makhmur nel 1998 sotto il patrocinio dell’ UNHCR. L’Onu ottenne dall’Iraq il terreno per ospitare i profughi curdi. Da allora sono seguite altre vicissitudini.

Makhmur è oggi una comunità autogestita che conta circa 13mila abitanti, di cui 3.500 bambini. All’inizio la sopravvivenza era un’incognita. I bambini morivano morsicati dai serpenti o dagli scorpioni di cui era infestato il suolo arido. La chiamavano la “valle della morte”. La determinazione dei curdi ha avuto la meglio. Hanno dissodato intensamente il terreno, hanno piantato alberi, hanno praticato l’allevamento. Tre anni fa si sono dotati di una rete idrica tra tante difficoltà. Sono presenti le scuole sino alle superiori. La tendopoli degli anni iniziali è stata soppiantata da costruzioni prevalentemente in muratura.
L’aspetto più importante da rilevare è la democrazia partecipata della comunità. Gli organi di autogestione principali sono due assemblee: l’Assemblea del popolo e l’Assemblea delle donne. La struttura amministrativa si basa su comitati, salute, istruzione, economia etc. i cui rappresentanti fanno parte dell’Assemblea Popolare. Anche i quartieri hanno la loro assemblea che riporta all’Assemblea popolare. Questa conta 131 membri di cui 31 formano il comitato di controllo. La presidenza è affidata a due co-presidenti, un uomo e una donna. Il campo è suddiviso in 5 zone, ogni zona in 4 quartieri. In ogni quartiere c’è un orto e un frutteto comune.
Il campo ha dovuto fronteggiare con notevoli difficoltà anche gli attacchi dell’Isis. Dal 2019 l’UNHCR si è ritirata. Il governo regionale curdo iracheno ha imposto l’embargo dopo che a Erbil è stato ucciso un diplomatico turco. Nessuno può entrare o uscire dal campo che viene additato come una base controllata dal PKK. Molti residenti hanno perso il lavoro a causa dell’embargo.


I droni nell’Iraq del Nord

Le forze armate turche hanno notevolmente affinato le tattiche di annientamento dei curdi oltre confine. I droni dal 2018 hanno progressivamente sostituito gli F-16 negli attacchi contro i ribelli (“terroristi” nelle vulgate turca e iraniana) del PKK e del PDK-I stanziati in Iraq. Fanno un uso massiccio dei droni per la sorveglianza continua H24 del territorio.
Il protagonista visibile delle missioni di morte è sempre lui, il killer impiegato con analogo successo omicida nel conflitto azero-armeno e in Libia: Il Bayraktar TB2, equipaggiato con 4 razzi , minibombe a guida laser e missili anticarro. In realtà sarebbe più appropriato parlare di un sistema integrato di offesa, basato su un centro autotrasportato, dati distribuiti, terminali remoti. Queste caratteristiche e il prezzo concorrenziale (nominale) di 5 milioni di US$ spingono un numero crescente di paesi a rivolgere l’attenzione sull’arma.
Per completezza di informazione occorre citare che anche gli iraniani fanno ampio uso di droni contro i ribelli nel nord dell’Iraq. Sono i modelli Qods Mohajer-6 e Shahed-129.
Sia il Bayraktar TB2 che lo Shahed-129 sono classificati dalla nomenclatura militare come UCAV MALE, acronimi di Unmanned Combat Aerial Vehicle e Medium Altitude Long Endurance.

Baykar, contrazione di Bayraktar Kardeşler / Fratelli Bayraktar è una società turca attiva nella produzione militare di sistemi avionici , soluzioni C4I ( Comando, Controllo, Comunicazioni, Computer, Intelligence ) per NCW ( Network Centric Warfare), sistemi di AI, velivoli a pilotaggio remoto tra cui il drone Bayraktar TB2 e la sofisticata stazione di controllo mobile Mobile YKİ.
Il drone è in grado di decollare ed atterrare in autonomia.
Il velivolo è stato realizzato utilizzando anche dei componenti essenziali di produzione canadese e inglese. Avendo riscontrato che i componenti erano stati usati nel conflitto del Nagorno-Karabakh, Canada e UK hanno cessato l’esportazione dei dispositivi sensibili verso la Turchia. La Baykar ha annunciato che è in grado di ovviare con la produzione in loco. La dichiarazione deve essere altamente attendibile se ha destato molte attenzioni. Infatti poco tempo dopo due giornalisti russi, tali Alexei Petrushko e il cameraman Ivan Malyshkin, sono stati “sorpresi” a curiosare e filmare una unità nel distretto di Esenyurt, nel centro RD di Baykar Savunma (individuabile con relativa facilità sulle mappe), accompagnati da un cittadino turco (altre fonti riportano azero, verosimilmente un abile doppiogiochista al servizio del MIT, controspionaggio turco). Dopo essere stati ospitati dalla polizia, sono stati rilasciati quattro giorni dopo dal tribunale competente.

