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Μιλιταρισμός

Nena Venetsanou / Νένα Βενετσάνου
Language: Greek (Modern)

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Militarismós
[2017]
Ποίημα / Poesia / A Poem by / Poéme de / Runo:
Γιοσέφ Ελιγιά / Joseph Elijah
Μουσική και Ερμηνευτής / Musica e Interprete / Music and Performer / Musique et Interprète / Sävel ja laulajatar :
Νένα Βενετσάνου / Nena Venetsanou
'Αλμπουμ / Album / Albumi : Ο πόνος όλου του κόσμου / O ponos ólou tou kosmou




Sono una poesia , una canzone ed una interpretazione che fanno di questa opera una testimonianza di rara finezza, a parere di chi scrive, specie per chi è convinto che le armi e i conflitti armati sono il problema e non la soluzione. Quando Joseph Elijah scrisse questa poesia era in vigore la legge marziale; fu lo spartiacque della sua attività di denuncia e di tribolazione.

Joseph Elijah fu un poeta ed intellettuale ebreo romaniota (per altre notizie si rimanda alla nota biografica).
I romanioti sono gli ebrei della diaspora che vivono in Grecia sin dalla distruzione del Tempio,70 d.C. Si distinguono, non solo per le vicende storiche ma anche per lingua e usi, dagli ebrei Sefarditi che si stabilirono in Grecia dopo l’espulsione dalla Spagna nel 1492. Dei 4000 romanioti presenti a Ioanina all’inizio del Novecento ne sono rimasti oggi una cinquantina. Furono decimati dagli stermini e dalle deportazioni nazisti. La loro lingua fu lo ievanico, un dialetto greco scritto con caratteri ebraici, oggi caduta in disuso.
Joseph Elijah trascorse la maggior parte della sua vita a Ioanina che lasciò per le avversità manifestate dall’Alleanza Israelita locale. Questa lo espulse come studente e poi come insegnante per il suo antisionismo.
Dobbiamo a Rae Dalven, romaniota traduttrice di Kavafis, docente alla New York University, la traduzione dei poemi di Joseph Elijah. Altri contributi importanti per fare conoscere la figura e le opere di Joseph Elijah sono quelli di Eleni Kourmantzi , docente di Letteratura greca moderna a Ioanina, e dell’intellettuale e saggista Savas Michael-Matsas.
Chi per qualche motivo fosse incuriosito di questa figura singolare di intellettuale-poeta del Novecento può acquisire ulteriori notizie in questa interessante recensione e in questo saggio.

Per quanto riguarda la coltre di silenzio su Joseph Elijah, queste furono e sono le sue “colpe”: la colpa originale di nascere ebreo, quella acquisita di militanza comunista, quella di professare l’antimilitarismo e quella di esprimere argomentazioni bollate come antisioniste. Decisamente troppe per troppi : per i paladini antigiudaici , per i difensori della libertà a senso unico, per i sostenitori dei conflitti armati e per gli oltranzisti del focolare. Tutti, a destra e a manca , hanno decretato con un tacito vicendevole assenso: Giù il sipario.


Joseph Eliyia
da encyclopedia


Joseph Elijah

Joseph Eliyia (Ioanina 1901– Atene 29.07.1931), poeta, studioso, ebraico e traduttore greco.
Nacque a Ioannina, fu un fervente sionista nel 1917–18 e insegnò francese presso la scuola Alliance Israélite Universelle di Ioanina. Era un radicale in difesa dei lavoratori. Il suo poema "Militarismo" (1920) che criticava il ruolo della Grecia nella guerra in Asia Minore urtò le autorità greche. Pubblicò poesie in dimotiko in vari periodici ateniesi (Noumas, Vigla e Nea Estia) e nell'Epiritikon Aghon di Ioanina. Le sue poesie, notevoli, erano canzoni d'amore dedicate a Rebecca, il suo ideale di femminilità. Le principali traduzioni di Eliyia includono versioni greche di Isaia e Giobbe, il Cantico dei Cantici, Ruth e Giona, le poesie di Giuda Halevi e Ibn Gabirol e le opere di scrittori ebrei moderni come Bialik, Frishman, Shneur, Shneur, Peretz e Tchernichovsky. Scrisse anche articoli sulla Qabbalah e sull’escatologia. Fu uno dei primi ebrei a sostenere idee liberali a Ioannina. Nel 1924, come anti-militarista e militante di sinistra, fu arrestato. Elaborò anche un'ideologia socialista. Per evitare problemi con le autorità, si stabilì ad Atene nel 1925, scrivendo in Filiki Etairia e nella Grande Enciclopedia Greca. Ad Atene si laureò all'Ecole Française d'Athènes nel 1930. Un incarico di insegnante rese necessario il trasferimento di Eliyia nel 1930 a Kilkis, una remota città nel nord della Grecia, dove era l'unico ebreo in un ambiente ostile. Al momento della sua morte prematura per tifo a 29 anni, Eliyia aveva scritto 257 poesie e aveva contribuito alla Grande Enciclopedia Greca con oltre 200 articoli su temi ebraici. Una biografia di Eliyia (insieme a 90 delle sue poesie in inglese) e un'edizione greca della sua poesia (sponsorizzata dal B'nai B'rith) sono stati pubblicati come tributi postumi allo scrittore.

