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Diyarbekir mala min

Beytocan
Language: Kurdish (Kurmancî)

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Diyarbekir mala min
[ 1992 ]

Peyvan û Muzîk / Testo e musica / Lyrics and music / Paroles et musique / Sanat ja sävel:
Beytocan

Albûm / Album: Axinate Nalinamın






Ricordo di Sur

La città di Diyarbakir, in curdo kurmancî Amed,‎ in curdo zaza Diyarbekir , in turco ottomano si chiamava Diyar-i Bekr.
Nel 2008 ebbe luogo una strage provocata da un’autobomba, nel 2015 tre morti e un centinaio di feriti insanguinarono la campagna elettorale dell’HDP [ Halkların Demokratik Partisi] / Partito democratico dei Popoli. Nel 2016 12 morti in due attacchi. Nello stesso anno il Daesh compì un attacco con 9 morti e un centinaio di feriti. Nel 2017 un attacco contro la polizia provocò 4 morti tra i poliziotti.
Finita la tregua tra il PKK [ Partîya Karkerén Kurdîstan ] / Partito dei Lavoratori del Kurdistan e il governo turco, tra il 2015 e il 2016 l’ondata di proteste giovanili portò allo scontro armato tra milizie curde e PKK da un lato e le forze turche dall’altro. Il centro storico di Sur, autentico scrigno di testimonianze storiche, architettoniche e culturali, città nella città, fu stato posto sotto assedio per tre mesi e bombardato con l’artiglieria pesante, ridotto in macerie, l’80% degli edifici distrutto irreparabilmente, 30.000 espulsi, 70 morti tra i governativi e 270 tra i miliziani.
L’ intemperanza dei giovani che i dirigenti del partito non riuscirono a contenere fu un grave errore strategico come succede tutte le volte in cui dietro le barricate il consenso popolare non è ampio e sostenibile, non sufficientemente sorretto da contraddizioni storiche e interessi materiali in grado di mobilitare a lungo le masse. Occorre anche precisare che mentre l’HDP è un partito di sinistra con rappresentanza nel Parlamento europeo, il PKK è considerato una organizzazione terroristica dalla Turchia, Stati Uniti e dalla UE, ma non dalle Nazioni Unite.
Il governo turco da allora ha espropriato a tutto spiano. Dove incontrava resistenze ci hanno pensato gli attivisti dell’AKP e le telefonate anonime di ultimatum a facilitare lo sgombero. L’abbattimento degli edifici storici rimasti è andato avanti a beneficio della gentrificazione, penalizzando le classi meno abbienti, cioè quelli che non avevano null’altro che una dimora a Sur: affari colossali oltre che attuazione di politiche di Türkleştirme [turchizzazione] per cancellare l’identità curda.

Si sono verificate anche manifestazioni controverse da parte delle madri, attualmente 134, i cui figli , secondo la loro versione dei fatti, sarebbero stati costretti dal PKK a combattere tra le loro fila. Anche l’HDP viene accusato. Sia il PKK che l’HDP contestano le accuse sostenendo che si tratta di evidenti tentativi di manipolazione. Di fatto la polizia aiuta le madri logisticamente, anche una delegazione delle madri di Sebrenica ha fatto loro visita. Comprensibile l’interesse della Commissione per gli affari sociali del Parlamento europeo. Lasciano invece perplessi la solidarietà dell’Ucraina, quelle del ministro degli Interni turco Süleyman Soylu e della moglie di Erdoğan, Emine, per i sit-in. Quella che poteva essere una protesta per reclamare giustizia e diritti, a prescindere dalla consistenza delle cifre reali, è stata trasformata in un circo mediatico. Il dominus non perde occasione per consolidare i consensi e per sradicare tutto ciò che non è turco.

Quando visitai il Kurdistan turco e Diyarbakir a metà degli anni ’ 70 la città, i giardini, le mura, le porte antiche e gli edifici di Sur erano uno splendore. La città era molto diversa dalle altre città turche. In quell’area del Medioriente la gente, i colori e i profumi davano quella sensazione magica di trovarsi in Mesopotamia più che nelle propaggini del Bādiyat al-Shām, il deserto arabo-siriano, meno ancora in Anatolia. Sur ormai vive solo nel ricordo di chi ci ha lasciato l’anima e di chi può ricordare.
Ubi solitudinem faciunt, pacem appellant.