Noto già in Libia per avere dato filo da torcere alle truppe del generale Haftar, il Bayraktar TB2 si è definitivamente imposto all’attenzione internazionale durante il conflitto del Nagorno-Karabakh. Ha giocato un ruolo essenziale facendo capovolgere le sorti a favore degli azeri. È riuscito ad eludere tutti i sistemi di difesa nemici, pare anche il sistema di difesa russo.
E siamo ben lungi dalla soglia terminale. È in fase avanzata di produzione il drone Akıncı / Razziatore (il nome è tutto un programma) della stessa Baykar. Non solo porta un payload, un carico letale, di 1.300 kg ( contro i 150 del Bayraktar) , è l’unico drone ad oggi in grado di lanciare un missile Cruise. Insomma il perimetro dei teatri di guerra si è ampliato, il potenziale delle strategie net-centriche è aumentato notevolmente con l’impiego diffuso dei droni e di conseguenza mutano con relativa rapidità le posture geostrategiche dei paesi della regione mediorientale. Inoltre questi sistemi di morte presentano un aspetto non secondario che innesca una spirale: contribuiscono parecchio a raddrizzare la bilancia commerciale nei paesi con un’economia semi-precaria. Insomma c’è da aspettarsi di sentire parlare sempre di più dei droni turchi.

Il recente articolo dà conto della situazione. La fonte più densa e aggiornata sui droni da combattimento, per quanto riguarda la stampa non specializzata, è il WSJ , ma occorre essere abbonati per leggere l’intero articolo che non lascerebbe indifferenti.
Uno degli ultimi trend di cui abbiamo notizia è la robotizzazione spinta degli UCAV. Saranno in grado tra non molto di decidere tempi e modalità di attacco in modo del tutto autonomo, senza intervento umano.
Quanto alla conclusione, tra una strage e la successiva, in una spirale che non conosce un punto terminale, rimane sempre più efficace la locuzione appioppata da AWS : droni di merda.
[Riccardo Gullotta]
Drones in the city
Sitting pretty in the sky above me
Drones in the country
Bear so differently to those in the city
And once it calls my name
I'll never see your face again

With all those
Drones in the city
Think to matters in the time
Watch all those drones in the city
Remember rosy times are near infinity
And when it takes my name
I know that life won't be the same
It's just those drones in the country
Bear so differently to those in the city

Drones in the city
Fuzzyless, no golden century
And once it takes me out
There's no element of doubt
It's just those drones
Drones…

Drones in the city
Buzzing sweetly in the airs around me
Drones in the city
On a sunny day you see them clearly
Drones in the city
Buzzing sweetly in the airs around me
Insects buzzing in my ears around me
Drones…
Drones…
Drones…
Drones…
Drones in the city

Contributed by Riccardo Gullotta - 2021/6/9 - 17:46



Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta
DRONI DI CITTÀ

Droni di città
Ben posizionati nel cielo sopra di me
I droni di campagna
Trasportano roba davvero diversa da quelli di città
E non appena mi chiamano per nome
Io non vedrò mai più il tuo volto

Con tutti quei
Droni di città
Pensa alle cose per tempo
Guarda tutti quei droni di città
Ricorda che i tempi rosei sfiorano l’immensità
E che quando prendono nota del mio nome
So che la vita non sarà più la stessa
Sono solo quei droni di campagna
Che trasportano roba davvero diversa da quelli di città


Droni di città
Ben distinti, niente secolo d'oro
E non appena mi danno appuntamento fuori
Non c'è alcun dubbio residuo
Sono solo quei droni
Droni…

Droni di città
Che volano basso dolcemente in aria attorno a me
Droni di città
In una giornata di sole li vedi nitidamente
Droni di città
Che volano basso dolcemente in aria intorno a me
Insetti che mi ronzano intorno alle orecchie
Droni…
Droni…
Droni…
Droni…
Droni di città…

