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Pieśń o Wandzie z Ravensbrücku

Aleksander Kulisiewicz
Language: Polish

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Sachsenhausen 1944
Lyrics and music / Testo e musica: Aleksander Kulisiewicz
kulisbroad

For conspiring to kill a Nazi officer, the Germans sent Kulisiewicz's teenage half-sister Łucja to the Ravensbrück concentration camp in 1944. On learning of her imprisonment, Kulisiewicz wrote this ballad, a fantasy-compilation of childhood legends and folktales whose villains, heroes, and strange, twisting plots brought to mind aspects of his own experience of life in a concentration camp. In the song, the wolf is based on the title character of a favorite childhood tale of Kulisiewicz, Bajka o żelaznym wilku (Story of the Steel Wolf, 1911) of Wacław Sieroszewski. The dragon was a legendary nemesis of early Polish settlers. Krak was a mythical dragon-slayer and founder of Krakow. Queen Wanda succeeded to the throne upon the death of her father, Krak, but drowned herself in the Vistula River rather than marry a German suitor, Knight Rüdiger.

Nel 1944, per aver cospirato all'uccisione di un ufficiale nazista, i tedeschi deportarono la sorellastra adolescente di Kulisiewicz, Łucja, nel lager di Ravensbrück. Dopo essere venuto a sapere della sua cattura, Kulisiewicz scrisse questa ballata, una fantasia di leggende e fiabe della sua infanzia in cui i “cattivi”, gli eroi e, strano a dirsi, gli intrecci stessi facevano venire in mente degli aspetti di ciò che stava vivendo in un campo di concentramento. Nella canzone, il lupo proviene dal protagonista di una delle fiabe preferite da Kulisiewicz nella sua infanzia, Bajka o żelaznym wilku (La favola del lupo d'acciaio, 1911) di Wacław Sieroszewski. Il drago era un personaggio leggendario che rappresentava la nemesi per i primitivi abitatori della Polonia. Craco (Krak), secondo la leggenda, aveva ucciso il drago e fondato Cracovia. La regina Wanda era succeduta al trono dopo la morte del padre Craco, ma si era annegata nella Vistola piuttosto che sposare un pretendente tedesco, Messer Ruggero (Rüdiger).


Aleksander Kulisiewicz: Ballads and Broadsides - Songs from Sachsenhausen Concentration Camp 1940-1945


La chitarra di Alex Kulisiewicz a Sachsenhausen. Alex Kulisiewicz's guitar in Sachsenhausen.
La chitarra di Alex Kulisiewicz a Sachsenhausen. Alex Kulisiewicz's guitar in Sachsenhausen.


"This compact disc focuses exclusively on Kulisiewicz’s own song repertoire from Sachsenhausen. These recordings, preserved on reel-to-reel tapes by Kulisiewicz after the war, are of variable quality, reflecting the conditions in which they were produced, from home recordings to studio or concert hall productions. The selections are arranged chronologically and are intended to provide both a representative sample of Kulisiewicz’s artistic output and a sense of his personal reactions to the realities of life in a Nazi concentration camp"


1. Muzulman-Kippensammler
2. Mister C
3. Krakowiaczek 1940
4. Repeta!
5. Piosenka niezapomniana
6. Erika
7. Germania!
8. Olza
9. Czarny Böhm
10. Maminsynek w koncentraku
11. Heil, Sachsenhausen!
12. Pożegnanie Adolfa ze światem
13. Tango truponoszów
14. Sen o pokoju
15. Dicke Luft!
16. Zimno, panie!
17. Moja brama
18. Pieśń o Wandzie z Ravensbrücku
19. Czterdziestu czterech
20. Wielka wygrana!


