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Mediterraneo Ostinato

Stefano Saletti & Piccola Banda Ikona
Languages: Italian, Romance (Other) (Sabir)


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2021
Mediterraneo Ostinato
Mediterraneo

Stefano Saletti: vocals, chitarra battente, bouzouki, classic guitar, bodhran
Gabriella Aiello: vocals
Gabriele Coen: bass clarinet
Carlo Cossu: violin
Alessandro D'Alessandro: organetto
Mario Rivera: acoustic bass
Giovanni Lo Cascio: drums set
Arnaldo Vacca: tamburello

Questa nuova riflessione sul Mediterraneo abbraccia un mondo intero di immagini, sensazioni, suoni e parole, luoghi. Come e più che in passato, Stefano Saletti & Banda Ikona attraversano uno spazio sempre più denso, in cui non dobbiamo certo cercare i punti di riferimento, come si faceva un tempo, nello stupore e nella curiosità, quando si “contattava” la world music (quando si “contrattava”, allo stesso tempo, la sua forma, la sua definizione, la sua esistenza). Certo, volendo indugiare sullo stile, scopriremmo i modelli della compresenza, direi (con sincero appagamento) gli elementi basilari della contaminazione (etnica?) in musica. Ma la densità dello spazio che delinea “Mediterraneo Ostinato” non ha a che fare propriamente con lo stile, con un’estetica che (pur nella sua innegabile raffinatezza) colpisce perché consapevole, presente, reale, realmente affettiva, effettiva, inevitabile. Tutti noi che ascoltiamo l’album – soddisfatti dalla lettura delle parole che ci regala Saletti nell’intervista – abbiamo a che fare con una densità più di struttura, di sguardo direi. La densità del pensiero dell’osservatore che ammira e frequenta, partecipa, analizza e traduce: cioè lascia passare, condivide e guarda evolvere il suo pensiero, ricondotto alla dimensione di una rappresentazione che non esclude nulla, così come non include tutto. Una rappresentazione che non vuole soddisfare la curiosità (il paradigma è totalmente fuorviante, in musica come in ogni altro ambito), ma piuttosto stimolarla. Così, il pensiero che Saletti esprime nella scrittura dei brani dell’album è fuori dalla gabbia della musica stessa, e si riflette “sull’uman genere” con un concetto musicale che più organico non può essere: punta sulla storia sociale e sulla cultura espressiva di chi vive e ha vissuto nel Mediterraneo, riconducendo il suo discorso alla concretezza e alla politica delle relazioni. Come dice lui stesso nell’intervista: la realtà del racconto sta tutta dentro “un Mediterraneo militante”, che “non si arrende di fronte al pensiero unico dominante”, ma al contrario “affronta a viso aperto le nuove emarginazioni per abbattere il crescente divario tra il nord e il sud del mondo”. In questo quadro si riconosce la necessità di una narrativa articolata in modo tale da rendere la complessità di temi e tensioni così attuali. Non è solo un approccio che vuole includere i tasselli necessari alla descrizione, facendone una composto pesato sulla difficoltà politica di un confronto inevitabilmente sbilanciato. È piuttosto un discorso costruito sulla necessità di una rappresentazione frammentata. Ecco allora che la categoria del “concept” può essere interpretata anche al contrario, senza per questo perdere il valore intrinseco che orienta la scrittura e la rappresentazione: da linea che unisce i brani diviene riflesso delle frammentazioni che compongono l’argomento di cui si parla, ovvero il tema che si suona. Insomma, l’elemento di base – il Mediterraneo, che emerge dall’album come una sacca di voci e suoni allacciati a un sud reale, sofferente e poetico – è contraddittorio (quale “parte” non lo è?) ma non necessariamente disorganico. E da qui l’ulteriore e conclusiva riflessione: cos’è che vogliamo, una musica vera o una musica immaginata? Possibilmente entrambe, perché è proprio questa ambivalenza che Stefano Saletti & Banda Ikona producono con il linguaggio di questo nuovo album. La verità la si è ricercata nei suoni e nei musicisti. Come abbiamo visto, i primi sono il frutto di una lunga ricerca, che ha portato a lavorare nella direzione di una sottrazione quantitativa e non qualitativa (ogni strumento esprime così la massima ampiezza di suono, perché si assicura la “valorizzazione dei singoli interventi”), mentre i secondi sono “navigatori” esperti, tanto competenti in musica quanto sensibili ai temi in questione. L’immaginazione è, come sempre si deve auspicare, il sostegno “ostinato” di ogni nota e ogni sillaba dell’album: “E se la trovi povera, Itaca non t’ha illuso. Reduce così saggio, così esperto, avrai capito che vuol dire un’Itaca”.
blogfoolk
Annìnnia Annina bella
ke qouando ti venir sembiar ouna stella
o qouanto mi amar de ti
o qouanto il couoré mi battir
Mi star bianco maré ostinar
qué combatir e non si fermar
grandé maré de persona
qué si andar a deffendir
Annìnnia Annina bella
quanno che arrivi tu pari na stella
Quantu t'amau t'amau lu core meu
Quantu t'amau t'amau lu core meu
Mare Nostrum ostinatu
che se batte e non s'arrenne
granne mare della gente
Mediterraneo se difenne

Mi quérir moucho per ti
maré bianco andar a combattir
par hemin thalassa ti star par hemin thalassa (*)

Mediterraneo grande mare
che divide lu bene e il male
Mediterraneo da pregare
da piagnere e urlare
Mediterraneo resistente
Ostinatu e irriverente
Mediterraneo non s'arrenne
Mediterraneo combattente

Sei acqua e poi sei sale
Sei terra arsa dal sole
sei l'odore acre del mare,
sei il bene e sei il male
Sei il gusto trionfante della vita,
sei la noia tra le dita
sei le piazze vuote a mezzogiorno,
sei andata senza ritorno
Sei dramma e sei il lamento
sei il canto jondo del flamenco
sei ulivo che fiorisce
sei il fato che ci unisce
sei frenesia e tarantella,
pizzica e saltarella,
sei il ritmo aksak dei Balcani
sei il canto rom dei gitani
sei il muro che ci uccide
sei il muro che ci piange
sei Sarajevo assediata
sei Peshmerga che combatte
Sei acqua e poi sei sale
Sei terra arsa dal sole
sei l'odore acre del mare,
sei il bene e sei il male
(*) "Il mare che si trova accanto a noi". Così Platone chiamava il Mediterraneo

Contributed by Dq82 - 2021/4/4 - 10:22



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