Contributed by Riccardo Gullotta - 2021/6/9 - 20:40


Gianni Sartori - 2021/11/29 - 13:37


Riccardo Gullotta - 2021/11/29 - 23:20


TRAGEDIA DELLA MANICA: L’AGENZIA RUDAW RIPORTA LA TESTIMONIANZA DI UN SOPRAVVISSUTO CHE DENUNCIA IL MANCATO INTERVENTO DELLA GUARDIA COSTIERA (SIA INGLESE CHE FRANCESE)


La notizia, oltre che da qualche sito curdo militante, originariamente proveniva dall’agenzia Rudaw Media Network (Medyayî ya Rûdaw) solitamente ben informata e professionale. Oltre che in inglese, arabo e turco pubblica e trasmette sia in sorani che kurmani (due versioni della lingua curda). Tuttavia, operando in una situazione complessa, travagliata e non priva di contraddizioni interne in passato non era sfuggita a censure e restrizioni.


Se ciò era quasi scontato in Turchia (dove ancora nel 2017 era stato rimosso il canale televisivo della Rusaw), meno prevedibile nel Kurdistan siriano dove, ma è tutto da verificare e contestualizzare, avrebbe “diffamato” alcune formazioni politiche curde in quanto troppo critiche verso il PDK di Barzani (il partito curdo che governa il nord dell’Iraq). Come dicevo, si tratta di contraddizioni interne (“in seno al popolo”) su cui non è facile intervenire con cognizione di causa.

Blocco delle trasmissioni televisive (e sequestro delle attrezzature) anche in Iraq in quanto con le sue trasmissioni Rudaw avrebbe minato la “sicurezza sociale e la pace”.

Detto questo, va riconosciuto all’agenzia curda di essere intervenuta tempestivamente per raccogliere testimonianze dirette sulla recente tragedia del “mercoledì nero” (24 novembre 2021) costata la vita ad almeno 27 rifugiati (quelli accertati), tra cui donne e bambini, nel Canale della Manica.

Imbarcati su un vecchio gommone che con difficoltà avrebbe potuto trasportarne la metà, tentavano di raggiungere la Gran Bretagna provenendo dalle coste francesi. L’imbarcazione, evidentemente difettosa e inadatta alla navigazione, si era prima sgonfiata per poi lentamente affondare.

Un sopravvissuto intervistato da Rudaw ha denunciato che i rifugiati avevano ripetutamente chiamato i soccorsi sia britannici che francesi, ma invano. Non solo, erano stati sistematicamente rinviati dagli uni agli altri. Mentre gli inglesi sostenevano che il battello si trovava ancora in acque territoriali francesi, alla richiesta di aiuto rivolta alla Francia si sentivano dire di trovarsi già in quelle britanniche. Così come sembra fosse effettivamente (si presume per almeno cinque chilometri) anche se poi le correnti hanno trasportato i cadaveri degli annegati verso quelle francesi.

Il giovane scampato alla tragedia del mare è un curdo iracheno (così come diversi altri tra quelli imbarcati sul gommone), Mohammed Shekha Ahmad di 21 anni. Operaio, in Gran Bretagna andava per lavorare e guadagnare il denaro necessario per pagare un difficile intervento, un’operazione, alla sorellina malata rimasta in Iraq con la famiglia.
Insieme a un parente di due delle vittime (con le quali era rimasto costantemente in contatto telefonico) ha esplicitamente accusato la Guardia costiera inglese di aver ignorato gli appelli disperati delle persone sul punto di annegare.

Stando al suo racconto, il battello aveva cominciato a perdere aria mentre si trovavano ancora in acque francesi e la pompa per gonfiarlo ben presto si era bloccata. Ma i trafficanti di esseri umani (che già avevano obbligato, minacciandoli con le armi, tutti i rifugiati a salire su un solo gommone quando alla partenza l’altro era risultato inservibile) avevano voluto proseguire almeno per un’altra ora, fino a quando - pare verso le 2 e trenta del mattino del giorno 24 - il motore dell’imbarcazione si era spento.

E a questo punto nessuno era intervenuto in soccorso nonostante i naufraghi avessero comunicato la loro posizione sia ai francesi che agli inglesi. Entrambi, come già detto, sostenevano che l’imbarcazione si trovava nelle acque territoriali altrui.

Il 28 novembre l’agenzia Rudaw aveva inviato un messaggio di posta elettronica sia al ministero britannico degli Affari Esteri che alla Guardia costiera chiedendo se esistesse una registrazione degli appelli dei naufraghi, ma la risposta era stata lapidaria. Per il governo inglese l’incidente era avvenuto in acque territoriali francesi. Senza ombra di dubbio.