Aleksander Kulisiewicz (1918–1982) was a law student in German-occupied Poland in October 1939 when the Gestapo arrested him for antifascist writings and sent him to the Sachsenhausen concentration camp near Berlin. A talented singer and songwriter, Kulisiewicz composed 54 songs during five years of imprisonment. After liberation, he remembered his songs as well as ones he had learned from fellow prisoners and dictated hundreds of pages of them to his nurse in a Polish infirmary. As a “camp troubadour,” Kulisiewicz favored broadsides—songs of attack whose aggressive language and macabre imagery mirrored his grotesque circumstances. But his repertoire also included ballads that often evoked his native Poland with nostalgia and patriotic zeal. His songs, performed at secret gatherings, helped inmates cope with their hunger and despair, raised morale, and sustained hope of survival. Beyond this spiritual and psychological importance, Kulisiewicz also considered the camp song to be a form of documentation. “In the camp,” he wrote, “I tried under all circumstances to create verses that would serve as direct poetical reportage. I used my memory as a living archive. Friends came to me and dictated their songs.” Haunted by sounds and images of Sachsenhausen, Kulisiewicz began amassing a private collection of music, poetry, and artwork created by camp prisoners. In the 1960s, he joined with Polish ethnographers Józef Ligęza and Jan Tacina in a project to collect written and recorded interviews with former prisoners on the subject of music in the camps. He also inaugurated a series of public recitals, radio broadcasts, and recordings featuring his repertoire of prisoners’ songs, now greatly expanded to encompass material from at least a dozen Nazi camps. Kulisiewicz’s monumental study of the cultural life of the camps and the vital role music played as a means of survival for many prisoners remained unpublished at the time of his death. The archive he created, the largest collection in existence of music composed in the camps, is now a part of the Archives of the United States Holocaust Memorial Museum in Washington, D.C.

Aleksander Kulisiewicz (1918-1982) era uno studente di giurisprudenza nella Polonia sotto occupazione tedesca quando, nell'ottobre 1939, la Gestapo lo arrestò per i suoi scritti antifascisti e lo inviò al campo di concentramento di Sachsenhausen, vicino a Berlino. Kulisiewicz era un cantautore di talento: durante i suoi cinque anni di prigionia compose 54 canzoni. Dopo la liberazione si ricordò non solo delle sue canzoni, ma anche di quelle che aveva imparato dai suoi compagni di prigionia, e dettò centinaia di pagine alla sua infermiera in un ospedale polacco. In quanto “cantastorie del campo”, Kulisiewicz prediligeva le ballate descrittive, usando un linguaggio aggressivo e brutale per riprodurre le circostanze grottesche in cui si trovava assieme agli altri; ma il suo repertorio comprendeva anche ballate che, spesso, evocavano la Polonia natia con nostalgia e patriottismo. Le sue canzoni, eseguite durante riunioni segrete, aiutarono i prigionieri a far fronte alla fame e alla disperazione, sostenendo il morale e le speranze di sopravvivenza. Oltre a rivestire un'importanza spirituale e psicologica, Kulisiewicz riteneva che le canzoni del campo fossero anche una forma di documentazione. “Nel campo”, scrisse, “ho cercato sempre di creare versi che servissero da reportage poetico diretto. Ho usato la mia memoria come un archivio vivente. Gli amici venivano da me e mi recitavano le loro canzoni.” Quasi ossessionato dai suoni e dalle immagini di Sachsenhausen, Kulisiewicz cominciò a raccogliere una collezione privata di musica, poesia e opere d'arte create dai prigionieri. Negli anni '60 si unì agli etnografi polacchi Józef Ligęza a Jan Tacina in un progetto di raccolta di interviste scritte e registrate con ex prigionieri a proposito della musica nei campi di concentramento. Cominciò anche a tenere una serie di spettacoli, trasmissioni radiofoniche e incisioni del suo repertorio di canzoni di prigionia, che si ampliarono fino a comprendere materiale proveniente da almeno una dozzina di campi. L'enorme studio di Kulisiewicz sulla vita culturale nei campi e sul ruolo decisivo che la musica vi svolgeva come strumento di sopravvivenza per molti prigionieri rimase inedito fino alla sua morte. L'archivio da lui creato, la più vasta raccolta esistente di musica composta nei campi di concentramento, fa ora parte degli archivi dell'United States Holocaust Memorial Museum a Washington.

Była bajka o złym wilku,
Była bajka o złym smoku,
Był Rydygier, była Wanda,
Był królewski Krak...

