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Warrior

Steve Earle
Language: English

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[...]“Warrior” è una sorta di spoken song, Earle più che cantare parla e usa parole feroci contro la guerra. Dietro di lui si erge un muro elettrico di rara potenza a sottolineare i passaggi più duri di un brano cupo e duro. - da Rocklab.
This is the best time of the day—the dawn
The final cleansing breath unsullied yet
By acrid fume or death’s cacophony
The rank refuse of unchained ambition
And pray, deny me not but know me now,
Your faithful retainer stands resolute
To serve his liege lord without recompense
Perchance to fall and perish namelessly
No flag-draped bier or muffled drum to set
The cadence for a final dress parade
But it was not always thus—remember?
Once you worshipped me and named me a god
In many tongues and made offering lest
I exact too terrible a tribute

Take heed for I am weary, ancient
And decrepit now and my time grows short
There are no honorable frays to join

Only mean death dealt out in dibs and dabs
Or horror unleashed from across oceans
Assail me not with noble policy
For I care not at all for platitude
And surrender such tedious detail
To greater minds than mine and nimbler tongues
Singular in their purpose and resolve
And presuming to speak for everyman

Oh, for another time, a distant field
And there a mortal warrior’s lonely grave
But duty charges me remain until
The end the last battle of the last war
Until that ‘morrow render unto me
That which is mine my stipend well deserved
The fairest flower of your progeny
Your sons, your daughters your hopes and your dreams
The cruel consequence of your conceit

Contributed by Riccardo Venturi - 2007/3/15 - 17:36



Language: Italian

Versione italiana di Riccardo Venturi
15 marzo 2007
GUERRIERO

Questa è la miglior parte del giorno, l'alba
il respiro finale che ripulisce, ancora non sporcato
da fumo acreo dalla cacofonia della morte
il rifiuto totale dell'ambizione sfrenata
e vi prego, smentitemi ma conoscetemi adesso,
il vostro fedele servitore è risoluto
a servire il proprio sovrano senza mercede
e fors'anche a cadere e a perire senza nome
Nessuna bara imbandierata o tamburo smorzato
per batter la cadenza alla parata finale
ma non è stato sempre così, vi ricordate?
Una volta mi adoravate chiamandomi un dio
in molte lingue, e mi facevate offerte
sempre che non esigessi un tributo troppo tremendo

State attenti, perché sono stanco, e vecchio,
e decrepito, e il mio tempo è quasi alla fine
non ci sono onorevoli battaglie in cui gettarsi

Solo la squallida morte somministrata poco a poco
o l'orrore scatenato da oltre gli oceani
non mi aggredite con la nobile diplomazia
poiché non m'importa nulla dei luoghi comuni
e lasciate pure questo tedioso dettaglio
a menti più grandi della mia, e a lingue più sciolte
ben salde nei propositi e nelle risoluzioni
e che presumono di parlare per tutti noi

Oh, per un'altra volta, un remoto campo
e, là, la tomba solitaria d'un mortal guerriero
ma il dovere m'impone di restare fino
alla fine dell'ultima battaglia dell'ultima guerra
finché, quella mattina, non mi restituirete
quel che è mio, il mio soldo ben meritato,
il più bel fiore della vostra progenie,
i vostri figli, le vostre figlie, le vostre speranze, i vostri sogni,
il crudele risultato della vostra vanità.

2007/3/15 - 18:27



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