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Ballata per Ipazia

Nicola Buffa
Language: Italian

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Testo trovato sul sito dell'autore

Ipazia (Alessandria d'Egitto 370 ca. - 415), filosofa, matematica, astronoma greca, trucidata da fanatici cristiani, forse su istigazione dello stesso patriarca di Alessandria, Cirillo.

Ipazia


Riprendo da L'Enciclopedia delle Donne:

"Alla morte del padre Teone, matematico-astronomo, Ipazia ne eredita legittimamente il posto a capo della scuola neoplatonica d’Alessandria. Invece non prende marito, sentendosi già «sposata alla verità». I suoi scritti sono andati perduti, ed è difficile ricostruirne il pensiero; sono piuttosto le testimonianze dei contemporanei a dare notizia della sua fama. Sinesio, lo studente venuto da Cirene e futuro vescovo di Tolemaide la chiama «madre, sorella, maestra e benefattrice», e le fonti la ritraggono come una scienziata e filosofa dai talenti insoliti che partecipa attivamente alla vita politica: «Per la magnifica libertà di parola e di azione che le veniva dalla sua cultura, accedeva in modo assennato anche al cospetto dei capi della città e non era motivo di vergogna per lei lo stare in mezzo agli uomini: infatti, a causa della sua straordinaria saggezza, tutti la rispettavano profondamente e provavano verso di lei un timore reverenziale», lo scrive Socrate Scolastico. A un secolo di distanza Damascio , che pure la considera «inferiore in quanto donna» e quindi inadatta alla filosofia, esprime lo stesso giudizio: «di natura più nobile del padre, non si accontentò del sapere che viene attraverso le scienze matematiche a cui era stata introdotta da lui ma, non senza altezza d’animo, si dedicò anche alle altre scienze filosofiche. La donna, gettandosi addosso il mantello e uscendo in mezzo alla città, spiegava pubblicamente a chiunque volesse ascoltarla Platone o Aristotele o le opere di qualsiasi altro filosofo… era pronta e dialettica nei discorsi, accorta e politica nelle azioni, il resto della città a buon diritto la amava e la ossequiava grandemente, e i capi, ogni volta che si prendevano carico delle questioni pubbliche, erano soliti recarsi prima da lei, come continuava ad avvenire anche ad Atene. Infatti, se lo stato reale della filosofia era in completa rovina, invece il suo nome sembrava ancora essere magnifico e degno di ammirazione per coloro che amministravano gli affari più importanti del governo».
Se poco si sa della vita di Ipazia, non mancano i dettagli circa la sua morte. La distruzione dei templi ellenici voluta dall’imperatore Teodosio I (al tramonto del IV secolo) è messa diligentemente in atto dal vescovo Teofilo. Questo attacco così altamente simbolico, è seguito da un breve periodo di tregua, che vede Ipazia ancora libera e influente. A Teofilo, morto nel 412, succede il nipote Cirillo, assai più bellicoso, il quale si dota di una milizia privata (i parabalanoi) e dopo uno scontro forse pretestuoso fra ebrei e cristiani, caccia gli ebrei dalla città. I pagani sanno che il loro turno sta per arrivare quando, nel 414 il prefetto Oreste, estimatore di Ipazia e inviso al vescovo, viene aggredito da un gruppo di monaci e ferito. Il colpevole è condannato a morte, ma Cirillo gli organizza funerali in pompa magna e lo proclama martire.
Nel marzo 415, un gruppo di monaci si apposta vicino alla casa di Ipazia, in attesa del suo rientro. «Tiratala giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa che prendeva il nome da Cesario; qui, strappatale la veste, la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, trasportati i brani del suo corpo nel cosiddetto Cinerone, cancellarono ogni traccia bruciandoli».
Socrate Scolastico, da cristiano, non incolpa il vescovo. Lo fa Damascio, il filosofo pagano, per il quale Cirillo «si rose a tal punto nell’anima che tramò la sua uccisione, in modo che avvenisse il più presto possibile, un’uccisione che fu tra tutte la più empia» [...]" (Sylvie Coyaud).
C’è qualcosa che sublima una semplice esistenza
la nobilita perchè va oltre ogni più bassa convenienza
il desiderio di sapere senza l'ansia di apparire
per il gusto di conoscere, per la gioia di esplorare

per liberarsi dalle catene dell’ignoranza
affrancandosi da qualunque dipendenza
esprimendo pienamente, con vera libertà
ogni anelito di vita e di creatività

senza cercare tante inutili definizioni
vivendo coerentemente con le proprie aspirazioni
evitando di rincorrere obiettivi miserevoli
impegnandosi per realizzare i sogni più incredibili

Non cerchiamo di bloccare la terra che gira
non tentiamo di trattenere il vento che spira
non cerchiamo di frenare l'acqua che scorre
non tentiamo di fermare il lampo che corre

Sia maledetto chiunque cerchi di terrorizzare
con il chiaro intendimento e la bramosia di dominare
un’incredibile umanità di fragili creature
alimentandone come sempre le angosce e le paure

è fantastico scatenare la propria ribellione
prodigandosi per operare una vera rivoluzione
prendere coscienza che tutti i falsi miti
debbano essere abbattuti piuttosto che idolatrati

se questo veramente equivale a rischiare
molto meglio morire che ridursi a vegetare
nessuna violenza, nessuna ritorsione
solo il grande desiderio di migliorare la situazione

Non cerchiamo di bloccare la terra che gira
non tentiamo di trattenere il vento che spira
non cerchiamo di frenare l'acqua che scorre
non tentiamo di fermare il lampo che corre

non cerchiamo di cancellare tutti i colori
non tentiamo di eliminare gli odori ed i sapori
non cerchiamo di fare a meno di sesso e di canzoni
non tentiamo di limitare le emozioni

Contributed by Bernart Bartleby - 2019/11/27 - 17:17


la canzone non mi piace, testo troppo verboso...
Però i concetti espressi sono importanti.

B.B. - 2019/11/28 - 10:20



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