Bibliografia:

J. Eliyia Poems, ed. di R. Dalven (1944)
G. Zographaki, In Memoriam… J. Eliyia (1934)
Dymaras, in: Proia (1 agosto 1931)
Daphnis, in: Nea Estia, 10 (1931), 828. bibliografia: R. Dalven, Gli ebrei di Ioannina (1990), 167–72
E. Kourmantzi-Panayotakou, "Josef Eliya e Sabbethai Kabili: problemi ideologici nella comunità ebraica prebellica di Ioannina", in: I.K. Hassiotis (ed.), Le comunità ebraiche dell'Europa sud-orientale, dal XV secolo alla fine della seconda guerra mondiale, Salonicco: Institute for Balkan Studies (1997), 263–80.
Joseph Eliyia
from encyclopedia

Joseph ElijahJoseph Eliyia (1901–1931), Greek poet, scholar, Hebraicist, and translator. Eliyia was born in Janina (Ioannina), was an ardent Zionist in 1917–18, and taught French at the Alliance Israélite Universelle school in Janina. He was a radical in defense of workers. His poem "Militarism" (1920) criticizing the role of Greece in the Asia Minor War angered the Greek authorities. He published demotic verse in various Athenian periodicals (Noumas, Vigla, and Nea Estia) and in the Epiritikon Aghon of Janina. His outstanding poems were love songs dedicated to Rebekah, his ideal of womanhood. Eliyia's major translations include Greek versions of Isaiah and Job, the Song of Songs, Ruth, and Jonah, the poems of Judah Halevi and Ibn Gabirol, and the works of such modern Hebrew writers as Bialik, Frishman, Shneur, Peretz, and Tchernichovsky. He also wrote articles on Kabbalah and eschatology. He was one of the first Jews to advocate liberal ideas in Ioannina. In 1924, as an anti-militarist and leftist, he was arrested. He also developed a socialist ideology. To avoid problems with the authorities, he settled in Athens in 1925, writing in Filiki Etairia and the Great Greek Encyclopaedia. In Athens he graduated from the Ecole Française d'Athènes in 1930. A teaching appointment necessitated Eliyia's move in 1930 to Kilkis, a remote town in northern Greece, where he was the only Jew in a hostile environment. By the time of his premature death from typhoid at age 29, Eliyia had written 257 poems and had contributed over 200 articles on Jewish themes to the Great Greek Encyclopedia. A biographical study of Eliyia (together with 90 of his poems in English translation) and a Greek edition of his poetry (sponsored by the B'nai B'rith) appeared as posthumous tributes to the writer.
bibliography:

J. Eliyia Poems, ed. by R. Dalven (1944); G. Zographaki, In Memoriam… J. Eliyia (1934); Dymaras, in: Proia (Aug. 1, 1931); Daphnis, in: Nea Estia, 10 (1931), 828. add. bibliography: R. Dalven, The Jews of Ioannina (1990), 167–72; E. Kourmantzi-Panayotakou, "Josef Eliya and Sabbethai Kabili: Ideological Problems in Ioannina's Pre-War Jewish Community," in: I.K. Hassiotis (ed.), The Jewish Communities of Southeastern Europe, from the Fifteenth Century to the End of World War ii, Thessaloniki: Institute for Balkan Studies (1997), 263–80.
ΜΙΛΙΤΑΡΙΣΜΌΣ Ή ΜΠΌΤΑ