Wanda miała płowe włosy,
Wanda miała modre oczy -
I przeklęła Wanda Niemca
Przeklął Niemca świat!

Szumi wam Wisła,
Szumi do snu,
Piosenkę starą
Od wieków stu...
Ach, od wieków stu!

Znowu będzie wilk i krzywda,
Znowu będzie rzeź okrutna,
Wtargnie Niemiec, porwie Wandę!
Kraków będzie ich!

Hm hm hm hm hm hm hm hm...
Hm hm hm... hm hm hm hm...

Za górami, za lasami,
Pod Berlinem – za drutami,
Pod Berlinem – z Ravensbrücku
Czeka Wanda ma.

Takie same płowe włosy,
Takie same modre oczy,
Takie same młode usta -
Co by chciały żyć.

Szumi wam Wisła,
Szumi do snu,
Piosenkę starą
Od wieków stu...
Ach, od wieków stu!

Wiecznie będzie baśń o wilku,
Wiecznie chytre paszcze smoka!
Wanda przetrwa w Ravensbrücku,
Kraków wiecznie nasz!

Contributed by Riccardo Venturi - 2020/8/25 - 17:30




Language: Italian

Traduzione italiana / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Venturi, 25-8-2020 17:39
Canzone di Wanda di Ravensbrück

C'era una volta un lupo cattivo,
C'era una volta un drago malvagio,
C'erano una volta messer Ruggero, la regina Wanda,
C'era una volta re Craco.

Wanda coi suoi biondissimi capelli,
Wanda coi suoi occhi blu,
Un giorno Wanda maledisse un tedesco,
Il mondo intero malediva i tedeschi!

La Vistola mormora piano per voi,
Canta una ninna-nanna,
Con un'antica melodia
Di tanto tempo fa...
Di tanto tempo fa!

Di nuovo un lupo, di nuovo patimenti,
Di nuovo un massacro spietato.
Il tedesco invade e porta via Wanda!
Cracovia sarà in mano loro.

Hm hm hm hm hm hm hm hm...
Hm hm hm... hm hm hm hm...

Oltre le montagne, oltre le foreste,
Vicino a Berlino, dietro i reticolati,
Vicino a Berlino, a Ravensbrück
Sta aspettando la mia Wanda.

Con gli stessi biondi capelli,
Con gli stessi occhi blu,
Con le stesse labbra di fanciulla,
Anelando ancora alla vita.

La Vistola mormora piano per voi,
Canta una ninna-nanna,
Con un'antica melodia
Di tanto tempo fa...
Di tanto tempo fa!

Sempre la favola del lupo,
Sempre avide son le fauci del drago!
Ma Wanda sopravviverà a Ravensbrück -
E Cracovia sarà per sempre nostra!

2020/8/25 - 17:40




Language: English

Traduzione inglese dal Libretto dell'album
English translation from the Album booklet
Song about Wanda from Ravensbrück

There once was a tale of a wicked wolf,
There once was a tale of a wicked dragon,
There was Knight Rüdiger, Queen Wanda,
And Krak, the king.

Wanda with her flaxen hair,
Wanda with her deep-blue eyes,
One day Wanda cursed a German,
The whole world cursed the Germans!

The Vistula hums softly for you,
Lulls you to sleep,
With an ancient tune
From long ago...
From long ago!

Once again a wolf and suffering,
Once again a savage slaughter,
A German invades, steals Wanda away!
Krakow will be theirs.

Hm hm hm hm hm hm hm hm...
Hm hm hm... hm hm hm hm...

Beyond the mountains, beyond the forests,
Near Berlin, behind barbed wire,
Near Berlin, in Ravensbrück,
There my Wanda waits.

Same flaxen hair,
Same deep-blue eyes,
Same girlish lips -
Yearning still to live.

The Vistula hums softly for you,
Lulls you to sleep,
With an ancient tune
From long ago...
From long ago!

Ever the fable of the wolf,
Ever greedy the dragon's jowls!
But Wanda will outlast Ravensbrück -
Krakow – ever ours!

2020/8/25 - 17:42



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