[Riccardo Gullotta] 
Diyarbekir mala min
Tê de digirî gula min
Diyarbekir mala min
Tê de digirî gula min
Roja tu ji min dur ketî
Qîrîn ketîye canê min
Roja tu ji min dur ketî
Qîrîn ketîye canê min

Ey yara min zû were
Êşa canê min zû were
Ey yara min zû were
Êşa canê min zû were
Ez ketime zikratê
Birîndar im zû were
Ez ketime zikratê
Birîndar im zû were

Çima digirî dilberê
Bûyi hîva qemberê
Çima digirî dilberê
Bûyi hîva qemberê
Bêy te naçim ruhê min
Bibe roja Mehşerê
Bêy te naçim ruhê min
Bibe roja Mehşerê

Ey yara min zû were
Êşa canê min zû were
Ey yara min zû were
Êşa canê min zû were
Ez ketime zikratê
Birîndar im zû were
Ez ketime zikratê
Birîndar im zû were

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/7/29 - 10:41




Language: English

English translation / Wergera Englishngilîzî / Traduzione inglese / Traduction anglaise/ Englanninkielinen käännös:
Celal Kabadayı

DIYARBEKIR IS MY HOME

Diyarbekir is my home
My rose is crying in it
Diyarbekir is my home
My rose is crying in it
The day you went away from me
A cryout fell into my heart
The day you went away from me
A cryout fell into my heart

Hey my love, come quickly
The sorrow of my heart, come quickly
Hey my love come quickly
The sorrow of my heart come quickly
I am almost dying
I am wounded come quickly
I am almost dying
I am wounded come quickly

Why are you crying, my beautiful
You are my moon, full moon
Why are you crying, my beautiful
You are my moon, full moon
I don't go without you, my soul
Even if it is my last day
I don't go without you, my soul
Even if it is my last day

Hey my love, come quickly
The sorrow of my heart, come quickly
Hey my love, come quickly
The sorrow of my heart, come quickly
I am almost dying
I am wounded come quickly
I am almost dying
I am wounded come quickly

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/7/29 - 10:43




Language: Italian

Traduzione italiana / Wergera Italiantalî / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös:
Riccardo Gullotta

DIYARBAKIR É LA MIA CASA

Diyarbekir[1] è la mia casa
La mia rosa [2] ci sta piangendo
Diyarbekir è la mia casa
La mia rosa ci sta piangendo
Il giorno in cui te ne sei andato
Un urlo si è conficcato nel mio cuore
Il giorno in cui te ne sei andato
Un urlo si è conficcato nel mio cuore

Ehi amore mio, vieni presto
Le pene del mio cuore, vieni presto
Ehi amore mio, vieni presto
Le pene del mio cuore, vieni presto
Sto per morire
Sono ferito vieni presto
Sto per morire
Sono ferito vieni presto

Perché piangi, bella mia
Sei la mia luna, luna piena
Perché piangi, bella mia
Sei la mia luna, luna piena
Non vado senza di te, anima mia
Fosse pure il mio ultimo giorno
Non vado senza di te, anima mia
Anche se è il mio ultimo giorno

Ehi amore mio, vieni presto
Le pene del mio cuore, vieni presto
Ehi amore mio, vieni presto
Il dolore del mio cuore, vieni presto
Sto per morire
Sono ferito vieni presto
Sto per morire
Sono ferito vieni presto


[1] Nel testo originale il nome è in zaza

[2] Nel testo Kurmancî Gul é nell' accezione primaria fiore, dal persiano گل [gol], mentre rosa in Kurmancî sarebbe più propriamente sorgul [fiore rosso]. In turco gül, stessa etimologia, sta per rosa.
Nel Kurmancî corrente, ma anche in Sorani, i due significati si sovrappongono: perciò si è preferito lasciare “rosa” come nella traduzione inglese.

[Riccardo Gullotta]

Contributed by Riccardo Gullotta - 2020/7/29 - 11:40


A Riccardo Gullotta.

Voglio solo dirti grazie per questa bellissima pagina.

Un caro saluto

B.B. - 2020/7/30 - 13:48


@ Bernart Bartleby

Caro Bernart,
grazie dell’apprezzamento, che ha contribuito ad un supplemento di attenzione da parte mia sulle vicende che troverai descritte nei commenti all’ultima canzone di Mem Ararat. Spero che siano interessanti pure per te.

Non si sa più come andrà con questi popoli, curdi, saharawi, palestinesi. Mentre questi ultimi possono contare su una cultura e tradizioni tali da costituire un legame forte ed un fondamento costitutivo, gli altri ne sono ben lontani. Come possono i curdi realizzare uno stato se sono divisi nel disegno di una società, in un nugolo di lingue, senza testimonianze letterarie che aiutino a consolidare la lingua?
Sono sempre rimasto perplesso a fronte della scarsità delle traduzioni in inglese o francese dal curdo, mentre sono abbastanza diffuse le traduzioni dal curdo al turco. Già oggi molti giovani curdi in Turchia non parlano curdo; i divieti turchi, ben calcolati, stanno sortendo l’effetto. Non parliamo poi della distanza tra i curdi iracheni, che pensano più a fare soldi che al nation building, e i curdi siriani. Anche tra i curdi in Turchia le divergenze sono notevoli.
Queste cose i governi turco, iraniano e iracheno le sanno bene ( i siriani hanno altri problemi oggi) e continuano, tra una repressione e l’altra, a tenere in scacco un gruppo etnico di circa 40 milioni.

A presto

Riccardo Gullotta - 2020/7/30 - 16:28



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