H μαύρη Πολιτεία βουβή και σαν συλλογισμένη,
την ευτυχία που διάβηκε λες μάταια να γυρεύει.
Κάποια μορφή, σα φάντασμα, μέσ’ στο χακί διαβαίνει,
κάποι' αστραπή φειδογλυστρά, μέσ’ στης καρδιάς τα ερέβη.
Και στις πλατείες τις βουβές και στα βουβά καντούνια
Ντραν, ντραν, κρατούνε τα σπιρούνια…

Μέσ΄ στις ψυχές αντιλαλούν του μακελειού οι ανέμοι,
θυμιέται η γριά το γιόκα της στο ερημικό της σπίτι,
σφίγγει η μανούλα το μικρό στην αγκαλιά και τρέμει
κι ένας διαβάτης τραγουδεί το «Γιο του Ψηλορείτη»
Και στις πλατείες τις βουβές και στα βουβά καντούνια
Ντραν ντραν, κρατούνε τα σπιρούνια…

Σφίγγει η καρδιά το δάκρυ της κι αναγυρνά απ’ τον τρόμο.
Πηχτό σκοτάδι στην ψυχή, κι η μπότα φοβερίζει
Κάποιος αργάτις βλαστημά με κυρτωμένο ώμο
Κι ενός σκυλιού η βραχνή φωνή σαν κάπου να γαυγίζει….
Και στις πλατείες τις βουβές και στα βουβά καντούνια
Ντραν, ντραν, κρατούνε τα σπιρούνια….

Contributed by Riccardo Gullotta - 2019/9/30 - 12:06



Language: Italian

Mετέφρασε στα ιταλικά / Traduzione in italiano / Italian translation / Traduction italienne / Italiankielinen käännös
Riccardo Gullotta (con qualche intervento di RV, qua e là)
MILITARISMO O STIVALE [1]

Paese nero muto e come pensieroso,
la felicità che è passata come cercando cose vane.
Qualche forma, come un fantasma, attraversa in divisa,
dei lampi guizzano qua e là nelle tenebre del cuore.
E, nelle piazze mute e negli angoli muti,
dran, dran, continuano a risuonare gli speroni….

Nelle anime i venti echeggiano i vènti del massacro,
la vecchia ricorda il figliuolo nella sua casa deserta,
la mamma stringe il suo piccolo tra le braccia e trema
e un passante canta "Figlio dello Psiloriti" [2]
E, nelle piazze mute e negli angoli muti,
dran dran, continuano a risuonare gli speroni.

Il cuore stringe il suo pianto e ritorna dal terrore,
Una fitta oscurità nell'anima e lo stivale è minaccioso
Alcuni operai [3] imprecano con la spalla piegata
E una voce rauca e ringhiosa [4] sembra abbaiare da qualche parte….
E, nelle piazze mute e negli angoli muti,
dran, dran, continuano a risuonare gli speroni.
[1] Probabilmente è un modo simile a: κι αν σ' αρέσει !, cioè “ la minestra o la finestra”
[2] Nella mitologia greca lo Psiloriti (o Ida) è un monte sacro di Creta. Zeus crebbe lì in una caverna per nascondersi dal padre Crono che divorava i figli.
[3] αργάτις , poco usato, in questo contesto indicherebbe lavoratori, operai
[4] nel testo: σκυλιού, di un cane

Contributed by Riccardo Venturi - Ελληνικό Τμήμα των ΑΠΤ "Gian Piero Testa" - Riccardo Gullotta - 2019/9/30 - 12:13


@ Προτο γλωσσολόγος δάσκαλος Riccardo Venturi

Non conoscendo né la grammatica né la sintassi greca, è il massimo che sono riuscito a fare non senza fatica. Riterrei indispensabile il tuo intervento per una traduzione dignitosa.

p.s.: hai letto l’epilogo dei miei commenti al Bateau ivre ? Se si, ignora quanto segue, altrimenti buon compleanno anche se con un ritardo di pente imeres