Secondo il curdo superstite nel gruppo dei rifugiati (più di una trentina) si trovavano almeno 15 curdi iracheni, quattro curdi iraniani, quattro o cinque somali, due egiziani e un vietnamita. Di altri ignorava l’origine. Numerose le donne, tra cui una bambina di tre anni.

Con un pulmino erano stati portati a Dunkerque nella serata di martedì 23 novembre imbarcandosi verso le ore 21 o 22. In teoria avrebbero dovuto sbarcare in Gran Bretagna verso le due del mattino successivo. Verso le una e trenta i primi problemi, come spiegava il parente delle due vittime rimasto in contatto - a quanto sostiene - fino al mattino del giorno 24. Quando il canotto ormai sgonfio ha cominciato ad andare alla deriva, i migranti immersi nell’acqua si sono tenuti aggrappati fra di loro fino al momento in cui - e comunque dopo che il sole era sorto ed erano ben visibili - le forze non li hanno abbandonati. Allertato da alcuni pescatori, un battello francese era intervenuto, ma la maggior parte dei naufraghi erano già morti e altri due sono deceduti all’ospedale. Al momento non tutti i corpi sarebbero stati recuperati.

A rendere ulteriormente fosco il dramma - e sempre stando alle notizie fornite dal parente di due delle vittime - nei pressi del canotto in difficoltà era transitata una nave diretta verso la Francia. Mentre alcuni dei migranti avrebbero voluto chiedere soccorso, altri avrebbero insistito per proseguire verso le coste britanniche.
Non solo, onde evitare di creare problemi ai loro parenti e amici in Gran Bretagna con cui erano stati a lungo in contatto telefonico (e che avrebbero potuto venir accusati di aver contribuito all’immigrazione clandestina), la maggior parte dei migranti a questo punto aveva già buttato in mare il telefono (come da prassi abituale prima di sbarcare e di essere fermati e perquisiti dalla polizia).

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2021/12/2 - 16:55


PER L'EUROPA DUE PESI E DUE MISURE: ACCOGLIENZA PER LE DONNE E I BAMBINI UCRAINI, MA ESPULSIONE E DEPORTAZIONE PER QUELLI CURDI

Gianni Sartori

Al mondo, appare evidente, ci sono profughi e profughi, rifugiati e rifugiati. Di serie A e di serie B (o anche C e via-via per tutte le lettere dell'alfabeto, gerarchicamente).

Se poi come Ghadamkheir Haghanizadeh sei anche una donna curda, peggio per te.

Qualche giorno fa, il 29 marzo, un video documentava in maniera inconfutabile la brutale violenza subita da una richiedente asilo curda (proveniente dal Rojhilat, di cittadinanza iraniana) in Danimarca, dopo che la sua domanda di asilo politico era stata rifiutata. Stando a quanto dichiarato da un responsabile della Rete per i diritti umani del Kurdistan (KHRN), la donna veniva ammanettata da una decina di poliziotti in borghese, malmenata e prelevata con la forza dal campo profughi di Avnstrup, insieme ai suoi due gemelli Yousef e Younes di dieci anni. Separata dal marito e dall'altro figlioletto di un anno, dopo sei anni trascorsi in Danimarca (vi era giunta con la famiglia nel 2015), il 30 marzo era stata caricata con i due bambini su un aereo a Copenaghen ed espulsa verso la Turchia. Da Istanbul avrebbe dovuto venir riportata in Iran.

Ma stavolta qualcosa sembra aver inceppato il meccanismo di espulsione e la donna con i suoi bambini è stata riportata in Danimarca nel giro di qualche ora. Sia per la sua vigorosa resistenza che per le urla dei bambini e le proteste degli altri passeggeri. E soprattutto per le ferite che si era autoinferta per protesta e che sanguinavano vistosamente.

Ghadamkheir Haghanizadeh, una curda Yarsani, sarebbe originaria di Sarpol-e Zahab (provincia di Kermanshah, nell'ovest dell'Iran).

Attualmente, nonostante la sua condizione psicologica sia stata giudicata preoccupante da un medico, la donna è ancora rinchiusa in un centro di detenzione mentre i due bambini sono stati riportati al campo profughi e restituiti al padre.

Gianni Sartori

Gianni Sartori - 2022/4/2 - 20:07



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