Riccardo Gullotta - 2019/9/30 - 12:15


Carissimo Riccardo, ho letto ogni cosa e per prima cosa ti ringrazio per gli auguri. Purtroppo, per motivi vari (tra cui l'attaccone di sciatica di cui parlavo prima a Gianfranco) sono stato qualche giorno lontano dal sito, intendo attivamente; ti ringrazio peraltro molto per la qualifica di Πρωτογλωσσολόγος (però πρωτο- si scrive con la omega, πρόσεχε!), epiteto che prendo come regalo di compleanno e che fa letteralmente sbrodolare il mio bizantinismo e il mio eterno sogno di vivere nella Costantinopoli tra la rivolta di Nika e l'assedio del 1453 (mi sono preso circa un millennio, d'accordo). Fa sicuramente il paio con quel che mi disse un tempo il Testa, cioè che gli ricordavo Romano il Melode...insomma davvero grazie! Detto questo, però, all'anima di "non conoscere né la grammatica, né la sintassi greca"...va bene, c'è qualche sbavatura nella tua traduzione, ma questo non è un testo né da principianti, e né da ignari. E di sbavature sapessi quante ne ha fatte il tuo πρωτογλωσσολόγος, oggetto peraltro delle interminabili telefonate notturne con il Testa. Ad ogni modo, aggiustate le sbavature, la tua traduzione è molto bella. Ora vado a mettermi la pomatina al Voltaren, per ora buona giornata!

PS. Do conto degli interventi nella tua traduzione, anche perché tu possa prenderne nota ad futura:

1) 1a strofa, 2° verso: la tua traduzione, “come se avessi cercato invano”, cozza col fatto che γυρεύει è una 3a persona singolare, predicato di ευτυχία. “Come cercando cose vane”, “Come se [la felicità] cercasse invano” ecc.

2) 1a strofa, 4° verso: traduzione incompleta. Φειδογλυστρώ (propriamente: -γλιστρώ) sembra essere una creazione del poeta, non essendo attestato altrove: composto con γλιστρώ “scivolare; guizzare” e φειδώ “parsimonia, economia, risparmio”. Ho tradotto con “guizza qua e là”. La seconda parte del verso, μες στης καρδιάς τα ερέβη “nelle tenebre del cuore”, non era stata tradotta.

3) 1a strofa, 5° verso: στις πλάτειες τις βουβές è “nelle piazze mute”, per quel particolare fenomeno del greco per il quale l'aggettivo attributivo può essere posposto al sostantivo cui si riferisce, ma sempre ripetendo l'articolo: ο άνθρωπος ο καλός “il buon uomo, l'uomo buono” (*ο άνθρωπος καλός sarebbe scorretto; bisognerebbe dire ο καλός άνθρωπος). Qualora vi sia una preposizione, si ripete solo il semplice articolo: στις πλάτειες τις βουβές (non *στις πλάτειες στις βουβές, questo sarebbe greco scorretto).

4) 1a strofa, 6° verso: qui κρατώ ha il senso di “durare, perdurare, continuare”. Ho messo “continuano a risuonare”, ma potrebbe anche essere “continuano a marciare, a sentirsi” ecc.

5) 2a strofa, 1° verso: “i vènti del massacro” (του μακελειού οι ανέμοι). Caso di genitivo adnominale, frequentissimo nella poesia greca (molto meno nella lingua parlata).

6) 2a strofa, 2° verso: γιόκας “figliuolo” (al singolare!), diminutivo affettuoso di γιος così come “figliuolo” lo è di “figlio” in italiano, con le medesime connotazioni.

7) 2a strofa, 3° verso: μανούλα è termine affettuoso generale, sì “mammina”, ma “mamma” nel senso comune dei greci, per i quali la mamma è sempre μανούλα anche se ha 97 anni oppure se è un donnone di 120 chili.

8) 3a strofa, 1° verso: traduzione incompleta. Nella parte mancante sembra esserci un hapax o un solecismo del poeta, αναγυρνά per ξαναγυρνά “ritorna”; altrimenti, non me lo saprei spiegare.

9) 3a strofa, 3° verso: l'interpretazione di αργάτις (= εργάτης) è corretta, ma non si tratta di una “forma poco usata”: si tratta invece di una forma dialettale settentrionale (Joseph Eliya era di Ioànnina, o Giannena). Resta da determinare (e lo resterà, temo) se gli sia sfuggita, o se sia pienamente voluta (propendo per quest'ultima ipotesi).

Riccardo Venturi - 2019/10/7 - 07:38



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